I FARAONI DEL MEDIO IMPERO

SCIENCE et FOI n° 85 ottobre 2007

Yves NOURISSAT

La presente conferenza sui faraoni del Medio Impero, che riassume il secondo tomo de "La vera Storia dell'Egitto Antico" di Crombette, è molto di attualità. Essa mostra in effetti, contrariamente all'opinione comune e quando sono ben tradotte, che le iscrizioni geroglifiche testimoniano della presenza dei Patriarchi biblici in Egitto e che, come disse Dio a Mosè nel Libro della Genesi, Dio benedisse il paese a causa di Giuseppe: è infatti sotto la sua vice-regalità di circa 80 anni che la pace regnò più a lungo nel paese dei faraoni Pastori e che la loro potenza raggiunse un apogèo ineguagliato. Giuseppe è così una figura di Cristo-Re e dei santi monarchi cattolici, quali San Luigi, per il bene che sparse sul mondo antico. La sua storia è una testimonianza sulla bontà di Dio che si china sull'umanità idolatra o apostata per darle dei buoni princìpi e riportarla al culto della SS. Trinità.

Noi ci accingiamo a studiare le dinastie a partire dall'undicesima e fino alla diciassettesima. Ma poiché esse sono state in parte simultanee, presentiamo una tavola d'insieme come realizzata da F. Crombette alla fine del suo primo volume.


 

XIª DINASTIA TEBANA

È Mentouthès II, regnante dopo i quattro Anaménès e Mentouthès I, che inaugura il Medio Impero nel 1903 stabilendo una monarchia quasi assoluta su tutto l'Egitto. Mai si era avuta una tale concentrazione di potere nel paese, salvo verso la fine della IVª dinastia. È Manetone che ha dato a questo periodo il nome di Medio Impero, che marca la fine del frazionamento dei poteri che aveva conosciuto l'Antico Impero.

Mentouthès II, prima di chiamarsi "Figlio legittimo di Re", si para del titolo di "Signore degli architetti", giacchè si fece costruire una sontuosa necropoli a Dêr-el-Bahri a nord di Tebe. Egli si dice anche nelle sue iscrizioni: "Il signore supremo dei sacerdoti del primo sole", giacchè impose il culto tebano in tutto l'Egitto, e ancora: "Il terrore dei re del mare, che ha cacciato i capi regionali; il capo che ha stabilito che ci si spingesse più lontano sulle divisioni del fiume, che ha tolto gli impedimenti che erano le frontiere delle bocche e sviluppato la navigazione". Nel 1893 il re si associò suo figlio Mentouthès III che regnò a partire dal 1878.

Mentouthès III dovette ben presto far fronte a una situazione difficile a seguito di un periodo di acque bassissime che si produsse a partire dal 1887 circa. L'anno seguente, che era quello del terzo centenario dell'istituzione dei giubilei creati in vista di ottenere l'acqua, la crescita dei fiumi si verificò con un ritardo di 47 giorni e il suo volume fu solo un decimo del normale.

Senza contare esclusivamente sui sacrifici umani per riportare l'abbondanza, Mentouthès III fece coltivare delle superfici più grandi e, nell'attesa, fece il razionamento. Per questo il suo nome è talvolta rappresentato con un campo seminato e il re si dice: "Colui che nutrì la nazione con misura e che si prende cura dei passanti, che ha costituito degli ammassi di frumento per nutrire ragionevolmente l'Alto e il Basso Egitto".

É in quest'epoca che, secondo la Bibbia, il patriarca Abramo venne in Egitto. Abramo, nato nell'anno 1946, ricevette da Dio, quando aveva 75 anni, cioè nel 1871, l'ordine di uscire da Harran, in Aram, per andare nel paese di Chanaan. Allorché fu arrivato: "egli andò ancor più lontano, camminando sempre e avanzando verso mezzogiorno. Ora, sopragginse una carestia sulla terra, e Abramo scese in Egitto per passarvi un po' di tempo perché la carestia era grande sulla terra. Mentre stava per entrare in Egitto, disse a Sara, sua moglie: "Io so che sei bella e che, quando gli egiziani ti avranno vista, diranno: Questa è la moglie di quell'uomo, e mi uccideranno e ti risparmieranno. Di' dunque, ti supplico, che sei mia sorella (consanguinea), affinché quelle persone mi trattino favorevolmente a causa tua, e mi conservino la vita per riguardo a te". In seguito Abramo entrò in Egitto e gli egiziani videro che questa donna era assai bella. Le prime persone del paese ne fecero gli elogi al faraone, e avendola lodata davanti a lui, questi la volle come moglie nella sua dimora. A causa di lei, essi usarono molto riguardo verso Abramo, ed egli ricevette delle pecore, dei buoi, dei somari, dei servitori, delle serve, delle asine e dei cammelli. Ma il Signore colpì con grandi piaghe il faraone e la sua casa a causa di Sara, moglie di Abramo. Faraone fece venire Abramo e gli disse: "Perché hai agito così con me? Perché non mi hai avvertito che era tua moglie? Eccoti dunque tua moglie; prendila e vattene". E avendo faraone dato ordine ai suoi di aver cura di Abramo, essi lo allontanarono con sua moglie e con tutto ciò che possedeva. Abramo era dunque uscito dall'Egitto con sua moglie e con tutto ciò che possedeva, e Lot con lui, e andò dalla parte del mezzogiorno. Egli era molto ricco e aveva molto oro e argento.  Ritornò per lo stesso cammino dal quale era venuto". E lo storico Flavio Giuseppe aggiunge: "Dio punì l'ingiusta passione del re faraone con la malattia e lo scompiglio che mise tra i suoi affari; e siccome chiese come poteva essere liberato da questi mali, i sacerdoti gli dichiararono che essi erano un effetto della collera divina, perché egli aveva voluto fare oltraggio alla moglie di uno straniero". É dunque dai suoi indovini che il faraone conobbe l'esatta situazione di Sara con Abramo.

Noi del resto sappiamo, dai documenti egiziani stessi, che vi fu un momento in cui tutto andò per il peggio in Egitto. La Sacra Scrittura trova in essi una conferma. Abramo lasciò Harran nel 1871. Gli ci vollero diversi mesi per coprire le migliaia di chilometri che lo separavano dalla frontiera egiziana. Sara dovette dunque essere presentata al faraone che risedeva a Tebe, all'altra estremità dell'Egitto, nel corso del secondo semestre del 1871. L'anno seguente, la carestia ebbe fine e Abramo potè rientrare in Chanaan al momento del raccolto del 1870, ossia in primavera. Il suo soggiorno in Egitto era dunque durato meno di un anno.

Il figlio di Mentouthès III, Mentouthès IV, gli successe nel 1866. Ma nel 1860, Ammenémès I depose la famiglia sovrana regnante e fondò una nuova dinastìa. Uno dei nomi di Mentouthès IV conferma questo fatto storico: "Il giusto è stato preso dall'ingiusto, messo in prigione e deposto". Così si conclude la XIª dinastia tebana.



XIIa DINASTIA TEBANA

Il fondatore di questa dinastia è Ammenemes di cui abbiamo già parlato e che cominciò a regnare verso il 1870 in Alto Egitto dove era visir di Mentouthès III a Tebe. In un'iscrizione egli si dice: "Quello che ha salvato i portici dei templi della capitale; il salvatore che si è assoggettato a fissarvi la sua dimora principale; quello che è più degli altri salvatore". Lottò contro la carestia facendo coltivare il Fayoum il che gli valse il titolo di Sesostris, il triplo salvatore. Prese anche il titolo di Saïtes o Salitis che è all'origine della parola Sultano. In seguito, egli divenne capo supremo di tutti i troni uniti d'Egitto. Il suo nome si interpreta: "Il signore dei limiti dei canali, che ha preso l' incaricato di circoscrivere le dimensioni delle divisioni (i nòmi, cioè le circoscrizioni) alla loro estensione iniziale e di garantire il corso delle acque". Verso il 1853 associò al trono suo figlio Sesostris I e morì nel 1844.

Sesostris I si dice: "Quello che ha fatto ammassare della terra per costruire una diga nello scavo del Laurier-rose inferiore"; fece dunque proseguire i lavori di arginamento del Fayoum. Fu un re molto grande per la concentrazione dei poteri che aveva riunito nelle sue mani, ma non si notano avvenimenti di spicco durante il suo regno.

Sotto quello del suo successore, Ammenemes II, l'Egitto dovette soffrire lunghi periodi di acque basse. Per ovviarvi, egli dovette prendere una serie di misure ricordate da alcune delle sue iscrizioni, come la seguente: "Avendo la grande diga raggiunto le chiuse, i giardini sono avanzati nel (posto) delle acque in un gran numero di separazioni producendo delle messi per preservare dalla fame le regioni inferiore e superiore; ugualmente sono stati compiuti nelle regioni dei pozzi, dei sondaggi per aumentarne (il numero); si è fatto pescare nel mare; si è realizzata l'uguaglianza nelle irrigazioni e si sono diminuiti i lavaggi". Questo faraone morì assassinato dai suoi eunuchi nel 1771 come testimonia un'iscrizione.

Viene poi Sesostris II che fu re di pieno esercizio per 19 anni e re principale per 11. Ebbe inizialmente la sua residenza a Kahoun, vicino a Illahoun, nel Fayoum. In una delle sue iscrizioni, egli dichiara di aver riunito degli operai abili per costruire una casa dove ci si perde. Si tratta del Labirinto costruito da Dedalo a immagine di quello di Creta. Questa immensa costruzione di 30.000m2 aveva lo scopo di sepellirvi i coccodrilli sacri. Ecco cosa ne dice Erodoto: "Io l'ho visto, ed è veramente al disopra di quel che si può dire. Che si faccia la somma delle costruzioni, delle opere d'arte che i greci hanno prodotto; esse sembreranno inferiori a questo labirinto sia per il lavoro, che per la spesa; eppure il tempio di Efeso e il tempio di Samos meritano che se ne parli. Già le piramidi erano al di sopra di ciò che si può dire... ma il labirinto supera anche le piramidi. Esso comprende 12 viali coperti le cui porte si fronteggiano l'una all'altra, sei sono rivolte a nord, sei verso il sud, contigue, circondate da uno stesso muro esterno. Vi sono due serie di sale, le une sotterranee e le altre sopra il suolo, sopra le prime, in numero di 3.000, ciascuna serie essendo di 1500. Noi stessi abbiamo visto e percorso le sale che sono sopra il suolo, ne parliamo dopo che abbiamo costatato coi nostri occhi; sulle sale sotterranee ci siamo informati verbalmente, giacché gli egiziani che ne hanno la custodia non hanno voluto assolutamente mostrarcele, adducendo che vi si trovano le sepolture dei re che, all'inizio, costruirono questo labirinto e quelle dei coccodrilli sacri".

