I  FARAONI  DELL' ANTICO  IMPERO

da SCIENCE et FOI

Yves NOURISSAT


Dopo avere, nella precedente conferenza su "I Fondatori dell'Egitto, Cam, Misraim e i suoi figli", cominciato la storia egiziana, ora andremo a proseguirla raccontando quella dei Faraoni delle undici prime dinastie che hanno regnato, sovente simultaneamente, sulle provincie del regno, prendendo il posto dei fondatori. Per semplificare, seguiremo l'ordine delle dinastie stabilite da F. Crombette, nella sua "Vera storia dell'Egitto Antico" che noi riassumeremo e che illustreremo con carte e tabelle sinottiche per farne risaltare la simultaneità.

PRIMA  DINASTIA  TINITA

La prima dinastia Tinita non fu la sola prima nel tempo, ma ebbe per primo capo Ananim-Ménès che era il sovrano dei suoi fratelli e che ebbe per qualche tempo Thinis per capitale. Egli divise il suo regno tra i suoi tre figli, Athothis, il primogenito, che regnò a Thinis come sovrano dei suoi fratelli, Kenkenes o Curudès, il secondo, che tornò da Creta e governò i nòmi (=regioni, circoscrizioni) 13 e 14 del Delta, ed infine il cadetto Ouenephès che regnò sui nòmi 2, 4 e 5 del Delta e sul 12° del Medio Egitto.


Athothis I regnò 29 anni, ossia dal 2114 al 2085 e collaborò strettamente con Tosertasis, re menfita della IIIª dinastia che celebrò i suoi funerali e lo divinizzò, senza dubbio a causa dei suoi lavori in medicina e architettura. Manetone aveva in effetti osservato che Athothis aveva costruito il palazzo reale di Memphis e si era occupato di studi di anatomia.


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Kenkénès è chiamato anche da Eratosthène "Athothes II". Egli aveva inizialmente regnato a Creta con sua madre Mounikhia e ritornò sul trono di Cusæ alla morte del padre come vassallo di suo fratello maggiore. Divenne sovrano alla morte di Athothis I nel 2085 e regnò ancora 15 anni. Giusto prima della fine del suo regno, nel 2071, dovette, in qualità di sovrano, celebrare in Abydos il centenario dell'esplorazione di Osiris. É questa senza dubbio la ragione per la quale si sono ritrovate in quasi tutte le camere laterali della tomba di Osiris delle grandi giare chiuse da tappi stampigliati a nome di Kenkènes, il cui segno rappresenta due muri attaccati sostenuti da contrafforti. Senza dubbio, Kenkènes ha dovuto rinforzare un muro di grande importanza, forse il muro che proteggeva Memphis per resistere all'assalto delle acque e delle sabbie.


Il terzo figlio di Mènes, Ounephès o Ouenephrès, fu vassallo dal 2114 al 2069. In seguito regnò ancora 21 anni Hermopolis e morì nel 2048. Il suo regno, benchè lungo, fu scialbo e si segnala solo per delle cerimonie religiose. Sotto il suo impero, l'Egitto fu raggiunto da una grande carestia, dal 2101 al 2095 circa.


Il quinto re della Iª dinastia è chiamato Ousaphais, Ousaphaidos. L'Africano aggiunge a questo nome l'epiteto vios, figlio, il che indica che Ousaphais era il figlio di Ouenephès, re precedente, che aveva voluto che la preminenza fosse conservata nella sua branca; a questo scopo, si associò al trono il suo figlio primogenito in occasione del giubileo del 2055 incaricandolo di celebrare al suo posto e ne fece il sovrano dei suoi cugini di Thinis e di Cusæ, più anziani di lui. Ma, nel 2038, questi ultimi, mantenuti al rango di vassalli, si accordarono per eliminarlo e dividersi il suo dominio. Ousaphais avrebbe avuto così il regno personale di 10 anni che gli attribuiscono gli autori antichi.

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Ousaphais fu un grande architetto; alcune sue iscrizioni rivelano che fu l'inventore delle case a stadi e degli edifici a cupola; immaginò anche il procedimento della quadrettatura per la riproduzione a grande scala, sui monumenti, dei disegni eseguiti in piccolo in laboratorio. É probabile che sia stato lui a far aggiungere alla cabina dei capitani di vascello un feticcio protettore e un segno di comando, giacché è la rappresentazione che si ritrova in una delle sue iscrizioni. Le sue scoperte lo fecero divinizzare dopo la sua morte.


Viene in seguito sulle liste reali un re chiamato Niebais o Diabiès che era figlio di Athothis. Egli dovette dunque prendere la successione di suo padre a Thinis, ma fu vassallo fino alla morte di Ousaphaidos avvenuta nel 2038, data dopo la quale regnò come sovrano per 13 anni fino al 2025. É soprannominato Philothéros, Philotauros, Philétéros, Philetairos, il che prova, come indicano anche la grafìa delle sue iscrizioni, che egli fu l'amico non solo di suo cugino, danneggiato come lui, ma soprattutto delle cortigiane, del bere, della danza, della musica, della poesia, delle arti, della caccia. Quando alfine giunse al supremo potere, fu vittorioso nella guerra contro i Bedjas. Su un monumento molto noto, la Paletta di Hiéraconpolis, il re si vanta di aver fatto 6.000 prigionieri che poi ha immolato, di aver fatto fuggire 20.000 uomini e di aver distrutto la loro piazzaforte. Crombette ha analizzato la Paletta nel tomo 1 del suo Libro dei nomi dei re d'Egitto.

Come Ouenephrès, il re volle associare suo figlio Oubienthis all'amministrazione del regno, ma alla sua morte il faraone di Cusæ reagì vigorosamente e si impose come sovrano; spodestò Oubienthis dalla regalità e lo bandì.


