Da una Conferenza del CESHE-France

L' ORIGINE  DELL' UOMO  SECONDO  LA  GENESI

dallo studio di FERNAND CROMBETTE

La concezione delle origini proposta dagli scienziati attuali, recepita dalla quasi totalità dei media e insegnata quasi ovunque, è quella del Big Bang e dell'origine evoluzionistica di tutti gli esseri viventi ivi compreso l'uomo. Questa visione è puramente materialista e radicalmente opposta a quella della Sacra Scrittura come appare nella Genesi. Secondo la Genesi, Dio ha creato l'universo e tutto ciò che contiene per amore e per associare degli esseri liberi alla sua felicità: gli angeli e gli uomini. Creò una prima coppia umana in uno stato di perfezione, di immortalità corporale e di pienezza di grazia, in un luogo di delizie chiamato Paradiso terrestre e la sottomise ad una prova: la proibizione di mangiare del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male. Purtroppo i nostri progenitori trasgredirono quest'ordine - fu il peccato originale - ed essi conobbero la disgrazia, il lavoro faticoso, la malattia e la morte. L'incarnazione della Seconda Persona della Santa Trinità ed il Suo sacrificio della croce aprì di nuovo all'uomo le porte del Paradiso, riscattando così l'uomo dal peccato originale e, in anticipo, dai peccati personali. Nostro Signore fondò la Chiesa per proseguire la Sua opera. 

Oggi voglio presentarvi quello che l'opera di F. Crombette, con la sua lettura del testo mosaico della Genesi mediante il copto, ci apporta sulla questione delle origini particolarmente in rapporto alla visione creazionista classica fondata sulle traduzioni abituali della Bibbia: sono essenzialmente delle luci sul quadro della preistoria e sui primi uomini. La parola preistoria è una parola moderna che è associata ad una concezione evoluzionistica delle origini e a una negazione dei primi 11 capitoli della Genesi che raccontano la vera storia della creazione dell'universo, delle piante, degli animali e della coppia umana originaria, della sua caduta, degli uomini antidiluviani, del Diluvio, del ripopolamento della terra con la famiglia di Noè, e della confusione delle lingue quando gli uomini insorsero di nuovo contro Dio volendo edificare la torre di Babele. È importante notare, come ha raccontato Henri Lüken nel suo magistrale libro "Le tradizioni dell'umanità", (libro che Crombette aveva nella sua biblioteca e del quale si può averne una fotocopia dalla segreteria del CESHE) che le tradizioni di tutti i popoli non sono altro che delle deformazioni dei primi undici capitoli della Genesi e confermano che il racconto mosaico costituisce proprio la vera descrizione delle origini ispirate dallo Spirito Santo.

Crombette, che all'inizio della sua opera si era impegnato a dimostrare che la deriva dei continenti era avvenuta al momento del Diluvio universale e ad armonizzare, come chiedeva il Papa Pio XII, la storia del popolo ebreo con quella degli altri popoli del Medio Oriente, aveva scoperto due iscrizioni geroglifiche, l'una cretese e l'altra egiziana, che raccontavano il funerale del patriarca Giacobbe, condotto da suo figlio Giuseppe, in termini che le traduzioni abituali della Bibbia ignoravano: vi trovò infatti il racconto di un doppio miracolo operato da Giuseppe, sia all'andata che al ritorno del suo tragitto verso il paese di Canaan, per far attraversare all'asciutto il convoglio funebre che era impedito dal fiume Arish (che fa la frontiera dell'Egitto) fermandone lo scorrimento dell'acqua. Stupito da questa discordanza e colpito dal poco significato del passaggio corrispondente della Vulgata, Crombette provò a leggere questi versetti della Bibbia ebraica come se fossero stati parlati in copto, lingua che aveva già utilizzato per tradurre tante iscrizioni geroglifice egiziane, cretesi, ittite ed altre, e che era la lingua nella quale Mosé era stato allevato. Il racconto del doppio miracolo apparve allora anche nella lettura del testo biblico, e costituì per Crombette un'illuminazione che gli fece ritradurre con lo stesso metodo i primi undici capitoli della Genesi ed anche altri versetti sparsi. Ottenne allora delle precisazioni che i Padri della Chiesa non conobbero e che appianano alcune difficoltà che poneva la traduzione di cui disponevamo e che sono in accordo con le osservazioni degli scienziati degli ultimi secoli. Bisogna dire che S. Agostino nelle sue Confessioni, e San Tommaso nella sua Summa Teologica, non escludono la pluralità dei sensi letterali in un testo che è ispirato dallo Spirito Santo. Pur trattandosi di una novità rispetto alla Tradizione, essa non è esclusa dai due prìncipi della teologia. Tuttavia, come ho già detto nella mia conferenza su Creta, e come Crombette aveva fatto da vivo, noi ci sottomettiamo fin d'ora al giudizio della Chiesa.

Quando si legge il trattato di S. Agostino, La Genesi alla lettera, ci si rende conto che egli incontra molte difficoltà nel suo commento letterale della Sacra Scrittura. Per esempio la creazione della luce prima di quella dei due grandi luminari, quella del firmamento sotto le acque, etc...  Queste difficoltà spariscono con la lettura di Crombette mediante il copto, anche se il suo testo non ha la bellezza letteraria del testo della Vulgata.

Dividerò la mia esposizione in due parti: la prima, più arida, sulla Preistoria, con la Creazione, l'anello acqueo nel cielo, il paradiso terrestre, poi le glaciazioni, conseguenze del peccato originale, e la deriva dei continenti al momento del Diluvio; la seconda, più incisiva, sui primi uomini della preistoria: Adamo ed Eva, i loro discendenti antidiluviani, la famiglia di Noè sopravvissuta al Diluvio universale nell'arca, poi il ripopolamento della terra dal Monte Ararat, fino all'episodio della Torre di Babele con la confusione delle lingue.

