I FARAONI DEL BASSO IMPERO

SCIENCE ET FOI n° 86 - gennaio 2008

Yves NOURISSAT

Il periodo del Basso-impero si estende dalla fine della XXa dinastia all'editto di Milano sotto Costantino che segna la fine del paganesimo. Durante questo periodo l'Egitto ebbe sempre meno faraoni nazionali e cadde infine sotto il giogo straniero dei Persiani, dei Greci e dei Romani. Fernand Crombette vi ha trovato ancora numerose conferme egittologiche della storicità della Bibbia.

XXIa DINASTIA TANITO-TEBANA

Sebbene Manetone abbia contato una sola linea nella XXIa dinastia, è certo che questa comportava due branche principali, una sovrana che regnava a Tanis, l'altra con sede a Tebe; è ciò che risulta dai monumenti che sono stati scoperti. Siccome le due famiglie erano contemporanee, Manetone ha trascurato la branca non sovrana. È anche stabilito che nel ramo tanita vi furono dei re che Manetone non ha menzionato e di cui si sono ritrovate le iscrizioni. Si ebbero dunque nella XXIa dinastia quattro rami paralleli: il principale a Tanis con viceregno a Menfi, il secondo a Tebe con viceregno a Napata.

Il primo faraone del ramo tanita fu Smendès I, il cui il nome significa forza di Mendès, il che indicherebbe che, prima di essere chiamato verso il 1088 da Ramesse suo suocero al viceregno del Delta, abitava nella città di Mendès. Alla morte del suocero nel 1070 Smendès divenne sovrano e fissò la sua residenza a Tanis. Associò al trono il suo figlio maggiore Kharitiamètis-Amesos-Theatos il cui il nome significa: "La benevolenza e la saggezza del capo genealogico l'hanno fatto sorvegliante degli edifici elevati (le piramidi)", il che indica che risiedeva a Menfi. Ma morì nel 1049 con suo padre ancora vivente, lasciando il trono a suo figlio. Nel 1044, Smendès moriva sotto i colpi di un'ondata di invasori e fu sostituito a Tanis dal suo nipote Psousennès I.

Questi regnò a Tanis 41 anni. Il suo nome si comprende "Là dove Susanna al bagno fuggì via"; ciò designa la città di Dafne dove Susanna era stata sorpresa da Ludim, uno dei fondatori dell'Egitto. Egli aveva due figli gemelli; si associò Paine (Nepherkherès) alla sovranità, e diede al secondo, Amenophtis, la monarchia di Menfi. Quest'ultimo passò a Tanis alla morte del fratello e restò sovrano dal 999 al 990. Il suo successore fu Osokhòr il cui nome si può interpretare: "Molto grande si è sparso lo scorrimento", il che indica che all'inizio regnò in un periodo di abbondanza, prima che iniziasse un periodo di carestia verso la fine della sua vita (984).

Psinakhès I succedette a Osokhòr, prima a Menfi, dal 990 al 984, poi a Tanis fino al 975. Egli è caratterizzato da un geroglifico /// - /// analogo alla firma del patriarca Giuseppe/// - /// che si comprende: "L'immagine di Paneach"; regnò durante un periodo di abbondanza il che gli permise di presentarsi come un nuovo Giuseppe, salvatore del mondo.

Eccoci giunti al faraone omesso da Manetone che gli egittologi chiamano Siamon e che si chiamava in realtà, secondo il suo scudo grecizzato, Ammoniasekothesis. Il suo nome si può interpretare: "Egli ha adottato per figlio, per alleanza, il capo di quelli che conducono i greggi di pecore"; è lui infatti che diede sua figlia in matrimonio al re degli Ebrei che era allora Salomone. Lo dice il primo Libro dei Re, cap. III, v.1: "Salomone si alleò con Faraone, re d'Egitto, perché sposò sua figlia che portò nella città di Davide." Si trattava dunque di un'alleanza politica e militare confermata da un'unione matrimoniale. L'Egitto poteva in effetti temere sempre un ritorno offensivo dell'Assiria e Salomone, con 1.300.000 uomini in armi, poteva proteggerlo. Dunque Salomone superava tutti i re della terra per la sua ricchezza, come dice la Bibbia.

In una delle sue iscrizioni il re si dice: "Il vero figlio dei re supremi: Giacobbe, il padrone di greggi; Seth che produce delle mietiture abbondanti e Ménès che regge i celesti." Il nostro faraone sarebbe dunque stato di ascendenza ebraica, sicuramente per via di madre. Discendeva forse da uno dei prìncipi della famiglia di Davide che sarebbe fuggito in Egitto come Adad e più tardi Groboamo? Leggiamo nella Bibbia la storia di Adad:

(I Re XI, 14-21) Il Signore suscitò contro Salomone un avversario, l'idumeo Hadàd che era della stirpe regale di Edom. Dopo la disfatta inflitta da Davide a Edom, quando Ioab capo dell'esercito era andato a seppellire i cadaveri e aveva ucciso tutti i maschi di Edom - Ioab e tutto Israele vi si erano fermati sei mesi per sterminare tutti i maschi di Edom - Hadàd con alcuni Idumei a servizio del padre fuggì in Egitto. Allora Hadàd era giovinetto. Essi partirono da Madian e andarono in Paran; presero con sé uomini di Paran e andarono in Egitto dal faraone, che ospitò Hadàd, gli assicurò il mantenimento, parlò con lui e gli assegnò terreni. Hadàd trovò grazia agli occhi del faraone, che gli diede in moglie una sua cognata, la sorella della regina Tafni. La sorella di Tafni gli partorì il figlio Ghenubàt, che Tafni allevò nel palazzo del faraone. Ghenubàt visse nella casa del faraone tra i figli del faraone. Quando Hadàd seppe in Egitto che Davide si era addormentato con i suoi padri e che era morto Ioab capo dell'esercito, disse al faraone: «Lasciami partire; voglio andare nel mio paese». Il faraone gli rispose: «Ti manca forse qualcosa nella mia casa perché tu cerchi di andare nel tuo paese?». Quegli soggiunse: «No! ma, ti prego, lasciami andare». Ecco il male fatto da Hadàd: fu nemico di Israele e regnò su Edom."

Dato che Davide e Joab morirono verso il 975 e Psinakhès morì poco dopo, è evidentemente questo faraone che accolse Adad; essendo questi divenuto un nemico accanito di Salomone, non è certamente Psinakhès, suo protettore, che diede la figlia in matrimonio al figlio di Davide, ma piuttosto Ammòniasèkothesis, divenuto sovrano e che un'ascendenza israelitica poteva avvicinarlo al re ebreo. Questo faraone regnò a Tanis 21 anni come sovrano mentre Psounennès II regnava a Menfi. Quest'ultimo si dice in una delle sue iscrizioni: "Il grande re che si avvicina all'immagine di Susanna, la bella dea che predice ciò che deve accadere". Ora Susanna è Dafne, eponima della grande città del Delta vicina a Tanis. E Dafne è anche il nome greco dell'alloro che masticavano le sibille prima di dare i loro oracoli. Ecco perché Susanna è detta: "La bella dea che predice l'avvenire."

Il primo faraone della branca tebana fu Phoros. Installato definitivamente sul trono nel 1070 da Smendès, visse fino al 1043. Andò a Tiro a cercare dei legni del Libano per fabbricare la barca di Amon come più tardi Salomone chiederà a Hiram il legno per la costruzione del tempio. Fu attaccato dai nemici nel 1065 che saccheggiarono il sepolcro di Sèthos I nella valle dei Re.

Phoros pose sul trono di Napata il suo amato figlio Phoinikonikias, il cui il nome significa: "Il Pastore, capo della linea dei combattenti", o ancora "Il suo dolore sarà espiato con dei cumuli di cadaveri." Era di origine Hyksòs e capo dell'esercito e morì combattendo.

Il figlio di Phoinikonikias gli successe nel 1050 sul trono di Napata e prese il nome di Poinaios-Sabaktès, che significa: "Il rompitore che vendica" o "Il vendicatore che rompe" perché il nuovo re volle far pagare agli invasori la morte di suo padre. In effetti, una delle sue iscrizioni si legge: "Il capo supremo ha inflitto un grande castigo ai nemici malvagi che ha vinto; ha fatto un sacrificio di un gran numero di laidi nei templi stessi che essi avevano devastato e profanato per dare dell'acqua come quando essi sono molto abbondanti." Le relazioni non cessarono di essere strette tra Tanis e Tebe durante il regno di questo Faraone giacchè si dice che egli era il genero di Psousennès I come suo padre lo era stato di Smendès. Nel 1043 egli passava sul trono di Tebe in sostituzione di Phoros e l'occupò per circa 40 anni. Aveva, come dice in un'iscrizione, l'ambizione di essere un grande costruttore.

Nel 1043, all'epoca della sua salita sul trono di Tebe, fu sostituito a Napata da suo figlio Amasis-Aisiorthios il cui il nome si può capire: "L'invincibile che si lancia diritto" e che morí verso il 1022. Gli successe suo figlio Ménapophysarès, che gli egittologi chiamano Menkheperré o Ramencheper. In una delle sue iscrizioni, egli si dice: "quello che è realmente venuto a castigare gli invasori che hanno fatto morire violentemente suo padre, e che sarà fedele a colpirli duramente". Ménapophysarès aveva sposato una principessa ramèsside chiamata Isis e permise ai membri della sua famiglia esiliati ed ai loro seguaci di rientrare in Egitto. Questo faraone sembra aver onorato molto le dèe egiziane e in una delle sue iscrizioni prese il nome di Psammètikhos, figlio di Neith. Questo nome significa: "Quello a cui appartiene di essere il padrone del gregge della grande località e che ha stabilito l'unità nella grande nazione." Questo nome fu quello del fondatore della XXVIa dinastia come vedremo più avanti.

Il nostro faraone divise la Nubia tra i suoi due figli gemelli, Smendès II che risiedette a Napata e Poinaios-Sabaktès II che regnò a Phturès in Bassa-Nubia. Egli morí nel 975 e fu sostituito a Tebe da Smendès II che vi regnò solo sette anni e lasciò allora il posto a Poinaios-Sabaktès II dal 968 al 950, e Psousennès III suo figlio andò a governare la Nubia prima di passare a Tebe dal 950 al 940, data della sua morte. Nel 940 Sesonchosis fondava il XXIIa dinastia bubastita. Questo ambizioso faraone approfittò della morte di Psousennès III per accapparrare in favore della sua famiglia i troni del Sud. In questa intenzione, egli mise come condizione al passaggio di Poinaios-Sabaktès III da Napata a Tebe che questi adottasse per erede uno dei suoi figli che andò a prendere possesso del trono di Napata.

