Dalla rivista Science et Foi – anno 1999

IL RITORNO DEL DILUVIO

CHRYSOGONE

"Il diluvio sulla terra durò quaranta giorni. Le acque crebbero e sollevarono l'arca sopra la terra".  (Genesi VII, 17)

Abitualmente il Diluvio non appartiene alla visione del mondo contemporaneo. Relegato nella categoria del mito, di cui l'Antico Testamento sarebbe pieno, improntato anch'esso sulle tradizioni sumere anteriori, esso è ridotto eventualmente a un'inondazione locale di cui si trova talvolta l'eco nei popoli. Qui siamo, in effetti, nella concezione del mondo uscita dalla scienza moderna secondo la quale l'uomo discende dalla scimmia dopo una graduale evoluzione e dove la terra non è che un pianeta tra gli altri. L'origine di questa visione del mondo risiede, in particolare, nella volontà deliberata di eliminare il Diluvio universale dalla storia della terra, realizzata specialmente da Lyell (1797-1875) nei suoi Princìpi di Geologia (1830-1833).  A tal fine, egli riprese la tesi dello scozzese James Hutton (1726-1797) che dava una spiegazione della terra sul modello della meccanica di Newton, facendo intervenire due forze contraddittorie e alternate: l'erosione e l'incremento. Nacque così l'uniformitarismo che Lyell perfezionò: le stesse cause agiscono da sempre con la stessa intensità; le forze che si esercitano attualmente bastano a spiegare l'evoluzione della crosta terrestre. Ricordandoci che in inglese "attuale" significa reale, si distinguerà, con lo storico delle scienze R. Hooykaas, l'uniformitarismo come sistema, dall'attualismo che rimanda per di più a un metodo. Questo sistema si oppone al catastrofismo, di cui un eminente rappresentante fu Cuvier (1763-1832), l'autore de Discours sur les Révolutions du Globe (1812), che spiegava la storia della terra in modo discontinuo, cioè con dei cataclismi (tra cui il diluvio). Non solo l'uniformitarismo si oppone al catastrofismo, ma lo squalifica sminuendolo a una "credenza", a un "pregiudizio", secondo i termini propri di Lyell, risultante dal racconto mosaico, a differenza di una scienza "positiva" che si rifà a delle leggi naturali tuttora agenti, il che suppone le lunghe durate, e contribuendo così allo sviluppo della scala stratigrafica. Comunque sia, in seguito alla posizione di Lyell in rapporto all'evoluzione degli esseri viventi, senza le lunghe durate richieste dall'uniformitarismo, la discendenza delle specie per il meccanismo della selezione naturale come la elaborò il suo amico Darwin (1809-1882), era impossibile. Ed è col titolo di geologo che quest'ultimo si imbarcò nel 1831 sul "Beagle", portando con sè il tomo I dei Princìpi di Geologia. E, al suo ritorno, divenne segretario della Geological Society, nel 1837, l'anno in cui si fissò nel suo spirito l'idea dell'evoluzione delle specie. L'idea aveva fatto la sua strada: delle modificazioni progressive del passato bastano a rendere ragione di ciò che si vede oggi.

É così che il diluvio scomparve dai saperi positivi dell'istituzione scientifica. Da un lato, ciò andava  contro l'autorità sacra del Libro della Genesi ridotto sempre più a un "genere letterario", perfino a "un racconto orientale" allorché Gesù stesso aveva dichiarato, parlando di Mosè: "Se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?" (Gv. V,47); e dall'altro andava anche contro i numerosi racconti di popoli molto diversi fra loro. Nel suo Discours sur l'Histoire Universelle, alla fine della prima epoca, Bousset osserva: "La tradizione del diluvio universale si trova in tutta la terra. L'Arca, dove si salvarono i resti del genere umano, è stata da sempre celebre in Oriente, principalmente nei luoghi dove si arrestò dopo il Diluvio. Molte altre circostanze di questa famosa storia si trovano annotate negli annali e nelle tradizioni dei popoli antichi: i tempi concordano, e anche la storia, come meglio non si potrebbe sperare in un'antichità così remota".

Ma dato il peso sempre crescente della scienza e della sua dimensione ideologica nella cultura, la stessa esegesi biblica, nella sua grande maggioranza, prese atto di questo stato del sapere, (con la notevole eccezione dei creazionisti americani H.M. Morris e J.C.Whitcomb che pubblicarono nel 1961: The Genesis Flood. Accettando tutt'al più come storica un'inondazione locale della quale sussistono tracce in Mesopotamia, rilevate dall'archeologia e confermate dai testi sumeri, dimenticando anche che l'universalità del Diluvio è chiaramente affermata dalla Bibbia, si attentava alla sua storicità e alla sua inerranza. Eppure S. Pietro stesso, nella sua seconda epistola (II, 3-6), aveva messo in guardia dai falsi dottori degli ultimi tempi che non considerano come "il mondo d'allora perì, sommerso dal diluvio delle acque"!

