Dalla rivista Science et Foi – anno 1995

EVOLUZIONISMO e PELAGIANESIMO

D. Tassot

Il messaggio del CESHE, di una necessaria coerenza tra il contenuto della Fede e il discorso delle scienze, incontra due obiezioni abituali:

- quella dei "sapienti": la scienza ha il suo proprio cammino e non ha a che fare con le verità della religione che sono di un altro ordine; non si dovrebbero dunque rimettere in questione le acquisizioni della scienza per nostalgia dei versetti di un vecchio Libro, scritto del resto a un'epoca in cui la scienza era balbuziente.

- quella dei "credenti": la Bibbia rivela agli uomini un messaggio spirituale. La forma di questo messaggio è certo legata alla maniera in cui gli ebrei si rappresentavano il mondo e la sua creazione, ma importa solo il contenuto: l'annuncio della Salvezza. Questo contenuto, una volta estratto dalla sua ganga antica (ed è qui il lavoro degli esegeti), vale per tutti i tempi e tutti i paesi. É dunque chiaro che ciò che dicono oggi gli studiosi sull'universo o sull'origine dell'uomo non intacca in niente il credente.

Vi sono qui due risposte "discordiste": scienza e fede vi si presentano come domìni separati. La scienza dice il "come"; la fede dice il "perché". Una chiave separa questi due settori affinché ciascuno possa svilupparsi con comodo senza preoccuparsi dell'altro.

Noi non cercheremo di dimostrare ancora una volta questa comoda quiete che maschera uno scacco inconfessato per l'intelligenza umana: è questo il ruolo trimestrale di "Scienza e Fede", e ogni numero vi si adopera, in un verso o nell'altro, ben sapendo che solo così si risveglia veramente il dormiente che è in via di rialzarsi... Ma noi vorremmo oggi segnalare una difficoltà maggiore da parte dei "credenti" che vogliono minimizzare l'impatto dell'evoluzionismo sulla Fede.

Quindici secoli fa, il Papa Zosimo, dopo aver molto tergiversato, si decideva a scomunicare Pelagio, monaco britannico secondo cui l'uomo era capace di fare il bene con la sua propria volontà, senza bisogno di una grazia attuale. Per lui, Gesù Cristo era innanzitutto un modello morale, venuto a controbilanciare il cattivo esempio dato da Adamo ed Eva... Per ottenere la condanna di Pelagio, han dovuto tuonare due dei più grandi Padri della Chiesa: Agostino e Girolamo. Per Agostino, negando il Peccato Originale e i suoi effetti, Pelagio annullava la sesta richiesta del Pater, al termine del quale noi chiediamo a Dio di rimettere i nostri debiti. Questa domanda, in effetti, prende il suo senso solo se la natura umana è ben bene marcata dal peccato, un peccato sostanziale e non solamente occasionale, un peccato che oscura la volontà, un peccato che fa della grazia l'alimento necessario, e non il coronamento dell'opera umana.

Quanto a S. Gerolamo, egli scriveva al suo amico Ctèsifante, nel 414: "Se la grazia di Dio consiste solamente nell'averci creato con una volontà autonoma, e che questo libero volere ci basta, allora noi non abbiamo bisogno del Suo aiuto, poiché ridurrebbe la nostra libertà. E se questo è vero, non abbiamo più bisogno della preghiera; non abbiamo più bisogno di pregarlo dato che, per la Sua grazia, noi riceviamo ogni giorno ciò che abbiamo ricevuto una volta per tutte e che possediamo già in noi stessi. Da questo uomo (i pelagiani) eliminano la preghiera, e il loro giudizio li porta al punto di credere che non sono più degli uomini dal volere umano, ma degli uomini potenti quanto Dio, e che quindi non hanno più bisogno dell'aiuto di nessuno. Eliminiamo dunque i digiuni e tutte le mortificazioni!.. Perché infatti dovremmo penare duramente per ottenere ciò che già possediamo?".(1)

La rivista "30 Giorni", da cui abbiamo preso questa citazione, ha cura di segnalare (è il titolo dell'articolo) che gli eretici di ieri sono oggi i Pastori.  Un professore cattolico dell'Università di Princeton, Elaine Pagel, sostiene nel suo libro "Adamo, Eva, il serpente", che il peccato originale è un'invenzione di S. Agostino per delle ragioni psicanalitiche dovute al complesso di colpa derivato dalla sua vita prima della conversione. Il Cardinale Siri scriveva in "Gethsemani": "Tra l'altro (tendenza del movimento teologico) si vede emergere una mentalità che esprime un ritorno all'eresia pelagiana... Noi assistiamo a una comparsa, sottile e lampante, della dottrina secondo la quale non v'è peccato originale, secondo la quale l'uomo può, con le proprie forze e senza il ricorso alla Grazia, vivere senza peccato"(2). E il Cardinale apriva questa "Riflessione sul movimento teologico contemporaneo" (è il sottotitolo del libro) con la celebre citazione di S. Giovanni (XV,5): "Senza di me non potete far nulla".