XXIIa DINASTIA BUBASTO-TEBANA

Il fondatore della dinastia è Sesonkhòsis; egli salí sul trono nel 940. Il suo nome greco Sesoghis si può interpretare "Quello che ha imbottito di armamenti il Muro (del Principe)", vi è qui un'allusione ai preparativi fatti dal nostro Faraone per invadere la Giudea. Secondo Diodoro, "Egli si fece una élite degli uomini più robusti e si compose un'armata degna della grandezza delle sue imprese. Arruolò così 600.000 fanti, 24.000 cavalieri e 27.000 carri da guerra."

Una delle sue iscrizioni relaziona il suo trionfo: "Essendo stata posta sulla sua testa con grande splendore la grande corona, il capo ha condotto una moltitudine di truppe contro il capo nemico più grande degli stranieri, l'ha respinto, e, più che agli altri, gli ha strappato dei contributi di guerra; con i beni dell'avversario andato in rovina ha moltiplicato i doni alle truppe dei templi degli dèi eminenti.  Il signore supremo dei grandi capitani ha disperso le truppe degli abietti, e con le loro ricchezze ha favorito le truppe dei templi degli dèi eminenti; è andato a immolare un gran numero di nemici agli dèi eminenti, lui, il profeta del rito antico che fa l'acqua grande nella casa degli dèi eminenti; egli è il gran sacerdote dei grandi anniversari dei divinizzati". Notiamo che questa iscrizione conferma la Bibbia facendo del re di Giuda il più grande dei re stranieri, allora Roboamo, figlio di Salomone.

Dio si era servito del braccio dell'Egitto per castigare il popolo giudeo ed i suoi re abbandonati all'idolatria; in seguito Egli abbattè il braccio empio di cui si era servito proprio perché aveva colpito il suo popolo.  É ciò che dichiara Isaia (C. X, v.5 e da 12 a 16.) "Dio ha colpito il suo popolo come ha colpito quelli che ne erano i tiranni?  E il supplizio dei suoi, che egli ha permesso, è stato uguale a quello dei persecutori del suo popolo?"  Nella stessa maniera il profeta dice di Assur: "Guai all'Assiria!  Per me è un bastone per punire, una verga per castigare". Ma, dice il Signore: "Quando avrò finito con il monte Sion e con Gerusalemme, punirò anche il re di Assiria per il suo orgoglio e la sua presunzione". Infatti il re di Assiria si vanta dicendo: "Ho fatto tutto questo da solo.  Sono forte, saggio e intelligente. Ho spostato i confini delle nazioni e ho saccheggiato i loro tesori. Con la mia potenza ho abbattuto quei popoli. Ho raccolte nella mia mano le ricchezze dei popoli come si prendono le uova abbandonate in un nido; ho preso tutta la terra. Nessuno ha agitato le ali. Nessuno ha aperto il becco per gridare". Dice ancora il Signore: "Può una scure vantarsi di essere più grande di chi la usa? Una sega è forse più importante di chi la maneggia? Un bastone non può comandare un uomo, è l'uomo che maneggia il bastone". Perciò il Signore, Dio dell'universo, colpirà con la malattia quell'esercito vigoroso. Essa sarà come un fuoco ardente". Questa splendida imprecazione del profeta è del tutto applicabile retrospettivamente all'Egitto della XXIIª dinastia.

Per il suo nome, Sesonkhòsis si uguagliava a tutti i Sésostris anteriori, ed essendogli stato dato prima della sua campagna di Giudea, questo nome aveva un carattere profetico. Così come il sovrano divise la sede del suo potere tra Bubaste e Tanis, il suo aggiunto di Menfi fece di Saïs la sua seconda capitale. In effetti, è soprattutto "sotto i prìncipi della XXIIª dinastia che Saïs divenne una culla di civiltà di primaria importanza... i suoi templi, il suo collegio di sacerdoti e le sue feste bastarono a conservarle una grande nomèa nel mondo pagano, e la sua popolazione doveva essere così considerevole da farne la principale città del Delta..." dice Strabone. É senza dubbio la ragione per la quale Sesonkhôsis, che era stato inizialmente re di Menfi, si dice nella sua titolatura Saïs-Haimôn = Quello che è appassionato per Saïs.

Nel 940, egli aveva posto sul trono di Menfi-Saïs suo figlio maggiore Osorthon I a cui aveva fatto sposare la figlia dell'ultimo re tanita della XXIª dinastia. Egli morí nel 904 e Takelothis I gli succedette a Menfi. Tentò di invadere la Giudea, ma fu battuto da Asa re di Giuda. Nel 903 un'inondazione eccezionale ruppe le dighe ed invase i templi. Osorthon II lo rimpiazzò a Bubaste e collocò il suo figlio Sesonkhósis a Menfi. Gli ultimi anni del suo regno furono afflitti da una carestia generale. Morí nell' 873.

Poi regnò a Menfi Phytisis I che visse certamente fino al 854. Alla sua morte il trono di Menfi-Saïs fu suddiviso tra i suoi due figli Papaios-Kharibastis e Takelothis II. Questi preparò nell' 846 una grande spedizione contro Joram, re di Giuda. In una delle sue iscrizioni, egli si dice: "Quello che osserva le tracce dei Sesogkhis e degli Apophis". La Bibbia spiega la ragione di questa comparazione.

In effetti, al libro II dei Paralipomeni, cap. 21, è detto che: "Ioaram, re di Giuda, fece il male in presenza del Signore; egli abbandonò il Signore, il Dio dei suoi padri, e fece fare dei santuari sulle colline della città di Giuda.  Ora, il profeta Elia gli mandò una lettera in cui diceva: "Il Signore, Dio di Davide tuo padre, ti manda questo avvertimento: Tu non hai seguito la condotta di tuo padre Giosafat né di tuo nonno Asa, re di Giuda. Hai agito come i re d'Israele, hai spinto anche gli abitanti di Gerusalemme e Giuda a tradire il Signore, come al nord ha fatto la famiglia di Acab. Per di più hai fatto uccidere i tuoi fratelli, persone della tua famiglia che erano migliori di te. Per tutto questo il Signore manderà un castigo molto duro sul tuo popolo, i tuoi figli, le tue mogli e i tuoi beni. Tu sarai colpito da molte malattie: una ti prenderà il ventre e peggiorerà sempre, giorno dopo giorno, fino a quando gli intestini usciranno dal tuo corpo. "Il Signore spinse contro Ioram lo spirito dei Filistei e degli Arabi vicini agli Etiopi. Essi invasero il regno di Giuda e portarono via tutti i beni che si trovavano nella reggia, comprese le donne e i figli del re. Lasciarono solo il figlio più piccolo di Ioram, di nome Acazia. In seguito il Signore colpì il re con una malattia incurabile al ventre. Il male peggiorò giorno dopo giorno. Passati quasi due anni, gli intestini uscirono dal suo ventre e il re morì tra atroci dolori."

Ora Joram morí verso l' 834; l'attacco contro la terra di Giuda avvenne dunque verso l' 845. Ecco perché, nell' 844, Takelothis si paragonava ai suoi grandi antenati. Fin dall' 848, egli aveva imposto uno dei suoi figli, Osorthon II, come re di Napata a Petoubastis I di re di Tebe, il quale, alla morte di quest'ultimo, prese possesso del trono di Tebe lasciando quello di Bubaste a suo nipote Sesonkhósis III.

Questi, ritenendo di essere stato leso da Takelothis II si considerò come capo genealogico di una nuova linea. Egli costituí per suo figlio Hèphaestos-Kabboulos il regno di Méroé del sud. Passando per Bubaste nell' 826, aveva ceduto il suo posto di Menfi-Saïs ad uno dei suoi figli che chiameremo Niko I, il quale ebbe a difendere il trono contro un attacco di Osorthon II che voleva estendere il suo dominio al nord per poi assicurarsi la sovranità e ne fu vittorioso. Egli scelse di risiedere a Saïs e morí nell' 814 lasciando il trono al figlio Pèthesis II che ebbe un figlio nel 769 che gli successe sotto il nome di Sesonkhósis IV. Ma questi morí senza figli nel 743, il che pose fine del XXIIa dinastia. Egli aveva affidato nel 776 il trono di Saïs-Menfi a un principe imparentato, Anax-Nikaies-Hòros, che morí nel 759. Suo figlio Petoubastis I divenne, alla morte di Sesonkhósis, il fondatore della XXIIIa dinastia.

La branca tebana della XXIIa dinastia fu inaugurata nel 940 da Poinaios-Sabaktès III della dinastia precedente e continuata nel 936 dal figlio che Sesonkhósis I aveva collocato a Napata, Saos-Poiaieis Isud che regnò a Tebe fino al 932. Sui troni di Napata e di Tebe troviamo poi successivamente: Sesonkhósis Isud, figlio di Osorthon I, poi suo fratello Saos-Tekos-Oiopoiatheis 1sud; poi un fratello dei precedenti, Smendès Isud. Il suo successore, Osothon 1sud è lo Zara della Bibbia che fu vinto da Asa, re di Giuda.

Ecco cosa dice la Bibbia (Paralipomèni, cap. XIV): "Abia si addormentò coi suoi padri e fu seppellito nella città di Davide. Suo figlio Asa regnò al suo posto, e sotto il suo regno, la terra fu in pace per dieci anni... Ecco perché egli disse al popolo di Giuda: Lavoriamo a riparare la città; fortifichiamola con delle mura e aggiungiamole delle torri con delle porte e delle serrature mentre non siamo impegnati in guerra... Ora Asa organizzò in Giuda un'armata di 300.000 uomini che avevano anche degli scudi e che tiravano delle frecce. Giacché Zara, da Cousch, venne ad attaccarli con un'armata di un milione di uomini e trecento carri e si avanzò fino a Marésa.  Asa marciò davanti a lui schierando la sua armata in battaglia nella valle di Séfata presso Marésa. Egli invocò il Signore Dio e disse: "Signore, quando tu vuoi soccorrere, il piccolo e il grande numero sono la stessa cosa davanti a te; soccorrimi dunque, Signore, tu che sei il nostro Dio... non permettere che l'uomo vinca su di te". Così il Signore gettò lo spavento tra gli etiopi che erano già in presenza di Asa e di Giuda, e gli etiopi fuggirono. Asa e tutto il popolo che era con lui li inseguirono fino a Gerar. Gli Etiopi caddero uno dopo l'altro: non ne rimase vivo neppure uno.  Il loro esercito fu annientato davanti al Signore e al suo popolo.  I soldati di Asa raccolsero un enorme bottino. Conquistarono tutte le città intorno a Gerar.  Gli abitanti erano terrorizzati di fronte al Signore. I soldati di Asa si impadronirono, in quelle città, di un grosso bottino. Assalirono anche gli accampamenti dei pastori e portarono via una grande quantità di pecore e di cammelli.  Alla fine tornarono a Gerusalemme... E quando giunsero a Gerusalemme, il terzo mese dell'anno quinto del regno di Asa, essi immolarono al Signore in quel giorno 700 buoi e 7.000 montoni del bottino che avevano fatto".

