Dalla rivista Science et Foi – n° 99 anno 2011

Pescando negli archivi ...

Noël DEROSE

Noi conosciamo alcuni membri o simpatizzanti che hanno studiato i due volumi dell'opera di Fernand Crombette "Il vero volto dei figli di Heth". Un primo studio era stato fatto dal nostro amico, molto attivo, Emile Mugnier († 1995). Abbiamo appena ritrovato la bozza del suo studio del quale avevamo utilizzato un diagramma in altri libri e quaderni.

I "Figli di Heth" è un'opera, vero aiuto per difendere l'opera egittologica di Crombette. Egli vi ricava 4 liste di iscrizioni che si confermano reciprocamente, ma soprattutto provano l'esattezza della sua storia dell'Egitto. Non possiamo far di meglio che incitare a leggere questi volumi che, purtroppo, esistono soltanto in fotocopia1 e questo rende la lettura un po' più difficile.

Il titolo che il nostro amico aveva dato al suo lavoro era:

Leggendo  "Il vero volto dei Figli di Heth" o "Come i re ittiti confermano la Bibbia".

Gli studiosi, trascurando i dati presenti nella Bibbia, sono stati molto sorpresi di scoprire un po' per volta l'esistenza di un grande popolo che, fra gli autori Antichi, Mosè era stato il solo a menzionare. Si trovano le prime tracce degli Ittiti in alcune iscrizioni egiziane del XIV e XII secolo a.C.; poi in testi assiri dal XII al VII secolo. Si erano scoperti anche dei monumenti sporadici con iscrizioni geroglifiche di un tipo molto particolare in special modo in Asia Minore, dapprima a Ivriz (1737), poi in Siria del Nord, a Hamath nel 1812, e a Djerablous molto più tardi.

Ma il grande centro delle scoperte ittite fu Bogazkoi (Boghaz-Keui) dove si trovarono, in numero considerevole, le tavolette cuneiformi, scritte talune in accadico, e altre in una lingua sconosciuta alla quale si credette di riconoscere un carattere indoeuropeo. L'attenzione fu, di conseguenza, concentrata su questo punto settentrionale, tanto più che gli archivi decifrati rivelavano i nomi di tutta una serie di re ittiti che si interrompeva bruscamente verso il 1200 a.C.. Attorno a questa capitale distrutta si formularono svariate ipotesi per tentare di spiegare l'origine e lo sviluppo del popolo ittita.
 
Tuttavia la Bibbia ci parla, a più riprese, sia di figlie di Heth, sia di Etèi. Nella Genesi (XXVII-46), Rebecca dice ad Isacco: “Ho disgusto della mia vita a causa di queste donne hittite: se Giacobbe prende moglie tra le hittite come queste, tra le figlie del paese, a che mi giova la vita?" Essi si trovano a Bersabea nel sud di Canaan.

Al capitolo XXVI, v. 34, è detto: "Quando Esaù ebbe quarant’anni, prese in moglie Giuditta, figlia di Beerì l’Ittita, e Basmat, figlia di Elon l’Ittita". Al capitolo VII del Deuteronomio, si parla di Etèi.

Nel secondo libro di Samuele, cap. XI e XII, è fatta menzione di Uria l'Ittita, la cui moglie Betsabea fu desiderata da Davide, e divenne la madre di Salomone. Nel primo libro dei Re, cap. XI, è detto che Salomone, tra sue numerose mogli, aveva delle Etèe. Anche Mosè ne parla. Chi erano questi Ittiti? Ci erano noti gli Egiziani, i Babilonesi, gli Assiri; ma degli Ittiti, fino a poco tempo fa, mistero.

Ma un oscuro studioso stava per risolvere la questione: Fernand Crombette.

Egli, che nelle sue scoperte precedenti si era sempre lasciato guidare dalla Bibbia, la riprende, in effetti, anche qui, dove  si dice che al capitolo V della Genesi, versetto 32, è scritto che Noè generò tre figli: Sem, Cam e Jafet. Dopo la costruzione non terminata della Torre di Babele, nel -2198, i Popoli si dispersero. Jafet partì verso l'Ovest dell'Eufrate, Sem nei dintorni dell'Eufrate a Est, e Cam e la sua posterità discesero nel Sud.