Il primo versetto della Genesi risponde chiaramente alla questione dell'origine dell'universo ed è formalmente opposto al Big-Bang: "Avendo in primo luogo posto la forma esemplare, Quello Che, al principio, ha immaginato di fare le cose dell'alto e le cose del basso, fece con la Parola il sistema che è disposto sospeso in movimento circolare intorno ai cieli, in seguito il sistema che si mantiene sotto, la terra strappata dal sole".

Questo versetto mostra che l'universo è l'oggetto di un piano divino da parte di un Essere Che è Amore e che non può che concepire un universo pieno di bellezza e di armonia. La Creazione avviene per tappe successive: per prima la Galassia, poi il sistema solare distinto, ed in particolare la terra uscita dal sole con un processo che lo studioso Lenicque ha riprodotto in laboratorio facendo girare una sfera pastosa in un liquido di stessa densità e collocata al centro dell'universo, come insegna tutta la tradizione ebreo-cristiana. Infatti è sulla terra che si è incarnato il Figlio di Dio e che abitano gli uomini creati a Sua immagine.

Il secondo versetto indica la forma della terra: "Questa, uscita dal sole, era costituita in forma generica di globo". La terra non è dunque una sfera regolare: è piriforme, e il culmine della pera, dopo essersi spostato varie volte come vedremo più avanti, si trova attualmente sotto l'Himalaya.

Riprendiamo il seguito: "Essa mancava di limiti, delle cose che vi stanno sopra; era in un stato di denudamento. Le tenebre erano inizialmente sul grande mare riunito, molto fortemente agitato in ogni senso dai venti". Questo significa chiaramente che nel suo stato iniziale la terra era ricoperta interamente dall'acqua.

ll versetto 6 è il seguente: "Oltre alle parole proferite anteriormente, Dio concepì di nuovo di lanciare una parola per far ruotare in alto un velo anulare come una fascia vischiosa, facendo sollevare le acque profonde come un impasto, innalzandole e facendole salire finché il moto le avesse allargate e liberate proiettandole; esse avrebbero così protetto dal caldo eccessivo e dato un arcobaleno variopinto. In tal modo, una parte delle acque sarebbe stata separata dall'altra parte delle acque quando queste avrebbero cessato la loro azione."

Che spettacolo meraviglioso doveva essere questo arcobaleno permanente, e quale dolce clima Dio, nella Sua bontà, aveva preparato per gli uomini che sarebbero stati più tardi i re della terra! Le acque dell'alto sono quelle che si abbatteranno sulla terra al momento del Diluvio, e le goccioline dovevano mantenersi nell'alta atmosfera allo stesso modo dei satelliti lanciati dagli uomini, cioè per l'azione della forza centrifuga. È quello che indica il versetto seguente: "Ruotando su sé stesso, il velo anulare restava sospeso grazie alla forza centrifuga che si esercitava sulle goccioline".

Il seguito del racconto biblico racconta l'emersione del primo continente: "Oltre alle parole proferite anteriormente, Dio concepì di nuovo di dire che le acque rimaste a riposo sotto le acque parziali estese nello spazio intermedio del cerchio universale - poste sospese in moto circolare intorno ai cieli - si raccogliessero in un vasto luogo, lasciate nella regione inferiore scavata dagli ammassi fatti per gradi alla superficie per farla emergere restringendola sistematicamente, il che avrebbe scoperto la superficie, lasciando libera una pianura chiusa su tutti i lati da montagne. Ciò fu fatto molto convenientemente. Saggiamente, perciò, Dio chiamò questi diversi spazi, cioè il sistema dell'asciutto scoperto dai restringimenti che lasciavano libera in superficie una pianura chiusa su tutti i lati da montagne: Ornata della bellezza del fiore sbocciato; e la regione del sistema delle acque parziali raccolte silenziose nella vasta distesa inferiore il grande mare placido (l'Oceano Pacifico)."

Questo lungo testo mostra che all'origine, come affermano anche molte tradizioni, la terra era parzialmente ricoperta da un continente unico di cui Crombette ha mostrato, dopo tre anni di lavoro durante i quali ha disegnato un centinaio di carte che mostrano com'è avvenuta la deriva dei continenti e che illustrano la sua Geografia divina, che essa aveva la forma di una corolla schiusa a otto petali il cui centro geometrico era la città di Gerusalemme. Il grande mare placido ha dato il suo nome all'Oceano Pacifico. Questo continente iniziale era formato da una grande pianura circondata da montagne di cui le Montagne Rocciose e la Cordigliera delle Ande ne sono le vestigia. Notiamo che la parola ebraica Erets, che F. Crombette traduce con "Ornata della bellezza di un fiore sbocciato" ha dato Earth in inglese, Erde in tedesco e Terra in italiano per l'inversione delle due consonanti.

È possibile trovare anche un'altra traduzione della fine di quest'ultimo versetto relativa alla satellizzazione della luna per la rotazione della terra su se stessa a una velocità angolare superiore al valore attuale: "La regione inferiore formata dagli ammucchiamenti graduati della superficie intorno alla cavità scavata dall'emissione della luna". Allo stesso modo sono state emesse, la luna dalla terra, e la terra e i pianeti dal sole, e ciò permette di ritrovare con un calcolo semplice come ha fatto Crombette l'origine della terza legge di Keplero.

Arriviamo così alla descrizione del Paradiso Terrestre che interesserà il geologo e lo storico della terra, giacchè essa indica che, al centro della pianura iniziale, esisteva una grande montagna, l'Ararat, da cui partivano in pendenza dolce verso l'oceano quattro fiumi: "Partendo da una fossa scavata al centro della moltitudine delle alture, sgorgava un potente corso d'acqua che scorreva verso il giardino e raggiungeva il mare avvolgente. Giunto a una certa distanza dall'uscita dello scolo (dal piede della montagna), esso si separava e si divideva in quattro bocche principali. La prima testa si chiamava Pidjschooun (o Phison); questa testa, che è distrutta, attraversava intorno, avvolgendola come un laccio, la superficie della terra del paese di Colchide, nel quale si raccoglie in abbondanza ciò che vale più della moneta d'argento (l'oro), e gli ornamenti provenienti da quella stessa terra sono preziosi e puri; in abbondanza (anche) le croste di gomma (bdellium) e le pietre (preziose) sfaccettate, in numerose tinte diverse. La seconda testa del fiume molto grande si chiamava Gidjchooun (o Ghèon); questa testa, che è distrutta, attraversava intorno, avvolgendola come un laccio, la superficie della terra d'Etiopia. La terza testa tratta dal fiume molto grande si chiamava Ghiddéqéll; questa, che è distrutta, giunta presso Ausar (in Assiria), virava a nord (era il Tigri). E la quarta testa tratta dal fiume, testa magnifica, che è distrutta, era il Pherath (o Eufrate)."