Il Labirinto venne terminato sotto il regno di Apophis il Grande nel 1663. Uno degli scopi di questo monumento è svelato da un'iscrizione di Sesostris II: "La dimora dei grandi re, la grande porta del cielo, nella parte intima della quale essi avranno una fine simile". Si trattava di scoraggiare i ladri che volevano appropriarsi delle ricchezze che vi erano accumulate. Sesostris morì senza figli nel 1761.

Il suo gemello, Sesostris III, era destinato dai grandi oracoli ai più grandi destini, come testimonia una delle sue iscrizioni che dichiara: "Colui che la moltitudine degli indovini di Tebe aveva imposto come grande capo supremo e signore di una moltitudine lontana ,il dio Nêb l'ha fatto venire al di sopra di tutti i ranghi, l'ha fatto più grande di quanto era stato rivelato". Ebbe il regno più lungo della 12ª dinastia, dal 1785 al 1754. Gli scudi mostrano che egli amava la gloria. Le sue campagne lo portarono alle estremità dell'Asia Minore. Era protetto dagli Hyksos della XVª dinastia di cui parleremo in seguito.

Ammenémès III ha terminato i lavori del lago Moeris nel Fayoum. Una delle sue iscrizioni datata del 1770 dice che "Il contorno del bacino in cui si versa il fiume per prevenire le crescite più grandi delle altre è terminato". Questi lavori richiesero più di 18 anni e rappresentarono un volume di materiali messi in opera pari a 100.000.000m3. Questo faraone si mostrò sempre deferente verso il re Pastore di Tanis in quanto gli era debitore della vice-regalità. Regnò quasi 50 anni fino al 1753.

Suo figlio Ammenemes IV fu ammesso alla vice-regalità alla morte di Ammenémès II nel 1771 e morì nel 1743. È sotto il suo co-regno con Ammenemes III che sembra datare l'uso della moneta in Egitto, giacchè una delle sue iscrizioni si legge: "Colui che si è procurato il reddito della valle in pezzi di moneta". Proseguì i lavori del Labirinto ma non li concluse. Alla sua morte, Ammenémès IV lasciò il trono a sua moglie e sorella, che i Greci hanno chiamato Skhèmiophris Adelphè.

Ella ha un nome geroglifico che, ellenizzato, si legge: "Il corpo lezioso di Afrodite vivente con una natura selvaggia le ha permesso di farne la conquista con la dolcezza". Questa stessa iscrizione si può comprendere col copto: "La bella che piace molto al Pastore, potente guerriero; che ha moltiplicato i profumi per Anak; che, più elegante di ogni altra, gli conviene in modo particolare, che ha il pegno assicurato delle nozze". La 12ª dinastia si concluse dunque col matrimonio della sua ultima erede con il re Pastore Bnon come conferma anche un'iscrizione: "La grande signora del grande monumento funerario, Susanna, verso Bnon, desolata, ha alzato degli occhi amorosi; le case gloriose e divine sono legate dal matrimonio; ella è amata con intensità veramente superiore alle altre passate". Il testo prosegue: "Fino ad ora solitaria, Susanna si è messa di nuovo a metà con il grande signore, protettore supremo dei due paesi; così la gloria militare del re che respinge il nemico combattuto si è molto moltiplicata per la gloria di sua moglie". Infine: "La bella piace molto al Pastore Bnon [verso cui] Susanna, desolata ha alzato gli occhi con amore; le case gloriose e divine si sono legate col matrimonio di fronte ai rampolli superiori a cui recentemente sono stati attribuiti dei domìni". Si tratta della creazione della XIIIª dinastìa che coincide con la fusione della XIIa e XVa col matrimonio di Susanna con Bnon.


 

XIIIª  DINASTÌA TEBANA

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carta 1

Il periodo della storia egiziana concernente la XIIIª e XIVª dinastìa è rimasto molto oscuro per gli egittologi, imbevuti come sono dalla teoria successoriale di Champollion. Erodoto dice che 12 faraoni si sarebbero divisi il paese all'epoca in cui fu costruito il Labirinto. Crombette ha potuto mostrare, grazie al Papiro di Torino, alla Tavola di Karnak, a diverse iscrizioni e a Manetone, che vi furono in quest'epoca 7 faraoni simultanei in Medio e Alto Egitto e in Nubia appartenenti alla XIIª dinastia e 5 nel Delta appartenenti alla XIVª. Ossia in tutto sessanta re da ripartire su 7 troni per la prima. Il periodo coperto va dal 1740 al 1663, anno in cui il patriarca Giuseppe prese come ministri i 12 ultimi re della 13ª e 14ª dinastia. Le loro capitali erano, come si vede dalla carta 1, Silsilis, Tebe, Hypselis, Cusæ, Crocodilopolis, Meae e Napata. Noi ci interesseremo solo degli ultimi faraoni di ciascun trono che parlano quasi tutti di Giuseppe.

1) Quello di Napata ha un nome che si traduce in due modi: "Quello che partecipa all'autorità del re elevato è degno della venerazione di quelli che non hanno l'intelligenza del fiume", e anche: "Il sogno dei covoni venuto al re era nascosto; solo il saggio è riuscito a interpretarlo ed ha anche esposto delle osservazioni di buon senso per agire di conseguenza".

2) Quello di Meae ha uno scarabeo che è un'invocazione a Giuseppe: "Signore, che sei simile al dottore dalle parole più grandi delle altre, invia agli agricoltori delle messi che spandano alla moltitudine un grande nutrimento".

3) Quello di Silsilis ha un nome che si comprende: "Il salvatore per eccellenza che partecipa all'autorità ha subito fatto conoscere il senso dei segni celesti", e ancora: "Essendo emesso il sogno del re, il salvatore ne ha rivelato d'un sol colpo l'intelligenza; ne ha fatto una rivelazione sottile e ha dato delle osservazioni di buon senso per agire di conseguenza".

4) Quello di Tebe si comprende: "L'amato del re supremo ha fatto un grande sacrificio al capo del gregge lontano che è espatriato all'inizio verso l'estremità del grande cerchio".

5) Quello di Hypselis: "Quello che ha ricevuto una parte di autorità del grande re e di colui che è il profeta del gran re". I suoi nomi copti apportano interessanti complementi a questa interpretazione: "La saggezza ha ordinato, per fare in modo che ci sia la sufficienza, di piantare oltre misura, di estendere ancor più il flusso, di assicurare la protezione dei campi". Egli dovette anche assistere al matrimonio di Giuseppe, giacché una delle sue iscrizioni si può interpretare: "Maritato, in presenza di quelli che siedono, con la grande cantante di Neith, la tessitrice, egli ha riempito i granai di grandi cumuli per dare dei bocconi alla moltitudine di cui ha compassione".

6) Quello di Cusæ si interpreta: "Quello che partecipa all'autorità del re elevato ha avuto l'intelligenza delle ceste povere e ricche".

7) Infine quello di Crocodilopolis ha assistito al matrimonio di Giuseppe: "Il salvatore che intende partecipa all'autorità del re elevato; egli accumula la produzione; si è unito alla cantante di Neith".


 

XIVª  DINASTÌA TANITO-XOÏTA

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carta 2

Crombette ha potuto veder chiaro in questa dinastia dove, oltre al sovrano Pastore che sedeva a Tanis, 5 faraoni si divisero il Delta come mostra la carta 2, e regnarono a Memphis, a Damanhour, a Xoïs, a Bubaste e a Péluse.
Come nel caso della XIIIª dinastia, noi studieremo solo i faraoni che parlano di Giuseppe e che sono anch'essi gli ultimi di ciascun trono (per gli altri vedere il Tomo 2 del libro sull'Egitto). Ve ne furono quattro:

1) Il quindicesimo re di Memphis ha un nome che si interpreta allegorigamente: "Quello che si attiene al grande rito antico, il migliore (il quale basta)".

2) L'ultimo re di Damanhour parla di Giuseppe: "Quello che fa le parti del nutrimento con abilità, che ha il timore e la protezione del Dio che egli onora, temendo per l'avvenire, ha preso delle disposizioni perché i raccolti eccedenti siano accumulati".

3) Il 16° re di Xoïs lo evoca ugualmente: "Colui che divide in parti il nutrimento con abilità e che obbedisce al Dio che bisogna onorare, compassionevole, su presagi cattivi per l'avvenire, ha preso delle disposizioni per far provvista di raccolti fino a quel momento". E ancora:"Colui che possiede il grande potere, che è stato messo alla testa di una regione principale da quello che conserva in buono stato dei mucchi di frumento per coprire in anticipo da un grande pericolo, il Protettore che ha attorniato la contrada bassa con una costruzione più importante di quella antica (la diga del Fayoum), il grande sapiente che diffonde, sul gregge di cui egli è il solo capo, l'eccellenza dei suoi doni e che è simile al capo supremo; sublime capo genealogico". Infine: "Il grande sapiente, imparziale, l'ha posto come capo su un compartimento del potere che dà la legge suprema alla moltitudine". Vedremo, a proposito della XVª dinastia che Giuseppe fu uno dei più grandi sapienti di tutti i tempi.

4) Il sedicesimo re di Peluse fu ministro di Giuseppe: "Quello che fa le parti del nutrimento con abilità, che ha il timore e la protezione del Dio che bisogna onorare, temendo per l'avvenire ha preso delle disposizioni perché i raccolti in eccesso siano accumulati".


