COSA C’È IN ALTO ?

Solange Hertz

Si avvisa il lettore che il seguente articolo è una traduzione di un testo in francese che a sua volta traduce un testo inglese. Questo spiega qualche frase "oscura" della quale ci scusiamo.


NDLR: Solange Hertz, una delle nostre lettrici americane, ci consegna alcune riflessioni personali sull'importanza della cosmologia (in particolare del luogo e dello spazio) nella visione religiosa del mondo.


San Giovanni Battista aveva cercato di spiegare agli Ebrei che lui non poteva essere il Messia perchè: "Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti" (Gv. 3:31). Una delle prime esigenze per la vita eterna è la conoscenza dell'alto a partire dal basso. Questi due orientamenti così evidenti ai nostri sensi, regolano non solo i comandamenti, ma tutto ciò che esiste.
  

In un famoso dialogo tra il sapere umano e la sapienza divina riportato da San Giovanni, Nostro Signore dice a Nicodemo, membro del Sinedrio che era andato a interrogarlo in segreto di notte: "Ciò che è nato della carne è carne; e ciò che è nato dallo Spirito è spirito". Così lo spirito è tanto superiore alla carne che: "se un uomo non nasce di nuovo, non può vedere il regno di Dio". Quel "di nuovo", parola greca utilizzata da San Giovanni, è un avverbio che significa anche "dall’alto". Intuendo una malcelata ironia da parte del suo visitatore, Gesù gli risponde, "Tu sei maestro in Israele ed ignori queste cose? (...) Nessun uomo è salito al cielo salvo quello che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo che è nei cieli" (Gv. 3:3 s).

Come faceva notare Pio IX in Singulari quadam, non si può contare sul ragionamento umano per trovare la verità da se stessi, specialmente dopo che la sua luce è stata ridotta dal peccato originale. Dato che l'orgoglio oscura particolarmente le cose evidenti, la differenza radicale tra l’alto e il basso apparirà essere tra quelle cose nascoste ai saggi e ai prudenti e rivelate solo ai piccoli. Lo dice infatti il Signore a Nicodèmo, "Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete quando vi parlerò delle cose celesti?" (Gv. 3: 10,12). É per noi che Dio ci parla delle cose terrene prima di parlarci di quelle celesti, perché la grazia si edifica sulla natura che non può andare al di là di se stessa.

Benchè operanti a livelli diversi, le cose terrene e celesti sono intimamente ordinate le une alle altre, come il corpo e l'anima, e vi sono tra loro forti analogie. San Paolo dice che i pagani che affermano di non conoscere la verità di Dio sono inescusabili, perchè "quel che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità" (Rom 1, 19-21). La Creazione è una parabola. Perché una delle funzioni dell'universo è di condurre gli uomini al loro creatore; una stella rivelò la nascita del Cristo agli uomini saggi e li condusse a Betlemme per vederlo nella Sua carne.

Dio, che secondo San Tommaso d’Aquino ama servirsi di intemediari, costituì l’universo materiale come un gigantesco sacramentale che conducesse a Lui. La Scrittura dice che "il cielo è il Suo trono e la terra lo sgabello dei Suoi piedi" (Matt. 5, 35). Seguendo questa via, San Tommaso mostra come l’esistenza di Dio può essere provata dalla sola ragione umana a partire dall’evidenza del mondo sensibile, ma che raggiungerlo realmente è un’altra cosa. Per mettersi alla portata dei nostri sensi limitati alla terra, Dio si fece uomo in modo tale che, secondo le parole dello splendido prefazio della messa di Pasqua, "riconoscendo Dio reso visibile, noi potessimo essere rapiti da Lui nell'amore dell'invisibile". Dio, che è ovunque, è sceso per mostrarci la strada verso l’alto. Poiché la vita spirituale riposa su una cosmologia naturale che è alla base di qualsiasi realtà creata, una visione falsata della creazione materiale deforma in certo qual modo la percezione di tutto ciò che si trova al di sopra ed al di là di essa. In nessuna epoca la scienza ha giocato un ruolo neutro nella salvezza dell'uomo, ma, dopo la Rivoluzione Copernicana, essa dichiarò la sua indipendenza dalla Rivelazione e prese un'importanza che supera ogni proporzione. Riducendo la verità scientifica che si trova nella Bibbia a una metafora, la scienza pretende di essere la sola fonte di conoscenza dell'Universo su cui fare affidamento. Se i suoi dati sono degni di fiducia, in accordo con la Rivelazione, essi ci portano in alto, verso Dio; ma se i suoi dati sono falsi e differiscono dalla Rivelazione, ci trascinano verso il basso e lontano da Lui.