Possiamo solo provare a immaginarci questo continente splendido bagnato da fiumi maestosi che scendono da una montagna gigantesca, e il Paradiso Terrestre solcato dal Ghèon nei pressi della Terra Santa e di cui il Giordano è un resto. Purtroppo quest'armonia meravigliosa concepita con amore dalla bontà del Creatore è scomparsa a causa del peccato dei nostri progenitori. Non ci attarderemo sul soggiorno dei nostri antenati nel Paradiso terrestre che fu l'età d'oro dell'umanità, se non per ricordare che essi mangiarono del frutto dell'albero della conoscenza del bene e del male sotto l'istigazione del demonio e contro la proibizione fatta da Dio. Così non persero solo lo stato di grazia, l'immortalità corporale e i doni preternaturali che avevano ricevuto alla creazione, ma videro tutta la creazione che era stata concepita per loro diventare sede di perturbazioni durevoli. Ma lasciamo la parola a Mosé, secondo la traduzione di Crombette:

"La barra obliqua che mette in movimento i poli del globo sarà spostata; la massa regolatrice sarà messa in una moltitudine di disposizioni funeste: si brucerà nelle dimore poste nelle regioni vicine al cerchio universale sistematico; il settentrione, variabile, imbiancherà di freddo molte regioni". Egli disse in anticipo: "La parola del giudizio sarà eseguita; potenti sollevamenti saranno inviati da un lato all'altro sul globo terrestre; lo scorrimento dei fiumi, abbassati, sarà ricondotto indietro e cesserà qui per riprendere là; la dimora di Adamo sarà sconvolta da grandi terremoti; terreni ardenti, usciti dal globo terrestre, ne cambieranno la faccia; inondazioni diffonderanno disastri sul globo terrestre; la luna, che era brillante, avrà delle alternanze di oscurità"

oruom 1

Figura 1

tabella delle date delle 7 glaciazioni.

1 Polo in terre boreali
Peccato originale 
3903,25
2 Polo in Antartide 3681,03
3 America del Nord 3458,81
4 Africa del Sud 3236,59
5 Asia Centrale 3014,37
6 Australia 2792,15
7 Europa e Diluvio Universale 2347,70

Vediamo bene come è a causa del peccato originale che viviamo in questa valle di lacrime dove i cataclismi si succedono continuamente. Uno dei principali effetti dei cambiamenti dei poli fu l'apparizione di glaciazioni nelle regioni dove non erano state mai osservate prima e di rotture della crosta terrestre sollevata dalla punta della "terrella" piriforme. In luogo di contare 4 periodi glaciali e 3 periodi interglaciali come fanno i paleontologi che faticano a fissarne le date ed i limiti spaziali, Crombette dimostra che vi sono state 7 glaciazioni sul continente iniziale unico e che queste devono essere legate agli spostamenti dei poli. Queste 7 posizioni dei poli di glaciazione possono essere reperite sulla carta di figura 1

Crombette è fautore di una cronologia breve per delle ragioni bibliche ma anche con delle garanzie scientifiche solide che trae dalla sua opera egittologica che è anteriore al suo lavoro sulla Genesi. Per lui, la colonna vertebrale della storia antica è la genealogia di Ns. Signore come ce la dà il Vangelo di S. Luca al capitolo 3, e i cui personaggi possono essere ritrovati nell'Antico Testamento con l'età nella quale hanno generato. È allora impossibile far risalire il peccato originale, causa delle glaciazioni, prima del 3900 a.C.. Peraltro, il Diluvio universale ha avuto luogo nel 2343 a.C.. Bisogna dunque far avvenire 7 glaciazioni in tale intervallo. Questo non è impossibile: Crombette, studiando la velocità di spostamento dei ghiacciai della Groenlandia alla nostra epoca, ha mostrato che la durata di vita totale di un ghiacciaio antidiluviano poteva essere di soli 222 anni. Questa cifra è il decuplo dell'onda doppia della frequenza delle macchie solari di cui l'abate Moreux ha mostrato l'influenza sui fenomeni terrestri.


Questo periodo di 111 anni è molto importante ed è proseguito dopo il Diluvio universale. F. Crombette ne ha trovata testimonianza in alcune iscrizioni egiziane che parlano delle carestie che si avvicendavano con questa frequenza. La prima glaciazione era centrata vicino all'isola Bennett. La seconda dovette prodursi nel sud ed essere centrata sul mare di Weddell nell'Antartide. Le sue morene si trovano sulle coste di Graham. La terza glaciazione toccò il Nordamerica e le morene terminali sono a Terranova, nella Nuova Scozia; doveva essere centrata sulla Baia di Hudson. La quarta glaciazione dovette essere centrata nel Kalahari e toccare l'Africa australe e il Sudamerica. La quinta glaciazione riguardava l'Asia Centrale ed era centrata a est del lago Balkach; essa permette di comprendere le morene dell'Himalaya, sollevata recentemente, e quelle dell'Iran e del Caucaso. La sesta glaciazione era centrata nel sud dell'Australia e nella parte vicina all'Antartide. Le sue morene si trovano a est dell'Australia, in Tasmania e in Nuova Zelanda. L'ultima glaciazione era centrata in Scandinavia e si estendeva sull'Europa del Nord, sull'Islanda e la Russia e formava un cerchio di circa 2000Km di raggio. Ritroviamo nella foresta di Fontainebleau delle rocce che devono essere i testimoni di questa glaciazione.