 

XVª  DINASTÌA DEI PASTORI

I re Pastori sono molto mal conosciuti dagli egittologi che non sospettano che è durante la loro sovranità che l'Egitto raggiunse l'apice della sua potenza. Il loro fondatore era Salitis, figlio di Sesostris I e di Io, figlia del re di Argo. Risiedeva a Tanis, nel Delta, e siccome nella sua città comandava soprattutto a dei soldati ittiti e siro-fenici i cui popoli erano dediti all'allevamento, lui e i re della sua dinastia ricevettero il nome egiziano di Ho-Keh-Schôsch che significa: I capi (Ha) che dirigono (Keh) i pastori (Schôsch), da cui i Greci, elidendo la "e" e addolcendo le consonanti secondo il loro uso, hanno fatto Hyksôs. Più semplicemente, si sono designati i re di questa linea sotto il nome generico di Pastori.

Ma gli Egiziani, che non amavano chi si dedicava all'allevamento, che non ammettevano di essere governati da dei re in parte di origine straniera e che giudicavano intollerabile che essi dessero la priorità al dio Seth, non smisero di tentare di rovesciarli e di cancellare le tracce della loro regalità. Gli egittologi, non decifrando correttamente le iscrizioni geroglifiche e dando credito alle calunnie di Manetone, non hanno sospettato la grandezza inaudita del regno dei Pastori.

Crombette ha potuto ricostruire, grazie alla sua lettura dei geroglifici e a Flavio Giuseppe, la serie di questi re e ed è così riuscito ad accordare la sua genealogia dell'Egitto che lo ha portato a situare l'Esodo degli Ebrei nel 1225.

Il primo re della 15ª dinastia è Salitis il cui nome è all'origine del nome Sultano. Principe di Tanis, divenne sovrano dell'Egitto nel 1803 dopo una lotta vittoriosa contro dei Sesostris, figli di Ammenemes II. Egli si prese come aggiunto il nemico da lui vinto Sesostris IV, che era un bravo guerriero, col quale intraprese delle conquiste in Asia Minore e in Colchide che fecero del re di Tanis il più grande del mondo conosciuto. Salitis morì nel 1784.

Il successore di Salitis fu suo figlio Bnôn che fondò nel 1756 la XIVª dinastìa, e nel 1740 la XIIIª, entrambe vassalle. Sposò nel 1740 la vedova dell'ultimo re della XIIª dinastia, e lasciò la direzione dell'Egitto e la cura delle campagne esterne a suo figlio Apakhnan che si era associato al trono fin dal 1740. Morì senza dubbio nel 1720.

Apakhnan dovette estendere le conquiste dei suoi predecessori, giacchè il suo nome significa: "Quello che è al di sopra degli stranieri", e si dice "il distruttore delle contrade dell'Oriente". Divenuto re alla morte di suo padre verso il 1720, associò al trono suo figlio nel 1708 o 1704 e morì in piena battaglia nel 1698.

Apophis il Grande regnò 61 anni e fu dapprima l'aggiunto di Apakhnan; egli modificò il calendario per scongiurare la morte di suo figlio predetta dai suoi indovini, ma che ebbe il dolore di perdere. A partire dal 1664, ebbe il patriarca Giuseppe come vicerè. Egli si dice: "Il capo delle estremità, il conduttore delle grandi greggi dei confini del mondo, che sorpassa il grande capo genealogico, primo di nome, il più grande dei cavalieri di grande razza, ecc...". E un'altra delle sue iscrizioni del re è così concepita: "Quello che ha rinunciato al mese che era in eccedenza all'anniversario, Khaion, il grande capo attraverso l'Africa, le innumerevoli località nelle quali vi è una moltitudine, la "Duble" e il cerchio universale dei mari; il grande capo delle case dei grandi re". È la definizione egiziana dell'impero di Apophis che ingloba tutto il mondo conosciuto: l'Africa, l'Asia, l'Egitto e i confini del Mediterraneo.

Il nostro faraone terminò il Labirinto e intraprese la costruzione della Sfinge di Gizeh la cui testa lo rappresenta e che aveva tra gli altri il ruolo di fermare le sabbie come confermano varie iscrizioni che vedremo più tardi. Si associò suo figlio Sethos e gli affidò soprattutto la direzione dell'armata e il governo dell'Egitto, riservandosi la direzione dell'universo esteriore. Ma i suoi indovini gli avevano annunciato che suo figlio, erede presunto della sua potenza, sarebbe morto di una fine tragica e prematura. Per cercare di scongiurare la sorte, Apophis il Grande, modificò il calendario nel 1597 e moltiplicò le precauzioni. Ma nel 1666 Sethos moriva avvelenato. È senza dubbio in questa occasione che il gran coppiere e il gran panettiere furono posti nella stessa prigione di Giuseppe come racconta Mosè nella Genesi e che il figlio di Giacobbe potè interpretare i loro sogni. Due anni dopo, Apophis fece il sogno delle 7 vacche grasse e delle 7 vacche magre che i suoi indovini non poterono interpretare. É allora che il gran coppiere si ricorda di Giuseppe che non solo spiega il sogno, ma dà al faraone dei consigli così pieni di saggezza che Apophis gli affida la direzione dell'Egitto e sopprime tutti i faraoni della 13ª e 14ª dinastie. Molto abilmente, Giuseppe li utilizzò per costituire un grande ministero in vista di prevenire la carestia. Siccome i faraoni disponibili erano 12, vi furono 12 ministri: dell'Agricoltura, degli Approvvigionamenti, del Vettovagliamento, dell'Irrigazione, delle Riserve, della Navigazione, dei Prigionieri di guerra, della Difesa Nazionale, della Manodopera nazionale, delle Finanze, dell'Interno, e infine dei Culti. Questa organizzazione del primo grande ministero della storia è da attribuire al genio politico di Giuseppe. Egli fu uno degli uomini più eccezionali di tutti i tempi, ugualmente degno nella schiavitù che al vertice degli onori.

Le iscrizioni reali della sua epoca ci informano che lungo tutto il corso del suo lungo regno egli moltiplicò invenzioni di ogni sorta: immaginò le chiatte per il trasporto delle mercanzie e particolarmente per attivare l'immagazzinaggio del grano; inventò il flauto a 7 canne e stabilì con le 7 note le basi della teoria musicale; aggiunse agli strumenti a corde la cassa di risonanza; ricercò, con l'aiuto di una bacchetta, le pietre preziose e le sorgenti per dirigere e ridurre il lavoro dei minatori e degli scavatori di pozzi; chimico, fabbricò il nardo, scoprì la tintura di porpora, distillò la nafta per trarne un miglior mezzo di illumunazione; concepì la lampada a miccia, la candela di cera, la torcia; immaginò il casco metallico per proteggere la testa dei soldati dalle fratture craniche e ne dotò tutta l'armata egiziana; fece scavare attraverso la dura roccia, sotto la quale era certo di trovare dell'acqua potabile, molto desiderata in Egitto dove è di solito salmastra, un largo pozzo profondo 88 metri che esiste ancora e porta il suo nome; per portarne sù l'acqua, immaginò la noria e la fece azionare da buoi; combinò la prima serratura a molla; fu lui (e non i fenici) che trovò il modo di fabbricare il vetro trasparente e il cristallo da cui trasse il prisma, che gli permise di scomporre la luce bianca nei suoi 7 elementi colorati, una doppia livella che era sia a bolla d'aria che da agrimensore, la lente, la lente piano-convessa, lo specchio curvo, la lente scorrevole e il telescopio, che rivoluzionarono l'astronomia facendogli scoprire delle quantità innumerevoli di stelle prima sconosciute; prescrisse delle misure profilattiche, ecc...; sono pochi i campi della scienza che non gli devono i loro primi princìpi. Soprattutto, si servì di tutti questi benefici per stabilire agli occhi degli Egiziani la potenza dell'unico vero Dio che egli adorava. Ciò non impedì loro di divinizzarlo dopo la morte e di farne il Phènix, l'uccello inimitabile e tale che non se ne vede al mondo che uno ogni 500 anni.

È necessario parlare ancora di due realizzazioni eccezionali di Giuseppe. La prima concerne i lavori che egli fece al Fayoum. Già abbiamo visto che Ammenémès III, in vista di prosciugare questa regione depressa per poterla coltivare, l'aveva circondata di una costruzione gigantesca di oltre 150km. Cos'ha dunque fatto di più Giuseppe? Certo, il saggio amministratore dell'Egitto sapeva molto bene l'importanza dell'accrescimento delle superfici coltivate; ma non ignorava che, senza acqua fertilizzante, queste terre rischiavano di restare inutilizzabili; ora, era dell'acqua che l'Egitto sarebbe stato privato per 7 anni dopo averne sovrabbondato per un tempo uguale. Giuseppe ebbe l'idea di fare di questa regione un immenso serbatoio naturale di acqua d'irrigazione. Si è trattato, come dice Erodoto, della più grande impresa mai fatta, e ciò in tempi record. La diga costruita attorno era lunga 358km. A ciò, Giuseppe aggiunse lo scavo del canale laterale al Nilo che porta ancora il suo nome, il Bahr Youssouf lungo 550km. La seconda invenzione capitale del patriarca è quella dell'alfabeto che viene a torto attribuita ai Fenici che ne furono solo i divulgatori. Prima di questa iniziativa, le scritture erano geroglifiche e sillabiche. Ma esse si prestavano alla magìa, pratica vietata ai figli di Giacobbe, adoratori esclusivi del Vero Dio. Giuseppe ebbe l'idea di rompere i nomi per rompere la magìa scomponendo le parole in consonanti e vocali ma scrivendo solo le prime, come fecero i Giudei quando misero la Bibbia per iscritto. Questa invenzione di Giuseppe è confermata dal significato del nome che gli aveva dato Apophis e che si legge: "Quello che ha ridotto la scrittura ai suoi primi elementi, che è arrivato a produrre in chiaro la ragione dei suoni", e da un'iscrizione geroglifica che lo concerne: "In precedenza, le immagini si adattavano alle parole in comune e ci voleva una moltitudine di forme. L'oracolo dei grandi dottori, Giuseppe, è venuto per primo a isolare i frammenti che producono le parole e, da questi primi elementi, comporre una serie di alcuni".