Il nuovo sovrano era stato vassallo dopo la morte di suo padre Athothis II nel 2069. Eratòstene lo chiama Pemphos, ma altri lo chiamano Semempsès. Prendendo il potere supremo nel 2025, Pemphos, per vendicarsi di Miebidos che aveva voluto allontanarlo dalla sovranità, fece eliminare il suo nome dalle iscrizioni monumentali. Il suo regno, come sovrano, fu di 9 anni e finì nel 2016. Le sue iscrizioni proclamano che "egli aveva perso la speranza di divenire il capo delle pecore, ma che è giunto al risultato di soppiantarli tutti". Nel corso del suo regno, Semempsès ebbe a celebrare una sola cerimonia, lasciata incompiuta dal suo predecessore: la fine del giubileo del 2025. Sembra non aver avuto altra attività particolare che quella di sviluppare l'uso del sigillo a forma di tappo di Champagne istituito da Chasluim per rimpiazzare il cilindro sumero.


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Alla morte di Semempsès, Oubienthis, l'esiliato, raccolse il potere e l'occupò ancora 13 anni, ossia fino al 2003. L'Africano lo chiama Bienekès. Il suo nome è anche rappresentato da un geroglifico che comporta un fiore nel quale si trova una testa rovesciata. Lo si legge Kaschûebiô Djô Sa. Ora, Djô Sa significa: dire all'inverso. Se noi diciamo Kaschûebiô all'inverso, otteniamo Biôûekasch, che è l'origine del greco Bienekès. Perché queste complicazioni? Perché il geroglifico si legge anche: "Il capo che ha messo sotto la massa la canna che produce lo zucchero". Fu infatti lui ad avere per primo l'dea di estrarre lo zucchero dalla canna le cui piante erano senza dubbio state trasportate sul Nilo dal Centro dell'Africa, come racconta la Cronaca la quale ci dice che sotto Nepherchérès le acque del Nilo furono miste a miele, cioè zucchero. Il nome greco dello zucchero, Sakkharos, si può spiegare con l'egizianopoichè viene da Sak-Kasch-Ra, che significa: "Ciò che si fa schiacciando la canna".


IIª  DINASTIA  TINITA

Questa dinastia comprende dei faraoni che regnarono, come quelli della prima, nel dominio di Menes, ma mentre quella era stata una poliarchia, questa fu una monarchia di 7 re successivi.
Il primo faraone è chiamato da Eusebio Bochos, da Eratòstene Bochus, dall'Africano Bonthos; alcuni autori danno la variante Boèthos. In una delle sue iscrizioni il re dichiara "che gli abietti razziatori dei templi sono stati allontanati dalla regione posteriore del Delta e che i trogloditi dei confini che erano venuti nella parte anteriore dell'Alto Egitto sono stati abbattuti". Così Bochos ha salvato l'Egitto da un doppio pericolo da cui non avevano saputo preservarlo gli altri faraoni suoi colleghi. Queste due attestazioni di vittoria denotano: 1° - che l'Egitto aveva dei vicini così numerosi da invaderlo, malgrado le sue piazzeforti e i suoi baluardi difensivi; 2° - che i litigi dinastici avevano dovuto mettere l'Egitto in confusione, il che aveva facilitato la sua invasione; 3° - che Bochos doveva essere il più abile dei generali dell'Egitto all'epoca; 4° - che egli poté approfittare della debolezza dei suoi rivali per imporsi a loro dopo i suoi trionfi militari sugli stranieri. Il nome greco di Boèthos ha d'altronde il senso di difensore, di quello che viene in soccorso, di bellicoso, e il copto potrebbe dare ugualmente: "Che ha il bastone del comando su un gran numero".

Ecco perché egli si può vantare di aver agglomerato il nord, la regione di Memphis e il sud. Egli appare, d'altronde, come il supremo gran-sacerdote, e una delle sue iscrizioni lo presenta nettamente come capo di una nuova dinastia. Sembra dunque che abbia avuto all'epoca un posto preminente rispetto agli altri faraoni. Secondo l'Africano, Boèthos avrebbe regnato 19 anni, ossia dal 2003 al 1984. È sotto di lui che avvenne la riemersione di Atlantide (inabissata al Diluvio) e l'abbassamento dell'Himalaya con la conseguente formazione dell'Oceano Scitico che modificarono profondamente l'aspetto della terra, isolarono la Cina, e permisero il popolamento dell'America attraverso le rive dell'Oceano Atalantico, (vedi "Schizzo della storia dell'umanità dal Diluvio all'epoca di Isaia").


Il secondo re della seconda dinastia è chiamato dall'Africano Kaiechos; da Eusebio, Chechouos o Choüs; da Manetone, secondo Meyer, Sekôos; Guerin du Rocher ha la variante Caeachôs.

La Cronaca relaziona che, al suo tempo, si cominciò ad adorare Apis a Memphis, Mnèvis a Eliopoli, e un ariete a Mendès. L'Apis era una reincarnazione di Misraïm; il bue Mnèvis era l'immagine di Mènes, e l'ariete di Osiris. Così il re avvallava una credenza nella metempsicosi che fu forse una delle cause dell'adorazione degli animali dagli Egiziani. Il regno di Kaiechos durò dal 1984 al 1969.


Kaiechos fu seguito da Binothris, che Eusebio chiama Biophis. La Cronaca ci dice che è a partire dal suo regno che la legge rese le donne atte a succedere alla corona. Una delle sue iscrizioni si traduce in effetti; "Quello che ha permesso di portare gli utensili (del culto divino) davanti alle figure del capro e del bue celesti, e di mettere alla testa quella che è divenuta regina, essendo il legame (genealogico) spezzato".

Così la divinizzazione completa degli animali fu opera di Binothris, il quale, d'altra parte, non avendo eredi maschi, volle cercare di assicurare il trono a sua moglie. Il suo regno durò 28 anni, ossia dal 1969 al 1941.


Il re che gli successe è chiamato dai Greci Tlas. Dovette essere un grande, elevato al trono per elezione, giacché una delle sue iscrizioni si traduce: "Una voce unanime ha elevato colui la cui parola basta a ispirare il timore". Un altro testo completa la precedente: "La donna si lamentava sulla fine del capo; sposandola, egli è entrato nella sua eredità". Tlas ha dunque regolarizzato il suo potere divenendo il marito della vedova del suo predecessore. Prima di essere re, doveva essere un temibile generale. Già su d'età quando fu elevato al trono, il suo regno fu assai breve: finì nel 1932.