Il periodo antidiluviano non ha conosciuto solamente delle glaciazioni, ma anche importanti eruzioni vulcaniche dovute al sollevamento e alla rottura della crosta terrestre sotto l'azione della "terrella" in movimento all'epoca dello spostamento dei poli.

La prominenza della terrella, al momento della creazione, si trovava sotto l'Ararat. In seguito se ne allontanò per andare a piazzarsi nel sud dell'Africa, provocando l'affondamento dell'Ararat e nell'Africa importanti spandimenti di lava, scavandovi inoltre un solco nel quale si alloggeranno i grandi laghi africani. Poi la prominenza si è portata, nel -3681, vicino al lago Balkach che è circondato da grandi versamenti di lava. Da questa regione, nel -3458, la punta si è diretta verso il Dekkan, che è uno dei più grandi campi di lava del mondo. Da là, nel -3237, si è portata nella regione baltica dando nascita alle rocce ignee dell'Ucraina e della Bessarabia cospargendo della lava fino al suo arrivo in Finlandia e in Scandinavia. Poi, sembra che la punta si sia trasferita in Africa occidentale, nel -3014, nella regione del Fouta-Djalon allora legata alla Guyana vulcanica. È nel passaggio della prominenza in Francia che dovettero formarsi le lave del Massiccio Centrale.

Questo movimento ebbe delle ripercussioni nel Camerun, nel Tibesti, nell'Hoggar e nella Mauritania. Poi, la prominenza si portò in Asia, nel -2792, al limite nord della Manciuria e della Mongolia. Da questo punto in effetti si irradiano delle masse considerevoli di rocce ignee nella direzione della Corea, di Moukden, di Pechino, dei Gobi, del lago Baïkal, dell'Ienisseï, del Léna e del mare di Okhotsk. É forse nel suo percorso dall'Africa occidentale in Asia che la prominenza della terrella risvegliò i vulcani del Massiccio Centrale francese, come testimoniano i resti dell'uomo di Denise. Infine, all'epoca dell'ultima glaciazione, nel -2569, la cima della pera dovette situarsi in America del Sud, a sud di Buenos Ayres, dove fece spuntare quell'altro immenso campo vulcanico che, dai bordi di Montevideo, risale fino al 20° parallelo ben oltre Rio de Janeiro: le lave di Paranà.

Così si vede come, in meno di 2000 anni e per l'effetto di 7 operazioni doppie - sollevamenti e glaciazioni - il continente edenico iniziale aveva cambiato completamente aspetto: era fessurato dai passaggi della prominenza piriforme rendendo così possibile a Dio di provocare, durante il Diluvio, lo "scoppio" di questo continente iniziale unico.

È ancora per una ragione morale, cioè l'empietà e la perversità crescente degli uomini, che Dio provocò il Diluvio universale salvando solo una famiglia rimasta fedele, quella di Noè, che è il padre di tutti gli uomini viventi dopo questo grande cataclisma, e salvando anche delle coppie rappresentative di tutti gli animali. Non solo le acque del cielo si abbatterono sulla terra, facendo così salire il livello degli oceani al doppio del loro valore primitivo, ma la prominenza della terrella andò a mettersi dalla parte opposta del continente unico, cioè nell'oceano Pacifico, provocando la sommersione completa delle montagne di cui restano delle tracce ancora osservabili. Simultaneamente, Dio disperse le parti staccatesi dal continente iniziale, cioè quello che gli scienziati moderni chiamano la deriva dei continenti, che però avvenne in un tempo molto corto. Il Quaderno 4.01 del Ceshe descrive con tutti i dettagli e delle carte questa deriva. Qui però, noi ci limiteremo a citare dei testi della Genesi più uno estratto dal libro di Giobbe relativi a questo cataclisma:

Gen. VII,17: "E dopo il tempo opportuno, si versò allora il cerchio celeste per 40 giorni sulla superficie di questa terra malvagia, e così perirono gli esseri sparsi su di essa. Così le copiosissime acque dell'alto si alzarono abbondantemente in modo tale che la grossa arca galleggiò sola sulla superficie della terra; così si sollevarono i vasti cumuli delle copiosissime acque dell'alto versate. Solo quelli che erano raccolti, mandati prima, navigavano veramente, andandosene sulla superficie della terra senza nemmeno una goccia d'acqua nella grossa arca; e di fronte a loro le copiosissime acque dell'alto, subentrando rapidamente a copiosissime acque del basso, sommersero gli abominevoli nella loro sovrabbondanza (mentre) la cassa riempita navigava veramente andandosene sulla superficie della terra; la crosta ne fu così abbondantemente avvolta; esse oltrepassarono perfino le più alte vette e raggiunsero rapidamente un grande spessore, accumulandosi in modo tale che quando l'involucro sospeso in moto circolare intorno ai cieli arrivò ad esaurirsi, superavano di 15 grandi cubiti le cime dei luoghi estremi, il che mise gli abominevoli nella sovrabbondanza delle copiosissime acque dell'alto, e così la loro abbondanza oltrepassò anche le vette della crosta."

Gen. VIII, da 1 a 5: "Saggiamente, Dio disse di chiudere le finestre affinché a Noè, e affinché alle numerose specie che masticano molto i loro cibi, e affinché alle numerose specie che sono simili al gatto, le cui esistenze erano raccolte nel grembo dell'arca in vista dell'unione al tempo stabilito, fosse permesso di restare in vita grazie al bitume. Dio mandò da ogni parte grossi cumuli d'acqua sulla superficie della terra affinché fossero in buona salute in mezzo ai fetori di corruzione dei morti nelle copiosissime acque dell'alto, (poi) saggiamente Egli disse di cessare la chiusura delle finestre. I luoghi più alti erano stati scossi, le tempeste avevano imperversato, (le acque) che si muovevano simili a un serpente corrente intorno erano cadute, le potentissime forze che facevano in modo che esse fossero in movimento circolare intorno ai cieli avevano cessato di agire, inondando di conseguenza le vette, spazzando i monti più alti; nello stesso tempo in cui queste potentissime forze in moto circolare in cima ai cieli avevano cessato di agire, il bel cerchio di vari colori era svanito."