Apophis, dopo aver infilato il suo anello al dito di Giuseppe, gli fece sposare Aseneth, la figlia del gran-sacerdote di Eliopoli. È davanti al Dio Eterno e non davanti a Rê che gli sposi scambiarono il loro consenso. Il clero eliopolitano si è inchinato davanti alla superiorità del monoteismo del figlio di Giacobbe; non gli ha imposto le divinità del Pantheon egiziano, ma si è ricordato che anche l'Egitto possedeva e insegnava nelle scuole clericali unite al suo tempio "una dottrina elevata... in rapporto all'essenza divina di un Essere supremo generante perpetuamente un secondo se stesso"1.  Ma questa ammirabile dottrina non era insegnata al popolo che adorava una moltitudine di divinità. Così, con Giuseppe, il Dio di Israele si impose all'Egitto adoratore di animali. Giuseppe realizza per un istante la resurrezione dell'unità primitiva del credo dell'umanità e vi giunge per mezzo di una nobile egiziana i cui figli saranno, anch'essi, dei "figli di Abramo". Immagine lontana del tempo in cui un altro Giuseppe condurrà un'altra bella vergine, la Vergine per eccellenza, che porterà fra le braccia il Figlio dell'Eterno nella stessa Eliopoli, tra i resti della città del sole. Presagio anche dell'epoca in cui il cristianesimo, avendo trionfato sull'errore pagano e trasformato spiritualmente l'Egitto, questo apparirà, per vari secoli, la fiaccola della fede per i suoi dottori incomparabili.

Quanto doveva essere brillante l'assemblea che assistè al matrimonio di Giuseppe e di Aseneth! Al centro di tutte queste grandezze, che avrebbero dato le vertigini a più d'uno, passato bruscamente dalla situazione di schiavo prigioniero a quella di re sovrano, Giuseppe manteneva quella naturalezza che è l'appannaggio della vera nobiltà. E quando il suo vecchio padre e i suoi fratelli, pastori di pecore, "in abominio agli egiziani", gli chiederanno del pane, lungi dal respingerli o anche ignorarli, come avrebbe facilmente potuto fare dal momento che non lo avevano riconosciuto, egli li chiamerà a sè, li abbraccerà piangendo di gioia, e donerà loro le migliori terre d'Egitto. Poi, quando Giacobbe morirà, gli farà celebrare dei funerali nientemeno che reali e che possono, dal racconto che ne fa la Bibbia, dare un'idea della solennità che dovette circondare a maggior ragione il matrimonio di Giuseppe. Giuseppe aveva stabilito la sua residenza a Eliopoli, a metà strada da Tanis dove regnava Apophis e dal Fayoum dove doveva sorvegliare i lavori.

Non v'è dubbio che in questa città si dovrebbero trovare molte iscrizioni delle tracce della lunga vicereggenza di Giuseppe, poichè, dice Ebers, in molte si parla del tempio di Eliopoli come della casa del Phénix; ora, il Phénix è Giuseppe. Era anche molto vicina alla terra di Gessen che era stata attribuita dal faraone ai suoi fratelli Ebrei. La fama data a Eliopoli da Giuseppe dovette suscitare la gelosia del clero di Tebe che incoraggerà più tardi la rivolta contro di lui.

Mosè dice che "Il Signore benedì la casa dell'egiziano a causa di Giuseppe, e la sua benedizione fu su quanto aveva, in casa e in campagna". Dieci anni dopo l'accesso al potere di Giuseppe, nel 1664, gli Ittiti, che non erano altro che i Pastori, facevano la conquista di Babilonia e vi fondavano una dinastia che durerà fino alla mortedi Giuseppe. Infine, è all'avvento di Giuseppe che fu redatto il Papiro di Torino che riassume tutto il passato dell'Egitto anteriore a quella data.

Quando Apophis il Grande morì, nel 1643 o 1647, fu suo nipote Kertos a succedergli. Giacobbe seguì Apophis il Grande nella tomba nel 1638. Sotto il regno di Kertos, la pace e la prosperità continuarono a favorire l'Egitto grazie a Giuseppe. Kertos fece scolpire la testa di suo nonno sotto la forma di un leone gigantesco, la sfinge di Gizeh, che da allora fu riprodotta, a scale molto più modeste e con diverse varianti, in multipli esemplari.  Questo monumento fu solennemente inaugurato in occasione del centenario della riforma calendarica, nel 1597.

Il nome di Kertos si può interpretare: "quello che è privato di figli". Egli non cessò di far pregare in tutti i templi d'Egitto dove si praticava un culto della fecondità, ma invano. Come ultima risorsa, nel 1594, un anno prima di morire, associò al trono suo nipote Aseth, il che ebbe almeno il vantaggio di assicurare senza difficoltà la trasmissione dei poteri. Nel 1597, durante le cerimonie in onore di Apophis il Grande vi furono a Tebe delle violente manifestazioni contro gli dei stranieri. Il re di Tebe Amosis I fu ucciso. Il re che prese il suo posto, Sakeneanikos Hôros, su istigazione del clero si rivoltò contro i Pastori. Ma Giuseppe partì in guerra contro di lui e provocò la fuga delle truppe tebane col solo fulgore del suo volto. Da là è venuta l'espressione di "terror panico", poiché Giuseppe, creatore del flauto a 7 canne o flauto di Pan, fu in seguito assimilato a questo dio. Ma Giuseppe non era eterno; nel 1584 si spegneva, all'età di 110 anni. Contemporaneamente, il faro di Rhacotis affondava come per attestare che col suo protettore era la luce stessa dell'Egitto che si era spenta.

Poco dopo, un'armata di 480.000 uomini condotta dal giovane Amosis andava ad assediare Tanis. Amosis offrì la pace a Aseth e divenne l'unico re d'Egitto e di Nubia. Aseth avrebbe avuto Tanis e tutti i territori continentali dell'Europa e dell'Asia Minore; le isole mediterranee erano dell'Egitto; i due re, quello di Tebe e quello di Tanis sarebbero stati alla pari e in caso di guerra si sarebbero aiutati reciprocamente. Tanis, città libera, avrebbe avuto i suoi dei, ma l'Amon tebano sarebbe stato il grande dio dell'Egitto.

Aseth visse ancora, dopo il trattato del 1579, fino al 1543. Così ebbe fine, nel 1579, il Medio Impero che fu per l'Egitto l'epoca della sua massima gloria, poiché, grazie ai Pastori suoi re, esso splendette sul mondo conosciuto mentre all'interno godette di una grande pace e di prosperità crescente. Alla sua ombra, e sotto l'ègida di Giuseppe suo protettore, il popolo di Dio poté mettere radici e cominciare a svilupparsi.


 

XVIIª  DINASTÌA DEI  PASTORI

Durante il periodo in cui l'attesa siccità richiedeva delle misure particolari, Giuseppe aveva soppresso i 12 reami vassalli e li aveva rimpiazzati con 12 Ministeri. Quando il pericolo fu passato, Giuseppe li ristabilì e i primi titolari furono naturalmente i ministri.

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carta 3

1) Regalità vassalle di Peluse.

a) Il primo re è Sydaphoinon-Anèbahoros, il cui nome significa: "Essendo stato nella compagnia di quello da cui viene la porpora, egli lo ha elevato alla regalità". Era stato ministro dell'Interno e della Giustizia nel grande Ministero di Giuseppe. Il suo nome copto si traduce: "Egli comanda alla regione di Daphnae e la sua voce si impone nei dintorni di Gerrha". Ciò mostra che la regione di Goshen, che faceva parte della regalità di Peluse, era stata attribuita agli Ebrei come dice la Bibbia e che dipendeva da Eliopoli dove risiedeva Giuseppe. La carta 3 mostra questa ripartizione. Il primo re governò dal 1656 al 1647 o 1645.

b) Il secondo re di Péluse ha questo complicato scarabeo. Si trova in questo geroglifico l'evocazione dei funerali di Giacobbe e di Apophis il Grande e la firma di Giuseppe. La parte mediana ha per traduzione: "Profeta, fa' sparire le infamie del morto, che egli sia purificato; combatti le calunnie pubblicate; respingi come fautori di cattivi presagi quelli che faranno delle imprecazioni; rompi la volontà di fare il male degli stregoni malèfici".

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figura 4

Si tratta di una formula indirizzata a Giuseppe per combattere i malefici. Il nome copto di questo re si traduce: "Il sacerdote nelle grandi morti dei capi potenti è re su una parte grande al di là delle più grandi, comportante i bacini marittimi fino al fiume che fa irruzione, Es-Salihiyèh (?), Daphnæ, lo stretto che tocca il muro, e Anib la grande". Questo nome giustifica la figura precedente. Il nome grecizzato si traduce: "O prodigio! Su un solo segno, per la protezione divina, il torrente si è placato e si è potuto camminarvi; il suo rombo è divenuto comprensivo quando quello che ha la saggezza dello spirito, il Phènix, avanzava nei lamenti". Ecco il racconto di un miracolo realizzato da Giuseppe per far passare il convoglio funebre di suo padre attraverso il fiume Arish e di cui non parla la Bibbia. È la prefigrazione del miracolo operato più tardi da Mosè per far attraversare il Giordano al popolo Ebreo, ed è ciò che ha portato Crombette a rimettere in causa con successo i metodi di traduzione abituali della Bibbia supponendo che essa fosse stata scritta nella lingua copta che i rabbini dopo l'esilio non comprendevano più se non approssimativamente.

c) Il terzo re di Peluse definisce nel suo nome il suo dominio in modo simile al precedente.
d) Il quarto ha celebrato i centenari delle morti dei figli di Misraim e ha regnato dal 1626 al 1611 circa.
e) Il quinto parla nel suo nome della Sfinge che arresta la marcia inquietante delle sabbie.
f) Il sesto re invoca nel suo nome il dio Seth perché dia un figlio al faraone Kertos.
g) L'ultimo ha un nome che significa: "Apophis l'ha fatto re delle isole"; le isole di cui si parla costituiscono l'innumerevole arcipelago del lago Menzaleh, dipendente dal reame di Peluse.