Dal 1932, Tlas si era associato quello che doveva essere il suo successore, Sethenes, sottomesso anche lui all'elezione; gli fece assumere al suo posto la celebrazione del secondo centenario della morte di Meuhê. Sethenes celebrò in seguito per conto suo i centenari delle morti dei 6 figli di Misraïm, prima di morire a sua volta nel 1911, dopo 20 anni e mezzo di regno personale. Sethenes si associò al trono il suo successore Chairès che regnò da solo 8 anni e mezzo, ossia dal 1911 al 1903. Nel 1903 aveva celebrato il centenario della fondazione della seconda dinastia. Ma sei mesi più tardi si stabiliva in Egitto un tutt'altro regime, e la IIª dinastia era soppressa.



IIIª  DINASTIA  MENFITA

Chasluim, fondatore della IIIª dinastia, contemporanea della Iª, nel 2118 lasciò il trono al suo figlio adulterino, a scapito dei suoi figli legittimi. Questo figlio, non meno celebre di suo padre, ha ricevuto i nomi di Tosorthos, Tosorthros, Sosorthos, Sesochris, Necherocheus, Stoichos (il figlio stesso di Arès), Imouthès e Asclèpios.

Ora, Stoichos passa per aver perfezionato la scrittura e aggiunto una scrittura supplementare; è senza dubbio perché fece adottare l'uso di allineare metodicamente i geroglifici ed inventò lo iertatico, o tracciato corsivo della scrittura geroglifica, giacché lo ieratico risale alle prime dinastie.

Dicendo che Stoichos è il figlio di Arès, si intende che egli fu il figlio e l'imitatore del dio della guerra, l'Arès greco, che è Chasluim. La sua preoccupazione per l'ordine gli fece organizzare un'armata permanente dotata dell'allineamento, degli esercizi, della marcia al passo, del raggruppamento per tipo di arma, come mostrano i modellini ridotti, a taglia di giocattoli da bambini, scoperti in alcune tombe di ufficiali. Così, una riforma che è stata attribuita a Louvois, risale ai primissimi tempi dell'Egitto antico.

Quanto agli elementi di scienza e di geometria, è certo che ne possedeva e che ne stabilì per realizzare le costruzioni colossali che possono essergli attribuite. Si dice, d'altronde, che fu lui l'inventore delle costruzioni in pietre, ben tagliate grazie a uno scalpello munito di protezione della mano dell'operaio.

Le sue conoscenze mediche, che consegnò a dei trattati ancora in uso nei primi secoli dell'èra cristiana, e specialmente la fitoterapia, gli valsero di essere considerato dai Greci come il dio della medicina, Asklépios o Esculapio. Tosorthros fece valere il suoi talenti militari in spedizioni che lo portarono fino al Sinai, dove si sono ritrovate iscrizioni delle sue vittorie. Fu il costruttore del grande tempio funerario di Misraïm a Eliopoli e partecipò alla costruzione della piramide a gradoni di Saqqarah. Fu certamente un uomo tra i più notevoli e un grande sovrano.

Verso la fine del suo regno, nel suo 18° anno, vi fu un periodo di siccità che dovette prolungarsi fino al 2095 e che i sacrifici umani non seppero abbreviare. Nella speranza di ottenere il ritorno delle alte crescite del Nilo, Tosorthros fece dono ai sacerdoti di Elefantina del Dodecaschène, prelevato sulla Bassa Nubia che gli aveva ceduto, almeno fino a Meharraqah, uno dei figli di Luhabim per ottenere il suo concorso militare contro Horus il Giovane. "Il dio proprietario di questo dominio era esente dall'imposta sui campi e aveva il diritto, per di più, di prelevare la decima sulla caccia e la pesca, sui prodotti delle cave e su tutte le importazioni della Nubia".

Pensando di calmare le rivendicazioni dei figli legittimi di Chasluim, egli li aveva stabiliti in Nubia, ma il suo trono lo trasmise, alla sua morte avvenuta nel 2100, al suo proprio figlio Tosertasis.


Tosertasis, chiamato Gosormiès da Eratòstene, o ancora Mesochris e Athothis, fu senza dubbio associato al potere quando suo padre era vivo, a partire dal 2112, e forse anche prima. Era mettere i suoi avversari eventuali davanti al fatto compiuto. Nondimeno, questi si agitarono alla morte di Tosorthros; Tosertasis, re guerriero, si vanta di aver fatto loro abbassare le armi. La Pietra di Palermo racconta di lui che celebrò nel 2086 una triplice cerimonia: un giubileo trentennale, il centenario della nascita di Athothis, re della prima dinastia, e i suoi funerali, dato che lo aveva senza dubbio aiutato nella costruzione del palazzo reale di Memphis; egli divinizzò il defunto. L'iscrizione rappresenta il re che porta una clessidra. Ne fu l'inventore? La cosa è molto probabile, giacché il suo nome di Tosertasis sembra venire dal copto: "Il rovesciamento di ciò che è arido misura il tempo passato". Tosertasis morì nel 2082 dopo 17 anni e mezzo di regno personale.


Tosertasis fu seguito da suo figlio, Sephouris-Achès, chiamato da Eratòstene Mares yios aytoy Heliodoros.  Questo re, rappresentato in geroglifico da un pellicano in postura di digestione, dovette essere soprattutto un amante della buona tavola. Tuttavia, in una delle sue iscrizioni, egli si gloria di aver fatto due parti uguali di due grandi misure.
Il figlio di Tosertasis fu soprattutto chiamato Mares perché era l'inventore del palmo, lunghezza della mano aperta dall'estremità del pollice a quella del mignolo che equivaleva a un mezzo cubito. Il grande gomito (cubito) valeva 0,6125m, e dunque il palmo egiziano doveva essere di 0,3062m. Di conseguenza, e secondo i paesi, il palmo divenne una misura molto variabile, di 0,29m, 0,262, 0,225, ecc. Anche gli Ebrei avevano come misura il palmo, che chiamavano Zéreth o Spithama, e valeva 0,262m, ossia la metà del piccolo cubito.