Le copiosissime acque dell'alto che avevano colmato la terra fino alle parti più lontane si ritirarono evacuando la terra asciutta, facendo vedere la grande estensione del disastro distruttore; le copiosissime acque dell'alto lasciarono i monti, compiuti i 150 giorni, ricaddero in massa nel cerchio universale, e la grossa arca, nel settimo mese, si fermò presso la cima della grande montagna caduta donde provengono le teste (dei 4 fiumi principali, cioè l'Ararat). E le copiosissime acque dell'alto riunite a quelle del basso, rimasero ai margini della superficie della terra, sparse lontano nell'acquietamento fino al decimo mese. Giunto al primo giorno di questo decimo mese, avvenne una grande agitazione; la superficie, inizialmente messa insieme, si spezzò e si separò violentemente in pezzi che furono spinti.

Prima di commentare questo testo, diamo un passaggio del Libro di Giobbe, Cap. XXXVIII, versetti 13 e 14, che descrivono il modo in cui i continenti si sono spostati sul magma terrestre: "Sei tu che hai tenuto nel cielo l'estremità dell'asse intorno al quale va regolarmente ogni giorno la terra al punto essenziale? E cerca di sapere, inoltre, come, per distruggere quelli che erano ribelli, ho ridotto a pezzi, che ho fatto cadere scuotendoli, la crosta terrestre fatta tremare come un ubriaco che si mette in cammino e si ferma bruscamente, nell'inondazione che è stata molto grande, allo scopo di dare ai luoghi una forma diversa da prima, similmente a colui che, rivestito di una dignità, calca la forma di un sigillo di legno come segno di proprietà e di potere".

Questi due testi mostrano che il continente iniziale è stato sommerso non solo dalle acque dell'alto scese dal cielo, ma anche dalle acque dell'oceano Pacifico, svuotatesi sulla terra quando Dio vi portò sotto la prominenza della terrella. Questo spiega perchè si ritrovino delle conchiglie marine anche sui monti più alti e perché il lago Titicaca contenga dell'acqua salata, segno di una sommersione marina. Il Diluvio è dunque stato proprio universale, e l'Arca che salvò la famiglia di Noè e gli animali si è incagliata sul Monte Ararat come testimoniava lo storico mesopotamico Beroso. Io ho anche conosciuto bene Fernand Navarra, industriale deceduto qualche anno fa, che con suo figlio Raphaël, allora di 12 anni, ha ritrovato un pezzo dell'Arca sotto il ghiacciaio del Monte Ararat. Il racconto della sua spedizione, "Ritrovata l'Arca di Noè" è acquistabile dalle Edizioni Téqui. Persino la navetta spaziale Skylab ha fotografato l'ombra dell'arca sotto il ghiacciaio, come annota il Quid nelle sue ultime edizioni. Più di recente, l'ingegnere italiano Angelo Palego ha fatto numerose spedizioni sullo stesso monte Ararat dove ha potuto fotografare i resti dell'arca. Il suo libro è richedibile anche alla segreteria del CESHE.

Daltra parte, la deriva dei continenti ha avuto luogo dopo il Diluvio e in un tempo molto corto. I continenti e le isole sono avanzati in un modo zig-zagante verso la loro destinazione finale, come testimoniano i versetti del Libro di Giobbe che abbiamo già citato e le carte dei fondi marini disegnate da Crombette.

Riassumendo, questi due avvenimenti capitali della storia della terra - il Diluvio universale e la deriva rapida e recente dei continenti - avvenuti sotto l'azione della potenza divina a causa dei peccati degli uomini antidiluviani, devono essere tenuti in conto se si vuol ricostituire la storia del nostro globo e dei suoi abitanti. La terra fu ricoperta da un diluvium che chiamiamo ancora "terreni sedimentari" che gli archeologi hanno ritrovato ad Ur in Caldea dove si è visto che una città post-diluviana è stata costruita sopra una città antidiluviana.

In conclusione di questa prima parte, noi vediamo che la formazione della terra e del suo rilievo non è dovuta all'azione di forze oscure e anonime che agiscono a caso, ma all'azione divina che interviene sempre per delle ragioni morali: preparare ai nostri progenitori un luogo di delizie per farli condividere la felicità di Dio, castigare il Peccato Originale con le glaciazioni e i peccati personali col Diluvio salvando la sola famiglia rimasta fedele, grazie all'Arca, per ripopolare la terra e concludere con gli uomini una alleanza nuova.

Studiamo ora la storia dei primi uomini, dai progenitori fino alla fine del Diluvio e alla Torre di Babele. Per questo, utilizzeremo la lettura copta della Genesi che dà, come abbiamo già visto, più dettagli delle traduzioni classiche, e la toponimia, cioè la scienza del significato dei nomi di luoghi, in particolare della Mesopotamia. Per saperne però di più di quanto potremo dire in questo riassunto, bisognerebbe leggere sia la Rivelazione della Rivelazione, che la Sintesi Preistorica.

Adamo ed Eva erano stati creati nel -4000 e posti nel Paradiso terrestre che si trovava intorno alla città attuale di Gerusalemme, che era il centro geometrico del continente iniziale come ha mostrato Fernand Crombette nella sua opera geografica. Adamo fu creato a partire dal fango del Gidjchooun di cui il Giordano è uno dei resti e che in copto significa "L'uomo è stato formato dentro". L'età d'oro che va dalla creazione al peccato originale durò circa 100 anni. Diamo ora il racconto del peccato originale così come emerge dalla lettura copta della Genesi giacché è molto più ricco di quello delle traduzioni classiche:

«Colui che è stato precipitato nelle dimore inferiori per essere stato ribelle era molto umiliato. Egli pensò di far mangiare loro ciò che rovina, per trascinare altri con lui nel dolore delle fiamme che bruciano eternamente. Egli prese fraudolentemente la voce di Dio, contraffece la sua parola per dire alla donna: "Perché Dio ha avuto un pensiero di menzogna ordinandovi di non mangiare nessun frutto?". Con grande stupore la donna rispose: "Chi è colui che m'insegna ciò che annuncia questa parola contraria?" - "Quello che veglia sempre all'entrata del giardino", rispose l'empio. La donna diede questa risposta: "Il comando di Dio non ci permette di mangiare di quest'albero... Il sovvertimento di questa legge sarebbe una colpa pagata con la morte".

