Dalla rivista Science et Foi – anno 1997

CIÓ CHE GLI UOMINI HANNO CREDUTO
SULLE LORO ORIGINI ATTRAVERSO I TEMPI

 

Yves Nourissat

Tra i grandi libri che hanno ispirato F. Crombette, figura in buon posto la grande opera di uno studioso tedesco dell'ultimo secolo: Heinrich Lüken. Stampato in traduzione francese da Casterman nel 1862, il suo titolo è tutto un programma: "Le tradizioni dell'umanità o la rivelazione primitiva di Dio tra i pagani". La tesi di una "rivelazione primitiva" trasmessa a tutti i popoli usciti da Noè si trova già nei Padri, ma Lüken la conforta con una documentazione etnografica che è apparsa in tutta la sua ampiezza solo dopo i viaggi intrapresi dagli esploratori europei su tutti i continenti. Egli mostra, con gran lusso di dettagli, che le diverse mitologie non sono delle invenzioni umane, ma altrettante deformazioni dei primi 11 capitoli della Genesi.

Vi si ritrova in effetti un Dio creatore, "l'età d'oro" corrispondente al paradiso terrestre, la Caduta, i Patriarchi antidiluviani, il Diluvio universale, l'arca di Noè e la torre di Babele. L'attesa di un Messia fa pure parte di queste credenze universali. Ma solo Mosè, nella Genesi, ci rivela un racconto realista quanto ispirato (e realista perché ispirato) dei primi tempi dell'umanità.

Non è che dopo la morte di Bossuet che delle menti colte, ma via via più reticenti riguardo all'ispirazione divina della Scrittura, inventarono delle cronologìe elastiche, lunghe dapprima decine e poi centinaia di migliaia di anni, per arrivare poi ai miliardi di anni del Big-Bang, e alla teoria di un'evoluzione senza finalità che garantisce oggi le visioni materialiste del mondo. Ma lo spostamento perpetuo di queste datazioni della terra basta a farci vedere la loro perpetua falsità. Verità di un giorno, in attesa di una nuova teoria che le rimpiazzi. All'inverso, Lüken stabilì per comparazione delle costanti universali: non è questo il cammino della vera scienza?