Crombette proverà dunque a tradurre i geroglifici ittiti con il copto come aveva fatto per quelli egiziani e cretesi, poichè, dalla storia egiziana, aveva appreso che il copto era la loro lingua, ossia quella dei figli e dei nipoti di Cam. Egli pensa che vi sono buoni motivi per ammettere che Heth e suo figlio, nipoti di Cam, parlavano una lingua, se non copta, almeno molto simile al copto. Dalla storia egiziana aveva inoltre imparato che gli scritti dei popoli attorno al Mediterraneo avevano le loro fonti in Egitto e si leggevano come l'egiziano, dunque col copto. Egli non si nasconde che tra le due lingue, copta ed ittita, malgrado la loro stretta parentela, ci possono essere delle varianti dialettali. Ma siccome non ha alcun mezzo certo per determinare queste variazioni, preferisce trascurarle e cercare di tradurre col suo metodo. Riesce così a scoprire 4 liste differenti di Re che forniscono la storia di questo popolo con tanto di date.

Crombette sà, dai suoi precedenti lavori che, tra i figli di Cam, Misraim e i suoi figli si installarono in Egitto, e Chanaan e i suoi famigliari nell'attuale Palestina (da Gaza a Sidone, l'attuale Saïda). Tra i figli di Chanaan, Heth occupa la parte sud del paese. Apprenderemo anche che queste divisioni furono approvate dallo stesso Noè.

A causa di sopraggiunte difficoltà in Egitto, Ludim, figlio di Misraim, caccia Heth, figlio di Chanaan, dal territorio che occupa al sud della Palestina, e vi prende il suo posto. Heth e i suoi èrrano senza patria. Ma Cam ne ha pietà e lo installa come Sovrano di tutti i Cananei, a Djerablous. Questo fatto è accettato da Chanaan e constatiamo la cosa notevole seguente: queste liste di re vanno da Cam, dal -2198, passando per Heth e i suoi discendenti fino al 750 a.C., dove l'ultimo re scompare sopraffatto dalla potenza dell'Assiria.

Noi lo sappiamo, tra l'altro, da un monumento particolarmente notevole che si trova a Est di Antiochia, al centro della carta ittita, a Djerablous. Esso offre dei geroglifici particolarmente ben conservati e leggibili.

Secondariamente, i geroglifici ci rivelano che gli Ittiti regnarono, da Djerablous, non soltanto sulla Turchia, ma anche su quasi tutto il Medio Oriente, e, successivamente, divennero anche Faraoni dell'Egitto e governarono il mondo intero dell'epoca. Così Giuseppe, figlio di Giacobbe, governerà sotto Apofis il grande, che era un faraone ittita o Hyksos.

Crombette, abbordando la traduzione dei geroglifici ittiti, scopre la genealogia dei numerosi re espressa in 4 modi diversi. Ogni espressione rappresenta gli elementi rilevanti della vita di ciascun re. E la sorpresa è notevole, poiché queste genealogie cominciano con Cham, primo re, Chanaan, secondo re, e Heth, terzo re e i suoi discendenti.

Le traduzioni si confermano con i loro corollari in egiziano o in assiro. La rivelazione di queste vite di re, che F. Crombette ha potuto datare, è dovuta al fatto che la tradizione voleva che i fatti significativi avvenuti durante il loro regno fossero celebrati ogni 100 anni. Ed è così che i nostri re hanno, tra gli altri, celebrato i centenari della fine del Diluvio, a partire dal secondo, -2147 fino al sedicesimo, -747; ed i centenari della morte di Noè, -1997, a partire dal secondo, -1797 fino al dodicesimo, nel -797. Essi festeggiavano anche i centenari della morte di Cam, di Chanaan, e dello stesso Heth, -2121, fino al -921; della fondazione del porto di Tiro da parte di Seth, ecc.…

Molto spesso, queste celebrazioni rendevano omaggio al Dio eminente che aveva liberato Noè dal Diluvio; ecco alcuni esempi di queste traduzioni:

Il 7° re (dal -2147 al -2127) al 2° centenario della fine del Diluvio: "Il signore di Djerablous, adoratore del Dio che ha liberato Noè dell'acqua in questo anniversario". E questo quando Noè era ancora in vita.

Il 19° re (dal -1950 al -1935): "Il signore di Djerablous, rampollo dei grandi dèi, Signore del gregge degli adoratori di questi dèi, grandi tra i grandi dèi, ha celebrato la morte del figlio primogenito (Cham) del primo dei vignaioli (Noè), ed ha fatto un sacrificio nel tempio al Signore, Primo degli dèi, Noè e i suoi figli che sono stati salvati dell'acqua che il Dio eminente aveva fatto cadere dall'alto".