A Sephouris-Achès, il ghiottone, succede Anoyphis-Epikômos, chiamato anche Soyphis-Kerpherès. Nel primo anno del suo regno, iniziato nel 2056, l'inondazione fu particolarmente abbondante e così pure i raccolti. Ciò fece sì che il re mettesse nei suoi stemmi un aratro sotto l'acqua e una mano offrente un gancio da mietitore. Questo faraone ebbe anche a respingere un'invasione dei Bedjas, di cui egli si gloria con un braccio a forma di ascia. Infine, celebrò il centenario della morte di Misraïm.

Ma c'è un rovescio a questa medaglia, quello che i Greci maliziosi hanno ritenuto nei termini di Epikômos, il festaiolo; di Anoyphis, il poltrone; di Soyphis, che ama la buona tavola; di (Ne)Kerpherès, il senza cuore, l'uomo selvaggio, quello che tosa le pecore con le imposte. É d'altronde ciò che diceva già il copto, giacché si può vedere per trascrizione dello scudo reale: "Quello che ha desiderato ardentemente altre donne; che ha passato i giorni della sua vita a riposarsi disteso; che si è profuso in grandi bevute e orgie; che ha vissuto per bere, mangiare, accoppiarsi, dissiparsi, riposarsi (come una bestia selvaggia spregevole)".

Il suo regno ebbe fine nel 2034. Non deve dunque sorprendere che Sirios, suo figlio, sia detto Yios Korès, figlio di cortigiana. Questi non ebbe regno personale; non fu che il viceré di Sephouris-Achès. Un discendente dei figli legittimi di Chasluim lo cacciò alla morte di suo padre e la IIIª dinastia ebbe fine.



IVª  DINASTIA  MENFITA

Prima di studiare i faraoni di questa dinastia, ci chiederemo con Crombette da dove essi provenivano. Abbiamo visto che, nell'intento di pacificare le rivendicazioni dei figli legittimi di Chasluim, Imouthès aveva loro ritagliato un dominio in Nubia. Di fatto, egli aveva dato loro un punto d'appoggio per far valere eventualmente i loro diritti. Così essi pensarono velocemente di riconquistare l'eredità paterna; organizzarono un'armata e avanzarono attraverso l'Alto Egitto. Ma Imouthès (che il racconto antico assimila a Harmakhis, che è il soprannome di suo padre: Toig-aramachos, ma può applicarsi anche a lui poiché Toyga si traduce: voi due) battè gli assalitori a Edfou, nel nòmo Apollinopolita, il secondo dell'Alto Egitto.

Écco ciò che dice Vigouroux, secondoChabas: "Nei bei testi di Edfou, pubblicati da Naville, leggiamo che il buon prìncipe, sotto la forma solare di Haremakhou (Harmachis), trionfò sui suoi avversari nella parte sud del nòmo Apollinopolita. Di quanti sfuggirono al massacro, alcuni emigrarono verso il mezzogiorno, e divennero i Cusciti; altri andarono verso il nord, gli Amou; una terza colonna si diresse verso occidente, e divennero i Tamahou; un'ultima infine andò verso est, e divennero i Shasou (Naville: Mythe d'Horus, tav. 21,2). Fernand Crombette fa allora una lunga esegesi di testi e di iscrizioni geroglifiche che permette di chiarire questo testo oscuro e mostra che infatti il nome di Kush dato all'Etiopia non proviene da quello del primo figlio di Cham che, con la sua discendenza, aveva popolato le foci dell'Eufrate, poi le coste del Golfo Persico, dell'Oceano Indiano e del Mar Rosso, ma significa in copto: "la vetta superiore di partenza", cioè a dire la sorgente del Nilo. Del resto, il nostro autore traduce un'iscrizione geroglifica che gli egittologi hanno letto: "Figlio reale di Kousch", con la proposizione seguente: "Quello che possiede il potere supremo del vero figlio del primo dei celesti per preservare con cura le grandi vette di partenza delle acque della valle contro i danni".

Si occupa quindi dei Tamahu studiando due iscrizioni citate da Daressy in un articolo sull'origine dei Mâshauashas e mostra che si tratta dei Nasamoni che abitano le due ultime oasi libiche vicino alla grande Syrte, quelle di Audjelah e di Maradeh, e gli antichi Ammoniani occupanti dell'oasi di Syouah dove si teneva il famoso oracolo di Amon, molto fertile in grano, olive, uva e datteri…

Per lui, i Shasu possono essere identificati grazie a un'iscrizione citata da de Rougè che significa: Quelli che vengono dalle grandi sabbie a danneggiare i giardini e schiacciare gli agricoltori; i nemici numerosi della regione montagnosa. Le grandi sabbie di cui si parla sono il deserto Arabico e quello di Korosko che si estendono tra il 19° e il 29° parallelo, dalla valle del Nilo alla catena Arabica costeggiando il mar Rosso; ecco perchè questa regione è figurata graficamente da una catena di montagne e dal paletto di frontiera. Questi deserti sono percorsi dai beduini predatori Ouâsel, Ababdeh e Bicharieh i cui nomi compresi col copto sono:

Ouah-Schel, quelli che fanno improvvisamente invasione per saccheggiare.
Hba-Hba-Têh, quelli che con grande impetuosità portano il disordine.
Besch-Hah-Rike, quelli che saccheggiano frequentemente con impetuosità.

Dal racconto più o meno ben tradotto da Naville, si può ritenere che, fin dall'inizio dell'Antico Impero, vi fu in Alto Egitto una guerra che si concluse con la disfatta di una delle due parti e che i vinti si rifugiarono, gli uni a sud, in Etiopia, altri sulla via delle oasi sahariane, nelle oasi libiche, a nord-ovest dell'Egitto, altri infine nei deserti arabici della regione immediatamente a est del Nilo. Pertanto, i Nubiani, i Libici e i Beduini d'Africa, avrebbero un'origine egiziana, il che spiegherebbe la loro parentela etnica, i loro molti punti comuni di linguaggio, di religione e di usanze con gli Egiziani; e questo farebbe anche comprendere, sia un certo stato di ostilità latente tra questi popoli e l'Egitto, attinente all'origine del loro allontanamento, e la facilità con la quale si installarono nel Delta e nella valle del Nilo in certe epoche della storia egiziana e si mescolarono agli indigeni. Noi vogliamo appunto parlare di quelli che sono stati chiamati i Mashauashas. Ma questo richiede uno studio particolare.

