I FARAONI DEL NUOVO IMPERO

SCIENCE ET FOI n° 87 aprile 2008

Yves NOURISSAT


Il nuovo impero che ci accingiamo a studiare secondo l'inizio del terzo volume della Vera Storia dell'Egitto Antico di F.Crombette, si svlge tra l'avvento di Amosis e la fine del regno di Méremptah che corrispondono alla morte di Giuseppe e all'Esodo degli Ebrei. Vi si trova una conferma dell'adorazione temporanea del Dio vero con Amenophis IV e della persecuzione del popolo eletto prima della fine del suo soggiorno in Egitto come racconta la Bibbia. Questo periodo corrisponde alle dinastie: 16ª, 18ª, 19ª e 20ª.




XVIIIª DINASTIA TEBANA
Iniziamo lo studio di questa dinastia con un rapido sorvolo prima di passare a quella dei faraoni che la compongono. Nel 1579, all'alba del Nuovo Impero, troviamo il potere faraonico ripartito su due teste teoricamente uguali in diritti: Amosis è il solo re d'Egitto e di Nubia e il capo supremo dell'Africa; dall'altra parte Aseth, re di Tanis, regna su due nòmi (=regioni) del Delta e sull'Asia Minore. Entrambi si devono mutuo aiuto militare. In Asia, dopo la disfatta dei Pastori, si formano dei grandi imperi autonomi accanto a quello di Babilonia: quello di Mitanni, di Assiria, degli Ittiti e degli Achèi. I faraoni regionali di origine hyksôs, spodestati da Amosis, reclameranno all'esterno delle compensazioni che saranno offerte loro in Siro-Palestina dove li si vede ritagliarsi almeno sette stati costieri. Queste regalità modeste, lungi dall'esaudire le loro rivendicazioni, saranno invece una base operativa per tentare di riconquistare il Delta ai re d'Egitto i quali dovranno, a più riprese, spalleggiati dai re taniti della XVIª dinastia, andare a riportarli alla ragione, così come abbiamo esposto al capitolo della XVIª dinastia dei Pastori nel precedente volume.

Nel 1543, Aseth moriva senza eredi e la monarchia dei Pastori diveniva elettiva per periodi di 10 anni. Di fronte, la XVIIIª dinastia tebana appariva come il tipo della monarchia assoluta ma tuttavia conobbe un altro genere di crisi dovuto all'influenza intermittente del clero di Tebe. Se durante questo periodo l'Egitto poté coprirsi di monumenti alquanto notevoli come i templi di Luxor, di Karnak e di Deir-el-Bahari, i colossi di Memnon, ecc., lo dovette, in gran parte, alla guardia vigilante che montavano alle sue frontiere le truppe tanite, come pure alla pleiade di artisti eminenti che si erano formati lungamente sotto l'ègida dei Pastori. Sotto il regno di Horos e dei faraoni adonaisti che avevano abbandonato i sacrifici umani rimpiazzandoli con l'offerta del pane, non vi furono più incursioni dei Bedjas e dei Neri, come se il motivo principale dei loro interventi, che era quello di tentare di liberare i loro compatrioti minacciati di immolazione, o almeno di vendicarli, fosse stato loro tolto.

La vera fondatrice della XVIIIª dinastia è Sattô-Phôtos, la vedova del primo Amosis, re regionale di Tebe dal 1601 al 1597, la quale preparò la lotta contro i Pastori, sposò suo figlio a una principessa nera, e finalmente assisté al successo dei suoi sforzi nel 1579.  Ma morì solo quattro anni dopo. Suo figlio Amosis regnò gloriosamente fino al 1554.  Sotto il suo regno si ripresero i sacrifici umani di cui Giuseppe aveva già dimostrato, durante il suo lungo governo, la totale inutilità. Quando il suo primo figlio Chebron ebbe raggiunto l'età di 12 anni, ossia verso il 1567, se lo associò al trono, ma questi morì insieme a suo padre. La carica del governo incombette allora alla vedova di Amosis, Iôros-Makhè, donna energica, che diresse l'Egitto a nome del suo secondo figlio minorenne, Amenophtis, e fino al 1545, data in cui morì.

Amenophtis, divenuto maggiorenne, si occupò di quella che fu la grande opera della sua vita, la costruzione dell'immenso tempio di Karnak che fu quasi terminato nel 1533.

Quando morì Amenophtis, ancora relativamente giovane, non aveva figli. Sua moglie, Adelphè Amesses, prima regina associata, conservò il potere da sola e si unì al gran-sacerdote conformemente a un oracolo di Amon; da lui ebbe un figlio, Misaphris (o Thoutmosis I) che sposò una principessa nera discendente da Amosis chiamata Iôrhakos Ammônisiyos. Ella ebbe dal gran-sacerdote una figlia, Makhaira, e da suo marito un figlio, Misphragmouthosis, che nel 1499, alla morte di suo padre, aveva solo 12 anni.

Misaphris si era associato al trono, circa un anno prima della sua scomparsa, Makhaira; secondo il suo testamento, lei doveva doveva governare a nome di suo fratello minorenne e poi custodire Tebe, l'Alto Egitto e la Nubia, mentre Misphragmouthosis avrebbe regnato a Crocodilopolis e nel Delta. Ella fece costruire l'ammirabile tempio di Deir-el-Bahari e prese parte al combattimento contro i Trogloditi. Ma sembra anche che, come le regine precedenti, sia stata l'amante del gran-sacerdote di Tebe. Essa vide, non senza inquietudine, il suo giovane fratello che, divenuto maggiorenne, reclamò la sua parte dell'eredità paterna. Allora si sposò nel 1493 con Mesekys, figlio di una donna di secondo rango di suo padre Misaphris. Mesèkys o Thoutmosis III reclamò di essere associato al potere di sua moglie nel 1486 e divenne re del Sud allorchè Misphragmouthosis era il faraone del Nord. Nel 1474, essi repressero insieme l'insurrezione di Danaus e divennero amici. Alla morte di Misphragmouthosis nel 1473 Mesèkys divenne il solo re d'Egitto.

Molto prima della sua morte, Mesekys associò al potere suo figlio Amenophisβ, e nel 1456 lo incaricò di condurre una campagna in Canaan e fino al Mitanni. Per consolidare la sua vittoria, Amenophisβ stabilì in Mitanni una nuova dinastia alla quale lasciò una larga indipendenza e a cui si unì con un trattato di alleanza. Questo fu, per l'Egitto, l'inizio di un periodo tutto nuovo di tranquillità all'esterno, di autorità all'interno nei riguardi del clero, di matrimoni asiatici in luogo di quelli neri, di concezioni religiose di un ordine più elevato. Il regno personale di Amenophisβ durò solo 8 anni e terminò nel 1425, ma dopo una viceregalità di 33.

A Amenophisβ, nato da Makhaira, successe suo figlio Thoutmosis IV che non potè avere figli. Egli innalzò l'obelisco lasciato a terra da suo padre, liberò dalle sabbie la Sfinge che ne era stata sepolta, e fece una campagna a Meroè contro gli invasori neri. Designò come re di Etiopia suo zio Amenophis III Memnon che doveva succedergli 9 anni dopo sul trono d'Egitto.

Amenophis Memnon era il figlio di Thoutmosis III e di una principessa mitanniana il cui nome significava Aurora. Aveva 16 anni quando divenne vicerè di Etiopia e fu poco dopo inviato in Asia Minore da Thoutmosis IV per liberare Troia assediata dai Greci. Divenne re d'Egitto nel 1416. Durante il suo lungo regno di 31 anni (morì nel 1385) Amenophis Memnon ebbe a respingere, con l'aiuto dei Taniti, numerose incursioni dei Bedjas e dei Negri. Fu anche un grande costruttore; ha lasciato due statue dette i Colossi di Memnon, alte quasi 18 metri e di cui una, incrinata, dava un tempo dei suoni armoniosi all'aurora, il che aveva dato luogo a una graziosa leggenda. Nel 1410, Amenophis III aveva sposato, anche lui, una principessa mitanniana chiamata Thyia che fu soprannominata Aurora come la madre del re. Memnon trovò la morte nel corso di una guerra sfortunata contro Shoubbilouliouma, re degli Ittiti, il quale è forse l'Achille che, secondo la leggenda greca, uccise Memnon. Divenne padre di 2 gemelli nel 1409. Questi figli non avevano che 15 anni quando, nel 1394, la viceregalità di Etiopia divenne vacante. Memnon la affidò al primogenito che l'occupò per 9 anni dopo i quali venne in Egitto a rimpiazzare suo padre e cedette il trono di Napata al suo cadetto.