Colui che è stato precipitato nelle dimore inferiori, per sviare la mente della donna disse allora ridendo: "Morire? In nessun modo! Ma piuttosto la legge che una colpa sarebbe pagata con la morte è stata decretata da Dio per dominare intorno". Lo spirito ribelle, geloso, distruggeva così la fiducia e gettava lo scompiglio nel cuore con questa bestemmia che Dio ci teneva a dominare gli spiriti. La donna, che fino allora aveva conservato l'innocenza, la sincerità e la fede, vedendo che questa specie era bella, fece ciò che era male: mangiò avidamente ciò che non era permesso e che finiva per dare la morte... L'ingannatore della donna caduta ruggì e scoppiò a ridere alla riuscita della sua seduzione.»

Il primo figlio di Adamo ed Eva fu Caino il cui nome significa "Quello che la conoscenza (cioè i rapporti intimi) ha prodotto". Eva mise al mondo Abele l'anno seguente giacchè il testo biblico dice che ella "concepì di nuovo continuamente al primo". Il suo nome significa "un viso di più". Caino uccise Abele per gelosia ed Eva mise al mondo Seth che si può comprendere "un altro" (al posto di Abele). Da Seth a Noè abbiamo dieci patriarchi che sono i nostri antenati e che furono tutti dei santi come andremo a vedere. In effetti, il nome di Enos, figlio di Seth, significa "Fare una cerimonia religiosa a certe epoche" e la frase che l'accompagna si traduce: "Con grande gloria, Enos costituì l'arte dei giorni di grande splendore e la funzione di mettere regolarmente in strada le voci per adorare periodicamente Dio".

É il fondatore della liturgia. Viene poi Caïnan, "Quello che ha edificato una casa consacrata"; sarebbe il primo ad avere innalzato un tempio a Dio. Il nome di suo figlio Malaléel significa "Egli supera tutto il paese nella lode all'Eterno". Viene poi Jared: "Egli ha prescritto di adorare". Passiamo a Hénoch: "Quello che ha lasciato il tempo presente cattivo per un altro" e il versetto che l'accompagna: "Solo Hénoch fu trasportato brillante di potenza di fronte ad Elohim. Queste parole sono state rivelate: che ritornerà un po' prima che arrivi il giorno in cui Dio purificherà col fuoco una generazione malvagia". Questo testo è confermato dall'interpretazione tradizionale dell'Apocalisse al capitolo X v. 3 che ha visto nei due testimoni, annunciati da S. Giovanni, Hénoch ed Elia, e dalla II lettera di Pietro (capitolo 3 v. 10) che annuncia che alla fine dei tempi "la terra con le opere che rinchiude sarà consumata dal fuoco".

Il nome di suo figlio Matusalemme si può comprendere in due modi: "Considerando la corruzione crescente egli si augurava di essere tolto" o "Il mortale che ha potuto vivere dei giorni molto numerosi". È quello che ha conosciuto l'età più avanzata di tutti gli umani come tramanda la tradizione popolare. Veniamo a suo figlio Lamech: "L'uomo povero", o "Quello che ha fatto la dedicazione di un tempio splendido". Arriviamo così a Noè il cui nome ha quattro significati complementari: "Che ha avuto una vita molto grande" o "Che ha avuto una progenie molto grande" o "Che ha avuto il pegno della benevolenza divina" o infine "Egli farà conoscere le cose dell'alto". In effetti, egli è il secondo padre di tutta l'umanità post-diluviana, visse in tutto 950 anni e profetizzò il Diluvio. La Bibbia dice ancora di lui: "Le cure di costui mi tratterranno; io persevererò ancora per assicurare la protezione di questa pianta tenera, germoglio della mia sostanza, che annuncerà in anticipo gli avvenimenti; io mangerò la mia parte col lavoro estenuante del suolo, razza disgraziata di Adamo e di sua moglie che sono fuggiti dalla faccia di Dio, offeso dalla loro azione sovranamente ingiusta". Tutti questi patriarchi furono chiamati figli di Dio perché avevano cura di onorarlo.

Adesso vediamo i patriarchi generati da Caino. La Genesi dice a suo riguardo: "Allora, per timore, circondò le sue tende con una separazione il che che ne fece una piazzaforte, in modo che la sua casa acquistò la tranquillità; chiamò il luogo che aveva costituito in piazzaforte mettendovi dei pali, similmente al ramo che aveva prodotto: Hénoch". Noi vediamo qui la prima piazzaforte e l'origine dell'usanza di dare il nome di una persona ad una città. Esiste nel Nedjed, dove si rifugiò Caino dopo il suo crimine, una città che si chiama Aneizeh, che si avvicina a Echanoouke, e che può interpretarsi in copto "si è fatto un limite alle dimore".

I numerosi pozzi che vi si trovano mostrano che Caino e Hénoch praticavano l'irrigazione. Viene poi Hénoch il cui nome si può comprendere "Che ha posto un limite nel luogo dove sono le dimore" o ancora "da sotto terra tirare dell'acqua con una corda". Aneizeh può tradursi ancora "L'acqua estratta è condotta nei canali di irrigazione"; ecco giustificato ciò che abbiamo appena detto. Il figlio di Hénoch fu Irad, il cui nome significa "Quello che ha fatto germogliare i semi" o ancora "Egli ha ispirato di navigare". Forse abitava a Daradji sul Basso Eufrate il cui nome si interpreta "che ha avuto delle spighe numerose" o "le sue navi fanno dei trasporti". Irad sarebbe dunque stato un agricoltore, ma anche l'iniziatore della navigazione. Maviaël fu un grande navigatore, lo vedremo più avanti. Mathusaël fu l'inventore delle procedure di pesca.