Secondo la Scrittura, la terra sulla quale noi siamo è il centro dell'Universo e "immobile in questa posizione". Essa fu creata come un habitat per l'uomo che, posto tra il microcosmo e il macrocosmo di tutte le cose piccole e grandi, è anche lui composto di tutti gli elementi animali, vegetali e minerali. Quindi la terra diventa il luogo centrale per la rivelazione di Dio nel cuore stesso del Suo universo, nella Persona del Suo unico Figlio generato Gesù Cristo. Una stella ne segnalò la nascita con la sua luce, ed il sole ne segnalò la morte oscurandosi.

Riscattato dal Suo Sangue divino verso una trasfigurazione finale quando "la creatura stessa sarà liberata dalla schiavitù di corruzione nella libertà della gloria dei figli di Dio" (Rom. 8, 21), tutto è destinato ad essere posto sotto il Suo dominio, di modo che "Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi in cielo, sulla terra e nell’inferno" (Fil. 2, 10). Per questa ragione, come l'Arca di Noè, anche l'universo di Dio ha tre livelli: il cielo, la terra e il "sotto terra", meglio conosciuto nel linguaggio popolare come l'inferno. La teologia tradizionale insegna che l'inferno si trova al centro della terra, nel cuore pesante dell'universo materiale. I demòni che Nostro Signore scacciò dall'indemoniato nel paese dei Gadarèni, ricevettero il permesso di affliggere temporaneamente l'umanità supplicandolo di "non tormentarli prima del tempo" ma di inviarli in una mandria di porci (Matt. 8, 29-31), tanto temevano di essere mandati all'inferno. Il suo misterioso fuoco fisico è intollerabile specialmente agli angeli, ed è logico che la materia così opprimente si trovi nel suo cuore. La soggezione eterna dello spirito puro alla materia che essi soffriranno esegue perfettamente la sentenza pronunciata da Dio sul Serpente nell'Eden quando decretò: "mangerai polvere tutti i giorni della tua vita " (Gen. 3, 14).

Se il cielo è l'altezza dell’alto, l’inferno è la profondità del basso. Non importa quale porta del cielo in non si sà quale direzione, è "in alto". La Scrittura parla in modo esplicito del "profondo degli ìnferi" (Is. 7, 11) e dei dannati come di quelli che scendono "nel pozzo di una miniera". A Fatima la Madre di Dio aprì questo abisso di perdizione davanti agli sguardi inorriditi dei tre bambini. Secondo le Memorie di Suor Lucia, quando Nostra Signora aprì le mani: "i raggi di luce sembravano penetrare la terra e vedemmo come un oceano di fuoco", e Lucia disse a William Thomas Walsh: "vidi quelli che vi stavano cadendo."

Questa non è una metafora. È un articolo di fede che Nostro Signore "discese agli inferi" prima della Sua risurrezione per liberare le anime dei giusti che vi erano trattenute "sotto terra", attendendo la loro redenzione. Il testo latino del Credo dice che Cristo discese ad inferos (verso le parti inferiori). Secondo San Paolo: "Ora, questo «è salito» che cosa vuol dire se non che egli era anche disceso nelle parti più basse della terra? Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa." (Ef. 4, 9-10). La parola inglese "hell" denota abitualmente solo il luogo riservato ai dannati, ma il Catechismo del Concilio di Trento vi localizza anche il Purgatorio, per gli occupanti del quale la liturgia assegna il sesto salmo penitenziale, De profundis, che comincia appunto con "Dal profondo ho gridato a te, Signore".

Tra le diverse dimore che il Catechismo dice che si possono trovare, c'è l'inferno propriamente detto, "questa prigione orribile e scura dove le anime dei dannati sono tormentate dagli spiriti immondi in un fuoco eterno e inestinguibile". Le anime degli uomini, essendo spirituali, patiranno delle sofferenze simili a quelle degli angeli decaduti. Non sono mancate delle conferme di mistici ai quali furono accordate delle visioni di questo fuoco eterno "che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli" (Matt. 25:41).