È un figlio di Osorthon II che venne ad occupare nel 900 il trono di Napata lasciato vacante dalla morte di Osorthon Isud: si chiamava Namarheiótès Isud. Nell' 897, egli passò a Tebe per sostituire Smendes Isud e vi rimase fino all' 875. In seguito troviamo alcuni re per arrivare a Horaios-Enousia-Isis Isud che regnò a Napata e poi a Tebe fino al 743 e concluse la XXIIa dinastia.


XXIIIa DYNASTIA BUBASTO-TEBANA

Il primo faraone di questa dinastia è Petoubastis I che, dopo avere regnato una quindicina di anni sul trono di Saïs-Menfi, diventò re di Bubaste nel 743. Gli altri principi eressero dei piccoli regni di cui i dodici del Delta formarono quella che i Greci hanno chiamato la Dodegarchia, che studieremo al capitolo seguente. Tutti questi re riconoscono a Petoubastis una sorta di sovranità. Egli si intitolava d'altronde in una delle sue iscrizioni: Il capo supremo dei capi vantaggiosamente associati, e: quello che è più degli altri il legislatore dei capi. Regnò a Bubaste dal 743 al 719.

Nello stesso tempo suo figlio Osorkhò regnava a Menfi, ma non a Saïs perché il trono di questa città era occupato da un principe della XXIVa dinastia. Peraltro, il Saìta che regnava alla morte di Petoubastis intraprese di sottomettere tutto l'Egitto al suo dominio: vinse la maggior parte dei re del Delta ed obbligò Osorkhò ad associarsi a lui in questa campagna. Egli lo spodestò da Menfi e non gli lasciò che una predominanza teorica sulla metà orientale del Delta con Eliopoli. Ma i prìncipi del Medio e Alto-Egitto non ancora sottomessi chiesero l'aiuto del re di Etiopia che venne con delle truppe numerose, vinse il Saìta e i suoi associati e rimise Osorkhò sul suo trono di Bubaste e Menfi. È questo stesso re di Etiopia che divenne il sovrano di fatto dell'Egitto.

Osorkhò morí nel 711 e fu rimpiazzato da suo figlio Psammous: dal 719 al 711 a Menfi, poi a Bubaste dal 711 al 701. Dopo la partenza di Psammous dal suo primo trono, un altro figlio di Osorkhò, Zet o Sethos, regnò a Menfi. Questo faraone è citato da Erodoto nei termini seguenti: "Dopo... regnò il sacerdote di Hephaistos che aveva nome Sethos. Egli non aveva, sembra, nessun riguardo, ma piuttosto dell'indifferenza per gli egiziani della classe guerriera, nel pensiero che non avrebbe avuto bisogno di loro... Così, quando in seguito il re Sennacherib portò contro l'Egitto una grande armata di arabi ed assiri, gli egiziani della classe guerriera rifiutarono di venire in suo aiuto. Ridotto in grande difficoltà, il sacerdote entrò nel tempio; e là, indirizzandosi alla statua del dio, gemeva sulla sorte che rischiava di subire. Mentre così si lamentava, il sonno lo prese; e gli sembrò, nella visione che ebbe, che il dio si accostasse a lui, lo incoraggiasse, lo assicurasse che non gli sarebbe capitato nulla di brutto se andava davanti all'armata degli arabi, giacché egli stesso sarebbe venuto in suo soccorso. Fiducioso in ciò che aveva visto e sentito in sogno, Sethos prese con sè gli egiziani che volevano accompagnarlo e si accampò a Peluse (giacché è da là che si penetra in Egitto); egli non aveva con sè nessun uomo della classe guerriera, ma bottegai, artigiani, uomini del mercato. Arrivati in quel luogo gli avversari...; un'ondata di ratti campagnoli si sparse tra loro nella notte, rodendo le farètre, gli archi, e anche le cinghie degli scudi; tanto che l'indomani, essendo senza difesa, essi fuggirono e perirono in gran numero.  E oggi si erge nel santuario di Hephaistos una statua in pietra di questo re; essa tiene sulla mano un topo, e un'iscrizione gli fa dire: "Guardatemi, e imparate ad essere pietosi".

Abbiamo qui, ma sistematicamente snaturato dal clero egiziano, il racconto dell'attacco diretto contro l'Egitto da Sennacherib, che è evocato nella Bibbia ai capitoli 37, 38 e 39 del Libro di Isaia e ai capitoli 18, 19 e 20 del IV libro dei Re, dove si dice che nel momento in cui il re assiro assediava le città di Giuda, egli seppe che il re di Etiopia si era messo in viaggio per venirlo a combattere; lasciò allora la sede di Lobna e si diresse verso Péluse; ma, nel cammino, 185.000 uomini del suo esercito furono uccisi ed egli dovette rientrare a Ninive senza aver potuto dar battaglia agli Egiziani. In realtà, è il maremoto conseguente al miracolo lunisolare nel corso del quale Dio aveva fatto retrocedere la terra su richiesta del profeta Isaia che distrusse l'esercito di Sennachérib. Vedremo più oltre che gli Egiziani hanno annotato nelle loro iscrizioni il racconto di questo miracolo e delle sue conseguenze.

Alla morte di Zet nel 670, il re di Saïs riprese l'offensiva e cacciò Pétoubastis II da Bubaste e Menfi, dopo che nel 671 l'Egitto era stato invaso dal re d'Assiria Asarhaddon. Il trono di Bubaste fu occupato fino alla fine della XXIIa dinastia nel 655, salvo forse durante tre o quattro anni, da un Saìta chiamato Taphènikètès, mentre Menfi era riunita a Saïs. Nel 655 Psammetikos I il Saìta unificava l'Egitto a suo profitto e fondava la XXVa dinastia.

Il ramo tebano della XXIIIa dinastia comprende cinque re di cui il primo è Saos IIIsud che rimpiazzò Takelothis IIsud a Napata nel 745. Nel 743, passò sul trono di Tebe che occupò fino al 725, anno in cui ricevette un'ambasciata del re di Israele Osea che voleva rivoltarsi contro il re di Assiria. Ma egli morí e non poté venire in soccorso di Osea la cui capitale Samaria fu occupata dopo tre anni di assedio.

Il successore di Saos IIIsud fu Hòraios IIIsud che diede una grande importanza alla sua sposa come segnala una delle sue iscrizioni. Prese come viceré Takélothis IIIsud a partire dal 704. Questi lo rimpiazzò a Tebe dal 701 al 670. Mentre era associato a suo padre ebbe luogo il miracolo di Isaia, di cui abbiamo parlato precedentemente, e che egli registrò in due iscrizioni geroglifiche di cui una è collocata su un portico del tempio di Karnak. Eccola:


"Nei dintorni, un prodigio notevole è avvenuto a causa del sole che, già venuto, ha retrogradato, riportando l'oscurità; il cielo, a ritroso, ha svelato la luna la cui faccia era scomparsa; le stelle sono apparse nella zona che la circonda; la mattina si è attardata; i nemici temibili, distrutti in strada, hanno riempito in moltitudine una lunga estensione della regione inferiore". "Mai, nell'antichità, le moltitudini avevano contemplato nella valle simile rovesciamento; i profeti stessi sono stati gettati in un grande buio; il sole, dopo essersi elevato in alto, è andato sotto terra, privando di luce le moltitudini; il cielo che si era già chiarito mangiando la luna, l'ha rilasciata contro l'abitudine e l'ha fatta ritornare; il mare, potente, si è precipitato fuori dei suoi limiti elevandosi al di sopra delle case, gettando i pescatori in fondo all'acqua; una moltitudine di abitanti è stata colpita dalla grande rapidità dello sconvolgimento; il grano è stato seminato senza profitto; il grande re della località più numerosa delle altre ha deciso di esentare dal pagamento dell'imposta fino a quando avrà luogo la mietitura che deve arrivare". Si tratta delle imposte dovute da tutti gli abitanti, anche quelli del Basso Egitto, ai templi di Tebe. Quest'ultima iscrizione è datata del 12/13 Mésorê 704, il che corrisponde al 16 gennaio gregoriano dello stesso anno.

L'ultimo re tebano della XXIIIa dinastia è Mentamias-Ithylaophaos. Salito sul trono nel 670, subì l'invasione di Asasrhaddon e poi di Assourbanipal, re di Assiria, poi fu spogliato del suo trono da Psammétikhos I che gli lasciò solo le funzioni sacerdotali.

DINASTIA SAÌTA

La XXIVa dinastia, nata  insieme alla XXIII> e alla Dodegarchia, in lotta costante con la XXIIIa e che finalmente l'assorbí, è durata dal 743 al 655. Il suo fondatore è Neokhabis il cui  nome può interpretarsi: "Quello che finì una casa, che costruì una nuova casa". Il suo regno non superò l'anno, nel corso del quale egli depose temporaneamente Pétoubastis I da Menfi.

Suo figlio Tephnakhtos credé di potersi appropriare di Menfi e sottomettere i re della Dodegarchia, ma fu vinto nel 719 dal re di Etiopia, allertato, e dovette accontentarsi di Saïs dove chiuse il suo regno nel 714. Il suo successore fu Bokhoris che celebrò l'anniversario dell'istituzione del calendario sotiaco di Thoth nel 2176. Fu bruciato vivo dal re di Etiopia Sabakon nel 709. Vengono quindi Stephinathès, che regnò fino al 683, Nekhepsos, che morí nel 670 senza aver potuto rientrare a Menfi, poi Nékao che perì nel 663.