2) Regalità vassalle di Bubaste

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a) Il primo re è Amai-Paraklèôn-Saphènès-Phoinix-Tinôtihôros. Egli possiede nella sua iscrizione un geroglifico che rappresenta un casco e che si legge col nome di Giuseppe; è dunque lui l'inventore. Questa affermazione è confermata dal nome copto del re che si legge: "Il capo, che ama la moltitudine disposta in ranghi, ha detto di darle, nel tempo presente, per preservarla dalla morte per frattura di cranio, un copricapo armato di cuoio duro ricoperto di metallo". Il re sarebbe stato inizialmente un ministro di Giuseppe come mostra il suo nome ellenizzato: "Quello che era nella compagnia del consolatore, del veggente in cui si può confidare, del portatore della porpora, ne è stato ricompensato con gli onori regali". Governò senza dubbio dal 1656 al 1643 o 1647.

b) Il suo successore fu Onouphis-Eias-Harmakhis che dovette essere quasi contemporaneo della morte di Apophis il Grande. La sua iscrizione è a lode di quest'ultimo: "Quello che possedeva il grande potere supremo, i cui possessi congiungevano le due estremità del cielo, il capo che abbracciava i limiti dei grandi fiumi, le cui armi spandevano un grande terrore". Questa iscrizione conferma che l'impero dei Pastori si estendeva dall'Africa occidentale all'India. Il regno di questo secondo faraone dovette estendersi dal 1647-1645 o 1643 al 1634 circa.

c) Il terzo re ha un nome che significa: "Quello che è marcato da un segno e che è l'occhio di Dio, l'ha fatto faraone di Mendès". Vi è qui una doppia allusione all'occhio antimagico di Giuseppe e alla sua firma. Un'altra iscrizione delimita il suo regno: "Quello che è fatto re a Mendès è messo alla testa di El-Simbellawein, Thmuis, Bousiris, Es Zouames, Bubaste-Zagazig e Mehiyeh". Tutte queste regioni sono effettivamente nella regione considerata. Possiamo dunque situare questo regno dal 1634 al 1623 circa.

d) Il quarto re di Bubaste è Khaosebarheos-Themos. Questo faraone si dice: "Il grande architetto delle grandi solennità dei capi morti ad eccezione di quello che ha percorso il fiume per primo". Egli ha dunque cominciato a regnare dopo il centenario della morte di Osiris; possiamo estendere il suo regno dal 1623 al 1611 circa.

e) Viene poi Naophôs-Harmakhis-Iskhas-Ammokhôsias-Iotèshomotheôros. Questo nome si comprende: "Quello che ha parato il tempio di Harmakhis che arresta l'insabbiamento, che la volontà dei suoi pari ha delegato". Così il re fu incaricato di officiare nella cerimonia di inaugurazione della Sfinge, che ebbe luogo nel 1597, centenario dell'accesso al trono di Apophis il Grande. Questo situa il suo regno dal 1611 circa al 1597 almeno. Nel suo nome, il re menziona la città di Sahrasht-el-Koubrèh che si traduce: "Egli accusa gli stranieri di aver rubato la coppa e di averla messa nel sacco del giovane". È un'allusione al passaggio del Libro della Genesi in cui l'intendente di Giuseppe avrebbe ragginto i suoi fratelli per reclamare la sua coppa. Vediamo qui una nuova conferma della Bibbia con l'egittologia di Crombette.

f) Il nome del sesto re significa: "Ciò che mi concerne, è la superiorità sulle navi che passano sullo stesso punto". In effetti, per la sua situazione a Bubaste, il re controllava il traffico tra i due mari. Un'iscrizione più completa dà in copto: "Prostrata dalla cessazione della posterità del re supremo, la grande casa prosegue a partire da una seconda [branca]. La potente casa degli Apophis permane senza cambiamenti in un capo regolare; la sua direzione è utile alle nazioni; senza un re supremo, i re in opposizione penserebbero a far male; i mari hanno bisogno della sua protezione e della sua direzione; alle barche in particolare è utile un capo contro delle spese di passaggio stabilite oltre misura". Questo testo mostra la necessità dell'impero degli Hyksos sotto il regno di Aseth per la pace mondiale.

g) L'ultimo re di Bubaste è Apophis-Theozos-Horos; cioè: "Apophis l'ha fatto re al posto del dio della germinazione (Osiris)". Il regno di questo re, iniziato verso il 1586, si concluse verso la fine della campagna di Amosis, ossia nel corso del primo semestre dell'anno 1580.


3) Regalità vassalle di Xoïs

a) Il primo regno di Xoïs è Mykôkyôpoièhôros-Polosklêon. Questi dovette essere ministro di Giuseppe durante il periodo di siccità, poiché il suo nome significa: "Le lamentazioni essendo chiuse, egli è stato fatto re dal celebre che era il perno attorno al quale girava tutto". Il nome copto dice ugualmente: "Quello che donava agli uomini un' abbondante misura l'ha fatto re su una delle parti più importanti alla fine del periodo di tristezza in cui comandava da solo". É la conferma di ciò che è stato detto all'inizio del capitolo. Regnò dal 1656 al 1645 o '47.

b) Il nome del suo successore fa allusione alla divinizzazione di Apophis il Grande morto nel 1647 o 1643.

c) I due re seguenti non hanno nulla di particolarmente interessante. Il quinto parla della Sfinge e il sesto della sua inaugurazione. Il settimo evoca la morte di Giuseppe.


4) Regalità vassalle di Damanhour

a) Il primo re era ministro delle Finanze di Giuseppe e andò a regnare sul trono di Menes.

b) Il secondo parla in un'iscrizione del miracolo operato da Giuseppe ai funerali di Giacobbe di cui fu contemporaneo.

c) Il terzo re edificò un tempio in occasione del giubileo ma aggiunge che egli è fedele al Dio di Giuseppe.

d) Il quarto è: "Quello che illumuna il tempio del capo dei re", cioè di Ménès.

e) Il quinto evoca la Sfinge nel suo nome greco. Il suo nome copto si presta alla trascrizione seguente: "A quello che è fedele si è offerta la casa dove i canali arrivano alla costa del mare, il porto in cui si immettono quelli che vengono da fuori, il passaggio e la gola che bisogna attraversare; che ha fatto andare aumentando sempre regolarmente le imposte dovute". Questa iscrizione parla dei canali che sboccavano al porto di Rhakotis, che più tardi doveva chiamarsi Alessandria, e del servizio delle dogane che percepivano le imposte.

f) Il nome greco del sesto re significa: "Rhakotis è caduto in decomposizione in un mucchio". Il copto dà di questo fatto una descrizione più dettagliata: "All'epoca in cui le notti sono considerate come uguali ai giorni, la grande sommità che proiettava della luce contro i disastri, senza protezione sotto le agitazioni del mare, è infine caduta, segno della fine simile del profeta che allontanava del re delle palme la magìa contraria". Questo testo ci fa conoscere due avvenimenti simultanei: l'affondamento del faro di Rhakôtis, in una tempesta di equinozio, e la morte di Giuseppe, parafulmine della dinastìa dei Pastori.

g) Il settimo re evoca nel suo nome la ricostruzione del faro: "Al posto del crollato che tracciava loro la rotta fuori dai frangenti ai navigatori provenienti dall'interno, è stata fatta una sommità simile alla prima, che in seguito rischiarava due volte meglio". I suo regno finì all'invasione di Amosis nel 1580.



5) Regalità vassalle di Memphis

a) Passiamo ora all'apice del Delta, al regno di Memphis. Il nome del primo re ha tre significati: "É stata presa una decisione saggia: l'intelligenza è regina". Poi: "Il mago più benevolo degli altri ha trasferito l'abbondanza dei suoi poteri al saggio supremo, il profeta che fa le messi abbondanti". Questo mago benevolo è Apophis, che ha migliorato la cintura zodiacale; il saggio supremo è Giuseppe. Infine: "Quello che è simile al capo ha fatto re delle dimore dei morti colui che, più degli altri, ha conservato il pane per i tempi cattivi raccomandando la sobrietà". Il nostro re fu dunque ministro degli Approvvigionamenti di Giuseppe.

b) Il re successivo è Nemôneios-Pharaô; è il faraone delle parti rinnovate: quelle che risultavano dall'installazione dei figli di Giacobbe nella terra di Goschen. Egli fu anche l'ordinatore delle pompe funebri di Apophis il Grande. Uno dei suoi scarabei indica che preparò il corteo dei funerali di Giacobbe.

c) Il terzo re ha celebrato i centenari delle morti di Rhea, Osiris e Seth.

d) Il nome del quarto re indica che: "L'estensione delle sabbie non causa alcun danno all'interno grazie al dono divino di Ares". Ares è Chasluim, l'autore della prima delle piramidi grazie alle quali la progressione delle sabbie è ostacolata. Ma è anche quello che farà più tardi la Sfinge come dice appunto una tradizione araba.

e) Il nome del quinto re evoca il pozzo di Giuseppe: "Oh meraviglia! Un'arteria nella roccia tagliata a picco è stata determinata con la bacchetta; dei vasi per attingere elevano e portano fuori un nuovo flusso dalla parte più profonda di una sorgente intatta, essendo l'acqua tratta dai pozzi corrotta". E il copto si traduce: "Numerosi vasi-misura sono stati messi uno a seguito dell'altro nell'acqua potabile del pozzo di un deposito sotterraneo che dà abbondantemente; su una catena continua, essi arrivano all'uscita pieni d'acqua che poi rovesciano per un movimento circolare che è prodotto da dei buoi condotti alla parte superiore". È un'opera straordinaria di Giuseppe che esiste ancora nella cittadella del Cairo.

f) Il sesto re ha consacrato un tempio a Hathor, la dea della vendetta e del massacro, il che lascia suppore che egli partecipò con Kertos e Giuseppe alla vittoria sui rivoltosi di Tebe. Una delle sue iscrizioni menziona il ruolo multiplo delle piramidi: barriere contro l'insabbiamento e tombe.

g) Il settimo re morì senza dubbio dopo la caduta del muro bianco di Memphis nel 1580.



6) Regalità di Crocodilopolis

a) Questo faraone del Fayoum era dunque stato ministro dell'agricoltura di Giuseppe come testimoniano le sue iscrizioni: "Quello che fa le parti numerose, che ha fatto un unico bacino, che salva la vita, ha fatto re quello in cui aveva fiducia tra tutti". E ancora: "Quello che dirige il gregge in ogni luogo (il Pastore) e quello che solo rivela i segreti celesti (Giuseppe) hanno fatto del capo che faceva produrre l'agricoltura, il re di una grande quantità d'acqua".

b) Il secondo re procedette all'inumazione di Apophis il Grande nel Labirinto situato nel suo regno.

c) Il terzo re, come il precedente, aveva per missione la manutenzione della diga del lago Moeris.

d) Il quarto la restaurò e il quinto parla della Sfinge.

e) Il sesto evoca nel suo nome l'inaugurazione della Sfinge da Kertos.

f) L'ultimo re del Fayoum parla del suo ruolo di conservatore del Labirinto e della morte di Giuseppe.