All'inizio il primogenito si chiamava come suo padre, Amenophis, ma è designato sulle liste col suo nome di Hôros perchè proscrisse rigorosamente il nome di Amon. Dapprima tutto sembrò andar bene tra il nuovo faraone e il clero tebano, ma Hôros volle ben presto accordare a sua madre e a sua nonna gli onori della divinizzazione a Tebe; i sacerdoti si opposero a questo culto reso a delle straniere, e Hôros raccolse il guanto.

A partire da quel momento, fece proscrivere rigorosamente il culto di Amon e cancellare il suo nome da tutti i monumenti. Sotto l'influenza degli Ebrei e nel ricordo di Giuseppe, impose l'adorazione di Adonai che ritenne come il solo vero Dio che si serve del sole per elargire i suoi doni, e i morti celebri non ricevevano più che un culto di dulìa. Fece costruire a El Amarna, in Medio Egitto, un tempio e una città che furono il dominio esclusivo di Adonai; gli edificò un altro centro di culto in Nubia, là dove si adorava Maia, la dèa tebana, e un altro ancora in Palestina, non lontano da Hebron che era stata all'origine del culto di Amon. Alla maniera dei patriarchi ebrei, rimpiazzò i sacrifici umani con le offerte del pane. Dopo due anni, ossia nel 1378, i lavori di El-Amarna furono giudicati sufficientemente avanzati perché si facesse l'inaugurazione del culto di Adonai e il trasferimento della capitale faraonica. In quest'opera di purificazione delle idee religiose, Hôros fu potentemente aiutato da sua moglie Tadoukhepa o Theodeia, anche lei del Mitanni, la cui religione mazdèa, più pura di quella egiziana, l'aveva preparata a ricevere la vera luce. Ma nel 1366 Theodeia morì. Hôros, desolato, fece tornare suo fratello dall'Etiopia e lo prese come consigliere al governo. Nello stesso tempo, associò alla corona sua figlia, Thygater Achegcheres, e il di lei marito Apophis-Arouèris, figlio di un re di Tanis e il cui nome asiatico è Piphourouria. Questo regime durò fino al 1348, data della morte di Hôros, seguita ben presto dal decesso sospetto di Apophis-Arouèris.

Su consiglio dello zio, fratello gemello di Hôros, Thygater Achegcheres, scrive a Shoubbilouliouma, re degli Ittiti, per chiedergli uno dei suoi figli in matrimonio, giacché, diceva, sposare uno dei miei servitori mi fa orrore. Il servitore così indicato era il generale in capo delle truppe egiziane, Armais, che la regina doveva sospettare di averle ucciso il marito per prenderne il posto. Shoubbilouliouma, convinto, invia uno dei suoi figli che però viene assassinato per via, senza dubbio dalla stessa mano che aveva fatto sparire Piphourouria. La giovane regina, guidata dallo zio, amministra allora il regno per tre anni. Nel 1345, avendo raggiunto l'età matrimoniale un suo fratello di altro letto, Rathotis Adelphe, lo sposa.

Nel 1336, Thygater Achegcheres e Rathotis Adelphe muoiono quasi simultaneamente.  Il fratello gemello di Hôros, ancora vivente, deve prendere personalmente il potere, sotto il nome di Chebres, con la sua anziana sposa, giacché l'erede al trono, figlia di Thygater Achegcheres e di Rathotis Adelphe, Akherres-Nephos, ha solo 8 anni.  Le si fa sposare un figlio del re di Tanis, di 9 anni, Cherres, e li si associa teoricamente al trono.  Nel 1332, in occasione dell'ottavo centenario dell'avvento di Mènes, Chebres, la cui resistenza diminuisce con l'età, accetta di lasciar rientrare a Tebe Cherres e la sua giovane sposa, e l'Egitto è allora diviso in due regni: quello del Nord, Basso e Medio Egitto, capitale El-Amarna, e quello del Sud, Alto Egitto e Nubia, con capitale a Tebe, dove si riprende il culto di Amon.

I sacerdoti di Tebe, avendo i figli reali sotto la loro influenza, non ebbero difficoltà ad indottrinarli e, aiutati da Armais, aizzarli contro la tutela del loro prozìo; tanto che, verso il 1329, quando furono maggiorenni, abbandonarono apertamente il culto di Adonai e presero dei nomi nuovi ispirati a Amon. Nel 1324 Cherres moriva. Era stato sposato troppo giovane? Era stato anche lui aiutato a morire? Il campo delle ipotesi è libero.

In quel momento, quello a cui tutte queste morti devono finalmente giovare, scopre le sue carte: il vecchio Armais, con l'appoggio del clero di Amon, munendosi di un preteso oracolo, vuole imporsi come marito a Akherres Nephos, la quale, inorridita, cerca salvezza dal prozìo di cui tardivamente comprende il disinteressamento. Il saggio consigliere non vede altro mezzo per trarla d'impaccio che darle urgentemente un altro sposo. A tal fine, non può pensare agli Ittiti e ai Mitànnici che temeranno di subire la sorte del figlio di Shoubbilouliouma. Fa allora appello a Persèo, re di Argos, che accorre su una delle sue navi veloci e raccoglie la giovane regina che lo attende su una roccia vicino alla bocca Canopica. Giusto in tempo: due mesi dopo Cherres, anche Chebres scende nella tomba (1324). Persèo, la cui nuova sposa prende il nome di Andromeda, scambia allora il suo regno con quello di Tirinto e fonda Micene in onore della regina.

Armais ha adesso le mani libere, ma incontestabilmente fa anche la figura di usurpatore, il che era assai mal tollerato nell'Egitto antico. Per salvare la faccia, sposa una discendente, già su d'età, di Thoutmosis I, della linea nera di Amosis, e ne fa la regina Kommadiasos-Sabktès-Amaiôtos che però morì molto presto.

Armais impiegò il suo breve regno a dar prova di un grande zelo verso Amon:  proscrisse formalmente il culto di Adonai e fece abbandonare El-Amarna; ristabilì Amon nel suo culto cruento e moltiplicò le vittime umane per recuperare il ritardo subìto sotto i re adonaisti; inaugurò la persecuzione centenaria degli Ebrei che, cominciata con il suo regno nel 1324, finirà all'Esodo nel 1225. Prescrisse di opprimerli di lavoro, di imporre loro delle privazioni, di farli perire sotto i colpi; interdì loro l'accesso dell'Egitto e riunì delle truppe per opporsi a un attacco eventuale da parte loro. Armais apparteneva all'antica casa dei prìncipi di Cusæ, discendenti di Chasluim. Aveva un primogenito chiamato Ramesse che rivendicò la corona armi alla mano; fu vinto e ucciso nel 1319. Così ha fine la XIIIª dinastia. Ora andremo a studiarne in dettaglio i tratti salienti.


AMENOPHTHIS E IL TEMPIO DI KARNAK

Questo secondo figlio di Amosis prese in pieno il potere nel 1554. Lo si chiama Amenophthis, Amenophis o Amemphès. Il suo nome significa: "L'operaio che ha posto dei pezzi di ciò che si vede di Amon", e le sue iscrizioni dicono: "Il costruttore delle immagini di Amon più di ogni altro nel passato", e anche: "Il costruttore delle immagini di Amon e degli altri celesti, nell'anniversario, ha dedicato agli dèi potenti un tempio che sia loro una dimora senza uguale secondo la grandezza". É dunque lui che ha concepito l'immenso tempio di Karnak, il quale, se lo si libera delle aggiunte posteriori alla XIXª dinastia, presenta una simmetria e un'omogeneità che implicano una concezione unica. Esso supera in grandezza tutti quelli che l'hanno preceduto e seguito. Fu costruito in vista del giubileo del 1545 che corrispondeva al sesto centenario della morte di Misraïm e al primo avvento di Ménes e terminato prima dell'inizio del regno di Makhaira, verso il 1500, la quale intraprese la costruzione del tempio di Deir-el-Bahari. A torto esso viene attribuito a Ramsès II, a Sethi I, o a Amenophis III. Al contrario, si trova nelle iscrizioni di Amenophthis dei geroglifici dell'architetto di Amon e delle colonne del tempio.

/// - ///

Esse hanno forma di loto o di papiro che è infatti fallico giacchè sono elevate in onore di Amon, dio della generazione. Tutta la concezione architetturale riposa su un gioco di parole magiche consistenti nel ripetere 5 volte la parola copta Tiouôti, che significa: "Dei tronchi fioriti legati insieme divengono simili agli dei che danno la generazione". Ecco perché sono sempre figurati 5 legami in testa a queste colonne per formarne il fascione. E se, nella grande sala ipostila di Karnak, vi sono 122 colonne papiriformi simili, a capitello chiuso, è perché questo stesso numero è una preghiera al dio generatore della razza, Min; giacché 122 si dice Sche-Djouôte-Snau, che si trascrive: Sche-Tiouô-Ti-Çnau = Dona ai tuoi figli la germinazione utile

Del resto, le colonne a capitello campaniforme si possono descrivere in copto: Schomti Tbbêoui Djoouf Hioui Djoth A Ehou Schiiai Eiôrh, che significa: "I potenti dèi di Tebe la grande hanno generato i celesti capi del grande paese che si estende lungo il fiume".