Néchao ebbe per successore Psammétikhos che fu il fondatore della XXVIa dinastia e l'unificatore dell'Egitto. Ma, prima di arrivarvi, ebbe una vita alquanto movimentata: alla morte di suo padre, fuggì alla corte del re di Assiria dove abitò circa due anni. Nel 661, Assourbanipal riprendeva la guerra contro l'Egitto e stabiliva Psammétikhos a Saïs e a Menfi. Nel 660, questi celebrò l'anniversario del perdono accordato da Misraïm a Maïa, Ludim e Chasluim che lo avevano ingannato. Ma nel 659 il Dodegarca esiliò Psammétikhos nella regione di Bouto dove rimase quattro anni e dalla quale ripartì nel 655 per ristabilire la monarchia a suo profitto. Il suo nome contiene il riassunto della sua vita giacchè si può comprendere: "Quello che si consuma di malinconia nelle sabbie"; o "Il sacerdote che invoca Hèphæstos per il bronzo", o ancora: Ci vogliono numerosi guerrieri di bronzo. È infatti grazie a tali guerrieri che, secondo Erodoto, egli rovesciò successivamente gli undici re della Dodegarchia e si fece proclamare sovrano di tutto l'Egitto.

LA DODEGARCHIA

La Dodegarchia di cui parlano Erodoto e Diodoro è iniziata verso il 743 con la XXIIIa dinastia e si è chiusa con essa nel 655. È dunque durata un po' più di 88 anni. La maggior parte dei re della Dodegarchia sono sconosciuti; si ignora anche il loro numero. Si può ammettere che sui venti troni che essa contò vi furono circa 120 faraoni di cui solo 49 sono conosciuti. Fernand Crombette li cita tutti con le loro gesta e i loro troni ne La Vera Storia dell'Egitto antico, alla quale rimandiamo il lettore curioso di conoscerne la storia.

XXVa DINASTIA ETIOPICA

Il fondatore di questa dinastia è Ammerès che regnò a Napata dal 743 a 738. Il suo nome Kiôsèkositha significa "Quello che ha generato una casa legittima". Il suo successore vinse nel 738 il Saìta Tephnakhtos e i suoi alleati e fu il protettore dell'Egitto. Il suo nome Poinèkaios significa: "Quello che castiga gli incendiari" e "Quello che castiga quelli che accendono il fuoco della discordia".

Il terzo re della XXVa dinastia, Sabakòn, era il fratello o il cognato del precedente. Doveva assumere la tutela di suo nipote Tarakòs, figlio di Poinèkaios, fino alla sua maggiore età; ma, divenuto maggiorenne, invece di dargli il suo regno lo incaricò del comando degli eserciti riuniti contro Bocchoris e gli lasciò il governo del Delta col titolo di viceré. Ma poichè aveva associato al suo trono suo figlio Sébikòs Yios che lo rimpiazzò alla sua morte nel 706, Tarakòs, soppiantato, attaccò questo ultimo, lo vinse, lo uccise nel 663 e divenne padrone dell'Egitto.

Sébikòs ha attribuito al dio Seth in due delle sue iscrizioni il miracolo di Isaia. Ecco cosa dice: "Il capo degli adoratori al tempio del dio che fa tremare la terra e il mare", e "Sebizô-Theoy, unito al dirigente superiore di Avaris-Tanis, il rampollo del grande guerriero hyksôs, che ha ricacciato dal muro potente della regione inferiore e sterminato i nemici gettati sulla riva e che erano stati precipitati nell'elemento fluido dalla potenza degli dèi, ha deciso di andare a fare un sacrificio nel tempio degli dèi eminenti con i capi delle case della regione inferiore". Si tratta qui del disastro subito dall'armata di Sennachérib che abbiamo già visto.

L'Etiopia contò fino all'anno 30 della nostra èra 42 sovrani che ebbero dei successori fino all'epoca moderna di cui l'ultimo fu il negus Hailé Sélassié. Noi però ci interesseremo solo dei due sovrani che hanno dei rapporti con la Bibbia: si tratta anzitutto di Poinèkeas-Amesos il cui regno fu segnato da una carestia di durata eccezionale.

Isaia l'aveva annunciata (Isaia,19,1-16): "Profezia contro l'Egitto. Il Signore cavalca una nube e arriva rapidamente in Egitto.  Davanti a lui gli idoli egiziani tremano, e anche il popolo perde coraggio. Dice il Signore: "Provocherò una guerra in Egitto, il fratello si rivolterà contro il fratello, ognuno contro il proprio vicino. Le città combatteranno l'una contro l'altra, re nemici lotteranno per il potere. Renderò vani i progetti degli Egiziani e farò fallire la loro politica. Chiederanno aiuto ai loro idoli, andranno a consultare gli indovini e domanderanno consiglio agli spiriti dei morti. Metterò gli Egiziani nelle mani di un duro tiranno, sarà un re crudele e li dominerà. Io il Signore, Dio dell'universo, ho parlato. Le acque del mare si abbasseranno e il Nilo lentamente si seccherà. I canali rimarranno senz'acqua e si riempiranno di marciume. Canne e giunchi ingialliranno.  Lungo le rive del Nilo tutte le coltivazioni seccheranno e saranno disperse dal vento. Tutti i pescatori del Nilo grideranno sconsolati. Piangeranno sui loro ami e sulle loro reti ormai inutili. Saranno delusi quelli che lavorano il lino, i tessitori e tutti gli operai saranno affranti e depressi. I capi della città di Tanis sono incapaci! I più saggi consiglieri del re d'Egitto danno sciocchi consigli! Come osano dire al faraone che essi sono i discendenti di antichi re e di antichi sapienti?  Faraone, dove sono andati a finire i tuoi intelligenti consiglieri? Fatti dire da loro i progetti che il Signore dell'universo ha sull'Egitto. I capi di Tanis e di Menfi sono stolti. Essi credevano di saper governare l'Egitto ma lo hanno portato alla rovina. Il Signore ha provocato in mezzo a loro smarrimento e confusione. Essi hanno fatto sbagliare l'Egitto in tutte le sue imprese: l'Egitto barcolla come un ubriaco sul suo stesso vomito. Ricco o povero, importante o sconosciuto, nessuno in Egitto riesce a fare qualcosa di buono. Quel giorno gli Egiziani somiglieranno a delle donnicciole; tremeranno impauriti nel vedere il Signore dell'universo stendere la mano contro di loro per punirli".

Parliamo infine della regina Candace II che regnò all'inizio dell'èra cristiana dall'anno 15 al 39 e il cui intendente israelita, venuto a Gerusalemme per adorare Dio nell'anno 35, fu convertito dal diacono Filippo, come raccontano gli Atti degli Apostoli. È per lui che la fede cristiana penetrò in Etiopia.

XXVIa DINASTIA SAÌTA

Questa dinastia che contò sei faraoni fu fondata da Psammetico I nel 655. Il suo nome significa: "Quello che finì per mettere dell'acqua nel suo copricapo, in mancanza di coppa regolare, per fare il sacrificio dell'acqua". Un altro scudo indica una delle sue grandi opere: "Quello che ha ispirato il progetto di cominciare a rinnovare il grande canale che riunisce i mari". Si tratta di una comunicazione tra il Mediterraneo e il mar Rosso. È di lui che Isaia aveva detto: "Io darò l'Egitto nelle mani di un capo crudele e un re violento li dominerà con autorità".

A partire dal 616, Psammètico I aveva associato al trono suo figlio Nèkheô II. Verso il 608, all'inizio del suo regno personale, che durò dal 609 al 599, Nèkheô II marciò contro il re di Assiria. il re di Giuda, Josia, volle opporsi al suo passaggio ma fu ucciso a Mageddo. Josia fu rimpiazzato da suo figlio Joachaz, il quale fu fatto prigioniero dopo 3 mesi di regno da Nèkheô II che mise al suo posto suo figlio Eliacim che chiamò Joachim. Infine Nèkheô II fu vinto verso il 604 a Carchemish da Nabucodonosor. Tuttavia egli ebbe nei prigionieri ebrei un'abbondante manodopera per continuare il canale intrapreso da suo padre; ma, quando 120.000 uomini vi ebbero perso la vita e i prigionieri vennero a mancare, disperando di portare l'opera a buon fine, aggirò la difficoltà inviando attorno all'Africa una flotta fenicia che, partita dal mar Rosso, rientrò felicemente in Egitto per la via mediterranea dopo 3 anni di navigazione.

Nel 603 Nèkheô II prese come vicere suo figlio Psammetico II che gli successe dal 599 al 585. Questi intraprese una campagna contro l'Etiopia per il possesso del Dodecascène che annesse all'Egitto. Quest'utimo si era associato, a partire dal 588, Apriès, il faraone Ôphrah della Bibbia. In quell'anno Nabucodonosor, re di Babilonia, venne a mettere l'assedio davanti a Gerusalemme. Sedecia, re di Giuda, chiese aiuto ad Apriès, il quale inviò in Palestina un'armata egiziana che però dovette ripiegare. Nel 586 Gerusalemme cadeva. Apriès accolse in Egitto i Giudei che vi cercarono rifugio. Nabucodonosor fece allora la conquista di tutta la Palestina, poi assediò Tiro che resistè fino al 573.

Apriès si impegnò quindi in una guerra contro il re di Babilonia ed ottenne inizialmente dei successi considerevoli fino alle rive dell'Eufrate con il suo esercito comandato da Amasis. Ma, inebriato dalle vittorie, egli divenne come folle d'orgoglio, tanto che si dichiarò "il più  felice dei re che avevano vissuto" e si immaginò che "gli dèi stessi sarebbero incapaci di nuocergli." Dio stesso rimproverò ad Apriès la sua vanità per bocca di Ezechiele: "Vengo a te, faraone, re d'Egitto, gran coccodrillo, che ti adagi al centro dei tuoi fiumi e dici: "Il fiume è mio ed è da me che mi sono creato". Metterò ganci alle tue mascelle e farò sì che i pesci dei tuoi fiumi ti si attacchino alle squame e ti farò uscire dalle tue acque insieme con tutti i pesci dei tuoi fiumi... L'Egitto diventerà un luogo desolato e deserto e sapranno che Io sono il Signore. Perché egli ha detto: il fiume è mio, è mia creatura".(Ez. XXIX, 3, 4 e 9) Il nome geroglifico di Apriès conferma le parole di Ezechiele: "Potente coccodrillo squamoso (che ti credi sicuro) di essere grande al di sopra dei celesti."