Conosciamo bene la visione di S. Teresa d'Avila circa il posto a lei riservato nell'inferno se fosse stata infedele alla sua vocazione. Nella nostra epoca, Suor Faustina Kowalska, recentemente beatificata e apostola della Divina Misericordia, ebbe anche lei la visione dei dannati nei loro tormenti ed apprese inoltre che la maggior parte di loro non aveva creduto all'esistenza dell'inferno quando era in vita sulla terra. Tutto dipende da un proprio senso di direzione, giacchè il cielo e l'inferno sono diametralmente opposti e, come dice il Padre Abramo al ricco nella parabola: "tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. (Luca 16, 26) Ahimè, la destinazione è proprio definitiva!

Ma perché insistere su ciò che è evidente? La terminologia biblica dell'alto e del basso non è forse puramente figurativa? I denigratori che trovano la visione dell'inferno a Fatima adattata a dei bambini e che quindi non deve essere presa letteralmente, vorrebbero certo che noi pensassimo così. Dei teologi come Hans Küng hanno solennemente  assicurato i fedeli che molto presto "ciò che la teologia tradizionale intende col nome di "inferno" non sarà più una realtà". La popolarità di tali opinioni oggi prova che l'importanza strategica di essere capaci di separare l'alto dal basso era ben presente alle menti sataniche che hanno messo in strada la Grande Apostasia.

Il Padre Faber, in una serie di sermoni pronunciati nel 1863, anno della sua morte, disse: "La peggiore e più fatale preparazione per la venuta dell'Anticristo è l'indebolimento della credenza degli uomini in una punizione eterna. Se queste fossero le ultime parole che posso dirvi, non vorrei dirvi nient'altro con insistenza che questo, che, accanto al pensiero del Preziosissimo Sangue, non c'è pensiero in tutta la nostra fede più prezioso o più necessario per voi che quello di una punizione eterna!"

Troppo astute per attaccare di fronte le "cose del cielo" e per nasconderle ai nostri occhi, le forze luciferine cominciarono col riaggiustare le cose terrestri. Mancando del potere di modificare realmente la costruzione dell'universo, gli "spiriti del male" raggiunsero il loro scopo cambiandone la percezione fondamentale per l'uomo. Per dirigere l'uomo lontano da Dio e inviarlo sulla china inarrestabile verso il regno delle tenebre, bastava solo oscurare o rovesciare alcuni concetti principali; un po' di giochi di prestigio per separare la scienza dalla religione. Separare la Chiesa dallo Stato sarebbe venuto più tardi come una conseguenza naturale…

La grande apostasia non cominciò con le aberrazioni di Lutero e di Calvino, o con quelle di Ockham. Fin dall'inizio alcuni eretici avevano inferto il loro colpo alla Bibbia ispirata da Dio ai profeti ed agli evangelisti, ma, per screditarla interamente, era necessario reinterpretare quest'altra Bibbia inscritta nella natura da Dio. I primi apostati moderni furono perciò non dei teologi, ma degli scienziati. Volevano portare gli uomini a guardare l'universo di Dio con degli occhi nuovi dando loro nuove lenti. 

Come dicono loro, le cifre non mentono, ma i bugiardi fanno cifra. Utilizzando la matematica invece delle lenti per compiere l'orbita (vedi esperimenti di Michelson & Gale in "Galileo aveva torto o ragione?") crearono una "realtà virtuale" per veicolare una percezione radicalmente differente dell'alto e del basso. Il sole, che secondo le Scritture era uno dei due "luminari creati nel firmamento del cielo per separare il giorno dalla notte…", fu spostato matematicamente dalla sua posizione nel cielo. Posto da Dio in congiunzione con la luna "per illuminare la terra, regolare il giorno e la notte e dividere la luce dalle tenebre" (Gen.1, 14-18) il sole fu catapultato dalla sua funzione subordinata di satellite che compie dei servizi vitali alla terra e posto al centro dell'universo!

E mentre ancora concedevano (bontà loro) l'orbita evidente della luna intorno alla terra, gli scienziati persuasero le persone erudite (gli "ignoranti" erano più difficili da raggiungere) che la rivoluzione del sole intorno alla terra è un'illusione ottica. Osavano anche pretendere di aver provato che la terra era in effetti uno dei pianeti ruotanti intorno al sole. Nelle menti degli uomini - perchè l'unica cosa che importa sono i fini satanici - ciò che dall'inizio del tempo era stato un universo geocentrico con la terra al suo centro, diventò quasi dall'oggi al domani un universo eliocentrico con un sole portatore di luce luciferina al suo centro.