Questo centenario avviene dopo la morte di Noè (-1997), e prima della nascita di Abramo (-1945). Dio ha dovuto parlare ad Abramo soltanto verso il -1870, quando aveva 75 anni, e lasciava Haran (Gen. XII-v. da l a 5).

Il 50° re (dal -1455 al -1439):
"… mentre le acque superiori distruggevano la razza umana condannata, Noè, il molto giusto, applicato ad onorare Dio, ed i suoi tre rampolli erano salvati dall'acqua dal Dio eterno. Il rampollo dei signori di Djerablous, il capo dei preti ha fatto un sacrificio ai capi iniziali".

A quest'epoca erano 208 anni che gli Ebrei erano entrati in Egitto, e 143 anni che Giuseppe, viceré, era morto.

E come dice F. Crombette, è bene far osservare che il nostro re sà molto bene che, se Noè è stato salvato dal Diluvio distruttore dell'umanità colpevole, è perché era zelante per il vero Dio, il che non impedisce a lui e all'umanità quasi intera, di adorare ancora uomini divinizzati. Ma l'autore trova ancora altri riferimenti che riguardano il culto del vero Dio.

Così il 38° re regnante dal -1647 al -1631 dice:

"… essendo Noè e i suoi figli stati salvati dell'acqua caduta dall'alto dal Dio eminente, il re, capo dei sacerdoti, ha fatto un sacrificio al Signore iniziale, al Primo degli dèi, al Signore delle regioni inferiori e superiori, al Dio che ha salvato Noè, e similmente i suoi rampolli legittimi che hanno generato i re dei re".

Questo 38° re era vassallo di Apofis il grande, faraone d'Egitto, del tempo in cui Giuseppe governava.

Il 59° re (dal -1318 al -1295) scrive: "L'adoratore del Dio che ha salvato Noè e i suoi figli dalla grande acqua…". Erano passati un po' più di 300 anni da che gli Ebrei erano in Egitto.

Il 63° re (dal -1247 al -1225) riferisce: "Il Signore di Djerablous, adoratore del Dio a cui Noè fa un sacrificio alla sua uscita dai flutti". Questo re ha regnato mentre gli Ebrei erano ancora in Egitto, appena prima dell'Esodo del -1226.

Si vede dunque che il culto del vero Dio è continuato dopo Noè anche al di fuori della linea di Abramo, tra gli Ittiti. È dunque provato, contrariamente a tutta la filosofia inglobante Pietre Vive, che non sono gli Ebrei che, soli tra i pagani, hanno concepito un Dio unico, il che ci dice che il culto del vero Dio è continuato, dopo Noè, anche tra i non semitici. Le celebrazioni dei re ittiti lo provano, ma anche la Bibbia lo prova: "Melchisedech, re de Salem, prete dell'Altissimo, che porta del pane e del vino, benedice Abraham … (Gen XIV v.18)" idem al capitolo XX, v. 1 a 18, da cui risulta che Abimelech teme il vero Dio.

D'altra parte, prima che Dio parlasse ad Abramo, il culto al vero Dio aveva già corso tra i semitici, poiché nella Genesi, al cap. XXXI, v. 53, Labano dice a Giacobbe: "… che il Dio di Abramo, il Dio di Nachor, ed il Dio dei loro padri sia giudice tra noi."

Per quanto riguarda Abramo, Dio ha fatto specialmente alleanza con lui e la sua posterità da cui sarebbe nato il Salvatore.

Ma, ripetiamolo, il culto del vero Dio continuò dopo Noè e prima di Abramo.

Ora che conosciamo le date degli eventi che ci interessano a partire dal Diluvio, le abbiamo presentate sotto forma di grafico, e la nostra sorpresa è stata grande nel constatare che soltanto 52 anni separano la nascita di Abramo dalla morte di Noè, e di osservare anche che Sem, figlio rispettoso di Noè, visse 100 anni contemporaneamente ad Abramo (cliccare per ingrandire)

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È difficile pensare che Abramo non abbia conosciuto dei personaggi che  avevano incontrato Noè. Quando Abramo aveva 20 anni, erano passati solo 72 anni dalla morte di Noè. Anche 2 la generazione di adulti attuale ha conosciuto quelli che hanno partecipato alla guerra del 1914… Quindi, dei personaggi hanno potuto ugualmente essere in relazione allo stesso tempo con Sem e Abramo nel corso dei 100 anni della loro esistenza comune.