In altri scudi si vede un parasole /// - ///.  Questo emblema è stato scelto sia perché è uno degli attributi della regalità nell'Africa nera, sia perché il suo nome di Thaibes ricorda Tebe l'antica, Taibe-Es = Arca-Antiquus = L'Arca antica, quella che aveva galleggiato nel diluvio osiriano. Ma evoca soprattutto il grande tempio di Karnak e la sua semioscurità voluta. Il tempio egiziano, come quello di Salomone che ne era una riduzione, "non era destinato a servire, come le nostre chiese, da luogo di riunione per i fedeli: era esclusivamente la dimora del [dio], inaccessibile ai mortali. Nessun [uomo] poteva entrarci. Solo i sacerdoti avevano il diritto di penetrare nel Santo. Quanto al Santo dei Santi, era chiuso a tutti, anche al sacerdote, che poteva accedervi una sola volta all'anno1". Tutte le ricchezze del tempio non sono state concepite per essere ammirate ma unicamente in onore del dio. Si vede qui una testimonianza della profonda pietà degli Egiziani. Un'iscrizione relativa a Amenophthis si traduce: "Il figlio del primo re, all'anniversario, nella regione delle teste fra i dòtti, ha fatto delle immagini superiori ai grandi divinizzati". Questa iscrizione contiene un geroglifico rappresentante una testa d'uccello sopra un collo sezionato che si legge Kara-Hn-Hakh, che non è altro che il nome di Karnak. Siccome appare per la prima volta nella titolatura di questo faraone, ciò conferma che è proprio lui che ha costruito il tempio. Da notare che esiste anche un altro senso del nome del tempio: Com'è grande!

MAKHAIRA E IL TEMPIO DI DEIR-EL-BAHARI
Makhaira era la figlia di Misaphris e di una principessa nera. Il suo nome significa: "beati i silenziosi". Gli egittologi la chiamano impropriamente Hatshepsout, ma il nome che le converrebbe meglio è quello di Sophie giacchè Misaphris aveva riconosciuto che la saggezza era la sua qualità predominante. In una delle sue iscrizioni ella si proclama: "Quella che è superiore alle grandi dame unite per matrimonio a Amon". È verosomile che il gran-sacerdote fosse il suo amante. Makhaira, rappresentata da una sciabola, fu una guerriera: con l'aiuto dei Pastori combattè gli invasori. Ricorse sempre ai Pastori perchè le fornissero degli architetti per costruire il tempio di Deir-el-Bahari vicino a Tebe. Questo magnifico monumento è notevole per il carattere nettamente greco della sua architettura e per il lungo viale di sfingi che vi conduce. Sulle pareti di questo tempio si vede anche una flotta di 5 navi che vanno a caricare materie preziose sulla costa dei Sòmali e ne ritornano. Allora vi era comunicazione tra il Nilo e il Mar Rosso attraverso l'Ouadi Tumilat. Al momento dell'Esodo, un movimento del suolo tagliò la comunicazione.

THOUTMOSIS III O MESÈKIS, IL MARITO DI MAKHAIRA
Questo faraone era figlio di un gran-sacerdote di Tebe e di una regina della 17ª dinastia. Il suo secondo nome significa: "Quello che tiene il centro tra i due estremi", cioè tra Tebe e Tanis. Aveva anche un terzo nome: " Il re che dimora intero", cioè che è al contempo quello la cui origine è regolare e che possiede da solo il potere; o ancora: "Il salvatore supremo dagli invasori", giacchè De Rougè gli attribuisce 15 spedizioni militari, in particolare contro i Neri.

Mesèkis aveva moltiplicato i sacrifici umani per avere l'acqua. Fu servito più che a dovere giacché nel 1459 un'inondazione catastrofica sommerse l'Egitto. Lui credeva di avere il potere di provocare e di arrestare le inondazioni. Lo proclama in una delle sue iscrizioni: "Quello che è pervenuto a comandare da padrone alle onde delle più grandi acque che coprivano la valle del Nilo, che avevano reso i templi simili a dei canali, rovesciato le grandi dighe, distrutto la moltitudine afflitta della regione superiore", e ancora: "Quello che è pervenuto a comandare da padrone ha pensato di immolare prontamente alle immagni, di cui è grande seguace, una moltitudine di abietti; di più, a gridare alle immagini dei celesti di aver cura di allontanare l'immersione".

Ciò dimostra a qual punto la religione egiziana era idolatra e praticava in abbondanza i sacrifici umani. Queste immolazioni massive esponevano l'Egitto alle rappresaglie dei popoli ai quali appartenevano le vittime e che erano già fin troppo disposti a razziare la valle del Nilo. Ciò è confermato da un'iscrizione di Mesèkys il quale dichiara che: "ha respinto quelli che marciavano contro il grande gregge di Rê, derubando e distruggendo nei dintorni; gloriosamente egli ha respinto e vinto le moltitudini temibili unendosi ai grandi guerrieri Pastori, venuti in gran numero con la truppa dei coltivatori a causa della distruzione dei templi degli dèi potenti".

AMENOPHIS II, IL FIGLIO DI MESÈKYS E DI MAKHAIRA
Questo faraone succede a suo padre che lo aveva già associato al trono nel 1433 e regnò da solo 8 anni fino al 1425. In una delle sue iscrizioni si dice: "Il dirigente che ha respinto il nemico in quanto Sisara", cioè a dire in qualità di capo d'armata cananeo. Una pietra commemorativa situata nel tempio di Amon di Panapolis relaziona questa campagna di Amenophis II giunta fino al Mitanni, paese compreso tra il Khabour e l'alto Eufrate e vassallo degli Ittiti. Il nostro faraone fece un'altra campagna contro i Neri dell'Africa Centrale.

THOUTMOSIS IV
In una delle sue iscrizioni dichiara: "Thoutmosis ha degli sguardi simili per gli dèi Amon e Ares". In effetti egli innalzerà nel tempio di Amon l'obelisco che suo nonno e suo padre avevano lasciato giacente a terra per 35 anni, ma libererà dalle sabbie anche la Sfinge, immagine di Ares, vicino alla quale cacciava il leone e la gazzella. Fece campagna fino a Meroe contro i Neri che minacciavano di invadere l'Egitto e rinforzò le fortificazioni della regione di Saras, l'antica capitale di Osiris. Nelle sue iscrizioni non cessa di far notare che egli difende i templi di Tebe e che deve la sua regalità alla Sfinge Harmakhis. Il suo regno fu di circa 9 anni, dal 1425 al 1416.

AMENOPHIS III MEMNON E I SUOI COLOSSI
Questo faraone era il figlio di Thoutmosis III e di una principessa del Mitanni, il fratello consanguineo di Amenophis II e lo zio di Thoutmosis IV. Il suo anziano padre aveva sposato la figlia del re mitanniano Artatama, chiamata dai Greci Eôs o Aurora, il cui scudo si può leggere: "quella che è veramente molto amata da quello che è arrivato ad essere l'unico re del corso delle acque", o ancora: "La regione in cui viene prima l'inizio del giorno quando il sole è ancora basso". Ciò giustifica quel che abbiamo detto di lei in precedenza.

Del resto, il nome del nostro faraone si trova in un'iscrizione posta in un tempio situato a Soleb, al confine tra Alta e Bassa Nubia. L'iscrizione completa si legge: "Il luogo che contiene i resti del capo iniziale la cui statua fa sentire ogni giorno dei suoni melodiosi, vicino al tempio del faraone, al momento in cui sua madre, la porpora del levante, dà di nuovo la vita alla sua grande forma". É un'evocazione dei colossi alti 18m e posti all'entrata della Valle di Re, uno dei quali produceva una melodia all'alba. Un'altra iscrizione si legge: "La grande statua fèssa, che assomiglia all'altra grande statua vicino al tempio, all'arrivo del giorno, oh, prodigio, produce una grande voce". Memnôn, salito sul trono d'Egitto nel 1416, sposò verso il 1410 una principessa straniera che gli egittologi chiamano Tii e che sarebbe meglio chiamata in copto Tihiai, che significa: "La scintilla venuta dal maestro supremo", o: "Quella che ha dato il sole".

Sembra che sia scomparsa poco dopo il giubileo del 1395, forse avvelenata dai sacerdoti di Tebe, il che spiegherebbe che suo figlio Amenophis IV abbia abbandonato il culto di Amon per quello di Adonai. Memnon avrebbe sposato in seconde nozze un'altra principessa mitanniana, Kilougipa. Secondo la mitologia greca, Memnon, quando era re di Etiopia, era stato inviato da suo padre in soccorso di Troia assediata dai Greci dove sarebbe perito per mano di Achille, figlio di Tethis e di Peleo. Vi è in ciò senza dubbio una parte di verità se si ammette che il "padre" di Achille era infatti il suo sovrano Thoutmosis IV e che Achille sarebbe da identificare con il re ittita Shubbiluliuma che avrebbe ucciso Memnôn.

