Dalla rivista Science et Foi – anno 1994


HAECKEL E L' ABORTO

Dominique Tassot

Prima si parlava di aborto, ora ci si parla di interruzione di gravidanza. Dietro questo cambiamento di parola si dissimula un salto concettuale. Nel primo caso, il bimbo che deve nascere resta il soggetto: si rievoca il bimbo abortito; nel secondo, la madre diviene il solo soggetto: come se il feto, spogliato di ogni personalità, non fosse più che un "prodotto" del corpo femminile.

Ora, stranamente, misteriosamente, alcune settimane più tardi il feto acquisterebbe lo statuto di essere umano, di fanciullo che deve nascere protetto dalla legge, come lo era già nella Roma pagana dove il fanciullo poteva ereditare prima di nascere. Questo brusco cambiamento di statuto sembra ancora più stupefacente se si nota che il numero di settimane di gestazione, che fa dell'aborto un infanticidio, varia da un paese all'altro, prova del carattere arbitrario della frontiera posta dai rispettivi legislatori. Frontiere molto fittizie in effetti, poiché il feto è rimasto lo stesso: egli non fa che svilupparsi seguendo le istruzioni contenute nei suoi cromosomi, senza che un intervento esterno venga, all'interno dell'utero, a creare un "prima" e un "dopo" oggettivi.

Ecco ora che un comitato dei NIH (Istituti Nazionali della Salute), negli Stati Uniti, dichiara "all'unanimità " che i giovanissimi embrioni "non hanno lo stesso statuto morale dei neonati e dei bimbi"(1).  Di conseguenza, il comitato stabilisce che la ricerca sugli embrioni umani è accettabile fino al 14°giorno dopo la fecondazione(2). Questo comitato è stato riunito su richiesta di Bill Clinton, non v'è dubbio che una legge è già pronta, e non attende che questo avvallo degli uomini di scienza per essere sottoposta al voto.

La stessa questione si pone ancora qui: come si può stabilire una differenza di natura tra l'embrione di 14 giorni e lo stesso embrione al 15° giorno? Come vedere una discontinuità in questi processi di evoluzione continua? Certo la moltiplicazione e la differenziazione cellulare modificano l'organismo ad ogni istante... ma ciò avviene ad ogni età della vita: le nostre cellule non cessano di rinnovarsi, senza che per questo noi cessiamo di essere noi stessi. É d'altronde questa identità attraverso delle modificazioni che caratterizza l'essere vivente, che lo distingue dall'essere inerte.

Questo, i membri del Comitato dei NIH lo sanno molto bene: sono uomini di scienza, medici o biologi, le cui alte competenze sono state richieste per arbitrare questo punto dello "statuto morale" (sic) dell'embrione. Questi uomini sanno dunque perfettamente che le metamorfosi del girino non danno nascita a degli esseri durevoli e indipendenti, ma hanno per unico e ineluttabile fine il compimento della "forma" rana a partire da un uovo già identificabile come della specie delle rane. E lo sanno tanto più oggi che questo processo di morfogenia ha beneficiato dei rapidi progressi della biologia e in particolare della scoperta dell'apoptosi (dal greco img: respingere, rigettare): morte programmata di certe cellule affinanti il disegno di ciascun organo a partire dagli abbozzi embrionari. La natura -cioè Dio- agisce qui come scultore, formando, per esempio, la mano a partire da una specie di muffola, poi cesellando le dita per eliminazione: delle cellule speciali, i fagociti, raccolgono e digeriscono i frammenti delle cellule la cui apoptosi era stata programmata.

Più che mai, appare con evidenza che niente si aggiunge all'embrione per modificarne la natura, per interrompere la continuità del suo sviluppo, per farlo assomigliare, foss'anche per un solo momento, ad altro che non sia lui stesso.