Ora, da dove nasce oggi questa negazione del Peccato Originale?... Qual'è l'ostacolo intellettuale che si erge incontrando il 3° cap. della Genesi?... Quale ragione abbiamo di rigettare la storia di Adamo ed Eva dalla nostra meditazione quotidiana?... A questa domanda c'è una risposta, e una sola, pesante, evidente, precisa: la teoria dell'evoluzione!

É la dottrina evoluzionista sull'origine dell'uomo che fa relegare al rango di miti il racconto del giardino di Eden. Chi potrebbe negarlo?

Pio XII aveva visto bene questa contraddizione madornale tra una scienza che vede il polo genetico "Homo Sapiens" emergere per selezione in seno a una popolazione umanoide e il dato rivelato. Egli scrive in Humani Generis: "I fedeli non possono abbracciare una dottrina i cui difensori sostengono che vi furono sulla terra, con Adamo, dei veri uomini che non discendono da lui per generazione naturale come primo padre di tutti, ma che Adamo designa l'insieme di questi multipli primi padri. Non si vede, in effetti, nessun modo di accordare una simile dottrina con ciò che insegnano le sorgenti della Verità Rivelata e ciò che propongono gli atti del Magistero Ecclesiastico sul Peccato Originale, peccato che trae la sua origine da un peccato veramente personale commesso da Adamo, e che, trasmesso a tutti per generazione, si trova in ciascuno e gli appartiene [Rom. 5,12-19] " (Dz 2328).

Ora Teilhard, che già prima della guerra ispirava i redattori del Grande Dizionario di Teologia Cattolica(3), scriveva ne Il fenomeno umano: "Una forma animale, lo sappiamo dalla Paleontologia, non appare mai sola, ma essa si disegna in seno a un verticillo di forme vicine, tra le quali prende corpo, come a tastoni. Così è dell'uomo. Nella natura attuale, l'uomo, preso zoologicamente, fa quasi figura di isolato. Alla sua nascita, era meglio circondato. (...) Ogni volta che una nuova forma vivente si leva ai nostri occhi dalla profondità della storia, non sappiamo che essa sorse tutta fatta, e che è già legione?... A riguardo della scienza, dunque, che, da lontano, non coglie che degli insiemi, il "primo uomo" è, e non può essere, che una fòla(4); e la sua gioventù è fatta di migliaia e migliaia di anni (...). Perché (l'Uomo) abbia potuto "mutare", resistere e vivere, come individuo almeno (in ordine di grandezza), ha dovuto subire simultaneamente la metamorfosi della Riflessione ?

...Per monofiletico che si supponga, una specie non si disegna sempre come una corrente diffusa in seno a un fiume, -per effetto di masse? (...)  La "specie" umana, per quanto sia unica per il livello di iniziativa a cui l'ha portata la riflessione, non ha mosso niente nella natura al momento della sua apparizione. Sia in effetti che noi la guardiamo nel suo ambiente, sia che la consideriamo nella morfologia del suo fusto, sia che l'ispezioniamo nella struttura globale del suo gruppo, essa emerge fileticamente ai nostri occhi esattamente come qualsiasi altra(5) specie(6)".

Dietro la prosa senza capo ne coda teilhardiana, si profila il rigetto tenace di una colpa Originale venuta ad appannare uno stato iniziale di perfezione. Il P. Robert Faricy, S.J. scrive più esplicitamente: "Nella teoria di Teilhard, il peccato originale non può essere localizzato nel tempo o nello spazio; esso non è un avvenimento particolare nella catena storica degli avvenimenti. Si tratta piuttosto di una modalità globale dell'evoluzione... Se la creazione è pensata come una unificazione progressiva, allora "il peccato originale rappresenta l'azione negativa delle forze della contro-evoluzione"... Nella teoria teilhardiana, Adamo è "universalizzato". In senso stretto, Adamo non esiste. Sotto questo nome, si nasconde la legge universale di reversione o di perversione. Il male è il prezzo del progresso... Gli uomini non nascono nel peccato per effetto del peccato ab-originale di un Adamo primitivo. Gli uomini nascono nel peccato originale perché questa è la legge dell'universo, la condizione cosmica di un mondo in evoluzione"(7).