Ma in quest'anno 1999, la grande stampa si fa l'eco di un libro di 319 pagine, pubblicato a New York da Simon & Schuster, intitolato: Noah's Flood: the new scientific discoveries about the event that changed history, scritto da due specialisti di geologia marina della Columbia-University, William B.F. Ryan e Walter C. Pitman. Un articolo del Time del I° marzo lo presenta sotto il titolo: Un diluvio di evidenze. Al termine di un'inchiesta pluridisciplinare, i due autori vengono alla conclusione che il Diluvio biblico rinvia a un avvenimento storico reale. Dopo uno studio geologico del Mediterraneo, essi arrivano a pensare che, in seguito a un riscaldamento, le sue acque si riversarono nel Mar Nero che fino ad allora era un lago d'acqua dolce inferiore di 100 metri sul livello degli oceani, come testimoniano i prelievi ottenuti da perforazioni in loco. Questa invasione marina avrebbe, secondo loro 7600 anni fa, costretto i popoli locali a emigrare portando con sè il ricordo di questo avvenimento, dando con ciò nascita al racconto del Diluvio biblico e alla versione mesopotamica contenuta nell'epopea di Gilgamesh. La stampa francese ha ripreso la notizia, e in particolare il giornale Libération, che portò alla nostra conoscenza la testimonianza di un geologo, Gilles Lericolais, anche lui di ritorno da una missione nel Mar Nero dove ha prelevato 37 carote, permettendo la conferma delle analisi dei ricercatori americani. "Qui, io vedo il Diluvio!", dice sorridente indicando una carota. E, più seriamente, questi carotaggi ci permetteranno forse di "..dimostrare che non vi sono tracce di rive successive tra -100 metri e la riva attuale".

Tutti questi scienziati -concordisti senza saperlo- lavorano con tecniche moderne, ma anche con delle rappresentazioni che si iscrivono nella cronologia lunga. Malgrado il titolo aggressivo, noi qui siamo forse più vicini, dopo rettifica delle date, alle modificazioni della scorza terrestre relazionate nel tomo 4 della Géografia... Divina di F. Crombette, e di cui E. Broëns ha fornito una bella spiegazione nel suo notevole opuscolo sugli Argonauti. Bossuet già rimarcava che i Greci confondevano il Diluvio universale con quello di Deucalione. Ciò detto, al di là del carattere ipotetico del procedimento -ma come potrebbero gli scienziati progredire senza ipotesi?- tutto questo si iscrive in una certa forma di catastrofismo, che ridiviene così "attuale", come nel caso dell'esplosione del Monte St. Helen nello stato di Washington nel 1980.

Ma al di là delle informazioni della grande stampa, generalmente più preoccupata dell'effetto mediatico che della ricerca della verità, e più modestamente grazie alla nostra rivista e ai nostri seminari annuali, i "happy few", che sono gli amici dell'opera di Fernand Crombette, conoscono, oltre alla sua opera, i notevoli lavori di Guy Berthault in sedimentologia e quelli della signora Marie-Claire Van Oosterwyck-Gastuche sulle datazioni, che in questi domìni convergono.

Se bisogna rendere omaggio al lavoro da pioniere di Fernand Crombette, che lavorò da solo, per la gloria di Dio, scrivendo quella storia della terra unica nel suo genere che è la Geografia... Divina, tutti questi studi non varrebbero un'ora di fatica se, anche al di là della difesa della storicità dell'Antico Testamento e del senso letterale restaurato, ci facessero dimenticare il senso spirituale, essendo l'Arca figura della salvezza col legno della croce e l'acqua del battesimo.

"Tutta la Scrittura divina non è che un solo libro, e questo solo libro è il Cristo, giacché tutta la Scrittura divina parla del Cristo e si compie nel Cristo" ricordava Hughes de Saint-Victor (De Arca Noe, 2,8). E in questi tempi di "disorientamento diabolico", meditiamo l'atteggiamento di Noè, di cui Bossuet diceva: "Dio, prima di salvarlo dal diluvio delle acque, l'aveva preservato con la sua grazia dal diluvio dell'iniquità". E non dimentichiamo l'avvertimento di Nostro Signore: "Sorgerà un gran numero di falsi profeti, che sedurranno molti. E poiché l'iniquità sarà aumentata, la carità di molti si raffredderà. Ma chi persevererà fino alla fine, sarà salvo". (Matteo, XXIV, 11-13).