Quando l'embrione umano raggiunge la taglia di un fagiolo, si forma un ammasso cellulare che, a prima vista, fa pensare a una coda. Haeckel, con la sua legge biogenetica (l'ontogenesi riproduce la filogenesi), vi vede la prova che il "phylum" umano era transitato per uno stadio di rettile e poi di mammifero a coda: l'organo "transitorio" ne avrebbe costituito il ricordo;... ora, questo ammasso cellulare, lo si constata ormai dotato di una funzione ben precisa: esso dà nascita alla gambe, scindendosi per apoptosi.

Come dunque affermare ancora una discontinuità obiettiva e sostanziale nel corso dello sviluppo embrionale? Con l'apoptosi, sembrerebbe che un colpo finale sia stato portato alle fantasie di Haeckel ... e tuttavia gli "esperti" del NIH vogliono persuaderci che un uovo umano non diverrà umano che al termine di 2 settimane? Come spiegare questo paradosso?

La risposta è semplice: questi occhi che percepiscono una discontinuità nel continuo sono gli stessi che vedono una continuità nel discontinuo. Lo spirito falsato dalla visione evoluzionista del mondo fa sì che i nostri biologi immaginino una continuità storica (la filogenesi) tra delle forme viventi ben distinte, per esempio la scimmia -praticamente priva di faringe- e l'uomo, che parla. Essi hanno posto come principio fondatore della loro scienza un fenomeno che non è mai stato constatato: l'apparizione di organi nuovi. Essi perdono così nello stesso tempo il senso dell'essere e il primo gradino della scala che conduce alla verità: il principio di identità (ciò che è è; ciò che non è non è). E nell'evanescenza risultante tutto diviene possibile, tutto diviene credibile. L'audacia del pensiero non è più guidata da regole logiche; si viene a confondere la deduzione e l'induzione, il necessario e il possibile, il concepibile e il dimostrato. Poiché la discendenza trascina generalmente la rassomiglianza, si finisce per credere che la rassomiglianza (anche superficiale) dimostra la discendenza.

Così, lungi che la legge biogenetica di Haeckel sia infine scartata per l'accumulo di tante prove contrarie da più di un secolo(3), essa continua a guidare gli spiriti: la sua autorità resta sufficiente per troncare la più grave delle questioni poste sopra, quella che decide della vita o della morte di un essere umano. Noi sottostimiamo dunque l'errore di Haeckel perché non lo condividiamo! Haeckel non era solo un uomo di scienza - di una scienza basata d'altronde sulla frode(4) - era anche il profeta di una nuova religione, il "monismo", degno intermediario tra il panteismo di Lamarck e quello della New-Age. Egli dichiarava a Berlino, nell'aprile del 1906: "Il nostro Dio monista, in quanto essere universale, abbracciante tutto il cosmo - il "Dio natura" di Spinoza o di Goethe - è identico all'energia eterna che anima tutte le cose, e lungi dall'essere estraneo o ostile alla materia, che riempie lo spazio, cui è unito per formare con essa la sostanza eterna e infinita, Egli "vive ed esiste in tutte le cose", come dice il Vangelo"(5)... "Si può dunque definire Dio la somma infinita di tutte le forze, o la somma di tutte le forze atomiche e di tutte le vibrazioni dell'etere cosmico".

Haeckel cita qui il Vangelo solo per meglio rifiutare l'idea di un Dio personale, creatore e modello dell'uomo, che costituisce come la sostanza del cristianesimo. Egli oppone alla "morale rivelata", una "morale dimostrata" dalla scienza. "La costituzione della religione e della morale nuova sarà l'opera dei secoli. Non v'è religione o morale che si sia formata diversamente", aggiunge. "L'evoluzione si farà con la discussione e sotto la pressione delle verità nuove scoperte dalla scienza".

Oggi, in cui l'impedimento all'aborto è trattato come un delitto, si leggerà con più attenzione questo annuncio di un'opposizione ineluttabile tra la "scienza" evoluzionista e la nostra religione: "Qui il conflitto non è più tra delle astrazioni. Sono gli atti stessi della vita umana, gli atti quotidiani che sono differentemente giudicati, virtuosi o perversi, prescritti o proscritti, secondo che si aderisca alla morale rivelata o alla morale dimostrata".