Il risveglio da queste illusioni non si fece attendere. Nel 569, il re di Babilonia riprendeva il vantaggio; invase l'Egitto e Apriès, fatto prigioniero, fu condotto a Saïs e rinchiuso nel suo palazzo. Secondo Flavio Giuseppe, Nabucodonosor avrebbe allora dato la corona ad Amasis, il che è confermato dai documenti babilonesi in scrittura cuneiforme, il quale, in luogo di tener prigioniero Apriès, lo trattò come suo co-reggente, come dimostra un'iscrizione con i loro due nomi, e gli chiese una figlia in matrimonio. Ma più tardi, egli marciò contro di lui, lo fece prigoniero e lo consegnò al popolo ed ai suoi soldati che lo strangolarono. È ciò che aveva previsto Ezechiele quando disse: "Ecco ciò che dice il Signore: Io darò il faraone Ôprah, re d'Egitto, tra le mani dei suoi nemici, tra le mani di quelli che cercano di togliergli la vita".

Amasis visse fino al 13 marzo gregoriano 526. Sotto il suo regno di circa 43 anni, l'Egitto, salvo un periodo di siccità dal 545 al 539, conobbe una grande prosperità, attestata da Erodoto, che lo considerò come un novello Phènix. Egli relegò in Nubia (probabilmente nel Dodecascène) i Giudei che aveva accolto Apriès, ma accolse i Greci. Riuscì a mantenere la pace. Verso il 547 si era alleato con Creso, re di Lidia, e con Nabonide, ultimo re di Babilonia, ma i suoi alleati furono vinti da Ciro col quale egli cercò di intrattenere relazioni amichevoli. Morì quando la dominazione dell'Oriente passava nelle mani di Cambise che non aveva ereditato il carattere conciliante di suo padre. Il figlio di Amasis, Psammètico III, aveva appena preso personalmente il potere, che Cambise attaccava l'Egitto.

XXVIIª  DINASTIA  PERSIANA

Questa dinastia è composta da re di Persia di cui il primo è Cambise III, figlio di Ciro. Salito sul trono di Persia nel 530, egli aveva attaccato l'Egitto nel 525, l'aveva vinto e ne era l'unico sovrano dopo aver fatto morire Psammètico III. In una delle sue iscrizioni, Cambise si presenta come nato dalla casa di Apriès. La sua campagna contro Amasis aveva dunque per scopo di recuperare un trono di cui si sentiva il detentore legittimo. In effetti si proclama: "Quello che è nato dalla casa di Apriès, Cambise, il capo potente, ha voluto togliere il generato dal perverso". Ora, Cambise III si era sbarazzato di suo fratello cadetto, Smerdis, al fine di entrare da solo in possesso dell'eredità di Ciro. Un usurpatore, Gaumatès, si fece passare per Smerdis e proclamò la decadenza di Cambise che si uccise per disperazione nel 523. Circa 6 mesi dopo, Gaumatès, di cui si era scoperta l'impostura, era ucciso a sua volta da una congiura che mise alla testa dell'impero persiano Dario I, genero di Ciro, nel 522.

Dario I regnò sull'Egitto fino al 486. Si mostrò particolarmente devoto a Ménes e a Mounikhia, sua sposa. Egli fece completare lo scavo dell'ouady Toumilat. Fu vinto dai Greci a Maratona, nel 490 e morì nel 486. Il suo successore, Serse I, liberò gli Egiziani rimasti prigionieri e permise loro di rientrare in patria, realizzando così la profezia di Ezechiele.

Dopo la disfatta di Platea, Inaros, discendente di Psammètico III, si proclamò re d'Egitto e si installò a Saïs alla morte di Serse I. Artaserse I, successore di Serse I, lanciò una spedizione punitiva di cui fu vittorioso solo dopo 6 anni di lotta, verso il 459. Inaros sarebbe stato allora crocifisso o impalato. Alla morte di Artaserse I, nel 425, il trono fu occupato da Serse II, suo figlio legittimo, che fu assassinato in capo a 45 giorni da uno dei suoi fratelli illegittimi, Sogdianus; ma questi fu a sua volta ucciso, dopo 6 mesi e mezzo di regno, da un altro figlio bastardo, Dario II, che regnò dal 424 al 405. Questa morte fu seguita da una rivolta che liberò l'Egitto.

DINASTIE:  XXVIIIª,  XXIXª,  XXXª,  XXXIª 

Manetone ha costituito la sua XXVIIIª dinastia col solo Amyrtaios II e unicamente per il suo periodo di indipendenza. Crombette la fa risalire al suo vero iniziatore Inaros che, rivoltato contro i Persiani nel 478, aveva fondato un regno in Libia, poi aveva riconquistato il Delta con l'aiuto di Amyrtaios I e costituito due regni d'Egitto indipendenti dalla Persia: il suo, con capitale Sais e Menfi, e quello di Amyrtaios I avente senza dubbio per capitale Mendès.

Ucciso nel 458 da Artaserse I, Inaros ebbe per successore nella branca saìta suo figlio, Thannyras, vassallo dei Persiani, che regnò senza dubbio fino al 439. Un re di nome sconosciuto seguì Thannyras e fu rimpiazzato nel 420 da Nepherites I, ancora vassallo dei Persiani.

A Mendès, Amyrtaios I fu rimpiazzato da suo figlio Pausiris che regnò fino al 429 circa. Un altro re sconosciuto gli successe fino al 410, momento in cui salì al potere, come vassallo dei Persiani a Mendès, Amyrtaios II, la cui nascita sembra essere stata legittima. Nel 405 Amyrtaios II alzava lo stendardo della rivolta e cacciava i Persiani. Non soddisfatto di questo successo, si stabiliva sovrano d'Egitto risiedendo a Saïs. Ma Nepheritès I, che mal sopportava la supremazia di Amyrtaios II, appoggiandosi sulle numerose truppe stabilite nel suo regno e particolarmente a Tanis, attaccò Amyrtaios II, lo vinse e lo uccise. Mise così fine alla XXVIIIª dinastia e ne stabilì una XXIXª, da cui i discendenti di Amyrtaios II furono esclusi.

Questa XXIXª dinastia che durò fino al 376 conta 5 faraoni: Nepheritès I, Akhoris, Psammouthis I, Néphéritès II e Nektabénès I. Quest'ultimo è anche il fondatore della XXXª dinastia e trasportò la sede del suo potere a Sebennitus. Egli collegò il mar Rosso al Mediterraneo con un canale diretto che metteva in comunicazione i laghi Amari con i laghi Ballâh attraverso la soglia di El-Guisr, e questi con il lago Menzaleh con la perforazione dell'istmo di El-Kantara. É ciò che lascia chiaramente intendere il testo seguente: "Quello che ha intrapreso una via di percorso all'interno facendo venire l'acqua in senso contrario; il vero figlio di quello che ha preso possesso delle estremità, Nèkheô, il quale, per liberare dalla costrizione, aveva scoperto un cammino per giungere all'occidente con un giro allungato, il che ha avuto una celebrità considerevole; quello che è veramente molto amato da Hephaestos e che dà alla navigazione una via vantaggiosa nuova". Si mostrava così, con oltre 2200 anni d'anticipo, il predecessore di Fernand de Lesseps, l'immortale creatore del canale di Suez.

Suo figlio Teôs era stato incaricato particolarmente della sorveglianza dei lavori di scavo della soglia di El-Guisr e dell'istmo di El-Kantara, come ricordano le iscrizioni seguenti: "Per riunire i mari attraverso la groppa perforandovi un canale ed estrarre delle terre dalla regione del grande Ibis al fine di permettere una navigazione più efficace, il capo iniziale ha elevato il suo primogenito come grande capo dei lavori di scavo per incitare la moltitudine a produrre e giungere al fine di far arrivare l'acqua attraverso le due estremità." - "Il grande capo che incita la moltitudine a produrre di più per togliere l'altezza che separa le acque in vista di raggiungere infine il grande muro e farvi passare le navi".

Teôs, divenuto il solo re nel 361, lanciò una spedizione militare in Asia e, durante la sua assenza, istituì suo fratello Nektanèbos II reggente del regno. Ma questi prese il posto di Kabbas, suo nipote, che presentò agli Egiziani come troppo giovane per regnare.

Verso il 351, Artaserse II, senza dubbio spinto da Teôs rifugiato alla sua corte, attaccò Nektanèbos II a Mendès, essendo i due re i suoi vassalli. Durante il loro regno i lavori di scavo furono portati a termine, ma il canale fu da subito minacciato di insabbiamento. Un conflitto concernenete un bue morto venne a separare i due re che litigarono per la presidenza degli ossequi. Poi si riunirono per tentare di cacciare i Persiani.

Ma allora Artaserse III attaccò di nuovo l'Egitto per terra e per mare con forze considerevoli e vinse i due re nel 341. Nektanèbos II riuscì a fuggire a Napata e Kabbas sparì senza lasciare traccia. Essi furono gli ultimi re nazionali dell'Egitto.

Artaserse III, resosi conto dell'infedeltà dei re nazionali egiziani, governò allora l'Egitto con dei satrapi persiani fino alla fine del suo regno (337), e i suoi due successori, Arsès (337-332) e Dario III (335-332) fecero lo stesso. Sono questi tre sovrani che costituiscono la XXXIª dinastia di Manetone. La vittoria di Alessandro il Grande a Isso, nel 332, mise fine al regno di Dario III. Egli andò a prendere possesso dell'Egitto l'anno seguente e si guardò bene dal restituirlo ai suoi re nazionali.

XXXIIª  e  XXXIIIª  DINASTIE  GRECHE

Il fondatore della XXXIIª dinastia greca, Alessandro il Grande, regnò sull'Egitto 10 anni circa, poiché morì verso il 322. In questo tempo diede un tale slancio alla città e al porto di Rhacotis che prese il suo nome. Alla morte di Alessandro, l'erede che doveva dargli Rossana non era ancora nato. La regalità fu affidata dall'armata a un fratello del defunto, Filippo Arrideo. Egli stava preparando il giubileo del 316 quando fu assassinato da Olimpias.