L'orbe luminoso che Dio aveva concepito per funzionare come il "Figaro" indispensabile della terra, era diventato il signor "Loyal" della terra. Potremmo dire che la democrazia ha invaso i cieli come anticipo del suo trionfo tra le nazioni. La sua assurdità come sistema politico sarebbe apparsa evidente qui e allora quando fu intravista in termini fisici, giacché dire che la società può essere governata dal basso equivale a dire che l'universo può essere governato dagli animali o dagli alberi o dalle pietre, che stanno più in basso nella scala cosmologica.

Né il geocentrismo né l'eliocentrismo possono essere provati empiricamente, giacchè tutto ciò che possiamo osservare è un movimento relativo. In assenza di mezzi per tenerci fuori dall'universo e vedere quel che succede realmente, i due sistemi rimangono oggetto di fede, sia essa divina o umana. Benchè il geocentrismo possa essere provato teologicamente e l'eliocentrismono no, i due sistemi devono essere creduti in ciò che concerne la prova. Dapprima tollerato solo come ipotesi interessante, l'eliocentrismo fu successivamente accettato e insegnato come vero, senza la minima prova scientifica, esattamente come l'evoluzione e il poligenismo sono insegnati oggi senza prove.

Il fatto che per delle ragioni pratiche i nostri scienziati dello spazio utilizzano il modello geocentrico per lanciare i loro razzi è una ben piccola consolazione. La nostra terra non figura più come il centro di niente se non della sua fedele luna. Retrocessa al ruolo di girare intorno al sole come uno qualunque dei pianeti, essa vola, chissà dove, attraverso lo spazio senza limiti, in un "sistema solare" come innumerevoli altri. Là dove i centri sono ovunque, l'alto e il basso non hanno senso. Solo i personaggi dei cartoni animati farebbero una domanda stupida come "Cosa c'è in alto?" e si aspetterebbero seriamente una risposta. Ragion per cui, nel loro zelo per adattare il loro Cristianesimo alla loro visione mutata della realtà, lavoreranno per smantellarla.

Il contributo di Galileo alla conoscenza scientifica non fu che minimale, poiché non inventò né il telescopio né altri strumenti attribuiti alla sua abilità. Le linee principali della sua teoria erano già state scoperte non solo da Copernico, ma anche da Keplero, dal Padre Clavius e dai suoi gesuiti di Firenze che, tutti, qualunque fossero le loro opinioni private, le insegnavano come nulla di più che un'interessante ipotesi. Se Galileo si fosse accontentato di seguirli, non sarebbe incorso nella condanna della Chiesa. Ciò che allarmò gli uomini di Chiesa, come il santo Cardinale Roberto Bellarmino e il Sant'Uffizio, fu che egli voleva promuovere una teoria incerta a spese della Fede.

In una lettera famosa indirizzata al suo amico Don Castelli, Galileo aveva dichiarato apertamente che la Scrittura utilizzava un'iconografia adattata alla debole intelligenza del volgo, che non avrebbe mai dovuto essere presa letteralmente, implicando che il senso reale della Bibbia poteva essere compreso solo dalle persone istruite. Alla Granduchessa Cristina di Lorena sosteneva inoltre che la Bibbia aveva l'intenzione di contenere solo le verità necessarie alla salvezza e non aveva nessun interesse per i fenomeni puramente naturali. Poiché, secondo lui, la certezza scientifica poteva essere raggiunta dalle scienze naturali secondo i loro metodi propri e senza l'aiuto della Rivelazione, e credeva che il senso ovvio della Scrittura doveva farsi da parte di fronte alla prova scientifica del contrario. In altri termini, la competenza della Bibbia si estendeva solo alle materie spirituali.