XVIIª  DINASTÌA TEBANA

Quando, nel 1649, finita la siccità, le regalità vassalle vennero ristabilite, i sei troni del sud furono attribuiti di preferenza a dei prìncipi discendenti dai re della XIIª dinastìa. Tuttavia i sei primi titolari furono scelti fra i ministri allora in funzione di Giuseppe.

1) Regalità di Cusæ

a) Il primo re dovette essere Ôtheoun-Dianestènodoi-Saphenès-Hôros. Il suo nome significa: "Colui che indica chiaramente le cose ha fatto re quello che restaurava le strade del lago di derivazione delle acque". In Egitto, le dighe servono da strade; questo re, precedentemente incaricato di restaurarle, fu dunque il ministro della manodopera nel grande Ministero di Giuseppe. Egli menziona nella sua iscrizione che ha assistito ai funerali di Apophis il Grande e di Giacobbe. Ebbe dunque un governo più lungo della media e che si estese probabilmente dal 1656 al 1637.

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Questo re aveva nel suo nome un geroglifico molto particolare, che si legge: "La diga è stata rinforzata contro le rotture con dei pali simili piantati [dentro] e riuniti tra loro per il centro a mezzo di legami e con dei supporti di carpenteria". L'autore è: "Giuseppe, il profeta inviato da Dio, Câphenath Pa'enêach, il rivelatore delle profezìe". Abbiamo dunque la prova che Giuseppe costruì una diga al Fayoum per costituire l'immensa riserva d'acqua da immagazzinare nei 7 anni di abbondanza. Egli fece scegliere dei grossi tronchi d'albero per costruirne l'armatura.

b) Il secondo re di Cusae è Amamenai-Kabos-Aeria-Aouaris-Tanis-Dosis-Exorioneos, il cui nome copto significa: "Il capo grandemente amato, quello che nutrì la nazione, l'ha inviato come capo perché apporti integralmente alla casa di Aouaris-Tanis i tributi riscossi sul fiume". Da un'altra trascrizione traiamo: "Quello da cui son venuti i mari [le riserve del Fayoum-Rayan], da cui è venuto il segno, che ha fatto il casco, l'inventore ultimo, ha avuto l'intuizione che una lunga frangia infissa nella miscela aumenterebbe fortemente il chiarore della lampada". Questo faraone dovette regnare dal 1637 al 1623 circa.

c) Terzo re: Aei-Harmakhis-Iotès-Ommateiros-Noopettôn-Phothyponos. Questo nome reale fa allusione alla riforma astrologica di Apophis, a Chasluim e a Imouthès; questi due ultimi erano particolarmente onorati a Cusae. Regno probabile dal 1623 al 1618.

d) Il quarto faraone di Cusæ è Sèkorheôthesis-Sèthômennau-Masteyôkadès, cioè: "Egli è stato stabilito al punto di equilibrio del fiume per passare certamente le navi al vaglio e ricercare accuratamente quelli che vorrebbero sottrarsi". La sua iscrizione indica che egli ha celebrato i centenari delle morti di Ludim, di Mènes e di Luhabim, il che ci permette di situare il suo regno dal 1618 al 1611 circa.

e) Il nome del quinto faraone significa: "Il guardiano del canale a Cusæ, a uguale distanza sulla dorsale, è quello in cui si può aver fiducia per trattenere i navigli; egli è il legislatore imparziale della strada". Questo re sembra aver celebrato il centenario della riforma calendarica di Apophis il Grande e preso parte all'inaugurazione della Sfinge nel 1597. Il suo regno ha dunque dovuto estendersi dal 1611 al 1597.

f) Il nome greco del sesto re di Cusæ è Kèmokaraiô-Ptolèsis: "La testa dalle zampe di leone che ascolta spaventosa". É della sfinge recentemente inaugurata che si tratta. La titolatura completa del re si traduce dal copto: "Harmakhis, la cui grande figura spaventosa dai cumuli imponenti è capace di domare le sabbie, che imponeva delle ordinanze alle moltitudini delle pecore delle nazioni, che aveva il potere di mettere una grande figura nel cielo essendo divenuto grande celeste con i primi Signori, il capo dell'albero genealogico di Avaris-Tanis gli ha dato [al faraone di Cusæ] la grande regione della Giraffa, dove il capo genealogico beato, degno di grande adorazione, Mènes, per escludere le violenze e le gelosie dopo la sua morte, grande saggio, aveva diviso regolarmente il paese in tre case, [affinchè] questo grande re celeste, che ha prodotto le genealogìe dell'Egitto, voglia prendere grande attenzione al sublime capo genealogico, grande capo delle case della valle, che governa con grande saggezza ugualmente i grandi paesi lontani e il paese che è divenuto il più grande, che possiede il grande potere sul divino come su quello che è in basso, che è rimasto senza generare. [In vista di] rafforzare la tranquillità del seggio principale degli Apophis, il capo lo ha stabilito re su questa parte molto importante per dire in ogni circostanza al primo uomo che è stato così grandemente ardente, di fare che egli arrivi a concepire il figlio primogenito che è necessario per dare alla moltitudine disposta per classi dei paesi un legislatore". Regnò probabilmente dal 1597-1590.

g) Il settimo re è Hairesis-Apophis-Eiresia-Koskineyhôros; cioè a dire, ancora una volta: "Apophis ha fatto scelta di lui come re per passare al vaglio i movimenti delle navi". E il nome copto: "Quello che era capo con il capo supremo, Apophis, è divenuto re supremo, la sua casa si aggiunge alla casa del re defunto dichiarato senza alcun dubbio giusto e simile ai capi antichi di cui ha osservato le tracce. Il capo simile ai capi supremi e loro aggiunto, il grande capo celeste è morto, la grande casa reale degli hyksos è nell'afflizione, similmente lo sono i re delle parti molto importanti". Il nostro re menziona qui che Kertos, che si era associato Aseth, è morto, e che Giuseppe, loro associato, è ugualmente deceduto. Il suo regno si situa dal 1590 al 1580, data della conquista di Amosis.


 

2) Regalità vassalle di Hypselis.

a) Primo re su questo trono: Setapothesis-Aisepos-Hôros, che significa: "Giuseppe lo ha fatto re di Seth [capoluogo dell'undicesimo nòmo] quando si è dimesso dalla sua carica". Troviamo in questa iscrizione un'utile istruzione sui metodi di governo di Giuseppe: quando terminò il periodo di siccità, l'abile dittatore non nominò direttamente i suoi ministri re regionali; cominciò col chiedere a tutti le dimissioni; ruppe con ciò qualsiasi legame con le loro precedenti funzioni e poté, pertanto, inviarli dove li riteneva più utili; è così che il ministro che aveva sorvegliato i lavori del Fayoum fu, come vedremo, posto sul trono della Bassa Nubia. Il nostro primo re di Hypselis sembra essere stato ministro della Navigazione. Siccome ha dovuto assistere ai funerali di Apophis il Grande, il suo governo ha potuto estendersi dal 1656 circa al 1647 o 1643.

b) Secondo re: Nomasos-Ketos-Harmakhis-Yios-Etèshomotaghôros; cioè: "Il Pastore Kertos, discendente di Harmakhis, lo ha posto sullo stesso rango reale dei suoi parenti". Un passaggio dell'iscrizione del nostro re può, in effetti, interpretarsi: "Il grande Capo, che fa le attribuzioni nell'interesse della nazione, ha riservato sei grandi località come seggi per gli eccellenti rami simili venuti dai celesti". Questo conferma la ripartizione dei 12 troni in due branche uguali. A più riprese il re fa allusione a delle iniziative di Giuseppe, specialmente sul raddoppio dei canali. Parla anche delle chiuse. Ora, il sopranome dato a Giuseppe dal faraone si può comprendere: "La grande porta che ha per scopo di regolare la distribuzione dell'acqua". É dunque stato Giuseppe a inventare o almeno a perfezionare le chiuse, poiché esse portano il suo nome. Il nostro faraone, salito sul trono nel 1647 o 1643, morì esattamente nel 1635, nel momento in cui si accingeva a celebrare il giubileo di questo anno. Egli aveva accompagnato Giacobbe alla sua ultima dimora nel 1638.

c) Terzo re: Mènysineatos-Korythos-Saoarès. Il suo nome significa: "Kertos (il caduto), salvatore dei guerrieri, gli ha dato una designazione all'ultima estremità". Il suo regno si estese con probabilità fino al 1626.

d) Il quarto re si chiamava Kèrio-Apaithôis-Eiskhoin-Thetèphôtos, che significa: "Della cera infiammata e dentro una corda intrecciata dà della luce". Non è nient'altro che la designazione della candela. Una trascrizione copta conferma e precisa la greca: "Le pareti degli alvèoli delle api, lavorate in lunghezza e tagliate a misura, in cui si è introdotto un cordone ritorto, offrono una grande fiamma". Sembra proprio che sia stato Giuseppe a inventare la candela. Il regno del nostro re dovette estendersi dal 1625 al 1618.

e) Quinto re: Sèkorhizathesis-Naopoioneos-Somathinitès-Taytheotès. Il senso di questo nome è: "Quello che ha restituito l'abitazione del dio al luogo di sepoltura consacrato da quello che ha posto le fondamenta, dove è il corpo di Thinite, grande divinizzato". Si tratta della tomba di Mènes che doveva trovarsi a Chemmis. In ragione degli anniversari che ha celebrato, questo re ha dovuto regnare dal 1618 al 1611.

f) Il sesto re è Mesos-Isasi-Thypodès-Hôros. Il suo nome copto significa: "Quello che è il capo di una grande armata, davanti alla fessura per la quale si precipitano i malvagi per causare la rovina, offre una grande protezione". In effetti, i beduini Ababdeh avevano la possibilità di fare delle incursioni nella vallata del Nilo attraverso una valle arida dipendente dal regno di Hypselis. Il regno di questo faraone ha potuto andare dal 1611 al 1601.