Come i suoi predecessori, Memnon dovette lottare contro i distruttori dell'Egitto che si mostrarono particolarmente audaci, stando alla testimonianza della seguente iscrizione che dichiara: "La regione che si estende fino a Eliopoli era stata abbandonata; i malvagi vi si erano introdotti; i sacerdoti si erano salvati andandosene lontano". Amenophis proclama parlando di lui che: "il figlio di una madre che è luce ha disperso i figli delle tenebre venuti in moltitudine ad attaccare con astuzia il gregge degli adoratori del sole". In un'altra iscrizione egli è: "Quello che ha tenuto conto dei furti per fissare all'estremo limite le imposte; che ha soccorso il gregge le cui messi erano state incendiate; che ha aggiunto una moltitudine di guerrieri temibili ai templi degli dèi eminenti; che ha lavorato a rimettere in buono stato i templi rovinati degli dèi eminenti".

AMENOPHIS IV o HÔROS, L'ADORATORE DI ADONAÏ
Un primo scudo di Amenophis si può tradurre in due modi: "Il riparatore di ciò che avevano prodotto i malvagi; il filosofo dell'Aurora disonorata e, suo figlio, disonora i filosofi di Amon"; e ancora: "L'apostolo del Grande Vivente; il rampollo del seno di quella che viene prima e al di sopra del sole; il gran re che ha fatto conoscere al gregge dei seguaci. Quello che è al di sopra del sole; il maestro supremo che ha ristabilito l'adorazione della signora rigettata dai malvagi dottori che l'avevano calunniata; il maestro la cui madre aureola il sole e annuncia ad alta voce il punto della sua venuta".

In questo scudo, il re non si pone come protagonista di un monoteismo come quello che praticavano gli Ebrei. Egli preconizza in effetti il culto degli antenati poichè vuole che si adori sua madre. Non rigetta il sole, ma lo munisce di una moltitudine di mani simboliche giacchè vi vede il dispensatore dei benefici di Dio che egli chiama il Grande Vivente e che vuol far conoscere al popolo egiziano. Si tratta di un tentativo di conciliazione tra il culto molto puro praticato per 80 anni da Giuseppe e perpetuato in terra di Goschen dai discendenti di Giacobbe e la concezione egiziana dell'origine divina dei re. Durante i primi anni del suo regno, il re porta un nome derivato da Amon, ma nel 1379, in occasione del II° centenario della vittoria di Amosis, Hôros si proclama il figlio e l'adoratore di Adonai, "Il Dio supremo vivente eternamente". In una delle sue iscrizioni dichiara: "Adonai è al di sopra di Rê e al di sopra di quelli che l'hanno seguito; il Phènix ha stabilito la regola così".

Per mettere Adonai al di sopra di tutti gli dèi dell'Egitto, Hôros si riferisce a Giuseppe, il Phènix, e per praticare il culto del Vero Dio, fece costruire la città e il tempio di El'Amarna, il cui nome significa: "Il luogo senza statue" e, in un'altra iscrizione: "Il luogo che è la proprietà dell'Unico Grande Vivente e da cui sono rigettate le statue". Era dunque un'enclave sacra in terra idolatrica.

Altrove Hôros precisa le sue intenzioni: "Finora, si faceva un sacrificio alle immagini con grandi grida; una moltitudine di vittime umane erano abbattute con delle parole antiche, negli anniversari. La grande voce che si è addormentata ha stabilito che era sufficiente adorare l'Essere Eterno. Questo fondamento posto dal giusto Giuseppe è simile alla nostra volontà: che la grande moltitudine riunita adori Adonai che ha emesso il sole".
Questa iscrizione conferma il fatto che è da Giuseppe che Hôros ha tratto i suoi princìpi religiosi; non è il sole che egli adorava, ma il Creatore del sole. Al posto del culto sanguinario che imponeva il clero tebano, con la sua magìa e i suoi clamori, il re ha adottato una religione innanzitutto spirituale e simbolica, pacifica, degna e pura. Non è dunque senza motivo che si son trovati nel suo tempio dei pani di proposizione, come fra i Giudei, e che egli cantava dei cantici stranamente somiglianti ai salmi ebraici. Giuseppe, che aveva fondato la teoria musicale e inventato il flauto di Pan e la cassa di risonanza, non ne sarà lui l'autore?

Horos fondò altre due città, una in Nubia, Koukeh, che significa pane delizioso, vicino a Tynareh, nel paese di Maia, la sposa infedele, l'altra in Palestina, Kain, che significa possesso, vicino a Gerusalemme, la città di Melchisédek.

I lavori di El'Amarna sembrano essere stati intrapresi il I° marzo 1380, data che segnerebbe l'inizio del culto pubblico di Adonai in Egitto. In effetti, a questa data Hôros, in una stele, proclama: "Il capo che stabilisce degli editti, il signore supremo di numerose moltitudini, ha riunito gli adoratori per la posa delle pietre d'angolo del recinto del Dio Vivente supremo che ha emesso il sole e che è il solo adorabile. Il tempio della grande madre perversa, dove si offrivano delle montagne di vittime umane martoriate, è decaduto della sua grandezza: il Grande Vivente vuole l'adorazione di uomini vivi. Il capo che precede la processione dei lontani sublimi capi genealogici, il protettore della nazione, sacerdote più degli altri". Il culto iniziò il 27 novembre 1378.

La moglie di Horos è la regina che gli egittologi hanno battezzato a torto Nefertiti, ma che si chiamava in realtà Tadouképa. Il suo scudo si legge: "La grande adoratrice di Adonai che ha emesso il sole e davanti al quale si prosterna la grande moltitudine riunita"; "La conduttrice delle marce trionfali e la gran-sacerdotessa suprema del tempio del Grande Dio"; "La signora suprema, figlia dei coronati, scintilla del Dio che ha emesso la vita e che la moltiplica". Questa principessa mitanniana, che era stata allevata nella religione mazdèa, ha abbracciato quella di suo marito con un fervore che testimonia la bellezza del suo animo e di cui il suo incantevole viso è come il riflesso. Il suo ruolo fu eminentemente provvidenziale: proteggendo indirettamente il popolo ebreo dal paganesimo, essa fu la custode del culto dell'Eterno.

Siccome le lettere di Tell-el'Amarna rivelano che verso la metà del suo regno Horos richiese una nuova sposa a Bournabouriash, sembra proprio che Tadoukepa sia morta prima di suo marito, senza dubbio nel 1366, dopo aver regnato con lui 19 anni.

LA FINE DELLA XVIIIVª DINASTIA
Hôros aveva associato al trono suo genero Apophis-Arouèris-Theodès, marito di sua figlia  Thygater-Akhegherès nel 1365. Questi morì poco dopo il suocero nel 1348. Il suo nome reale evocava sia la sua ascendenza Hyksos sia Theodeia, la suocera, la cui morte aveva provocato il suo accesso al trono. Questo nome si traduce in effetti: "Quella che è stata dichiarata senza alcun dubbio riposante in cielo, che è andata fino al Grande Vivente che essa adorava anteriormente nel suo tempio, la grande regina è andata alla vita eterna". É verosimile che Apophis fu assassinato da Armais, uomo ambizioso a servizio dei sacerdoti di Tebe.

La vedova di Apophis, non potendo risposarsi come avrebbe desiderato col figlio di Shoubbilouliouma, assassinato per strada, dovette regnare da sola per alcuni anni finché un suo fratello di secondo letto fu in età di potersi sposare con lei. Il suo nome copto significa: "La sacerdotessa di Adonai che è presa da attaccamento per lui". Nelle sue iscrizioni ella non cessa d'altronde di proclamarsi: "quella che è consumata da un grande amore per il Dio che adora". Questa regina, attorniata da traditori fomentati dal potente clero di Amon, fece energicamente fronte a una situazione difficile con l'aiuto di suo zio. Il suo giovane fratello, che aveva sposato nel 1345 e di cui non conosciamo che i nomi greci di Rathotis Adelphos, Athotis, Rathos o Athoris, morì lo stesso anno in cui morì lei, nel 1336.