Sostenendo che l'eliocentrismo veicolava un quadro vero della realtà, Galileo progettava nella coscienza dell'uomo una cosmologia totalmente diversa da quella che la Chiesa aveva sempre insegnato. Pretendendo di offrire come prova che la storia di Giosuè, fermando il sole nel bel mezzo della sua orbita, era appunto una storia, immaginata per illustrare una verità morale, Galileo poneva i fondamenti di quella che era, di fatto, una nuova scuola di esegesi biblica che avrebbe aperto l'entrata del Modernismo nella teologia. "Sia maledetto quello che sposta i confini del suo prossimo" (Deut 27, 17), dice la Scrittura. A partire dal giorno in cui l'uomo fu condotto "in alto" verso il cielo solo per modo di dire, qualsiasi paletto segnaletico potè essere spostato per designare una qualunque direzione voluta.

Una volta che la Sacra Scrittura era stata squalificata come fonte di verità nell'ordine naturale, la via era aperta per squalificarla nell'ordine soprannaturale. Alla fine del diciannovesimo secolo Leone XIII fu costretto a biasimare, nella Providentissimus Deus: "coloro che, abusando della propria scienza di fisici, indagano in ogni modo i Libri sacri, per rimproverare agli autori la loro imperizia in tali cose, e trovano da ridire sugli stessi scritti. Queste accuse, riguardando le cose oggetto dei sensi, diventano perciò stesso più pericolose, diffuse tra il popolo, e soprattutto tra i giovani studenti, i quali, una volta perso il rispetto riguardo a qualche punto della divina rivelazione, perderanno facilmente ogni fede in ogni punto di essa. È assolutamente deprecabile e vietato, o di restringere l'ispirazione a certe parti della Santa Scrittura, o di ammettere che lo scrivano sacro si è ingannato".

Nella stessa enciclica egli rigetta "il metodo di coloro che risolvono queste difficoltà non esitando a concedere che l'ispirazione divina si estenda alle cose riguardanti la fede e i costumi, e nulla più, stimando erratamente che, trattandosi del vero senso dei passi scritturali, non tanto sia da ricercarsi quali cose abbia detto Dio, quanto piuttosto il soppesare il motivo per cui le abbia dette."  E stabilisce che "è perciò tanto impossibile che la divina ispirazione possa contenere alcun errore, che essa, per sua natura, non solo esclude anche il minimo errore, ma lo esclude e rigetta così necessariamente, come necessariamente Dio, somma verità, non può essere nel modo più assoluto autore di alcun errore. Tale è l'antica e costante fede della chiesa".

Attribuire un errore alla Bibbia come osa fare la scienza moderna, è chiamare la Verità stessa bugiarda, giacché, come la Parola di Dio, il Cristo era "pre-incarnato" nella Sacra Scrittura molto tempo prima di assumere la carne. In Lamentabili, il successore di Leone XIII, San Pio X, condanna formalmente la nozione secondo la quale, "L'ispirazione divina non si estende a tutta la Sacra Scrittura al punto che tutte e singole le sue parti siano immuni da ogni errore." La stessa dottrina fu reiterata nel 1920 da Benedetto XV in Spiritus Paraclitus. Nel 1943, nella Divino afflante Spiritu, Pio XII rimproverò gli esegeti che persistevano a restringere la verità della Scrittura alla fede e alla morale screditando le sue affermazioni storiche e scientifiche in quanto non oggetto di Fede.

I Decreti della commissione Biblica Pontificia nel 1915 e 1934 riaffermarono solennemente i tre princìpi immutabili che nessun esegeta doveva rimettere in questione, in ciò che concerne la Sacra Scrittura, se volevano restare cattolici: 1) ispirazione divina, 2) inerranza assoluta, e 3) la Chiesa sola custode ed interprete. Ogni interpretazione "simbolica" o "scientifica" fornita dagli esperti che violano questi criteri è fallace. In linguaggio corrente, la Bibbia è scritta da Dio Stesso; essa è interamente libera da ogni errore; e dice ciò che la Chiesa dice che Essa dice… Nella nostra epoca post-conciliare quando anche la Risurrezione è rimessa in causa come fatto storico, questi punti devono essere ben presenti allo spirito. 

S. Agostino metteva in guardia contro il fatto di fare "delle affermazioni temerarie, o di affermare che ciò che non è conosciuto è conosciuto". Tutto ciò che è contrario alla Fede Cattolica, "noi dobbiamo o provare, meglio che possiamo, che è interamente falso, o… senza la minima esitazione, credere che sia vero". Il Cardinale Bellarmino non chiedeva niente di più a Galileo, e l'eliocentrismo resta ancora oggi senza prove. Un credulo potrebbe essere portato a pensare che una forte prova dell'eliocentrismo è stata eventualmente fornita da Isaac Newton, ma non è così. Questo occultista, la cui pretesa "legge" di gravitazione è adesso seriamente rimessa in questione, dedicò la sua vita non alla ricerca obiettiva ma all'alchimia, lasciando dietro di sè circa 4000 pagine di studi che solo recentemente sono venuti alla luce.