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carta 1

Daressy cita due iscrizioni geroglifiche per giustificare che questo nome significa: "abitante della montagna di Shaua". Infatti il nostro studioso mostra che queste iscrizioni concernono i popoli chiamati i Maces, i Maxyes, i Mazices, i Machlyes, i Massylii e i Massæsylii, che sono gli abitanti della Tunisia, dell'Algeria e dell'attuale Marocco. I tre primi popoli erano dei pastori e i tre ultimi degli agricoltori. Le iscrizioni geroglifiche precedenti concernono i Mazices, i Maxyes e i Maces e si leggono: "Quelli del paese delle pecore (o delle terre coltivate) al limite del deserto; quelli che vengono da grande nobiltà che oltrepassa quella che viene in ordine superiore; nemici", questa grande nobiltà d'origine è figurata dalla tripla rappresentazione dell'aquila e si deve trattare, qui, dei Mazices.

"Quelli del paese delle pecore (o delle terre coltivate) al limite del deserto; quelli che vengono da grande nobiltà nemica", dove l'aquila non appare che due volte. Infine: "Quelli del paese delle pecore (o delle terre coltivate) al limite del deserto, di estrazione nobile; nemici", con una sola aquila. Questa nobiltà di origine sembra indicare che si tratta di discendenti dei figli legittimi di Chasluim, frustrati dell'eredità paterna, e dei prìncipi della loro casa. Potrebbe essere in parte lo stesso degli Ammoniani e dei Nasamoni. Perciò non dovremmo stupirci di vederli attaccare l'Egitto per far valere i loro diritti. La carta 1 rappresenta l'estensione di questi popoli differenti.

La disfatta inflitta da Imouthès ai figli legittimi di Chasluim, che si può situare verso il 2110, per quanto importante, non fu totale, giacché, circa 15 anni più tardi (verso il 2095), l'Egitto dovette riunire tutte le sue forze per respingere un attacco venuto, questa volta, dalla regione nord-ovest dell'Africa e che raggruppava gli Ammoniani, i Nasamoni e i Makai, originari del Maghreb. Questa seconda offensiva fallì ancora. Ma l'infiacchimento degli ultimi successori di Imouthès rese ai discendenti legittimi di Chasluim lo spirito di una rivincita che alla fine ebbe luogo, nel 2034, alla morte di Anoyphis.


Il re vincitore che fondò la IVª dinastia è chiamato dai Greci Sophis, il saggio, in opposizione al suo predecessore Soyphis, l'amante del piacere. Eratòstene lo chiama Chnoubos Gneuros. Chnoubos non è che l'elenizzazione del nome del re sulla Pietra di Palermo: Kênoui Hi Boischi; è una variante del nome di Cnouphis attribuito a Naphtuim. Gneuros deve significare: di nascita elevata, è lo "Snefrou" degli egittologi. Il suo regno durò 20 anni, ossia dal 2034 al 2014. In precedenza, aveva dovuto rivestire la funzione di viceré di Nubia dove era incaricato di difendere la regione di Elefantina, porta dell'Egitto, dalle aggressioni provenienti da sud. É ciò che egli fece all'inizio respingendo i Bedjas e forse anche delle tribù antropofaghe venute dal centro Africa, i "nasi forati". É in questo posto che dovette annodare un'alleanza con il dirigente dell'Alta Nubia; da qui, senza dubbio, la sua devozione a Cnouphis, primo re di questo paese. Forse si è anche alleato con dei re negri, giacché sua moglie, che gli egittologi chiamano Mertitefs, offre, stando la sua testa pubblicata da Petrie, un tipo negroide molto marcato. I sovrani neri, così blanditi, gli avrebbero fornito le truppe necessarie alla sua campagna contro Sirios.  Il suo nome sulla Pietra di Palermo: un fiore sopra uno squalo, significa: "Il figlio uscito dall'abbandonata ha cacciato il figlio della serva".

Durante il suo regno, celebrò molte cerimonie importanti. In una delle iscrizioni relative egli si dice: "Il Signore che attendeva, vivente nell'oscurità, è arrivato all'onore; egli ha prevalso giustamente sull'istrione, il figlio ritardato di Chasluim il celeste e di quella che era stata umiliata". Sulla Pietra di Palermo, i suoi scudi sono sormontati da un oggetto vagamente analogo a una freccia, ma le strie che la marcano la designano piuttosto come una sorta di fuso trasformabile in navetta, doppio strumento che permette così di filare e di tessere. Questo strumento sembra evocare la sposa legittima di Chasluim, antenata femminile del nostro re, la quale, rifugiatasi a Saïs dopo il suo abbandono, lo avrebbe inventato. Sembra che nell'anno 2021 si sia prodotta una crescita eccezionalmente lunga del Nilo dovuta all'elevazione straordinaria del livello dei grandi laghi africani, giacché, di fronte all'impossibilità di lavorare le terre in tempo utile, la percezione delle imposte dovette essere ritardata di un anno; è almeno ciò che indica la Pietra di Palermo.

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Sophis passa a giusto titolo per essere il costruttore della piramide a facce smusse di Dahchour, ma è a torto che gliene viene attribuita una seconda in questo sito oltre a quella di Meidoum che appartiene a Meuhê. Infine Weill rimarca che, prima del nostro re i volti portano un'acconciatura speciale in riccioli crespi, talvolta in piccole ciocche disposte in zone orizzontali e incastrate come delle scaglie, che non conosce più la IVª dinastia. Questa nuova moda tenderebbe a provare che, tra la IIIª e la IVª dinastia, vi è un reale fossato genealogico, ulteriormente accentuato da una diversità di origine locale delle famiglie reali e dalle alleanze matrimoniali molto differenti.