La figlia nata da quest'unione, Akherres-Nephos, aveva 8 anni alla morte dei suoi genitori, ed era evidentemente nell'incapacità assoluta di governare. Le si ordinò di sposare un giovane principe di 9 anni, figlio del re di Tanis, che i Greci hanno chiamato Cherres e gli egittologi Tout-Ankh-Aton o Tout-Ankh-Amon. Ma il potere fu realmente esercitato dal fratello di Hôros, Chebres, e da sua moglie, contati come re e regina effettivi. Pur continuando a risiedere ad El 'Amarna, egli accetta, nel 1332, di far rientrare i fanciulli reali a Tebe, da dove essi dovevano governare il sud del paese, il che contribuì a riportare il culto di Amon accanto a quello di Adonai. Quando, verso il 1329, i fanciulli reali furono usciti da tutela, i preti di Tebe li indussero a cambiare nel loro nome Adonai con Amon. Ma Cherres morì nel nel 1324.

Che divenne la regina dopo la morte di suo marito? Crombette ha fatto in merito una scoperta sconcertante. Dimostra infatti che lei non è altro che Andromeda. Cosa dice la leggenda?

Andromeda, avendo avuto la temerarietà di contendere il prezzo della bellezza alle Nerèidi, Nettuno, per vendicare le sue ninfe, suscitò un mostro marino che desolò tutto il paese. L'oracolo, consultato, rispose che bisognava esporre Andromeda ai furori del mostro. La principessa, legata su una roccia dalle Nereidi, stava per essere divorata quando Persèo, montato sul suo cavallo alato Pegaso, uccise il mostro, sciolse i legami di Andromeda e divenne suo marito. Questo Perseo era il figlio di Zeus e di Danae.  Dapprima re di Argos, dopo aver sposato Andromeda scambiò con Megapenthès il suo regno con quello di Tirinto e fondò Micene. Questa leggenda non è che una deformazione della storia vera:

Cherres muore, di una morte sospetta e prematura, verosimilmente vittima di Armais che non è al suo primo assassinio e che ambisce a cingere la corona. Ma deve regolarizzare la sua usurpazione agli occhi degli Egiziani e il miglior mezzo per arrivarci sarebbe evidentemente un'unione con la vedova di Cherres da cui avrebbe il diritto al trono. Armais fa dunque ad Akherres-Nea-Ammonias (o Nephos) la proposta, o meglio l'ingiunzione, di prenderlo come marito. Proposta triplamente infame essendo fatta davanti a una tomba aperta, da un vegliardo a una giovane, dall'assassino probabile di molti mariti delle regine della dinastia e forse di quello stesso che Akherres-Nephos piange. Lei poteva dire, non meno di Thygater-Achegcheres: "Questo mi fa orrore!".

É allora che Armais fa intervenire il clero che, geloso della regina, testimone di una crescita del Nilo ordina, per scongiurare questa catastrofe, che lei sia data a Armais. É senza dubbio Chebres, chiamato in aiuto, che pensa di avvisare Perseo, re di Argos, perchè venga a sposare Andromeda. Si può interpretare col copto il nome del suo mitico cavallo alato con: Il navigatore rapido. Perseo va dunque a cercare la regina fuggitiva, senza dubbio a Rhacotis, la futura Alessandria, vicino alla quale si trova, secondo Erodoto, una roccia chiamata lo scoglio di Perseo. L'antico re di Argos fonda al suo ritorno la città di Micene la cui etimologia copta significa: La crocifissa liberata, che si applicava bene ad Andromeda. É possibile che Perseo abbia ucciso Armais, su richiesta di Sethos, fratello di quest'ultimo, venendo a combattere in Egitto.

XIXª DINASTIA TEBANA
Il fondatore di questa dinastia è Ramesse, fratello di Armais. Era originario di Cusæ. Apparteneva in effetti alla famiglia dei grandi doganieri di Cusæ, rampolli di Chasluim tramite la sua sposa legittima, ma allontanati dal trono a profitto di Imouthès, nato dall'incesto di Chasluim con Maia. Per questo le iscrizioni di Ramesse proclamano a più riprese che: "Perseverando nella volontà di divenire capi, i rampolli della madre regolare, impediti più degli altri di dare una casa limitata (a una regalità parziale) sono, al contrario, divenuti i soli re". Ramesse arrivava al trono nonuagenario. Era certamente stato uno adoratore di Adonai al tempo di Hôros, ma, giunto al potere supremo, moltiplicò le persecuzioni contro gli Ebrei iniziate da Armais. Le sue iscrizioni dicono: "Quello che ha imposto l'ordinanza di oltraggiare tutti gli stranieri che rifiutano l'adorazione delle immagini degli dèi", - "Quello che moltiplica i castighi sulla nazione che adora il Dio Altissimo invisibile", e ancora: "Colpire violentemente questi sottili agitatori politici; io l'ordino!" Così, malgrado la brevità del suo regno (1319-1318), Ramesse non mancò di perseguitare gli Israeliti.

Ma a quell'epoca il vero dirigente dell'Egitto fu tuttavia Sethos, suo pronipote, che Ramesse aveva dapprima preso come generale in capo nella sua lotta contro Armais, e che associò al trono. In un'iscrizione caratteristica dove si vede un uomo arrampicarsi su un muro, egli dice: "In una parte della regione inferiore vivono quelli che possiedono delle greggi; questa nazione è in numero di molte miriadi; alla fine, essi si impadroniranno del paese, dove abiterà una moltitudine di nemici. Consultata l'immagine di Min, il grande adoratore ha ottenuto questa risposta: mettere a terra gli adoratori del Grande Dio, prostrarli di fatica a costruire, privarli di nutrimento, colpirli fortemente". Per realizzare questo programma, Sethos fece costruire agli Ebrei la città di Pithom, dove oggi si trova Kichlak, il cui nome significa: L'afflizione degli stranieri.

É Sèthos che, verso il 1308, diede alle levatrici l'ordine crudele di uccidere i figli maschi degli Ebrei e che, non essendo quest'ordine stato eseguito, prescrisse, nel 1307, di annegare tutti questi bambini. É allora che Mosè, nel 1306, viene esposto sul Nilo dove lo raccoglie una giovane principessa, figlia di Sèthos e sorella di Ramesse, che l'adottò. Lei doveva avere allora circa 12 anni. É lei che dà al bimbo il suo nome, giacchè Mosè viene dal copto Mouças che significa: Far uscire dall'acqua. Secondo Giuseppe Flavio, lei si chiamava Thermutim, la cui etimologia copta significa: Quella che si è fatta simile a sua madre e l'ha chiamato, che corrisponde bene al suo ruolo secondo la Bibbia. Mosè fu dunque allevato sotto la protezione della sua madre adottiva all'ombra di Ramsès II.

Sethos decorò il tempio di Karnak come rivela una delle sue iscrizioni: "Sethos, maestro del fiume e sublime testa genealogica, ha fatto riempire di immagini l'ultima parte del tempio degli dèi eminenti all'anniversario". Nel 1298 Sethos morì lasciando definitivamente il trono a suo figlio Rampsès che gli egittologi chiamano Rampsès II.

Rampsès II visse oltre 87 anni, godette di una prosperità sfacciata; la sua autorità fu senza limiti; moltiplicò i monumenti a suo nome smarcando quelli dei suoi predecessori; la sua megalomania non ebbe uguali; fu il più grande persecutore degli Ebrei. Nelle sue iscrizioni, Rampsès dichiara che, se egli attribuisce una grande misura ai seguaci corretti di Amon, colpisce fortemente i pastori suoi nemici e non dà loro che un nutrimento moderato; egli calpesta sotto i piedi gli Ebrei più di quelli che sono passati nel fango sotto il torchio, assegnando loro un grande lavoro; egli impone loro particolarmente di costruire delle città-magazzino per accumularvi l'eccedente dei raccolti, e particolarmente la città di Ramessès "quella dove si adorano gli dèi, residenza splendore dell'Egitto". Così, per un raffinamento di crudeltà, Rampsès obbligava gli Ebrei a costruire, nel centro stesso della terra di Goschen, una città lussuosa in cui si adoravano gli dèi del paganesimo che essi avevano in orrore; era la risposta di Tebe a Tell el 'Amarna. Rampsès moltiplicò i giubilei per raggiungere una età simile a quella del patriarca Giuseppe che visse 110 anni. Questa intenzione è confermata da un'iscrizione situata al museo del Cairo che dice: "Quello che ha dato questa immagine e che ha riunito all'anniversario la moltitudine disposta per classi degli adoratori nel tempio degli dèi eminenti perché, in vista del riposo mortale del grande capo genealogico, sia costruito un grande sepolcro appropriato, lungo 100 misure in estensione circolare, simile a quello dell'inizio, e perché il faraone, capo genealogico, vi si corichi dopo una vita più grande delle altre, all'epoca in cui riunirà 110 grandi soli".