g) Settimo re: Syzygos-Neôneiainaos-Hôros. Questo nome significa: "Il re la cui casa è percorsa da un flusso partente da uno stesso tronco in due branche". Questo punto di partenza era Sôhâg o Syis, testa del canale che doppia il Nilo. La missione principale del re consisteva, come dice il suo nome copto, nel "garantire il troncone di canale attraverso il suo dominio, nell'eliminarne le sabbie, estrarne il fango che vi si era introdotto, conservare alle acque il loro corso, assicurare la refezione regolare dei pastori in tempo determinato". Questo programma del re è quello che Giuseppe aveva imposto a tutto l'Egitto ed è per questo che egli era stato giustamente considerato come il grande idraulico. Questo re di Hypselis sembra aver trovato la morte nella guerra intrapresa nel 1590 per la rivolta di Tebe; egli fu fedele ai Pastori ed è forse sbarrando la strada al suo turbolento vicino, Sakeneanikos, che fu ucciso. Crombette è stato colpito dalla presenza nell'iscrizione del re di un globo oculare /// - ///. Questo geroglifico significa sia il rigetto degli incantesimi che l'invenzione della lente, come rivelano i due sensi di questa iscrizione:"Che gli attacchi contrari alla pietà siano allontanati da lui; pubblica ciò che ha fatto di regolare; priva del potere di gettare malefici la magìa cattiva; rigetta le accuse alle estremità, in presenza dei primi grandi divinizzati e degli dèi supremi, donagli di abitare la casa dei celesti". E ancora: "Si vede fino a una distanza estrema per la scoperta della lente (o di ciò che ingrandisce molto le immagini delle mansioni di stelle), ... le piccole stelle sono rivelate in quest'ora, anche a una grande distanza". Questa formula mostra che è Giuseppe e non Galileo l'inventore del telescopio ed è quindi il padre dell'astronomia strumentale.

h) L'ottavo e ultimo re di Hypselis fu Naphthapheggos-Iôsèporheos, cioè: "Giuseppe ha distillato la nafta per fare della luce". Questo procedimento chimico fu l'ultima invenzione del grande ebreo, proprio come una lampada lancia una grande fiamma prima di estinguersi. Il suo regno, cominciato nel 1590, prese fine, come gli altri della XVIIª dinastia, verso il 1580.



3) Regalità di Tebe

Eccoci arrivati alla branca tebana, quella che ha dato il suo nome alla dinastia e da cui sono usciti i faraoni autoctoni che hanno posto fine alla XVª dinastia dei Pastori.

a) Il primo re è Ammôninis-Amatheoy-Laosepha-Seypheygôseth-Theotès, il cui nome significa: "Quello che fa vedere al popolo l'insieme degli dèi figli di Amon; che scuote quelli che fuggono Seth, il divino". Vi erano dunque a Tebe di quelli che non volevano adorare il dio preferito dai Pastori. Il nostro faraone ha, nella sua titolatura, il segno /// - /// dove il canale di irrigazione è doppio, il che lascia pensare che, prima di regnare a Tebe, era stato Ministro dell'irrigazione di Giuseppe. Una delle sue iscrizioni si può tradurre: "Quello che è veramente molto amato dal grande capo che ha rielevato la sepoltura di un tempo, caduta in rovina, dove sono i resti di Rê, e del capo simile che ha raddoppiato i canali per far sì che i giardini siano inondati più di prima; del capo supremo protettore delle grandi foci e del capo simile che ha allevato". Si può dedurre da questo testo che il re di Tanis ha fatto riparare la grande tomba anulare di Misraim in vista del quinto centenario della sua morte, celebrato nel 1645. Il governo del nostro re si è dunque verosimilmente esteso dal 1656 al 1645.

b) Il secondo re di Tebe è Nikètès-Okhos-Reôeithai-Tomosaos-Eônhôros, che significa: "Il vincitore (il Pastore) e il rifugio (Giuseppe) hanno detto che, se la loro linea era legittima e se le loro pergamene erano ben conservate, essi potevano essere re". Questa trascrizione mostra che l'uso delle carte di famiglia risaliva in Egitto alla più alta antichità. La traduzione col copto dà: "Quello che dirige le pecore in ogni luogo, il rampollo del primo sublime capo genealogico, l'antico Anak, ha enunciato giustamente -e il grande saggio che produce le messi ha detto di essere d'accordo- che i due paesi superiori sarebbero la parte degli alleati che sèrrano da più vicino, tra gli altri, il primo sole". Il regno del nostro faraone poté estendersi dal 1645 al 1634 circa.

c) Come terzo faraone di Tebe troviamo, dal 1634 al 1621 circa, quello che è stato chiamato "il re del cenotafio di Osiris" che è Theôthesis-Sèsostris-Theotimakhis-Yiosakhaiahôros-Kairiôs-Sèthotètos-Thanasimos-Sèsostris-Sèthotèsos-Dianemèsis-Akèhôroneos e che si traduce: "Gli dèi sono in conflitto. Sethos spinge Osiris [in una cassa e nel Nilo]. Da qui la lotta degli dèi: il figlio di Isis, Horos, priva Sethos di parti del corpo essenziali; mortalmente raggiunto, Sethos fugge; Sethos è privato della sua parte che rimette in stato Hôros il Giovane". É il riassunto della morte di Osiris nel 2125 e della lotta che ne conseguì tra Sethos e Horus il Giovane, di cui il nostro re celebrò il quinto centenario.

d) Il quarto re è Naophoinios-Symmousomysis-Hôros, che significa: "Nel tempio rosso abbiamo cantato insieme i re che sono diventati silenziosi", cioè: abbiamo raggruppato in una stessa solennità gli anniversari delle morti dei figli di Misraïm, salvo Osiris già festeggiato dal precedente re, e Seth, volontariamente omesso come essente al confine dei regni. Il regno di questo faraone si è dunque apparentemente esteso dal 1621 al 1611. Ma il suo nome copto, accanto ad un senso ovvio molto innocente, ha un significato esoterico che è un incantesimo contro i Pastori, a Horus il Giovane, vincitore di Seth: "Grande rampollo dell'Unico, tu che hai strappato il navigatore, dà la morte ai perversi che non lasciano i canali".

e) Quinto re: Nomakoekèghos-Erkhatai-Harmozôeikômeteôros. Il senso generale di questo nome è, come in copto: "Avendo osservato una regione della campagna scoperta al bordo del deserto che si restringeva, il rampollo di Harmakhis ha immaginato di farvi di fronte la sua statua come grande preservazione". Si tratta evidentemente della Sfinge, allora in costruzione. Regno probabile: 1611-1601.

f) Il sesto re è Sôs-Etheirôxoanoy-Hôros; il suo nome significa: "Il Protettore lo ha fatto re per prendersi cura delle statue degli dèi". Il suo nome copto si legge: "La moltitudine disposta per classi arde di combattere e fa un gran rumore di voci". Si tratta dei sollevamenti del 1597 che ebbero come epilogo l'esecuzione del re.

g) Il settimo re di Tebe è il Sakenoanikos-Hôros che si rivoltò contro i Pastori e fu vinto da Giuseppe nel corso di una battaglia in cui ebbe il cranio fracassato. Un'iscrizione relativa a questo faraone si legge: "Quello che è venuto a porre fine alla grande solennità (interrotta da una grande dimostrazione) del divinizzato che ha dato una figura per un assemblaggio di stelle che è alla fine della moltitudine delle mansioni disposte in ordine, ed ugualmente a fare un sacrificio al primo padre, dio eminente, emigrante, rimasto nella valle che gli piaceva molto". Con questo testo il re ci conferma che vi fu un sollevamento a Tebe, alla fine del regno del suo predecessore; ne fissa anche il momento: fu nel corso delle feste del centenario della riforma astrologica di Apophis il Grande e dell'arrivo di Misraïm sul Nilo, cioè all'epoca del solstizio d'estate del 1598. Egli fu incaricato di portare a termine la cerimonia rimasta in sospeso. Un'altra trascrizione, relativa agli stessi fatti, ci dice: "Approfittando della riunione nell'antica residenza del primo dio per fare un sacrificio a colui che aveva fatto una figura celeste, dei seduttori, venuti dall'interno del tempio, hanno prodotto un grande sollevamento contro degli altri dèi eminenti; il re ha colpito i malvagi e il resto del gregge è stato appianato". Questa iscrizione contiene una livella ad acqua il cui inventore è Giuseppe, che ha anche scoperto il processo di fabbricazione del vetro verso il 1600 a.C.

h) L'ultimo re di Tebe è Apophis-Sèmeioneos-Hôros, che dichiara nel suo nome di aver ricevuto la grande località per preservarla dai malvagi. Egli è senza dubbio l'Agènore che, da re di Tebe, divenne re di Sidone.