La grafica, e gli elementi che ci hanno permesso di costruirla, in particolare la celebrazione dei centenari della fine del Diluvio e della morte di Noè, ci indicano:

Fine del Diluvio -2347
1° centenario non menzionato
2° centenario -2147
3° centenario -2047
Morte di Noè -1997

Siamo obbligati a constatare che il secondo e il terzo centenario della fine del Diluvio furono celebrati dal 7°, 12° e 13° re ittita di Djerablous con Noè vivente. Si trattva di feste grandiose che duravano molti giorni. Noè ne aveva certamente sentito parlare…

Dunque abbiamo appena preso conoscenza degli eventi di un periodo storico preciso e datato a partire dal Diluvio. Abbiamo in questi geroglifici una cronologia esatta dei re e degli avvenimenti che hanno segnato le epoche delle loro sovranità. Molte di queste sono riportate da testi egiziani ed assiri. Non vi è dunque ragione di mettere in dubbio queste traduzioni che si sostengono a vicenda. Ma cosa provano esse? La veridicità della storia del Diluvio, e dell'esistenza di Noè, di Cam, e di Chanaan. Ci provano inoltre l'esistenza di un culto al Dio eminente che salvò Noè e la sua famiglia dal Diluvio, anche da parte di un popolo che, pur adorando altri dei, sà bene la differenza tra il Dio vero e quelli che sono gli antenati o personaggi importanti divinizzati.

Per contro, i Sumeri, ripresi in seguito dai Babilonesi, ci hanno lasciato dei testi di cui uno in particolare, l'epopea di Gilgamesh, fa intervenire gli dèi in una storia in cui possiamo riconoscere la Creazione e il Diluvio.

Ignorando altri elementi, come la traduzione dei geroglifici ittiti di Djerablous, molti autori, e al loro seguito i nostri esegeti moderni, osano affermare che è per l'influenza dei Cananei, in relazione con Sumeri, o anche dai Babilonesi, che gli Ebrei hanno scritto la storia della creazione e del Diluvio. Essi osano inoltre dire che solo gli Ebrei hanno saputo, partendo dalle credenze dei pagani che li circondavano, arrivare alla nozione del Dio unico. Le traduzioni di Fernand Crombette provano il contrario.

E questi geroglifici di un popolo che non è Ebreo confermano la veridicità della Bibbia.

Tarkondemos
il sigillo di Tarkondemos

Incitiamo i nostri lettori a leggere questi due volumi "Il vero volto dei figli di Heth". Oltre a quello che Emile Mugnier ci cita qui, questi volumi contengono altre scoperte di Crombette. Senza andare nel dettaglio poiché occorrerebbero molti numeri della nostra rivista per divulgarli, l'autore scopre il nome del re che ha creato "il sigillo di Tarkondemos" sulla quale si trovano dei geroglifici ittiti circondati da una scrittura cuneiforme. Molti specialisti hanno provato, senza successo, a tradurre questo sigillo. Noi pensiamo che, anziché considerare la lingua e la storia ittita come "riserva di caccia", gli scienziati farebbero avanzare la storia e la conoscenza di questo popolo leggendo, anch'essi, questi volumi di Crombette.

Il primo volume comprende d'altronde una tavola dei geroglifici ittiti con la loro lettura e con rinvio alle pagine dove Crombette spiega questa lettura. Vi si trova la lista dei Re di Djerablous, a partire da Cam (nel -2647) fino all'ultimo re nel -717. Questo volume comprende anche un'aggiunta che spiega come leggere l'etrusco. Crombette crede, con l'esempio di una sua traduzione, che è possibile tradurre l'etrusco in modo serio e vero, appoggiandosi su principi semplici e solidi con la trascrizione in lingue ben note e non forgiate per la circostanza.

Oltre al grande bassorilievo dell'epoca di Salmanasar V, studiato nel primo volume, che egli chiama la lista A, Crombette studia tre altre liste che chiama B, C, e D. Le liste genealogiche del LXXXIII re, B e C cominciano con l'ultimo re (dal -927 al -911). L'autore tratta la lista D a parte poiché vi sono delle rettifiche da apportare. Egli dà la sua ragione in rapporto alla lista A. Del resto, la prima linea dell'iscrizione della lista D è cancellata. Se nei due volumi si dilunga con le spiegazioni ragionate della traduzione segno per segno, Crombette fa alla fine del volume il riassunto, più facile da leggere, della storia degli Ittiti nel capitolo "Breve Storia degli Ittiti". E Fernand Crombette porta a termine questo secondo volume con una tavola della lista dei re de Bogazkoi (dal -1800 al -1226).


1 Questo vale per la versione francese, ma non per quella italiana.

2 E. Mugnier scriveva questo nel 1985.