La megalomania di Rampsès sembra così essersi accentuata con l'età. Per tentare di assicurarsi 110 anni di vita, non esitò a far scorrere a fiumi sangue umano decuplicando i sacrifici. Voleva una tomba circolare simile a quella di Misraïm, di 100 canne-misura di raggio, ossia 315 metri. Quando si pensa che aveva dato al suo figlio preferito, Osymandias, una tomba di circa 250 metri di lunghezza su 150 di larghezza, dipendenze comprese, la pretesa di avere per sè un monumento di 315 metri di raggio non sembra inconcepibile. Ma bisogna credere che la morte di Rampsès seguì da vicino l'offerta della statua di cui si tratta, giacché non si è trovata traccia del sepolcro gigantesco che aveva sognato. Crombette calcola che Rampsès morì nel 1231.

Gli succede suo figlio chiamato dagli egittologi Meremphtah e dai Greci Amenophis o Amenephthès. Flavio Giuseppe, citando Manetone, nella sua opera Contro Apione, afferma che è lui il faraone dell'Esodo.

/// - ///

Uno dei suoi scudi si legge: "Quello a cui è stato detto che verrà certamente un Phènix simile al primo, venuto dall'alto". La grafia conferma questa interpretazione.

Amenephthès prende il potere nel 1231, verso i 54 anni di età. Come aveva desiderato suo padre, egli avrebbe voluto raggiungere l'età di Giuseppe, ossia 110 anni; doveva, a questo scopo, vivere ancora 56 anni, cioè fino al 1175. Ora, questa data marca due grandi anniversari: il millenario della stesura del calendario sotiaco e dei riti giubilari da Thoth, e il quinto centenario della comparsa di Giuseppe in Egitto. Thoth fu il primo Phènix e Giuseppe ne fu la riedizione 500 anni dopo; ci si attendeva dunque che riapparisse un Phènix dopo un nuovo intervallo di 500 anni. Questo nuovo Phènix doveva essere il Mosè dell'Esodo, ma apparì dopo solo 450 anni ed avrebbe oppresso l'Egitto di tanti mali quanto il precedente, Giuseppe, l'aveva colmato di beni: le piaghe d'Egitto. Lo scudo precedentemente citato si ellenizza dicendo: "Il ritorno del Phènix colpirà di terrore o turberà di dolore il re". Si può trovargli anche il senso seguente: "Molto grandi saranno i dolori che produrrà il ritorno del Phènix! Per preservarsene, espatriare davanti all'invasione". É proprio quello che fece Amenophthès come vedremo parlando dell'Esodo. Gli indovini dell'Egitto avevano dunque avuto conoscenza, senza dubbio per magìa, dei fatti che stavano per succedere al ritorno di Mosè.
Crombette ha potuto determinare le date delle sette piaghe d'Egitto che si sono così succedute:

  1. Acqua cambiata in sangue: 21 gennaio gregoriano 1226;
  2. Invasione di rane: 28 gennaio;
  3. Moscerini: 4 febbraio;
  4. Mosche: 11 febbraio;
  5. Peste bovina: 16 febbraio;
  6. Ulcere: 25 febbraio;
  7. Grandine: 4 marzo;
  8. Cavallette: 11 marzo;
  9. Tenebre: 18 marzo;
  10. Morte des primogeniti: 25 marzo.

La Bibbia non è la sola testimonianza su queste piaghe: anche i Papiri Sallier II e Anastasi VII, come pure Manetone, conservato da Diodoro, ne parlano. Il figlio di Amenephtès che perì con i primogeniti si chiamava Sèthos-Dianemèsyios. Egli aveva regnato con suo padre a Tebe dal 1231 al 1225.

/// - ///
figura 1

É allora che comincia l'Esodo: gli Ebrei, allertati da Mosè fin dal decimo giorno di Nisan, cioè da 4 giorni almeno (Esodo, XII), poterono riunirsi presso Ramesse nella giornata del 26 marzo; si misero in strada il 27 mattina in numero di oltre 1.500.000, senza contare i circa 100.000 stranieri che si unirono a loro. Come mostra la carta 1, il 27 sera sono a El-Guisr, il 28 sera a Es-Semout sulla strada che porta in Palestina; qui ricevono da Dio l'ordine di dirigersi verso sud; arrivano dunque il 29 sera a Bir-Magdal, il 30 sera al Serapeum, il 31 sera a Faidj; la sera del I° aprile sono di fronte a El-Adjerûd, non lontano dal mare. É là che il figlio di Amenephthès Sisaros-Tithephthès-Myrrhinès li raggiunge alla testa di 300.000 uomini. Ma il mare si ritira sotto la bacchetta di Mosè e scopre un guado che libera il passaggio al popolo di Dio che raggiunge l'altra riva il 3 aprile verso le 5 del mattino. L'armata egiziana che li inseguiva fu inghiottita dal riflusso del mare. Gli Ebrei poterono vedere i corpi morti degli Egiziani e riposarsi coi loro greggi in un luogo che ha conservato il nome di Aïn Moussa, le fonti di Mosè. Tutta la toponimia dell'itinerario seguito dagli Ebrei ha conservato il ricordo dell'Esodo.

Il miracolo del passaggio del Mar Rosso ebbe delle conseguenze immense: un gigantesco maremoto che sconvolse tutte le coste del Mediterraneo; i popoli rivieraschi interessati si diedero a una fuga dosperata verso la terra di rifugio classica: l'Egitto. É l'invasione dei Popoli del Mare davanti alla quale Amenephthès fuggì in Etiopia dove rimase 13 anni con suo figlio Sethos- Rampsès. L'impero ittita scomparve nella tormenta. Il mondo intero subì le ripercussioni dell'Esodo degli Ebrei giacchè Dio, per produrre il ritiro del Mar Rosso, aveva provocato l'affondamento di Atlantide e sollevato l'Himalaya, il che bbe per effetto di svuotare l'Oceano Scitico.

Ammenemès, nipote di Amenephthès, regnò fino al 1220 a Tebe e sposò sua sorella Thouoris che associò al trono. Morì dopo 5 anni di regno. Thouoris regnò dapprima sola dal 1220 al 1218, poi sposò un altro dei suoi fratelli, Phénix. Nel 1215, Sethos-Rampsès, rifugiato in Etiopia, fu nominato da Phénix vicerè di questa regione e sposò una principessa etiope. Nel 1213 riprese il controllo del Delta. Amenephthès e suo figlio ritrovarono la corona d'Egitto, ma Thouoris restò regina giacchè sposò Sèthos-Rampsès chiamato anche Bousiris. Analizzando la leggenda di Ercole, Crombette mostra che fu lui ad uccidere il crudele Bousiris. La regina Thouoris si rifugò in Fenicia con suo marito Phénix. Il nostro studioso prova inoltre che lei sposò più tardi Ninus e che è lei la Semiramide che costruì i giardini pensili di Babilonia.

XVIª DINASTIA DEI PASTORI
Fino al presente non si conosce nessun re della XVIª dinastia. Il suo numero d'ordine non corrisponde alla sua posizione cronologica. Benchè Crombette l'abbia posta nel suo secondo tomo de La vera storia dell'Egitto Antico, essa appartiene al Nuovo Impero poichè ha preso posto tra la fine del regno di Aseth e l'Esodo, durante un periodo di 318 anni. Giulio l'Africano annuncia in questa dinastia 32 Pastori che avrebbero regnato circa 10 anni ciascuno, forse eletti. Essi avevano dei vassalli fenici e siriani. Si potranno senz'altro ritrovare i nomi di alcuni di loro se si faranno degli scavi sistematici nella loro capitale Tanis.

/// - ///
figura 2

Crombette ha disegnato la carta delle regalità vassalle che riproduciamo nella figura 2 e ricostruito diversi fatti storici connessi, grazie in particolare al dizionario di Morery. É così che, verso il 1557 Cecrope I, egiziano d'origine, va a fondare la regalità di Atene. Il suo nome significa in copto: "L'agitatore è stato privato del suo regno". Si trattava appunto di un vassallo dei Taniti in Siro-Palestina, vinto da Aseth e Amosis. Verso il 1552 si situa l'avventura di Agenore che, da Sidone, va ad occupare il trono di Argo. Poi c'è l'avventura di Fetonte che, venuto dall'Egitto, va ad abitare nella valle del Po dove tra l'altro porta la gondola ai Veneziani, ispirata ai battelli egiziani. Più tardi, il Fenicio Cadmo, figlio di Agenore, apporta ai Greci l'alfabeto che era stato inventato dal patriarca Giuseppe. È a Fetonte che bisogna attribuire l'importazione dell'alfabeto latino in Italia. Verso il 1465, Cranaos cambia il nome di Cecropia -che aveva la capitale dell'Attica- in quello di Atene, tratto dall'appellativo della dea Neith di Saïs. Vediamo dunque che la Grecia era il rifugio abituale dei Siro-egiziani che fuggivano dalla loro patria in seguito ai loro tentativi abortiti di indipendenza. La Grecia vi guadagnò i suoi primi reami e una rifusione della sua civilizzazione.