Così nel 1967, un altro gesuita, Karl Rahner, che "30 giorni" segnala come uno dei principali partigiani di una riabilitazione di Pelagio, scriveva un articolo intitolato L'evoluzione e il peccato Originale: "Come spiegare che l'origine indipendente di due esseri umani a partire dall'animalità, abbia potuto essere limitata a questi due esseri?  Si potrebbe rifugiarsi in diversi argomenti "ad hoc", come una decisione arbitraria del creatore o il fatto che l'ominizzazione è un'occasione biologica rara, ma tali spiegazioni hanno l'aria forzata. Poi bisognerebbe domandarsi come questo "Adamo" avrebbe potuto incontrare quella "Eva", essendo tutti e due evoluti indipendentemente l'uno dall'altra, senza invocare un intervento miracoloso di Dio per il quale non si vede alcuna giustificazione. In altri termini, è veramente probabile che, in seno alla popolazione più larga di pre-ominidi immediatamente anteriore e che ne ha creato le condizioni biologiche e l'occasione, solo questi due esseri avrebbero sfondato per divenire umani e procreare degli esseri umani?... É un principio generale della biologia, che l'entità genetica concreta vera non si incontra nell'individuo ma in una popolazione e in un biotipo (insieme di organismi di stessa costituzione genetica). Non è che in una simile situazione che l'evoluzione si produce, poiché la selezione non può esercitare la sua pressione che in una simile popolazione e non tra individui isolati"(8).

Dopo aver letto queste righe di uno dei pensatori più influenti della Chiesa contemporanea, chi potrebbe dubitare della forza delle sue convinzioni evoluzioniste? Chi potrebbe infine negare l'influenza di tali convinzioni sulla visione delle origini dell'uomo, sulla sua maniera di reinterpretare la Genesi e sul suo pensiero teologico?

E questa influenza non è la più desolante: essa segnala anche una preoccupazione di coerenza che onora il pensatore. Ma come non fremere all'idea che tutte queste deduzioni, con le conseguenze morali che ne derivano, sono fondate su un'ipotesi falsa? Bisogna credere più al miracolo o più all'Evoluzione? Karl Rahner ha il merito di porre esplicitamente la questione e di rispondervi chiaramente. Egli dimostra così come e perché la scienza e la fede non vivono su dei pianeti separati ma devono talvolta rispondere l'una e l'altra alle stesse domande e in maniera indissolubilmente legata. Questo è precisamente ciò che noi vogliamo dimostrare.


1 - Cf. Migne, P.L.21, 1147-1161 (Trad. a partire da "30 Jours", Fèv.
2 - Card. Giuseppe Siri, "Gethsemani", Tèqui, Parigi, 1981, p. 50.
3 - Basta leggere l'articolo "Trasformismo ".
4 - Bisogna segnalare qui una contraddizione maggiore della dottrina evoluzionista. La complessità del genoma umano, con i suoi 5 miliardi di codoni disposti in un ordine determinato, predica per una coppia iniziale unica: è l'ipotesi semplice che spiega come tutti gli individui della specie possiedono gli stessi cromosomi e restano interfecondi. Ma allora non si comprende più come da una specie potrebbe uscire un'altra specie!... E se si vuol partire da una popolazione già diversificata, e dunque sorgente di una variabilità genetica, l'apparizione di questo gruppo eterogeno diviene essa stessa misteriosa: è voler spiegare il conosciuto con lo sconosciuto. La variabilità costatata si fà in seno alla specie, e non a cavallo tra delle barriere interspecifiche: gli ibridi sono infecondi.
5 - Sottolineato nel testo.
6 - Pierre Teilhard de Chardin. "Il fenomeno umano". Seuil, Parigi, 1955, p.203-209.
7 - P. Robert Faricy, S.J., "TEILHARD DE CHARDIN'S THEOLOGY OF THE CHRISTIAN IN THE WORD", Sheed and Ward, New-York, 1967, pag. 158.
8 - P. Karl Rahner, S.J., "EVOLUTION AND ORIGINAL SIN", in "The Evolving World and Theology", Concilium, vol. 26, Paulist Press, Glenn Rock NJ., 1967, pag. 64 (Citato da "On exonerating Pelagius" , Thomas Mary Sennot).