Le teorie si succedono tanto rapidamente che non si ha il tempo di verificarle. Già nel 1887 il biologo cattolico Antoine Béchamp (rivale di Pasteur e probabilmente il vero scopritore del DNA) se ne lamentava: "Stiamo sempre facendo delle ipotesi, e, di ipotesi in ipotesi, finiamo per concludere senza prove". Saltando da un'ipotesi di lavoro alla seguente, la scienza del nostro tempo non si occupa della verità obiettiva in quanto tale. Se il relativo si mostra comodo, chi ha bisogno dell'assoluto? Tutto ciò che funziona per il tempo presente è vero per il tempo presente, e che altro tempo abbiamo?

Una volta che l'alto e il basso furono ridotti a un modo di dire, ogni altra cosa divenne relativa. Nel ventesimo secolo questa gigantesca eresia si sarebbe formulata nel dogma della teoria della Relatività di Albert Einstein, uno dei grandi eresiarchi dell'ordine naturale, nella linea di Galileo, Newton e Darwin. Non occorre dire che vi furono enormi ripercussioni anche nell'ordine morale, perché i meccanismi della "scienza situazionale" erano dopo tutto al servizio dell' "etica situazionale". La verità stessa divenne relativa. Una quasi-realtà soggettiva in perpetuo e crescente cambiamento sostituì le vecchie certezze della vita quotidiana accettate come normali dal consenso comune. Gli uomini abituati ad alzare gli occhi verso Dio e a pregare: "Sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra", non sapevano o non si curavano più di sapere dove questo cielo in realtà si trovasse, perché ogni cosa perdeva il suo posto in questa nuova fenomenologia.

Nella pratica cristiana, l'armonia tra la Chiesa e lo Stato dipende dal fatto che ciascuno resta al suo posto in una gerarchia che riflette quella dei cieli, ma adesso la vera nozione di "luogo" nel vecchio senso della parola, è sparita. Se ciò che la Bibbia insegnava a proposito dell'universo non poteva essere preso in senso letterale, non c'era più ragione di credere che ogni organizzazione sussistente in essa fosse fissata secondo un'ordine divino. Sul piano politico, questo significava che nella società umana chiunque poteva aspirare a qualunque posizione. Col semplice espediente di persuadere i Cristiani che chiunque poteva essere dovunque, il governo cristiano sotto la direzione di Dio si liquefaceva e poi svaniva.

Quando la Rivoluzione rovesciò l'ordine politico, finì col rovesciare anche l'ordine morale sul quale si basava. Nel quadro democratico, l'orgoglio e l'ambizione divengono delle virtù esaltate che tutti devono coltivare, mentre sono invece dei vizi luciferini che danno fatalmente la morte ad ogni organizzazione di qualsiasi natura essa sia. L'insieme degli abitanti della Rivoluzione veicola la sua propria disintegrazione come una malattia trasmessa geneticamente. Per parafrasare quanto disse Lincoln a Gettysburg, nessuna "nazione così concepita o così consacrata può durare a lungo".

Nell'economia di Dio, non soltanto i corpi celesti, ma ciascuno di noi ha un posto divinamente prescritto, non solo un posto, ma il suo posto, dal quale può intrattenere delle relazioni con Dio e con tutto il suo entourage. Esso è integrale per la vocazione. Nostro Signore, prima di soffrire, dice ai Suoi Apostoli che nella casa del Padre Suo vi sono molti posti, "vado a prepararvi un posto … perchè dove Io sono anche voi potete essere". (Giov 14, 2-3) Non è questione di avere un posto elevato o un posto basso, ma di avere il proprio posto. Giuda decadde dal suo posto di apostolo "per andare al posto da lui scelto" (Atti 1, 25), il solo che gli apparteneva. La predestinazione è un mistero difficile, ma è un dogma cattolico.