Il nome di Lamech si comprende in vari modi: "potente", "che ha commesso un gran numero di ingiustizie", "l'uomo che comunica coi demòni", "l'uomo da cui è venuta la magìa", "da cui è stata fatta l'incudine" o infine "che ha fabbricato la spada". Il testo della Genesi che si applica a Lamech si legge col copto: "Lamech, avendo marciato contro alcuni nemici ed avendoli vinti, chiamò le sue schiave Ada (che significa: I malvagi sono abbattuti) e Sella (che significa: I perversi sono colpiti fortemente); erano delle figlie della regione di Harran che egli aveva costretto all'unione e che non avevano potuto resistergli. Lamech si permise di prendere più mogli contemporaneamente, oltre alla donna con cui era regolarmente sposato. Quest'uomo costituì il suo dominio impossessandosi via via degli appezzamenti degli altri; egli lo estese lontano fino alla regione del Chabour, che fu il suo limite. Marciare nel deserto per avvicinarsi a Caino portava certamente ad essere puniti con la morte; essere ribelle a Lamech, lo era molto di più: settanta volte sette teste."

Lamech è l'Emmenduranki assiro. Si vede che si trattava di un personaggio terribile. Ma proseguiamo: "La prima schiava, Ada fu incinta di Jabel che effettuò delle opere militari in numerosi luoghi abitati per proteggerli contro gli avversari, i cattivi pastori invasori, e respingere i loro assalti". Il nome di Jabel può comprendersi: "delle muraglie all'esterno". Lamech e Jabel, avendo sconfinato sui reami vicini, erano obbligati a difendersi. Proseguiamo: "A poco intervallo, ella partorì una seconda volta un figlio, Jubal, che confezionò degli strumenti musicali a corda, costruiti in parecchi modi, per dire i canti in rima, condurre i lutti, battere in cadenza le diverse danze rapide; egli aggiunse parecchie corde alla cetra". Si può tradurre ancora: "Jubal ha costruito delle grandi torri da cui l'occhio vede slanciarsi l'avversario e ha posto sulle torri dei guardiani per annunciare agli abitanti l'invasione delle moltitudini di ladri".

Ed ancora: "Jubal, l'interprete delle grandi parole e delle visioni che costituì in numerose mansioni le figure che si avvolgono intorno alla circonferenza color latte (Via Lattea), che ha scoperto l'influenza delle stelle sull'ora di nascita degli esseri creati e che ha rivelato le cose segrete". Jubal è dunque l'inventore dell'astrologia giudiziaria. Infine, ecco il terzo figlio tardivo di Lamech, Tubalcaïn: "Sella, tenuta a lungo in disparte da quello che l'aveva ridotta in schiavitù come moglie schiava, fu incinta di Tubalcaïn, il quale, sebbene avesse solamente un occhio, fu abile a produrre; egli fu capace di far fondere delle terre che erano nelle profondità da dove le strappava colpendo fortemente, e di fare dei lavori di ferro ed anche di bronzo. Il tempo e la dimora di Tubalcaïn furono verso la regione confinante con Noè". Tubalcaïn è così la figura di Vulcano e dei Ciclopi della mitologia che forgiavano nell'Etna i fulmini di Giove. La Moglie di quest'ultimo, Giunone, era stata presa con la forza come Sella. La metallurgia è dunque anteriore al Diluvio.

Il passaggio della Genesi relativo ai giganti si traduce col copto: "I primi che fecero delle invenzioni arrivarono in quei giorni; essi assoggettarono la superficie della terra. Per aver saziato le loro inclinazioni all'ardore vizioso e all'impurità, divennero come dei maiali: la loro bellezza finì, la regolarità del loro volto fu distrutta, la loro testa e il loro viso si sformarono. I rami prodotti secondo la parola di Dio che si erano sposati con i rami prodotti della disgrazia di Adamo generarono questi grandi uomini che inventarono dei prodigi, sapienti per lanciare delle parole ispirate, che hanno accumulato delle immagini nelle caverne di bestie da preda, signori che furono potenti in parole e capi proclamati illustri". Ecco dunque la descrizione degli uomini di cui si sono ritrovati i resti e di cui i paleontologi vorrebbero a torto fare i nostri antenati. Mosé dice che assoggettarono la terra; il che vuol dire che la occuparono tutta. I preistorici ne hanno in effetti ritrovato dei fossili in tutti i continenti. I rampolli secondo la parola di Dio sono i discendenti di Seth, gli altri dei discendenti di Caino. Mosé non ignorava le innumerevoli pitture rupestri delle caverne; e sapeva anche che non si trattava di arte per l'arte, ma di magìa per praticare dei malefici.

Esistono delle rappresentazioni di questi uomini antidiluviani: le statue dell'isola di Pasqua. Nella ricostruzione del continente primitivo prima del Diluvio, Crombette ha posto quest'isola al sud-ovest dell'Africa, alla foce del Ghéon, da dove fu proiettata nel mezzo dell'oceano Pacifico durante la deriva dei continenti. L'isola di Pasqua e le sue statue non si concepiscono che continentali e antidiluviane, in un luogo dove vi era il legname per innalzarle. Ed è perché gli scultori sono stati interrotti nel loro lavoro dal Diluvio che la maggior parte di esse è rimasta incompiuta a tutti gli stadi della fabbricazione e del trasporto, circondate dagli attrezzi di pietra che erano serviti a fabbricarle e incorporati alla loro base nel diluvium.

Crombette pensava che queste statue rappresentavano il terzo e il quarto discendente di Caino, Maviaël o Mechouôdjohel e suo figlio Mathusaël (o Methouoshôel), dato che vi sono due tipi di statue. Per comparazione con i patriarchi setiti, Maviaël dovette nascere verso il 3670 e morire verso il 2800, mentre Mathusaël dovette nascere nel 3555 e morire verso il 2700. È dopo la loro morte che sarebbero stati divinizzati. Ora, il Ghéon fu gelato da due glaciazioni, la seconda e la quarta. La fusione di quest'ultima era terminata nel 2792. Il territorio dell'isola di Pasqua era dunque libero dai ghiacci molto tempo prima della morte di Maviaël e di Mathusaël. Dopo la morte essi poterono essere l'oggetto di un culto da parte degli abitanti di tutta la regione.