A quelli che obiettavano la necessità di una religione per il popolo, accanto ad una riservata alle "élites" e che Einstein chiamava "la religiosità cosmica"(6), Haeckel rispondeva con una forza perentoria che dà oggi da pensare: "La sola religione che resta quasi intatta di fronte alle rivelazioni della scienza è l'islamismo, ed è lecito chiedersi se, in un futuro poco lontano, le masse cristiane non andranno verso l'Islam, mentre le classi istruite si eleveranno a delle concezioni religiose di ordine più elevato. E' una grande forza per l'islamismo quella di essere liberato dalla cosmogonia mosaica, esempio di grande antropomorfismo divino, e di respingere l'intervento del soprannaturale per rimettere la direzione dell'universo a una specie di determinismo ben simile a quello della scienza"(7).

Alcune di queste citazioni fanno vedere tutta la statura di Haeckel. L'uomo era al cuore della questione: egli misurava le poste e identificava gli avversari. Così la sua stessa legge è un ingrediente costitutivo della modernità; la nostra società non potrebbe giudicarla senza ricredersi. Se si cessa di unire l'uomo al Dio rivelato, non resta più che l'animale per rendere conto della nostra origine.

Abbandonando l'essere umano più piccolo ai capricci degli sperimentatori, i nostri legislatori non fanno che portare a termine ciò che era in germe nella legge di Haeckel: stabilire tra l'uomo e l'animale una semplice differenza di grado laddove Buffon o Rousseau percepivano ancora una differenza di natura.

Così tutto combacia; il combattimento per la morale rivelata e il combattimento per la verità scientifica non sono che due aspetti di una sola e stessa lotta contro questa disumanizzazione della Terra alla quale Satana consacra il breve tempo che gli è accordato. Più precisamente, la legalizzazione dell'aborto e l'evoluzionismo si mostrano tanto strettamente legati che cederanno insieme, nell'ineluttabile scuotimento di una società costruita sulle sabbie mobili della ragione umana: in effetti "se il Signore non costruisce la casa, invano faticano quelli che vi lavorano" (Salmo 127,1).


1 - Présent, 8 dicembre 1994.
2 - Certo, il 15° giorno segna una tappa nello sviluppo dell'essere umano con l'apparizione della "linea primitiva" che è l'inizio del sistema nervoso centrale (SNC). Ma l'annidamento al 6° giorno, con l'inizio dell'alimentazione tramite il sangue della madre attraverso la placenta, segna una tappa dello sviluppo ancora più vitale. Ci si potrebbe riferire ad altri cento stadi dello sviluppo ben definiti (apparizione del cuore, o delle ossa, o degli occhi, etc..) senza fare apparire pertanto una discontinuità della natura nel corso della vita embrionaria. Ciò che predica per il 15° giorno (piuttosto che il 6° o il 2° o il 30°) sembra molto più semplice: con la scissione del disco embrionale, verso il 15° giorno, la clonazione diviene impossibile; le manipolazioni genetiche perdono allora ogni interesse, e i ricercatori del NIH possono senza rimpianto abbandonare l'embrione allo "statuto morale" di essere umano. Da ciò le giustificazioni teoriche, considerazioni utilitarie che hanno giocato: l'avviso degli studiosi, ed è del tutto naturale, corrisponde a ciò che essi auspicano.
3 - Rileggere su questo argomento J.V. Collyer, "LA THÉORIE DE LA RÉCAPITULATION: 5 THÈSES RÉFUTÉES ("SCIENCE ET FOI" N° 29, 1993, PP.37-39)
4 - cfr. "SCIENCE ET FOI", n° 29, pp. 40-41.
5 - Ernst Haeckel. RELIGION ET EVOLUTION. Tre conferenze fatte a Berlino il 14-16-19 aprile 1906, Parigi, Schleicher, s.d., p.113.
6 - A. Einstein. "COMMENT JE VOIS LE MONDE", Paris, Flammarion, 1994. pag. 34.
7 - E. Haeckel. "LE MONISME", op. cit. pag. 6.