4) Regalità vassalla di Silsilis

Nel reame di Silsilis vediamo successivamente:

a) Noubystès-Sethos-Aphiehôros, il cui nome significa: "L'iniziato ai misteri di Seth ha fatto re il consacratore". In altri termini: Apophis ha fatto re quello che era ministro dei culti. Il suo governo ha potuto svolgersi dal 1656 al 1645.

b) Soros-Kenotaphos-Naophos-Mèdos-Makhè-Arès-Ouameusis. É "Quello che conserva il fuoco sacro davanti al cenotafio che contiene un'urna cineraria del combattente che era Ares, anche lui sorpassato". Apophis il Grande sarebbe dunque stato incenerito. Il nostro re ebbe un regno di circa 12 anni (1645-1632) verso il centro dei quali "condusse alla sua ultima dimora, all'estero, con una moltitudine, il grande capo delle greggi", cioè Giacobbe, morto verso il 1638.

c) Kèpeunaos-Hôros. Regno probabile dal 1632 al 1625. Il suo nome copto si traduce: "Quello che è stato fatto re sulla parte molto importante del proprietario che ha dato l'aràtro alla terra". Luhabim dovette inventare l'aràtro a El Kab, verso il 2125 e dunque il faraone che regnava 500 anni dopo su questa città ricorda questa invenzione.

d) Sobèkhôsis-Theagès-Aempsykhôsis-Arès. Questo nome è un'invocazione a Eileithyia, la dèa di El-Kab, in favore di Kertos rimasto senza erede: "Affrettati, dèa delle nascite, a compiere i desideri di Arès di dare la vita". Il suo regno si è dunque esteso con probabilità dal 1625 al 1611.

e) Saokhazôyios-Ergôdia-Iôkathosios-Nehôros; cioè: "Il Protettore, privato di figli, per questo affare difficile ha inviato un nuovo re a consacrarsi". É anche ciò che dice il copto: "Il capo delle pecore che ha affrancato la testa dandole il casco, lo ha inviato per invocare molto e fermamente affinchè sia inviato al grande re un primo rampollo regolare". Regno probabile: 1611-1597.

f) Saos-Diadokhos-Rhezeineis-Hôros, che significa: "Il salvatore lo ha inviato a offrire un sacrificio come re supplente". In copto: "Il capo delle pecore lo ha inviato a prendere possesso, tra la prima cateratta e il punto in cui la valle fa un'unflessione, e fare un sacrificio mettendosi al posto del re". Un'altra iscrizione si legge: "Kertos, gettato nella tristezza per essere senza rampollo, ha fatto re un sapiente in predizioni perché gliene arrivi uno". Il regno di questo faraone di Silsilis sembra aver preso fine nel 1590.

g) Naphthapheggos-Naukharis, che regnò dal 1590 al 1580 circa. Il suo nome ricorda la distillazione della nafta da parte di Giuseppe per migliorare l'illuminazione del faro di Rhacotis, antico nome di Alessandria: "La luce della nafta brilla ai navigatori, rallegra i navigatori, è un beneficio per i navigatori". In copto si ha ugualmente: "Il profeta, distillando la nafta in un certo modo, ha fatto ai navigatori un grande bagliore". Pertanto, se il faro di Rhacotis dà due volte più luce che per il passato, è a Giuseppe che i navigatori devono questo beneficio. Precursore della chimica moderna, l'infaticabile inventore ha scoperto la distillazione della nafta che è alla base non solo di un procedimento di illuminazione, ma anche di un gran numero di industrie attuali.



5) Regalità vassalla di Meæ

a) Nel reame di Meæ, noi vediamo inizialmente Mesithipotès-Hôros, il cui nome significa: "Il re che ha dimorato al bordo del mare che è al centro delle dighe"; e in copto: "L'amministratore superiore che abitava al labirinto allo scopo di custodire il bacino". Era dunque il ministro della riserva d'acqua, incaricato di vegliare sulla tenuta delle dighe e sul funzionamento regolare delle chiuse. Egli dichiara che: "era molto amato da Apophis il Grande e da Giacobbe e che è stato il preferito della truppa degli associati". Ha certo visto i funerali di questi due capi e ha regnato dal 1656 al 1634, il più lungo di tutti quelli della XVIIª dinastìa.

b) Il suo successore fu Menammanemos-Arasèmeioneyos, il cui nome si comprende: "Quello che è fermamente attaccato ai Pastori, della sua firma ha fatto un segno verso l'effetto delle maledizioni". É dunque a partire dai funerali di Giacobbe che la firma di Giuseppe è stata utilizzata in Egitto contro la magìa nera. Il suo regno probabile fu dal 1634 al 1626.

c) Il terzo re di Meæ è Karyx-Neopôy-Nahôros; egli è: "Il re del tempio o della dimora di quello che ha annunciato che fondava in diversi luoghi nuove greggi". Questo testo parla di Osiris che ha colonizzato l'Africa di cui il nostro faraone occupava la dimora; era dunque re di Bassa Nubia. Siccome ha celebrato gli anniversari delle morti di tutti i figli di Misraïm, ha dovuto regnare dal 1626 al 1612, forse anche 1611.

d) Il quarto re ha uno scudo complicato che si legge: Kleistos-Aphiôsèkoèthos-Lakhxoïs-Diadysis-Anapaysis-Porokhèlinos-Demaepôsis-Aeitasômthyra. Questo scudo contiene un segno strano che gli egittologi non hanno letto /// - ///. Si traduce: "Una verga di ferro che fa dei salti [cioè una lingua metallica a scatto] inserita nell'abitazione è un'eccellente difesa. In precedenza, quando veniva un ladro, si era esposti a che facesse cadere la barriera di protezione. Il grande capo inviato dal cielo, alle antiche chiusure delle abitazioni, ne ha sostituito una nuova, più forte delle altre; passare la soglia di un'abitazione che ha una tale protezione è impossibile ai malvagi". Il nome grecizzato si traduce similmente: "Uno strumento che si piega per chiudere una porta permette di tenere chiusa la dimora. Una piccola serpe si insinua; essa è fermata al passaggio da una tacca e imprigionata quando si spinge la porta contro il frontone e i fianchi d'appoggio". Lo scudo contiene un segno geroglifico che rappresenta il famoso gancio di serratura inventato da Giuseppe. Una nuova trascrizione del nome di questo faraone è: "Quello che possiede il potere e a cui è dato di inviare dei capi sul gregge delle regioni, l'ha fatto capo sulla lunga muraglia antica dei monti per proteggere la doppia vallata dai nemici e respingere i malvagi; più degli altri, egli ha abbattuto la moltitudine dei miserabili perversi che la impauriscono; egli è il protettore delle eminenti case divine". Il nostro re ha dovuto regnare dal 1612 o 1611 al 1601.

e) Il quinto re di Bassa Nubia è Neôkeôbrias-Sèsostris. Il suo nome ha il senso di: "La forza di Sesostris fa rifluire ciò che si spande in cumuli". Sotto questa forma, il nome reale può rapportarsi sia alla Sfinge che a un re di Bassa Nubia che ha arrestato gli invasori contro il muro fortificato di Olâqi. Regno probabile: 1601-1597.

f) Sesto re: Athotheoy-Kenokeneônos-Neiokôsis-Hôros; egli è: "Il re che ha rinnovato la costruzione della diga e che ha fatto uscire i Trogloditi dalla dimora degli dèi".  Malgrado questa azione militare difensiva, le relazioni che questo re sembra aver intrattenuto con Amosis permettono di pensare che egli è incappato nella rivolta e che ha dovuto essere deposto, o morto, nel 1590.

g) L'ultimo faraone di Bassa Nubia fu Saos-Apophis-Takhôs-Hôros, cioè: "Apophis lo ha fatto re per salvare da quelli che sono rapidi". Fu contemporaneo della morte di Giuseppe. Regno probabile, dal 1590 alla fine dell'anno 1581, inizio dell'invasione di Amosis.


 

6) Regalità vassalle di Napata

a) Il primo re di Napata si chiama Nobatès-Sôs-Tiarès-Keleysis-Theotès; cioè: "Colui che comanda con una saggezza divina ha dato la tiara di Nubia a quello che mette al riparo dal pericolo". Questo testo indica che prima il nostro faraone aveva avuto il portafoglio di Guerra nel ministero di Giuseppe. Il re morì in vista della celebrazione del centenario della morte di Misraïm; il suo governo si è esteso con probabilità dal 1656 al 1645.

b) Il secondo re di Napata è Saos-Neiopoiès-Tiarès, che significa: "Il protettore ha donato la tiara a quello che era inoccupato". Il re ha un altro nome copto il cui senso è: "Il grande guerriero di Aouaris l'ha fatto capo delle sommità per la vita". Il re prende anche un nome derivato da quello di Osiris: "Osiris, il re degli ammassi di montagne, da cui viene certamente l'acqua a termine". Ha regnato dal 1645 al 1634 circa.

c) Il terzo re è Hôroneos-Etheliokheos, cioè: "Il re restauratore che protegge contro quelli che fanno piovere delle frecce". Questo re sarebbe dunque stato inviato nel sud con la missione di respingere le incursioni dei popoli dell'Arco. Regno probabile: 1634-1623.

d) Quarto re: Naopoios-Nauhôros-Symbolneophytoy. Egli è: "Quello che ha costruito un tempio al navigatore e ai re che hanno riunito dei nuovi rampolli", cioè a Naphtuim e ai suoi fratelli, capi genealogici, la cui morte ha seguito la sua; da ciò un regno probabile dal 1623 al 1611.

e) Quinto re: Mennikètèpotes-Sobeôareios. Questo faraone ha delle iscrizioni che significano: "La statua posta al limite arresta dietro la sua massa l'avanzata del deserto e preserva dal danno il corso delle acque". Si tratta evidentemente della Sfinge la cui inaugurazione avvenne nel 1597. Il nome ha per senso ovvio: "Il giusto amato, che produce le messi e comanda alle case, l'ha messo alla testa della lontana regione montagnosa e boscosa e delle acque aberranti e variabili per preservarle dalle invasioni".

f) Il sesto re, Baithoy-Napaios-Saoseyos, è il "Binpou" degli egittologi, quello che diede asilo alla vedova e all'orfano del faraone tebano ucciso nel 1597. Alleato di conseguenza del re di Tebe che si rivoltò nel 1590, dovette morire con lui, nella sua disfatta, lo stesso anno.

g) L'ultimo re della serie è Apophis-Neoareios: "Apophis, il nuovo guerriero come Ares". Questo faraone ha un altro nome più complicato e la cui traduzione copta è: "La voce del figlio di Giacobbe, divenuto re d'Egitto, che era venuto a profetizzare le messi abbondanti e le messi spoglie, si è spento; il signore supremo, Apophis, ha praticato, con la moltitudine disposta per classi, come per un grande re". Il nostro faraone ha dunque assistito ai funerali di Giuseppe nel 1584. Il suo regno terminò verso la fine del 1581, con l'invasione di Amosis.

In conclusione, vediamo che l'egittologia di F. Crombette mostra che la Bibbia non ha torto parlando del soggiorno dei Patriarchi e degli Ebrei in Egitto. Molte iscrizioni sono inni alla gloria di Giuseppe, benefattore e genio di questo paese, che neanche Mosè evoca con altrettanti dettagli nel Libro della Genesi. Gli uditori che vorranno approfondire l'argomento possono leggere con profitto sia il secondo tomo della Vera storia dell'Egitto Antico, sia Giuseppe, maestro del mondo e delle scienze.


1 - De Rougè: Annales de philosophie chrétienne; Biblioteca Egittologica, T. XXI; p.XXXII.