Gesù ci ha insegnato a pregare "Padre Nostro che sei nei cieli", perché anche Dio ha un Posto. È la testa di Dio, dove le tre Persone divine, parlando in modo semplice, sono definite gerarchicamente dalla posizione eterna che esse occupano in rapporto alle altre due. Noi siamo fatti a Sua immagine e somiglianza, e, fatte le debite proporzioni, il padre, la madre e il figlio nella famiglia umana hanno ciascuno un posto che lo definisce particolarmente, innanzitutto nella gerarchia domestica, poi nella comunità, e infine nella nazione. "Non lasciare il tuo posto!" dice l'autore sacro (Ecc. 10,4). L'identità stessa dipende dall'essere "al proprio posto", perché noi siamo conosciuti dagli altri anzitutto per il posto che occupiamo.

Allorchè il posto è sempre conforme all'autorità che esercita, non sempre si conforma al potere intrinseco e alla dignità della persona che lo occupa. Nella Sacra Famiglia l'ordine di potenza e di dignità è esattamente rovesciato; infatti San Giuseppe, il meno elevato dei suoi membri, è il capo del Figlio di Dio e di Sua Madre. Nostro Signore fu il primo a mettere in pratica il Suo proprio comando, "Chi è più grande tra voi sia come il più piccolo, e colui che comanda, come colui che serve… Io sono in mezzo a voi come colui che serve!" (Luca 22, 26-27). Non c'è rimedio per la società perturbata senza un completo ed umile ritorno al proprio posto. Al suo figlio spirituale, improvvisamente elevato al papato col nome di Eugenio III, San Bernardo scriveva, a proposito della riforma della Chiesa, "La vostra considerazione deve cominciare con voi e finire con voi; quindi ciò che è sopra di voi; poi ciò che è attorno a voi; infine, ciò che è sotto di voi." Il santo gli diceva che se come nuovo Papa voleva vedere un cambiamento in meglio, avrebbe dovuto vegliare a che ciascuno restasse al suo posto e compisse il proprio dovere di stato.

La profonda saggezza del nostro linguaggio comune insiste sull'importanza del "conoscere il proprio posto", dato che essere "fuori dal proprio posto" può far sì che con la forza si venga "rimessi al proprio posto" per dare quello al suo occupante legale. Se deve succedere qualcosa, questa deve anzitutto "aver luogo". Caino e i Giudei divennero dei fuggitivi e degli erranti quando persero il loro posto. I demòni caddero per sempre quando "persero il loro posto e furono cacciati dal cielo" (Ap 12, 8). C'è il cielo, la terra, e l'inferno, e tutti e tre hanno il loro posto, non sono una creazione dell'immaginazione. Suor Lucia di Fatima diceva, "sono molte le anime che vanno all'inferno".

Secondo San Tommaso, al Giudizio Finale, i buoni saranno non solo divisi dai dannati in ragione delle loro cause meritorie, ma saranno separati da loro anche nel luogo. I dannati, che sono stati separati da Cristo, nel loro amore per le cose della terra, resteranno sulla terra; ma i buoni, che si sono attaccati a Cristo, saranno sollevati nell'aria per incontrarLo non solo per essere conformati allo splendore della Sua gloria, ma per essere associati con Lui nel posto che Egli occupa. "Là dove sarà il corpo, si raduneranno anche le aquile" (con le quali sono significati i santi) (Mat 24, 28).

Dopo Galileo c'è stata una discesa continua. Preferendo seguire le equazioni umane piuttosto che la chiara evidenza dei loro sensi, "... gli uomini hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa ...  Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. ... Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno" (Rom 1, 21-29).

L'inganno eliocentrista è chiamato giustamente Rivoluzione Copernicana, non tanto per aver preso il nome del suo formulatore Nicola Copernico, quanto per il capovolgimento dell'ordine naturale che ha inaugurato. Come scrisse più tardi Pearce Williams, all'inizio del 19° secolo, ne l'Album de Science: "Considerare la terra come un pianeta al pari degli altri nel sistema solare era un po' audace… C'era, dopo tutto, un racconto dell'origine e della natura geologica fondamentale della terra che era centrale per la civiltà occidentale, conservato piamente dalla tradizione e letteralmente sacra. Il libro della Genesi forniva un racconto sufficiente dell'origine e dello sviluppo della terra, e contestare questo era portare un colpo mortale ai veri fondamenti della religione. Quando questi fondamenti furono scalzati, molti credettero che sarebbero arrivati degli sconvolgimenti come quelli della Rivoluzione francese..."