Il successore di Sophis fu Saophis, o Khaophis, o Khéope. Diodoro lo chiama anche Khemmis o Arméos. É l'autore della più grande di tutte le piramidi, che riuscì a terminare grazie al suo lungo regno di 29 anni, dal 2014 al 1985. Nessun edificio al mondo raggiunge l'importanza di questa piramide; essa misura 148 metri di altezza ed ha per base un quadrato di 232 metri di lato. Il suo volume è dunque di (232x232x148)/3 = 2.655.138 m3. Siccome la maggior parte dei blocchi di pietra che la compongono misura circa 1m3, si vede che ha richiesto l'estrazione, il trasporto, il taglio e la messa in opera di oltre 2.500.000 blocchi, il che, secondo Erodoto, avrebbe assorbito circa 180.000.000 di giornate di lavoro. Questa è la prima piramide che sia perfetta dal punto di vista geometrico. Cheope è, come dice in una delle sue iscrizioni, "il primo che ha fatto andare una vetta in linea retta.

A questo proposito, ci teniamo a segnalare un'opera di Piazzi-Smyth, astronomo scozzese del 19° secolo, intitolata "La grande piramide, faraonica di nome, umanitaria di fatto", che mostra che le proporzioni e le dimensioni di questo monumento rivelano una scienza molto elevata dei suoi costruttori. Quest'opera introvabile è stata ricopiata da un mmbro del CESHE alla Biblioteca Nazionale ed è disponibile al nostro segretariato. Ne raccomandiamo la lettura, anche se alcune affermazioni sono discutibili. Leggendola, ci si rende conto che gli Egiziani che hanno costruito la grande piramide conoscevano la distanza terra-sole, andata poi persa e ritrovata solo nel 18° secolo dell'era cristiana.

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Ma torniamo a Cheope. Il suo soprannome di Khemmis sembra indicare una carnagione scura giacchè il suo nome si può comprendere col copto: Il figlio della donna nera. Ciò conferma l'ipotesi che suo padre Sophis aveva dovuto sposare una principessa sudanese. Da lì, senza dubbio, il disco nero che entra nel nome geroglifico di Cheope, egli è "il re-sole nero".

Eratòstene lo chiama Kômatès, che si può comprendere: che porta lunghi capelli, e deve rapportarsi al cambiamento di acconciatura constatato tra la IIIª e IVª dinastia. Il soprannome può anche interpretarsi Khômatos, ammasso di terra di una tomba e diga per impedire lo straripamento, il che si rapporterebbe alla grande piramide, che è sia monumento sepolcrale che barriera contro le sabbie.
Notiamo infine ciò che dice Lefébure: "Un mago avverte il re Cheope che il dio Râ si è unito alla moglie di uno dei suoi preti perché i figli nati da questa unione esercitino la funzione benefica del re di questa terra intera".


Il faraone seguente può essere chiamato Tetoupheres. Questo re, che figura nelle tavolette di Saqqara e di Abydos, non è menzionato dagli scoliasti di Manetone. Tuttavia egli ha la sua piramide (peraltro incompiuta); è dunque incontestabilmente vissuto poiché c'è la sua tomba; ha anche regnato a lungo, dato che la sua piramide era già molto avanzata alla sua morte; ma ciò non implica che egli abbia regnato personalmente, e questo spiegherebbe la sua omissione da parte di Manetone. Sarebbe stato un collaboratore di Cheope, ma collaboratore importante giacché la sua piramide si chiama: "Il capo ha ordinato di fare la sua tomba grande come si deve per un dio". Questa tomba, è la piramide di Abou Roas, limite settentrionale della breccia della catena libica.  Abou Roas ha due sensi: "Guardiano del buco", ma anche: "Il capo, luminoso per nascita, concepito dal Sole". Il faraone che ci occupa sembra dunque essere proprio quello di cui il mago aveva annunciato la nascita a Cheope. Il suo nome sulla tavola di Sakkarah si traduce in effetti: "Il sole venuto dal primo, il grande dio che si è accoppiato col seno di "quella" del grande sacerdote". Il senso è lo stesso sulla tavola di Abydos.

Questa storia ricorda troppo quella dell'incesto tra Chasluim e Meuhê che diede nascita a Imouthès, il figlio naturale privilegiato, e l'altro incesto tra Rê e Isis che ebbe per frutto Horus il Giovane preferito agli eredi legittimi. Siamo dunque autorizzati a pensare che quello che aveva dato un figlio alla moglie del gran-sacerdote non era Rê, ma Cheope, e che la scena del mago fu immaginata solo per placare i timori che avrebbe potuto avere il gran sacerdote sulla fedeltà di sua moglie oltre che per far tacere in anticipo le rivendicazioni dei figli legittimi se un giorno il bastardo atteso fosse stato a loro preferito. Ci sembra essere questa la spiegazione razionale della presenza sul trono di Tetoupheres. Questi fu soppresso da Khephren, il figlio legittimo di Cheope, prima di aver potuto regnare personalmente; lui morto, il suo concorrente si guardò bene dal terminare la piramide di Abou-Roas: Cheope preferì farsi la sua.


Il figlio legittimo di Cheope salì sul trono nel 1985; vi rimase, secondo Eratòstene, 27 anni, ossia fino al 1958.  Egli fu il costruttore della seconda, in quanto a taglia, delle grandi piramidi. Lo si chiama Khephren, Chabryès e Amosis. Eratòstene ha le varianti Sensaophis e Senaophis e il soprannome di Khrêmatistês, uomo d'affari.  L'idea è resa meglio da Khrèmatikos, uomo di soldi, uomo cupido, giacché Erodoto racconta che spossò i suoi sudditi con le esazioni e li mandò in rovina per la costruzione di grandi piramidi. Il rimprovero poteva indirizzarsi ugualmente a suo padre, e Maspero l'ha compreso, poichè scrive: "Gli storici greci hanno raccolto... l'eco delle maledizioni di cui gli egiziani caricavano la memoria di Cheope. Nulla impedisce di credere che questa rivolta di cu parla Diodoro sia veramente avvenuta: delle statue di Khefren, rotte, sono state ritrovate vicino al tempio della Sfinge, in un pozzo dove anticamente erano state gettate, forse in un giorno di rivoluzione"(Mariette, Lettera a M. le Vicomte de Rougé). Tuttavia, si può obiettare a Maspéro che Chasluim, Chnoubos e altri, avevano già costruito piramidi grandissime senza sollevare le proteste degli Egiziani e che non sono le statue di Cheope, il costruttore di quella più grande, che sono state distrutte, ma solo quelle di Khefren; bisogna dunque che quest'ultimo abbia impiegato dei procedimenti particolarmente vessatori e violenti per acquisire le imposte ed eseguire i lavori.