L'influenza dell'Egitto  diminuì dunque in Asia sotto il Nuovo Impero. I faraoni della XVIª dinastia, limitati alla regione del lago Menzaleh, con Tanis, Tsar e Peluse come città principali, si mostrarono fedeli al trattato del 1597 e fecero campagna in Siria accanto agli Egiziani. Questo stato di cose ebbe termine all'Esodo degli Ebrei durante il quale Dio sconvolse la faccia della terra. Questo cataclisma provocò una migrazione generale dei popoli, sconvolse il grande impero ittita di Boghaz-Keui e annientò la XVIª dinastia. I 300.000 uomini della guarnigione di Tanis protessero la fuga del re d'Egitto e si ritirarono con lui in Etiopia dove furono nutriti e dotati di terre dal vicerè di quel paese. Questi fu rimpiazzato dal figlio del faraone fuggitivo che divenne il capo delle truppe tanite. L'armata così formata gli permise di rientrare in Egitto per ritrovare il suo trono.

XXª DINASTIA TEBANA
La XXª dinastia tebana debutta con la morte di Bousiris nel 1205 e dura 135 anni fino al 1070. Con essa si conclude il Nuovo Impero. Conta 12 re. Il fondatore di questa dinastia aveva i nome greco di Kythnoia che si chiama anche Proteo. Il suo nome copto esprime il fatto che era balbuziente ed esitava ad esprimere il suo pensiero. Secondo Erodoto, ricevette la visita della bella Elena il cui ratto da Paride fu la causa della guerra di Troia. Discendeva da Amenephtès attraverso una delle sue figlie. Suo figlio Rampsinites aveva circa 60 anni quando morì verso il 1159, ma era stato associato al trono fin dal 1197.

I Greci lo chiamavano Remphis che significa: "Quello che manifesta il suo pensiero con un flusso di parole", e Rampsinitès che vuol dire: "Il bravo figlio di quello che aveva la parola annodata". Era dunque tanto loquace quanto suo padre non lo era. Il qualificativo di bravo indica un re guerriero. I suoi compagni gli procurarono i prigionieri destinati ad essere immolati nei sacrifici. Il significato copto di Rampsinitès è: "Quello che è inquieto per tutto ciò che ha accumulato". Ebbe a subire delle invasioni che iniziarono nel 1186 e si prolungarono per 7 anni. Ora, questo anno 1186 è appunto quello che corrisponde all'inizio della conquista della Palestina da Giosuè che durò anch'essa 7 anni. Le campagne che ebbe a sostenere Rampsinitès contro i popoli invasori sono state senza dubbio provocate dall'azione militare del capo ebreo. Noi vedremo, grazie alla traduzione delle due iscrizioni seguenti, che il miracolo luni-solare operato da Giosuè per guadagnare la battaglia di Gabaon fu accompagnato da un gigantesco maremoto dovuto all'arresto della rotazione terrestre su se stessa, e che comportò una migrazione generale dei popoli. Ecco il primo testo:

"All'epoca in cui si totalizzava il sesto grande sole, nella terza gioia dell'apparizione della luna, allorché i giardini ingrassati dalla venuta dell'acqua davano i germogli dopo aver respinto l'acqua in eccedenza; quando si totalizzava la quinta volta che il sole si era alzato dalla regione inferiore, il grande re ha stabilito un editto addizionale per esentare dall'imposta il reddito della moltitudine degli abitanti sinistrati le cui proprietà, malauguratamente colpite dall'acqua, sono state gettate in grande scompiglio.  Il sole, sconvolto, era rimasto basso sopra l'orizzonte, astenendosi dall'elevarsi, provocando lo spavento tra i grandi dottori.  Un giorno ne comprese due.  La mattinata, ingrandita, arrivò a una lunghezza utile di metà al di sopra del numero delle ore in cui il chiaro deve essere effettivo.  Da questo prodigio divino, è trascorso un termine, e il capo ha eretto, a questo riguardo, un'immagine che ha per scopo di allontanare il maleficio dal paese.  Hèphaestos, ... ai tuoi adoratori dà la tua protezione; annulla le parole di questi viaggiatori stranieri impostori; fa' perire questi nemici dei sacrifici alle immagini fatti dalla moltitudine disposta per classi nei templi degli dèi eminenti; accresci i colpi su questi maledetti adoratori dell'Eterno; castigali, moltiplica le disgrazie su questi pastori di greggi, brucia le loro dimore.  Rampsès, celeste capo genealogico, che imponesti il lavoro a questi ignobili, che li maltrattasti, che non li soccorresti nei loro bisogni, precipita nel mare questi viaggiatori stranieri che han fatto sì che la luna si arrestasse, trattenuta in un piccolo angolo al bordo dell'orizzonte, e che il sole stesso, che era già nato di fronte al luogo dove se ne andava la luna in quel momento, differisse di cambiare di posto e di attraversare i cieli.  Mentre la luna riduceva la sua velocità e si abbassava lentamente percorrendo un cammino esiguo, dalla parte opposta il grande dio (il sole) sospendeva la sua marcia, attenuando l'effetto estremo della sua luce come all'alba.  Contro i navigli, tanto quelli che erano sul posto come quelli che erano usciti dai porti, le onde del mare, riunite, si sono innalzate in un lungo muro d'acqua, sollevando con forza i pescatori usciti a osservare i flutti e inghiottendoli nell'acqua.  Inoltre, nella grande regione delle praterie, una marea considerevolmente accresciuta si è avventata nei luoghi ove passavano le mandrie, ne ha strappato il bestiame e l'ha annegato; la perdita è di più della metà delle mandrie del Basso Egitto.  I resti di navigli abbandonati si trovano sul posto, rotti, sui bordi dei canali; le àncore che dovevano mantenerli nell'acqua li hanno più schiacciati che protetti.  I mari, alzandosi oltre misura, sono entrati molto avanti nel Paese; l'espansione dell'acqua ha raggiunto i muri di cinta costruiti da Rampsès, il celeste capo genealogico; essa si è slanciata dai due lati della regione posteriore spazzolandola, sterilizzandovi i giardini, penetrando le dighe e producendovi delle aperture.  Un grande Paese è stato reso povero e deserto; ciò che era stato seminato è stato orribilmente distrutto e cumuli di steli di cereali sono sul terreno".

Il secondo testo dice:

"Quello che ha dato grandi elemosine al popolo sinistrato dalla marea considerevole che ha sconvolto i raccolti e annientato i beni; il capo che, con discernimento, ha stabilito che le più grandi testimonianze della sua pietà sarebbero per quelli che sono stati più danneggiati degli altri; colui che, nella sua grande benevolenza, ha tenuto a esonerare dall'imposta il popolo grandemente colpito; colui che ha dato a coloro che conducevano delle mandrie delle nuove mandrie al posto di quelle che erano state annegate dall'inondazione; che ha detto di dirigere gli abitanti delle regioni raggiunte dai flutti su dei territori di qualità; che ha prescritto di sospendere, per 2 anni a venire, le mietiture dei giardini che hanno subìto danni, giacchè quello che ne uscirebbe sarebbe sicuramente cattivo".

Rampsinitès ci dà la data egiziana del miracolo: questa data era un termine (un anno) prima del 15 epèpi dell'anno VI°, il che corrisponde al 16/17 aprile gregoriano 1186. Ora, se si determina, secondo la Bibbia, l'impiego del tempo di Giosuè dall'inizio della sua giudicatura, si vede che è ugualmente in questa data che egli fece il suo insigne miracolo. É dunque proprio a lui che si rapportano i testi egiziani. Il calcolo dà le ore 5 per il momento del fenomeno, dato che allora il sole si levava normalmente verso le ore 4,46' e la luna avrebbe dovuto tramontare alle 5,13 se non fosse stata trattenuta. Non si tratta qui di un arresto assoluto del sole e della luna, che sarebbe stato contrario alle leggi della meccanica, ma di un arresto assoluto della rotazione della terra su se stessa, avente per conseguenza un arresto relativo del sole nella direzione di Gabaon e della luna sopra la valle di Ajalon. É appunto quello che precisa Giosuè, che non dice: "Sole arrestati - luna arrèstati", ma :"Sole, fermati in Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon". E se Giosuè non dice "sulla città di Ajalon", ma "sulla valle di Ajalon", è perché sapeva che la luna, che gira in poco meno di un mese attorno alla terra, si sarebbe un po' spostata sull'orizzonte nella durata del miracolo. É questa piccola regressione, di circa 4°, che è stata notata dagli astronomi egiziani. Essi hanno anche valutato la durata del miracolo a metà delle ore di chiaro, le quali sono, in questo periodo dell'anno, di 13 ore e 3/4; il giorno si trovò dunque accresciuto di circa 7 ore. Gli Egiziani non si sono ingannati sulla causa del fenomeno; è ai viaggiatori stranieri, pastori di pecore, adoratori dell'Eterno, cioè agli Ebrei, che l'hanno attribuito, ed è per questo che li hanno maledetti, invece di convertirsi alla vista dell'onnipotenza dell'Eterno.