Il figlio postumo di Alessandro il Grande, Alessandro II, regnò teoricamente fin dalla sua nascita, nel 322. Alla morte di Filippo Arrideo egli aveva 6 anni e la sua tutela fu assunta dal satrapo d'Egitto, Tolomeo Sôter. A 12 anni e mezzo, quando forse stava per essere dichiarato maggiorenne, fu assassinato con sua madre da Cassandro, re di Macedonia. La XXXIIª dinastia prese fine con lui nel 309. Il suo nome grecizzato si traduce: "Osiris, figlio di pregio, figlio di re, bisogna, per la volontà del capo, che tu ti istruisca". E il copto si tradurrebbe ugualmente: "Il grande re ha raccomandato che i più grandi dottori siano gli educatori del suo rampollo legittimo; perché egli produca una vita grande, ha detto a sua madre di dare a suo figlio l'elevazione del cuore". Si vede quale cura aveva Alessandro il Grande per l'educazione di suo figlio. Così termina la XXXIIª dinastia.

Alla morte di Alessandro il Grande, i suoi luogotenenti si divisero il governo del suo impero. L'Egitto toccò a Tolomeo I Sôter; egli fondò la XXXIIIª dinastia e divenne re alla morte di Alessandro II. Abdicò in favore di Tolomeo II verso il 284 e morì nel 282 dopo aver vissuto 2 anni nella riservatezza. Durante il suo rengo, favorì lo sviluppo di Alessandria, ma risiedette abitualmente a Menfi. Grazie alla vittoria che riportò a Isso, aggiunse all'Egitto la Fenicia, l'Arabia e la Cirenaica. Sviluppò la potenza marittima dell'Egitto tanto che la sua flotta contò fino a 1500 galere e 2000 vascelli mercantili. Organizzò numerosi pèripli di navigatori nei mari lontani. Rispettò la religione, i costumi, gli usi e le leggi degli Egiziani, tanto che lo chiamarono Sôter, cioè conservatore degli dèi, osservatore dei riti religiosi. Egli realizzò la sintesi tra gli dèi primitivi dell'Egitto e gli dei greci nel culto di Serapis, di cui inaugurò la statua nella triacontaeteride del 286. Tolomeo I aveva avuto dalla sua prima moglie, Euridice o Thaïs, un figlio che diseredò a profitto di Tolomeo II, figlio della seconda moglie, Berenice Iª. Tolomeo II dovette lottare contro il suo fratellastro che nel sud rivendicava i suoi diritti e fece perire i suoi fratelli, il che gli valse il nomignolo di Filadelfo: che ama i suoi fratelli e sua sorella. Sembra che per alcuni anni Tolomeo II abbia avuto due mogli, una delle quali era sua sorella.

Nonostante queste turpitudini e questi crimini, il regno di Tolomeo II fu un'epoca particolarmente brillante. Come suo padre, egli sviluppò la navigazione e la estese ai mari lontani; terminò la sistemazione di Alessandria e ne fece una città completa; rimpiazzò l'antica torre a fuoco di Rhakôtis con un faro che fu visto come una delle meraviglie del mondo; riunì nel Museo i più eminenti studiosi per lavorare, al riparo dalle preoccupazioni materiali, al progresso delle cose dell'intelligenza; raccolse nella Biblioteca centinaia di migliaia di volumi; fece tradurre la Bibbia da 70 dottori giudei che chiamò in Egitto; incaricò il sacerdote Manetone di scrivere la storia dell'Egitto. Col decreto di Canope, preso nel suo anno IX, prescrisse di aggiungere ogni 4 anni un sesto giorno epagomèno per mettere l'anno civile più in accordo con l'anno astronomico; arricchì grandemente i templi. Inoltre fece liberare l'ouadi Toumilat che si era insabbiata, non solo per ristabilirvi la circolazione fluviale, ma soprattutto per permettere l'irrigazione delle terre di Goschen. Nessuno dei Tolomei è stato più celebre per le sue opere di pace. Tolomeo II morì nel 246 dopo aver associato al trono, dal 258, il figlio Tolomeo III datogli da Arsinoe IIª.

Tolomeo III si recò più volte a Tebe, senza dubbio per calmare le suscettibilità del clero di Amon. Portò la guerra in Siria per vendicare sua sorella Berenice assassinata da Seleuco. Intervenne in Grecia e in Macedonia al fine di indebolire le marine rivali dell'Egitto. Sostituì la chiatta che funzionava tra Taklia e Mansourah, sulla branca principale del Nilo, con un grande ponte fisso a volta; fondò il tempio di Edfou, uno dei gioielli dell'Egitto, per la cui costruzione ci vollero quasi due secoli.

Fu chiamato Evergete, cioè il benefattore, per la sua generosità che si manifestava specialmente nelle feste religiose. Morì nel 220 dopo essersi associato fin dal 225 suo figlio, Tolomeo IV, detto per antifrase Philopatôr, che ama i suoi parenti, giacché assassinò forse suo padre e fece perire sua madre, suo fratello, sua moglie, Arsinoe IIIª, e il suo ospite Cleomène.

Tolomeo IV proseguì la costruzione del tempio di Edfou e morì nel 204. Arsinoe IIIª gli aveva dato un figlio che fu Tolomeo V. Quest'ultimo dovette subire un'offensiva da Antioco che gli fece perdere la Cilicia, la Licia, la Siria e la Palestina. A 16 anni sposò Cleopatra Iª, figlia di Antioco, che gli portò in dote la Siria. È lei che è menzionata sulla famosa Pietra di Rosetta insieme a suo marito che è qualificato come Épiphane-Eucharistos, illustre e benefattore. Sotto il suo regno vi furono delle insurrezione che lui represse. Morì nel 180.

Suo figlio, Tolomeo VI, aveva appena 5, 6 o 7 anni, secondo gli autori, e regnò sotto la tutela di sua madre, Cleopatra Iª, fino al 173 circa, anno nel quale la madre morì. Ecco perché fu chiamato Philomètôr, cioè: che ama sua madre. Quando aveva circa 16 anni, i suoi consiglieri lo ingaggiarono sconsideratamente in una guerra contro Antioco, re di Siria, che lo fece prigioniero. La città di Alessandria allora si rivoltò e proclamò re suo fratello cadetto che prese il nome di Tolomeo VII. Ma Antioco, essendosi senza dubbio accordato nel frattempo col suo prigioniero sulla questione siriana, lo riportò in Egitto e lo stabilì a Menfi, visto che era impossibile stabilirlo ad Alessandria. La loro comune sorella, Cleopatra II, moglie del primogenito, li mise d'accordo e regnò congiuntamente con loro.

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Il gruppo geroglifico che li designa tutti e tre si può leggere: "La molto intelligente giovane donna si è applicata ad avvicinare i due grandi re nemici commettendo un adulterio: per una sola regina, due mariti". Per la sua assenza di morale, Cleopatra II prefigurava la sua omonima, l'ultima sovrana della sua razza, Cleopatra VI. Tolomeo VI si associò dapprima al trono il suo primogenito sotto il titolo di Tolomeo VIII Euphator, cioè, al buon padre. Ma Tolomeo VII, che aveva l'ambizione di regnare da solo in Egitto, lo fece sparire verso il 146.

Tolomeo VI lo rimpiazzò col suo cadetto, Tolomeo IX Philopatôr Neos, cioè: che rinnova quello che amava suo padre, prima di morire nel 144. Allora Tolomeo VII sopprimeva Tolomeo IX e diveniva il solo re d'Egitto. Egli prese il soprannome di Evergète II e sposò la vedova di suo fratello e sua sorella, Cleopatra II, che era anche madre della sua prima moglie; ella gli diede un figlio che ricevette il nome di Memphitès. Nel 133 Evergete II, che aveva esasperato il popolo per le sue crudeltà, dovette fuggire a Cipro con Cleopatra IIIª e Memphitès, e Cleopatra II regnò da sola in Egitto.

Evergete II finì per rientrare in Alessandria con l'appoggio di un'armata verso il 130, mentre Cleopatra II, che aveva ancora dei partigiani in Tebaide, si rifugiava in Siria fino al 127, epoca in cui si riconciliò con Evergete II che morì verso il 116

Tolomeo X, Sôter II, salito sul trono alla morte di Evergete II, il 21 settembre 117, regnò inizialmente fino al 106, anno in cui sua madre Cleopatra III provocò un sollevamento che lo obbligò a fuggire prima in Seleucia e poi a Cipro. Grazie a questo stratagemma, Cleopatra IIIª poté far tornare da Cipro, dove si trovava, il suo figlio preferito, Tolomeo XI, detto Philopatôr-Philadelphe-Alexandre I, che si era già fatto proclamare re nella sua isola fin dal 114. Regnò allora in Egitto con sua madre dal 106 al 97, epoca in cui ella morì. La moglie di Tolomeo XI, Berenice IIIª, figlia di Tolomeo X, la rimpiazzò nelle sue funzioni religiose. Ma non è certo che Berenice IIIª abbia co-regnato ancora a lungo con suo marito, che l'ha forse ripudiata per sposare una Cleopatra Vª.
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Tolomeo XI fece curare il canale dei due mari,insabbiato, e fu cacciato dal popolo verso l'87. Tornò in Egitto 4 mesi più tardi alla testa di un'armata di mercenari e volle impadronirsi del feretro in oro di Alessandro il Grande; fu preso e ucciso. In quel momendo, Tolomeo X tornò a regnare in Egitto con sua figlia Berenice IIIª che prese il nome di Cleopatra IVª. Male accolto in Alto Egitto, marciò su Tebe e la lasciò al furore dei suoi soldati. Morì nel 79.

Il figlio di Tolomeo XI e di Berenice IIIª dovette nascere nel 123, nel secondo centenario della morte di Alessandro il Grande. Questa coincidenza e il nome di suo padre spiegano perché lo si sia chiamato Tolomeo XII-Alessandro II. Fu vicerè di Tolomeo XI. Quando Tolomeo XI fu ucciso dal popolo nell' 87, si rifugiò a Cipro fino alla morte di Tolomeo X, nel 79. Appena arrivato in Egitto, fece perire sua figlia o sua moglie; il popolo esasperato lo uccise dopo un regno di appena 19 giorni.

Fu rimpiazzato dal figlio di una concubina di TolomeoX, Tolomeo XIII, che fu chiamato Neos Dionysos, nuovo Bacco, e anche Aulète, il suonatore di flauto, forse per aver celebrato Bacco con dei canti e della musica nei santuari del dio. Sposò Cleopatra VIª. Nel 55 fu cacciato da Alessandria, e il governo fu assicurato per circa un anno da sua figlia Berenice IVª. Soccorso dagli aiuti che era andato a mendicare a Roma, poté rientrare ad Alessandria e rimanervi fino al 50, anno in cui morì.