Il soprannome di Khrèmatistès può anche essere avvicinato al nome di un luogo vicino ad Abydos: Krèmastè.  Questo luogo è senza dubbio quello che Parthey chiama Crambotis. In effetti, Krémastos significa sospeso e Krèmnos ha il senso di luogo scosceso. Con ciò noi abbiamo sia la spiegazione della reputazione di particolare avidità al guadagno di Khefren che quella dell'estrema impopolarità da lui acquisita che fece sì che la folla precipitasse le sue statue in un pozzo; è che questo faraone, non soddisfatto del sistema della bastonatura regolarmente applicato ai debitori da tutti i percettori di imposte, in auge in Egitto, faceva precipitare i debitori dall'alto della roccia di Abydos, così come i Romani fecero per i traditori alla rupe Tarpèa; morto lui, si applicò alle sue immagini il regime che egli aveva imposto ai suoi sudditi da vivo.

Per quale ragione Khefren avrebbe scelto la roccia di Abydos per farne il luogo di esecuzione degli insolventi?  Senza dubbio perché è da là che il corpo di Osiris, rinchiuso vivo da Tifone in una bara, sarebbe stato gettato nel Nilo, così come racconta Plutarco. Khefren aveva certo delle ragioni speciali per onorare Osiris, giacché l'immagine di questo dio si incontra frequentemente nella sua titolatura. Nel 1971 celebrò il secondo centenario dell'esplorazione dell'Africa da parte di Osiris.


A Khephren successe suo figlio, che il Syncelle chiama Menkheres; Diodoro, Menkherinos e Erodoto, Micerino; Eratòstene: Moskhérès o Moskhéris o ancora Moikherès, con la chiosa Heliodotos. Si racconta che, essendo deceduto prematuramente, non poté far costruire che una piramide piccola che è, in effetti, la meno elevata delle tre grandi. Ma questa spiegazione è solo apparentemente soddisfacente, giacché, lungi dall'essere morto molto giovane, Menkheres ebbe, secondo Eratòstene, scoliasta particolarmente serio, un regno di 31 anni, il più lungo della sua dinastìa. Guerin de Rocher, nella sua Histoire des temps fabuleux può illuminarci poiché dice:  " 'Menchérès (chiamato anche Chérinus, Caras o Ocaras da Manéthon) è condannato dall'oracolo a morire anzitempo', cioè giovane, il che è inconciliabile con 31 anni di regno. Ora, secondo Eratòstene, la VIª dinastia comprende un re che egli soprannomina Echeschosocharas e che corrisponde al Mentesouphis dell'Africano.  Questo re non avrebbe regnato che un anno, e sua moglie, la celebre Nitocris, gli sarebbe succeduta. La parentela onomastica tra Menchérès-Ocaras e Mentesouphis-Escheschosocharas è stupefacente, tanto che noi abbiamo già avuto degli esempi della sostituzione da O, , a /// - ///, Hfêoui, dunque dalla finale greca Rés a Ouphis, il che darebbe nascita a una lezione Menterés molto vicina a Menchérès. Di conseguenza, una confusione ha potuto prodursi tra i due faraoni, e si è dovuto attribuire ad uno la predizione che concerneva l'altro".

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D'altra parte, secondo Erodoto: "Menchérès... sgravò i suoi sudditi stanchi dalle esazioni di Souphis e rovinati dall'orgogliosa costruzione delle grandi piramidi". In realtà, la sommossa nel corso della quale le statue di suo padre erano state rotte, dovette togliergli totalmente la voglia e anche l'idea di intraprendere l'edificazione di una piramide: il popolo, nello stato di spirito in cui si trovava, si sarebbe senza dubbio rifiutato al lavoro. Non si mancherà di obiettarci che la piramide detta di Micerino conteneva il suo sarcofago con inciso il suo scudo, ancora visibile al museo britannico, e che anche Erodoto pensava fosse il suo. Ma gli storici greci si sono sovente ingannati, e Ebers rimarca una cosa importante: "Le altre camere, e numerosi passaggi ostruiti da blocchi di pietra, hanno insegnato che questa piramide racchiudeva un corpo che non era quello di Menkarâ. Probabilmente, così come affermano di comune accordo la storia e la leggenda, quello di una donna che vi fu deposto più tardi. La regina Nitocris, della VIª dinastia, sembra essersi impadronita di questo mausoleo, terminato molto tempo prima di lei; siccome ci si ricordava ancora negli anni posteriori i suoi capelli biondi e le sue guance rosa, la si confuse con la celebre greca Rhodopis, dalla carnagione rosa, che fu, si dice, la moglie del fratello di Saffo e l'amica dei faraoni.  Già a Erodoto si raccontava che era lei, e nessun'altra, che era sepolta nella terza piramide".

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Figura 2

Vi sono, in ciò che dice Ebers, molti quiproquò dovuti alla sua poca conoscenza della cronologia egiziana. In effetti, la VIª dinastia, fondata da Ludim, figlio maggiore di Misraïm, è contemporanea alla IIIª, di cui Chasluim, cadetto di tutta la famiglia, è il capo; la VIª debutta dunque ben prima della IVª che succederà alla IIIª.  Secondo un computo il più preciso possibile, e basato principalmente sulle cifre di Eratòstene, Mentesouphis avrebbe regnato dal 1980 al 1979 a.C., Nitocris dal 1979 al 1973, cioè proprio all'epoca in cui Khèfren costruiva la sua piramide. In quel momento, il popolo non si era ancora rivoltato e niente si opponeva a che i faraoni della VIª dinastia avessero la loro piramide come quelli della IVª; non essendo Menkheres ancora salito al trono, Nitocris non poteva occupare la sua piramide il cui progetto non era ancora stato concepito. Al contrario, se la piramide di Nitocris esisteva già alla morte di Menkheres, essa poteva essere occupata da un faraone per di più se messo nell'impossibilità di costruirsi la sua.
Del resto, l'esame interno della piramide ha rivelato che essa ne includeva una più piccola della quale un corridoio, oggi a fondo cieco, formava primitivamente l'entrata. In sezione, i due monumenti sovrapposti si presentano come mostra la figura 2.