Il miracolo ebbe per effetto un terremoto con conseguente maremoto: l'acqua andò a sbattere sulle mura della città di Ramesse dopo aver attraversto la soglia di El-Guisr. È dunque probabile che l'elevazione eccezionale dell'onda acquosa fu di circa 20 metri sopra il suo livello normale. È sulle conseguenze disastrose per la marina, l'allevamento e l'agricoltura dell'Egitto che si estende l'iscrizione di Rampsinites. Ma è evidente che lo stesso cataclisma, raggiungendo tutte le regioni della terra, dovette provocare una migrazione generale di popoli. È questo movimento che hanno osservato, senza comprenderlo, gli storici ignorando questo miracolo.

Quando Mosè ebbe realizzato il miracolo del passaggio del mar Rosso, lo sconvolgimento del globo ebbe, tra i suoi effetti, delle deformazioni della scorza; è così che l'istmo di Suez si è trovato sollevato di molti metri interrompendo il corso dell'ouadi Toumilat, il braccio del Nilo che si gettava un tempo nel mar Rosso. Nel piano divino ciò era  necessario perché gli Ebrei potessero passare il mare all'asciutto, il che non poteva avvenire se il fiume avesse continuato a scorrervi. Questo sconvolgimento, apportato dall'Esodo nella terra di Goschen, ha fatto ancor più sentire i suoi deplorevoli effetti adesso che si dovevano accogliere gli innumerevoli immigrati cacciati dal loro paese dagli Ebrei. Così Rampsinitès, senza dubbio prevedendo in seguito al miracolo di Giosuè un nuovo cataclisma che avrebbe riportato il suolo al suo antico livello, andò a sacrificare agli dèi onorati in Ramessès. Una delle sue iscrizioni lo dice: "Il capo della località superiore ai grandi, temuto dagli adoratori che trascurano Amon, il dio eminente, è andato, per essere utile all'Egitto, a dedicare un tempio in Ramessès, la bellezza dei luoghi della valle, la grande città dove si adorano gli dèi, per offrire una libagione e per fare un sacrificio ai celesti, secondo il rito antico, affinché di nuovo l'acqua si spanda nella valle diminuita, perchè ciò che adesso è terra sia di nuovo il fiume e procuri dei giardini".

É solo come ultima risorsa, constatando che il prosciugamento del braccio orientale del Delta era ormai definitivo, che si arrivò al progetto di scavare un canale artificiale. É Rampsinites che ne fece intraprendere i lavori senza tuttavia terminarli, con l'aiuto senza dubbio della sua abbondante manodopera che le immigrazioni gli avevano procurato. Rampsinites sembra aver sposato una figlia di Sèthos-Rampsès per regolarizzare il cambiamento dinastico. Nel 1160, associava al trono il suo primogenito Ramesse, che noi chiameremo Ikmaios (o RamessèsΔ), e meno di un anno più tardi, nel 1159, moriva lasciando dieci figli viventi.

Ikmaios avrebbe dovuto divenire il solo re nel 1159. Ma i discendenti di Rampsinitès esclusi dal trono, si rivoltarono verso di lui e richiesero la divisione dell'Egitto in più reami di modo che ognuno potesse sperare di regnare. Egli cedette costituendo 3 reami: Uno dell'Alto Egitto con Tebe per capitale; uno del Medio Egitto con capitale Memphis, e uno del Basso Egitto con capitale Ramesses. Morì nel 1144 seguito presto da suo figlio Sèthos-Dianemèsikotis-Rhyôdiolesyos, assassinato un anno dopo.

Il beneficiario e di conseguenza l'autore di questo crimine fu il re di Memphis, Ramessès Osioros-Akopos, che aggiunse al suo il reame divenuto vacante. Non avendo potuto espandersi che con la violenza e aspettandosi dei ritorni offensivi, egli fece edificare a Silsilis, un po' a nord della prima cateratta, in un punto in cui la valle si restringe, un muro fortificato per arrestare gli attacchi provenienti sia dalle oasi che dalla Nubia.

Ma il re di Ramessès, RamessèsZ Nimmiaireios, salito anche lui sul trono nel 1159, non vedeva senza gelosia e inquetudine RamessèsE estendere il suo impero da Rhacotis all'Etiopia. Egli aveva a sua disposizione i 300.000 uomini della guarnigione di Tanis e gli innumerevoli mercenari che aveva dovuto conservare suo padre. Approfittò di un intervento militare che aveva dovuto fare in Palestina verso il 1141 e, al ritorno, virò contro il re di Memphis-Tebe la sua armata vittoriosa; questi fu vinto e ucciso verso il 1140 ed egli conservò per sè tutto l'Egitto. Questo non soddisfaceva però i suoi fratelli più giovani i quali, non essendo in condizione di dichiarargli guerra, provocarono un sollevamento popolare, sempre possibile nella turbolenta Tebe; RamessèsZ vi trovò la morte nel 1133.

Tre nuovi faraoni si divisero dunque l'Egitto nell'anno 1133: a Memphis il quarto figlio di Rampsinitès, RamessèsH Osiris-Phoinix-Kainis; a Ramesse il quinto figlio, RamessèsΘ Aikhmètès; a Tebe, il sesto figlio RamessèsI Sykhaion Hôros. Il re di Memphis inaugurò a Eliopoli, nel 1125, centenario dell'Esodo, il culto di Mosè che fu onorato sotto il nome di Osarseph. Morì nel 1125, presto seguito dal re di Tebe. Il re del Delta, RamessèsΘ Aikhmètès, aveva associato al trono suo figlio, che noi chiameremo Sekhorothesis-Yiothanos, ma fu assassinato su ordine del nono figlio di Rampsinitès.

Nel 1125 il settimo figlio di Rampsinitès, RamessèsK Iamayos Tisthoutos, aveva preso pacificamente la successione del re di Memphis, e suo fratello RamessèsΛ Neyhopôs Kaihôroy si era installato lo stesso anno sul trono di Tebe dove si era associato suo figlio RamessèsΞ Meninehôros-Meioios.

Ma nel 1124, il nono figlio di Rampsinitès, RamessèsM Apophis-Maioioè-Areios, impaziente di regnare, faceva sparire Sekhorothesis-Yiothanos e si installava sul trono di Ramesse. Verso il 1122, appoggiandosi sulle forze militari del Delta che erano le più considerevoli dell'Egitto, lo attaccò, lo sconfisse e lo spogliò della sovranità che prese per sè. Di colpo, il centro di gravità del potere si spostava: il Delta prendeva il predominio su Tebe nonostante le pretese del clero di Amon.

Nel 1114 RamessèsK Iamayos Tisthoutos moriva, e il decimo figlio di Rampsinitès, RamessèsN Thassôme-Seyonekas, poteva infine accedere al potere a Memphis, ma morì nel 1109. Il suo vicino, il faraone Ramessès, si impadronì puramente e semplicemente del regno di Memphis e fece minaccia di avanzare verso Tebe. Ma il faraone di questa città minacciata chiamò in aiuto il re d'Etiopia che venne in suo soccorso avanzando fino a Cinopolis. Il re di Ramesse riuniva tutte le sue forze per il contrattacco quando, di colpo, morì, nel 1109, avendo goduto per soli 6 mesi la sua usurpazione.

Questo avvenimento rovescia da cima a fondo la situazione politica; i re di Tebe possono ora sperare di governare tutto l'Egitto. Ma sono minacciati di perdere la loro situazione tanto sotto l'azione delle truppe tanite, già in marcia contro di loro, che sotto quella dell'armata egitto-etiopica. É allora che si alleano con i Taniti contro le truppe etiopiche che arretrano. I faraoni vincitori depongono il gran-sacerdote e destituiscono il viceré d'Etiopia. A partire dal 1109 non vi è più che un regno in Egitto. Nel 1106 RamessèsΛ moriva lasciando suo figlio solo re d'Egitto. Questi fu l'ultimo dei re ramèssidi; si mantenne ancora sul trono per 36 anni, fino al 1070. Si alleò al re d'Assiria, Tèglath-Phalasar di cui sposò la figlia. Ebbe un regno felice e diede due sue figlie in matrimonio a due grandi prìncipi Pastori; la prima a Smendès, di cui fece il viceré di Tanis e del Delta; la seconda a Phoros, che nominò viceré di Etiopia e gran-sacerdote di Tebe. Saranno loro a fondare, alla sua morte, le due case parallele costituenti la XXIª dinastia.


1 - Vigouroux: Manuel biblique; T. II, Roger et Chernoviz, Parigi, 1886, p. 103.