Il figlio di Aulète, Tolomeo XIV, aveva solo 13 anni quando morì suo padre. Divise il potere con sua sorella, Cleopatra VIIª, che aveva 17 anni e che sposò. Il Romano Pompeo fu nominato da Roma tutore di questi due giovani; ma quando, nel 48, fu vinto da Cesare a Fàrsalo, Pompeo fuggì in Egitto dai suoi pupilli. Tolomeo XIV lo fece sgozzare, ma ciò non impedì a Cesare di sbarcare a sua volta in Egitto con un'armata. Tolomeo XIV si riprese e ingaggiò la lotta. Cesare si vide assediare in Alessandria e dovette bruciare la sua flotta perché non cadesse nelle mani degli egiziani. Vinto in un combattimento vicino a Pharos, dovette salvarsi a nuoto. Ma, appena raggiunto dalla sua riserva, schiacciò l'armata egiziana. Nella battaglia, ingaggiata su uno dei bracci del Nilo, la nave che portava Tolomeo XIV colò a picco e il giovane faraone annegò; era il primo mese dell'anno 47.

Ma già negli ultimi mesi del 48, allorchè Cesare era assediato nel Bruchion, Cleopatra VIIª si era introdotta presso di lui, portata come un fagotto sul dorso di uno schiavo, e lo aveva conquistato dandosi a lui. Cesare le assicurò la regalità in Egitto. Alla morte di Tolomeo XIV, fu costretta a sposare il suo secondo fratello di appena 11 anni. Ma il 17 giugno 47, le nasceva un figlio dalle relazioni con Cesare che fu chiamato Cèsarion-Tolomeo XVI. Ella seguì il suo amante in Italia ed avvelenò suo fratello Tolomeo XV.

Dopo l'assassinio di Cesare, il 15 marzo 44, ella divenne l'amante di Antonio che decise di raggiungerla in Egitto al seguito della battaglia di Filippi, nel 42. Nel 36, dopo aver ripudiato la sua prima moglie Ottavia, Antonio sposava Cleopatra. In seguito a questa unione, egli diveniva il co-sovrano d'Egitto dove fu nominato Console. Per compiacere Cleopatra, Antonio ingrandì il regno d'Egitto con la Siria, la Palestina, la Fenicia, una parte della Cilicia e dell'Arabia dei Nabatèi; dotò i due figli nati dalla loro unione di ricche province, possessi romani, e lei li proclamò re. Ottavio, l'associato di Antonio nel triumvirato, lo accusò di smembrare l'impero a suo profitto. Il Senato incaricò Ottavio di dirigere la guerra contro Cleopatra che fu vinta nella battaglia navale di Actium. Vinti, i due sposi si diedero la morte e Ottavio fece perire Cesarion. Così ebbe fine la XXXIIIª dinastia. L'Egitto fu ridotto allo stato di provincia romana.

XXXIVª DINASTIA  ROMANA

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Cesare Ottaviano Augusto, vincitore di Antonio, regnò pertanto sull'Egitto dal I° agosto del 30 a.C. al 14 d.C.. Lo si può considerare come il fondatore della XXXIVª dinastia romana. Gli imperatori romani, infatti, hanno conservato sull'Egitto le prerogative dei faraoni; sono loro che figurano nominativamente nelle cerimonie religiose al posto che tenevano i re indigeni; come i re della XXXIIIª dinastia, essi hanno gli onori della divinizzazione nel pantheon egiziano; se essi governano l'Egitto tramite dei prefetti, i re delle dinastie persiane lo hanno fatto con i satrapi; poi, quando l'impero romano comincia a disgregarsi, gli alessandrini fanno del prefetto dell'Egitto il loro imperatore particolare; infine, per chiudere la dimostrazione, gli stessi Egiziani hanno fatto di Cesare Augusto, il primo imperatore romano, un capo genealogico, come mostrano alcune delle sue iscrizioni geroglifiche e in particolare il titolo di Theos che gli è stato dato e che si legge: Påh-Ha-Sôtp-Nouhdjer-Djaçê-Hahemsi, cioè: il signore a cui appartiene grandemente di essere eletto divinizzato;il sublime capo genealogico". (vedi figura)

A Ottavio successe Tiberio, dal 14 al 36. Sulla fine della sua vita, in preda a varie infermità, Tiberio fece pregare nei templi d'Egitto per riottenere la salute. Macron, prefetto del pretorio, lo liberò dai suoi mali soffocandolo con dei cuscini e con grande gioia dei cortigiani.

Caligola, proclamato dalle truppe e dal Senato, fu accolto con entusiasmo ma, dopo 8 mesi di regno felice, cadde malato e la sua ragione rimase turbata. Preso da megalomania, egli si sostituì a tutti gli dèi e fece perire molte persone distinte. Volle celebrare una grande cerimonia religiosa in Egitto, ma, siccome non c'erano anniversari o giubilei in vista, il clero egiziano, non osando resistere al suo volere, fece celebrare nel 39 il 22° centenario dell'amnistia di Maia, di Ptah e di Thoth. Caligola morì il 24 gennaio 41.

Il successore di Caligola, Claudio, morto il 13 ottobre 54, abolì i sacrifici umani; ma questa soppressione fu realizzata solo parzialmente in Egitto.

Nerone, che venne in seguito, nello stesso tempo in cui perseguitava furiosamente i cristiani accoglieva a Roma, come culti di stato, i culti alessandrini, il che sollevò le proteste di Lucano. Egli  inviò una spedizione alle sorgenti del Nilo e fu rimpiazzato, il 9 giugno 68, da Galba, proclamato imperatore dalle legioni di Spagna rivoltate contro le sue crudeltà. Galba fu massacrato dopo 7 mesi di regno, il 15 gennaio 69. Ottone, che lo sostituì, regnò solo 3 mesi, fino al 16 aprile 69, giacché le legioni di Germania, non ammettendo che la guardia pretoriana si arrogasse il diritto di imporre loro un imperatore, proclamarono loro generale Vitellio, che vinse Ottone. Ma, da parte loro, le legioni d'Oriente proclamarono imperatore, il I° giugno 69, il loro generale Vespasiano che mandò Vitellio alla berlina (verso il 70).

Vespasiano, dopo un regno glorioso di 10 anni, morì il 23 giugno 79. Lui e suo figlio Tito schiacciarono la rivolta dei Giudei di Palestina che perirono a centinaia di migliaia; il tempio di Gerusalemme fu incendiato da un soldato. Per simpatia con i loro compatrioti, i Giudei di Alessandria si sollevarono; Vespasiano vi fece allora distruggere il tempio costruito da Onias.

Tito, il vincitore di Gerusalemme, salì sul trono alla morte di suo padre e si mostrò il modello degli imperatori. Purtroppo fu avvelenato, il 13 settembre 81, da suo fratello, il crudele Domiziano, che aspirava all'impero.

Domiziano, non essendo che prìncipe, era stato incaricato di rimpiazzare suo padre in Egitto nella triakontaeteride del 74. Il fatto è consegnato sul monumento che a Roma si chiama obelisco Pànfilo.  Domiziano morì, assassinato a sua volta, il 18 settembre 96.

Il Senato affidò allora l'impero a Nerva che fu il capo di una nuova linea, quella detta degli Antonini. Salito al potere all'età di 65 anni, Nerva regnò meno di un anno e mezzo. Morto il 27 gennaio 98, fu rimpiazzato da suo figlio adottivo Traiano.

Traiano, eccellente imperatore agli occhi dei pagani, fu un grande persecutore dei cristiani; delle iscrizioni geroglifiche ne hanno conservato la traccia. Fece liberare il canale dei due mari, insabbiato da lungo tempo, e lo restituì alla navigazione.

Traiano fu rimpiazzato, l' 11 agosto 117, da Adriano. Questi abolì definitivamente i sacrifici umani che ancora si praticavano in Egitto; permise tuttavia che si continuasse l'uso dell'immersione della fidanzata del Nilo, come confermano le sue iscrizioni. Esse ricordano anche che, dopo aver vinto un'ultima rivolta dei Giudei in Palestina, edificò, nel 135, al posto della città e del tempio di Gerusalemme, una nuova città a cui diede il suo nome (Ælius) Ælia Capitolina. Morì il 10 luglio 138 dopo aver visitato l'Egitto con l'imperatrice Sabina.

Antonino Pio, così chiamato per l'affetto che nutriva verso il padre adottivo, era stato incaricato da Adriano di celebrare in Egitto il giubileo del 134. Alcuni giorni dopo il suo avvento, si verificò che il I° Thôout, giorno iniziale dell'anno sotiaco, coincidesse con l'apparizione di Sothis (20 luglio giuliano). Per commemorare questo triplice incontro furono coniate delle medaglie. Questo imperatore sviluppò il porto di Alessandria e prese delle misure per sottrarre più completamente alle tempeste le navi che soggiornavano nel porto. Antonino morì il 7 marzo 161.

Il sedicesimo sovrano, Verus, di fatto non fu che l'associato di Marc'Aurelio; morì prima di lui alla fine d'aprile 169 e fu senza dubbio incaricato particolarmente del governo dell'Egitto, giacché abbiamo di lui delle iscrizioni che si rapportano alle cerimonie che vi furono celebrate dal 161 al 169.

Il regno di Marco Aurelio (marzo 161 - marzo 180) fu marcato dalla devastazione dell'Egitto dalle bande armate di Isidoro e dalla rivolta di Avidio-Cassio che si fece proclamare imperatore.


Marco Aurelio ebbe per successore suo figlio Commodo che aveva già associato all'impero. Il suo regno personale durò dal 17 marzo 180 al 31 dicembre 192. Questo debole imperatore prese la decisione di chiedere la pace ai Barbari per essere tranquillo alle frontiere; poté così chiudere il tempio di Giano.

A Commodo, assassinato da una donna della sua corte, successe il senatore Publio, che, troppo saggio amministratore, fu ben presto ucciso dai pretoriani (28 marzo 193).

Un altro senatore, Didio Giuliano, credette abile conciliarsi i pretoriani promettendo a ciascuno 6250 dracme. Fu eletto imperatore; ma le legioni non accettarono la sua elezione e fu ucciso poco dopo da Settimio Severo, eletto dalle legioni di Illiria.

Niger, eletto dalle legioni di Siria nell'aprile 193, vide drizzarsi contro di lui Settimio Severo e Albino, eletto dalle legioni di Bretagna. Avendo Settimio Severo trionfato su Albino, marciò contro Niger che sostenne la lotta fino al novembre 194 e fu infine vinto.