Infatti, essa si trova all'origine del Rinascimento e provocò, una dopo l'altra, la Riforma, la Rivoluzione Industriale, la Democrazia, il Comunismo, ed ora il Nuovo Ordine Mondiale, che sono tutti dei movimenti utopistici che tendono a ricreare l'universo di Dio secondo piani diversi dal Suo. Non sono fenomeni isolati, ma delle fasi successive di una rivolta ininterrotta che riveste forme differenti e il cui modus operandi non varia mai. Seguendo la formula provata dagli occultisti, "solve et coagula", l'ordine esistente è dapprima rovesciato, poi livellato, e infine rimaneggiato. Degli arretramenti occasionali servono solo a concentrare l'energia per lo stadio seguente.

La Rivoluzione non manca mai di dinamismo perché la direzione è sempre "verso il basso", e per la natura umana è una direzione facile. La musica attuale del rock-and-roll illustra perfettamente il potere affascinante della musica assordante e delle forze che essa scatena. L'uomo, trovandosi sulla terra tra lo spirito e la materia e composto dai due, ricapitola in sé tutta la creazione. Il suo corpo è unito a un'anima immortale creata ad immagine di Dio, nella quale Dio ha infuso un principio spirituale. L'uomo è dotato di un'intelligenza fatta per conoscere la verità, e di una volontà che è libera. Dalla terra come punto di appoggio, egli ha pieni poteri per andare "in alto" verso Dio e i suoi angeli per la via stretta, o di andare "in basso" verso Satana e i suoi demòni per quella facile, se così sceglie.

Come diceva il grande sofferente Giobbe, "La vita dell'uomo sulla terra è come quella di un soldato" (Giobbe 7, 1), è cioè un combattimento. Nella lotta costante tra le due direzioni, quando non è "verso l'alto" è "verso il basso". Non solo egli non gode più del pieno dominio che suo padre Adamo esercitava sulla terra e le sue creature, ma l'impero che ha su di sé è severamente limitato. Creato per governare il mondo, egli è incapace di controllare persino il singhiozzo o lo starnuto, il suo pensiero e le sue concupiscenze. Indebolito dagli effetti della caduta originale in Eden ed anche dai suoi propri peccati, tutta la sua natura trascina la sua anima verso la terra da cui proviene il suo corpo. Andare "verso l'alto" comporta delle sofferenze, tanto che il suo grado di virtù può essere approssimativamente misurato dal dolore implicato. Non è un accidente se la discesa di Gesù agli ìnferi e la Sua Risurrezione dai morti nel Credo sono vicine, perché la Redenzione doveva essere compiuta dal fondo verso l'alto…

Ecco perchè, dice l'Apostolo: "Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra" (Col 3, 1-2). San Paolo non è manicheo. Non vuol dire che la materia è cattiva, ma che la materia appartiene alla "terra", sempre subordinata allo spirito, se si vuol mantenere l'ordine stabilito da Dio. Non ci viene mai comandato di amare le cose della terra, ma solo di farne un uso conveniente. Non possiamo nemmeno "bramare" una cosa che è sotto di noi, o uguagliarla a noi, senza spostarla. "Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento" (Giacomo 1, 17), dice il "fratello" del Signore. Non si scende verso la verità o l'eccellenza. Eva fu la prima a prendere la direzione del basso quando seguì il consiglio del serpente. Seguendo il suo esempio fatale e ascoltandola, Adamo ne subì le conseguenze.

Da allora, solo con la grazia di Dio possiamo far sparire il suolo… Dice Gesù: "Ed Io, quando sarò elevato da terra", prima sulla Croce e poi con l'Ascensione in cielo, "attirerò tutti a me" (Giov 12, 32). Da allora, lo sappia o no, ogni anima in stato di grazia beneficia di un'ascesa soprannaturale verso una eventuale Trasfigurazione. Profetizzando gli ultimi giorni, Gesù dice all'uomo che si trova sul terrazzo di non scendere a prendere le cose di casa per nessuna ragione, e a quelli che sono in Giudea, "Fuggite verso le montagne" (Matt 24, 16-17). Mai dice di fuggire verso la spiaggia. Dio è ovunque, ma la strada che porta a Lui è sempre "verso l'alto ".