Ora, Méchouôdjohel può tradursi col copto "Il conduttore di quelli che vanno sul grande mare che circonda": è il patrono dei navigatori, e Méthoushohel si comprende: "Quello che ottiene ai pescatori di fare delle felici prese" o "Quello che ha confezionato le reti da presa". Le statue di Pasqua sono dunque delle rappresentazioni di questi uomini antidiluviani, tanto più che esse portano delle iscrizioni di strumenti o di animali che servono per pescare e che si sono ritrovate delle tavolette magiche -i legni parlanti- che rappresentavano i diversi procedimenti di pesca. Si sono trovati a Pasqua degli ami in pietra o in conchiglia lavorata. Ora, per lucidare la pietra, ci vuole della polvere di un materiale più duro, come il diamante, e in Africa meridionale ci sono appunto molti terreni diamantiferi.


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Del resto, il nome dei patriarchi cainiti si può tradurre in copto: "Ridurre la pietra preziosa in polvere", e un geroglifico rappresentante due ami in opposizione può leggersi: "Gli dèi del mare hanno fatto l'amo riducendo la pietra preziosa in polvere". E anche il culto dell'uomo-uccello osservato nell'Isola di Pasqua si spiega col copto; infatti: "L'uomo che ha messo una testa di uccello pescatore" si dice in copto Mischouôhedjôhel, che è il nome di uno dei nostri due patriarchi. Le iscrizioni dell'isola di Pasqua sono così i primi geroglifici a carattere magico e sono posteriori alla loro invenzione da Lamech, padre della magìa, poiché la loro lettura suppone un gioco di parole nascosto come nei geroglifici egiziani.

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Fernand Crombette ha cercato di ricostituire la carta dei primi reami del mondo fondandosi sulla toponimia interpretata mediante il copto e sulle indicazioni che dà la Genesi sui re antidiluviani dandoci la posizione geografica della loro capitale (vedi figura 2).

Quando Adamo ed Eva furono cacciati del Paradiso Terrestre situato attorno all'area di Gerusalemme, fuggirono verso est e si stabilirono, secondo Crombette, vicino a Ur, la più antica città del mondo, a Muradjib, che può comprendersi col copto: "L'acqua -cioè l'Eufrate- ha fatto il limite di quelli che erano stati messi fuori". Ciò è confermato dal fatto che nelle vicinanze si trova un'altra città chiamata Tuwaijvil, che può tradursi "Là dove Abele è stato ucciso", e Abu-Rashin, che dà "La voce contro l'azione di Caino". Il significato stesso di Ur in sumerico indica che si tratta proprio della città di Adamo: "Punto d'arresto, Rosso (colore dei capelli di Adamo), Molto antico, Fondazione, Capanna, Coltivatore, irrigare etc."

Crombette pensa che, a causa delle inondazioni, Adamo dovette rifugiarsi a Eridu. Dopo il suo crimine, come abbiamo già detto, Caino fuggì nel deserto del Nedjed dove fondò la città di Aneizeh (o Echanoouke). Suo figlio Hénoch si separò da lui e fondò la città di Bat-Ha il cui nome può significare: "Egli ha cancellato l'abominio del capo". Ma durante l'inondazione del 3681, Bat-Ha dovette essere abbandonata come Ur, e Hénoch trasportò la sua capitale a El-Obeid. Irad, figlio di Hénoch, si installò a nord di suo padre e costruì Taradji e poi Uruk. Secondo le liste babilonesi, la città di Maviaël era Larsa, ma dovette fondare anche Nippur, che si traduce "Quello che ha fatto una nave in legno".

Mathusaël fondò Kish o El-Oheimir, la città dell'amo, ma anche Jemdet-Nasr che si comprende "Egli ha inventato ciò che serve a raggiungere i differenti tipi di pesci". Il Lamech cainita con le sue conquiste estese il suo impero fino a Harran. Cedette il suo regno primitivo a Jabel e ne conquistò un altro per Jubal. Sappiamo già che il regno di Tubalcaïn era vicino di quello di Noè.

Seth fu senza dubbio posto da suo padre Adamo sull'altro lato del Tigri per evitare i conflitti con la linea cainita. Vi troviamo in effetti dei nomi di città che ricordano il suo: Susa e Schouster. D'altronde a Susa hanno trovato delle ceramiche di Ur. Enos si installò al sud dove si trovano delle località che portano il suo nome: Aginis e Nasrijé. Jared dovette fondare Djaroun e Schiraz dove pure si è scoperto del vasellame di El-Obeid. Per Hénoch, esiste una città dal nome molto significativo: Nackilou, che si può interpretare "Hénoch è stato tolto in questo luogo". Per Malaléel bisogna cercare, a est del reame di Seth, le città di Maladjer e Mahallet. Crombette pone Mathusala di fronte al suo omonimo cainita Mathusaël e il Lamech setita a est di quest'ultimo. Infine Noè, di cui sappiamo dalla lista dei re babilonesi che la sua capitale era Shurupak, si trovava nella regione del Monte Ararat.

Dopo il Diluvio, i figli di Noè ripopolarono la terra. Sem e la sua discendenza si stabilirono inizialmente nella regione compresa tra il Mar Nero e il Mar Caspio, eccetto Lud che si recò in Cina per un itinerario che Crombette ha ricostituito grazie alla toponimia. Jafeth e i suoi figli si installarono in primo luogo in Asia Minore. Infine la famiglia di Cham scese nella pianura del Sennaar in Mesopotamia. I suoi figli fondarono dei reami intorno alla città di Babele che è divenuta Babilonia. Decisero di costruire una torre che doveva contare sette piani e servire per un culto solare. Dio impedì questa realizzazione sacrilega confondendo la lingua degli uomini che lavoravano alla sua costruzione e fulminò la torre. Gli uomini allora si dispersero e andarono a popolare progressivamente tutta la terra.