Settimio Severo regnò dall'aprile 193 al 4 febbraio 211. Si era associato i suoi due figli; il primo figlio, Caracalla, a partire dal 198, il secondo, Geta, a partire dalla metà del 200; ma entrambi contarono i loro anni di regno a partire dall'avvento del loro padre giacché parteciparono alle cerimonie del giubileo del 194 come suoi delegati in Egitto. Poco dopo la morte del padre, Caracalla pugnalò suo fratello tra le braccia di sua madre per regnare da solo (febbraio 212); fu ucciso a sua volta, l' 8 aprile 217, da Macrino, prefetto del pretorio, che si fece proclamare imperatore e associò al trono suo figlio, Diadumeniano. Macrino fu sgozzato anche lui dai suoi soldati l'8 giugno 218 e così ebbe fine anche il regno di suo figlio.

Macrino ebbe per successore Eliogabalo, che ebbe mozzata la testa dai pretoriani nel 222 e fu rimpiazzato da suo cugino, Alessandro Severo, che fu un imperatore modello; le persecuzioni religiose ebbero fine; le lettere e le arti poterono rifiorire sotto l'ègida di un prìncipe onesto e virtuoso che si penetrava spesso delle massime del Vangelo e si circondava di saggi consiglieri.  Purtroppo fu assassinato nel 235 da uno dei suoi generali, Massimino, che rivestì la porpora.

Massimino si associò suo figlio Massimino II. Egli non si accontentò di aprire la sesta persecuzione contro i cristiani, ma decimò anche la nobiltà e il Senato. Stanchi della sua tirannia, gli africani gli opposero Gordiàno I che si associò suo figlio Gordiàno II; questi perì in un combattimento e suo padre si uccise per disperazione (238).

Il senato chiamò allora due imperatori; Pupino, che doveva comandare le armate, e Balbino, che aveva il governo civile. Massimino marciò contro di loro, ma fu sgozzato dai suoi soldati; Pupino e Balbino ebbero la medesima sorte, Massimino II scomparve (238).

Le legioni proclamarono in seguito Gordiano III, figlio di Gordiano II, di soli 13 anni. Il suo regno di 6 anni fu buono, ma, nel 244, l'arabo Filippo, ex capo di briganti, lo uccise e si fece proclamare imperatore con suo figlio Filippo II. Filippo, a sua volta, fu ucciso nel 249, nella battaglia contro Decio che gli aveva opposto le legioni e che perì egli stesso combattendo i Gòti, nel 251. Filippo II era stato naturalmente allontanato dal trono da Decio.

Gallus, che succedette a Decio nel 251, dopo aver firmato una pace disonorevole con i Barbari, fu ucciso dalle sue truppe mentre marciava contro il suo concorrente Emiliano. Questi, proclamato imperatore nel 253, non regnò che qualche mese.

Valeriano, successore di Emiliano, salì al trono nel momento in cui tutte le frontiere dell'impero erano invase. Questa situazione non impedì agli Egiziani di celebrare, senza dubbio in una sola cerimonia, il centenario della morte di Apofis il Grande (253), il giubileo (254) e il centenario della morte di Misraïm (255). Valeriano ordinò, nel 257, l'ottava persecuzione. Tre anni dopo Sapor II, re di Persia, mise fine al suo regno facendolo prigioniero, gli servì da poggiapiedi per otto anni, quindi morì.

A Valeriano, prigioniero, successe suo figlio, Gallieno, che si associò un figlio dello stesso nome. I due Gallieno regnarono teoricamente dal 260 al 268; ma nei tre ultimi anni del suo regno Gallieno lasciò alle province di darsi degli imperatori particolari. Si videro fino a 17 generali rivestire la porpora. É in questo momento, (verso il 265) che gli alessandrini eleggono imperatore il loro prefetto, Emiliano, il cui regno non dovette raggiungere i 3 anni.

Emiliano fu rimpiazzato da un usurpatore, Macrino, che si associò i suoi due figli Macrino II e Quieto. Possiamo attribuire loro circa due anni di regno (268-270).

Nel frattempo, la celebre regina di Palmira, Zenobia, si rese per qualche anno padrona dell'Egitto fino a quando non fu vinta, nel 273, e fatta prigioniera dall'imperatore Aureliano.

Un commerciante alessandrino, Firmus, raccolse allora la corona d'Egitto. Dopo aver lottato qualche tempo contro il generale Probus, inviato da Aureliano, fu vinto verso il 275.

Durante questi anni turbolenti l'impero aveva conosciuto come sovrani normali: Claudio II, valente soldato che morì di peste dopo 2 anni di regno (268-270) e Aureliano.

Aureliano regnò circa 5 anni e mezzo (270-275). Persecutore dei cristiani, fu altrettanto duro verso i suoi soldati e perì assassinato dal suo segretario.

Il senatore Tàcito fu messo allora alla testa dell'impero. Benché avesse colmato i suoi soldati di benefici, essi lo uccisero dopo circa 6 mesi di regno (275-276).

Pròbo, vincitore di Fermo, giunse allora al potere e lo esercitò degnamente; ma fu anche lui massacrato dai suoi soldati che aveva sovraccaricato di lavoro (282). Aveva dovuto intervenire in Egitto contro l'usurpatore Saturnino. In quest'occasione aveva espulso i Blèmmi dalla Tebaide.

Carus successe come imperatore a Probo; si mostrò rigido come lui e subì la stessa sorte dopo un anno e mezzo di regno (282-2835). I suoi due figli, Carino e Numeriano, lo sostituirono.

Numeriano fu ucciso da Aper al ritorno da una spedizione in Persia, verso il 284. Diocleziano lo vendicò, ma si fece proclamare imperatore.

Carino, che marciava contro l'usurpatore, fu ucciso verso il 284 in una battaglia in cui Diocleziano, quantunque vinto, guadagnò il possesso pacifico del trono.

L'inizio del regno di Diocleziano divenne per gli Egiziani l'origine di un'èra nuova cominciata il 29 agosto 284 d.C., èra che essi chiamano "dei martiri" in memoria delle crudeli persecuzioni che questo imperatore fece subire ai cristiani.

Se Diocleziano manifestò la sua ostilità al cristianesimo, non sembra che si sia mostrato molto favorevole neanche all'antica religione egiziana, altrimenti si sarebbe ritrovata traccia delle celebrazioni, sotto il suo regno, degli anniversari delle morti di Ludim (285), di Anamim (285) e di Luhabim (286), dell'arrivo in Egitto di Misraïm e della riforma di Apophis il Grande (302). Ebbe a reprimere in Egitto un'importante rivolta diretta da Achilleas, e lo fece con estremo rigore. Nel 305 abdicò e obbligò il suo collega, Massimino, a fare lo stesso.

I due augusti dimissionari furono rimpiazzati dai due Cesari da essi stessi in precedenza associati: Galèro e Costanzo Cloro. Costanzo Cloro, che aveva avuto per moglie Sant'Elena e che si era rifiutato di perseguitare i cristiani, morì nel 306, lasciando un figlio, Costantino, che fu proclamato dalle legioni e prese il titolo di Augusto.

Galèro, feroce persecutore, morì a sua volta nel 311 fra orribili sofferenze; fu rimpiazzato da Licinio.

Galèro e Costanzo Cloro, in qualità di Cesari, si erano associati, nel 305, Massimino Daia, che governò l'Egitto e la Siria, e Severo, che ebbe l'Africa e l'Italia; entrambi presero il titolo di Augusto. Severo fu ucciso nel 307 da Massimino che, vinto da Licinio, si avvelenò.

Roma, stanca di vedersi abbandonata dai suoi imperatori, si sollevò e proclamò Massenzio che prese il titolo di Augusto e si aggiunse suo padre Massimiliano in qualità di Cesare; poco dopo, obbligava suo padre ad abdicare. Massimiliano cercò allora di spogliare suo genero Costantino, ma fu vinto e ucciso da lui nel 310. Costantino marciò in seguito contro Massenzio, capo di Roma, e lo vinse il 28 ottobre 312. Massenzio si annegò attraversando il Tevere.

Il mondo allora non ebbe più che due capi: Costantino e Licinio. Nel 313, essi pubblicarono di concerto il famoso Editto di Milano che proclamava la libertà assoluta dei culti. Ma Licinio, ardente partigiano del paganesimo, violò l'editto di Milano e rinnovò le persecuzioni. Intimato da Costantino di rispettarlo, Licinio, incoraggiato dai maghi e dai sacerdoti pagani che gli promettevano la vittoria, dichiarò guerra a Costantino; fu vinto in due battaglie e, nel 324, Costantino, che lo sospettava di volersi rivoltare, lo fece mettere a morte assieme al figlio.

Costantino, solo capo dell'impero, si dichiarò ufficialmente il protettore dei cristiani; era praticamente la fine del paganesimo in quanto religione di stato, anche se l'imperatore lasciò il culto generalmente libero. Si può tuttavia pensare che, se egli chiuse i templi di Esculapio e di Venere, dove si commettevano delle infamie, dovette vietare i sacrifici umani che l'Egitto aveva conservato almeno sotto la forma dell'immersione di una vergine nel Nilo.

D'altronde, agli occhi degli Egiziani, i giubilei e gli anniversari traevano la loro efficacia dalla presenza attiva del re o del suo rappresentante diretto. Ora, Costantino, virtualmente cristiano e che amava dirsi "il vescovo esterno", non poteva in coscienza presiedere le grandi cerimonie del paganesimo egiziano. Pertanto, le iscrizioni geroglifiche, avendo perso il loro scopo in quanto lodi dei re officianti, non ebbero più ragion d'essere e non vi ritroveremo più i nomi degli imperatori. Il trionfo effimero del paganesimo sotto Giuliano l'Apòstata (361-363) non cambierà niente, non essendosi sotto il suo regno presentata alcuna cerimonia.

Costantino mostrò la sua ortodossia riunendo il Concilio di Nicea contro Ario, diacono di Alessandria, che negava la divinità di Cristo. Costantino morì nel 337, e, se alcuni dei suoi successori erano portati all'arianesimo e perseguitarono i cristiani ortodossi, la loro posizione nei confronti del paganesimo non ne fu modificata. Nel 389, un editto di Teodosio chiuse tutti i templi pagani e l'antica religione d'Egitto aveva definitivamente chiuso la sua esperienza.


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