Antoniadi ha calcolato che la piramide interna doveva avere una base di 52 metri di lato e quella esterna una base di 105; Crombette ha dimostrato con dei calcoli di volume che la piramide interna era la centesima parte di quella di Cheope e la più grande la quattordicesima. Siccome la piramide di Cheope è stata costruita in 20 o 30 anni, secondo gli autori, è chiaro che la piramide interna aveva potuto esserlo in un anno, durata del regno di Mentesouphis. Nitocris ha potuto, dopo aver sepolto suo marito nella piccola piramide da lui abbozzata, continuare l'opera durante i suoi sei anni di regno. L'insieme monumentale era appena compiuto quando ella morì; ecco perchè1 "il tempio funerario costruito sul fianco est della piramide ha svelato numerose statue di Micerino, alcune completate, altre a diversi stadi di fabbricazione, andanti dal blocco sbozzato alla statua quasi finita. Micerino vi mostra una fisionomia bonaria che contrasta con la rudezza di Cheope e l'autorità altèra di Khefren. Una delle più notevoli... rappresenta il re in piedi, fianco a fianco con la regina che egli avvolge teneramente col suo braccio".

Ecco parecchi dettagli che dimostrano l'inverosimiglianza della costruzione di questa piramide dal figlio di Khefren. In effetti, Cheope regnò 29 anni e morì quando ne aveva 50; Khefren sale piuttosto tardi sul trono e regna 27 anni; muore dunque verso i 60; infine Micerino accede alla corona ancor più tardi di Khefren e, siccome regnò 31 anni, dovette morire più che settuagenario; d'altra parte, il suo tipo fisico dovette essere influenzato da quello dei suoi rudi antenati. Cos'ha egli in comune con un givane principe "dalla fisionomia bonaria", morto in piena luna di miele, principe di cui Nitocris deplora vivamente l'assassinio, tanto che ne punì gli autori in un modo atroce e ci tenne ad essere figurata al suo fianco nella tomba? Lui vendicato, Nitocris morì a sua volta sotto i colpi della rappresaglia delle famiglie degli assassini, e le sue costruzioni, che ormai non richedevano più che un anno per essere terminate, restano incompiute.
Ma torniamo a Micerino; Ebers lo presenta, secondo la storia e la leggenda, come "un pio amico degli dèi, che riaprì i templi e rese il popolo alle sue occupazioni e ai suoi sacrifici abituali. Lo si chiamò il più giusto e il più venerato dei re". Altrove, il re si vanta di aver messo fine alla sospensione, cioè alla pena che Khéfren aveva applicato agli insolventi.

È verosimile che egli abbia permesso il culto degli animali sacri ed è senza dubbio per questa ragione che il bue appare a più riprese nelle sue iscrizioni. È ciò che dice Micerino in alcune sue iscrizioni, coè che egli "ha diretto gli adoratori verso le immagini degli dei: bue e vacca immortali, - che egli ha portato la nazione a prosternarsi davanti ai segni del capo della concezione abbondante di cui ha apprezzato le qualità".

Quest'ultima espressione "di cui ha apprezzato le qualità" ci mostra che è Menkheres (Micerino) che ha definito le condizioni che doveva adempiere il bue che stava per avere l'onore di rappresentare agli occhi degli egiziani Misraïm reincarnato. "I sacerdoti dovevano esaminare se qualcuno dei contrassegni sacri (al dire di Elien, ve n'erano 28) non gli mancassero. Doveva avere il manto nero, sulla fronte un triangolo bianco, sulla schiena l'immagine di un avvoltoio, e sul lato destro quella di una mezza-luna bianca. I peli della coda dovevano essere di due colori. Si ispezionava anche la bocca, poiché doveva esserci, sotto la lingua, un'escrescenza simile a uno scarabeo sacro"2. Tutto questo aveva evidentemente valore magico; così il triangolo bianco deve leggersi: Ape Hiô Rahe, che si può trascrivere: "Apis, il re iniziale", o "Il padre supremo della vita". Micerino morì nel 1928.


Vengono in seguito quattro faraoni i cui nomi sono stati cancellati dalla tavola di Sakkarah.

Gli scoliasti di Manetone ci hanno conservato l'equivalente greco del nome geroglifico di questi ultimi faraoni di cui il primo è chiamato Ratoises, Ratoirès, Rayosis, a cui Eratòstene aggiunge la glossa Archikrator. É possibile che questo faraone, prima di regnare in Egitto, sia stato viceré di Nubia, giacché il suo nome ricostruito si può tradurre: "Il guardiano dei vortici delle porte della dimora dei grandi dèi". Questo re avrebbe costituito una branca avventizia della IVª dinastia, forse discendente da un cadetto posto alla testa della vice-regalità di Etiopia. Ratoises avrebbe regnato 12 anni, ossia dal 1928 al 1915.


Il secondo re di questa serie fu Bicheres, Bicheris o Biyrès. Il suo nome egiziano può significare: "Branca avventizia proveniente dalla famiglia decaduta del sole venuto dal primo". Bicheres apparterrebbe dunque, come Ratoises, a una branca collaterale: è della linea usurpatrice. Ma il suo nome si può ancora comprendere: Malvagio con violenza e ubriaco spregevole, ecco perchè è stato giudicato indegno di figurare tra i re d'Egitto. Regnò dal 1915 al 1905.


A Bicheres successe Sebercheres che celebrò un giubileo nel 1905 e si gloria di aver fatto adorare l'ariete, immagine di Amon. Regnò solo un anno.


L'ultimo faraone della IVª dinastia è chiamato Tamphtis il cui nome greco si può interpretare Sêma Phthisis, segno di estinzione, o ancora Thema Phthitos, oroscopo di distruzione. Non regnò neanche un anno e scomparve nel 1903. Così finì la IV dinastia.


 

Vª  DINASTIA  DI  ELEFANTINA

Ancorché Manetone la faccia debuttare da Osiris e Seth, la Vª dinastia è stata realmente fondata da Luhabim-Nephercherès, giacché, se vi fu condominio tra i tre fratelli al tempo di Rê e di Rhèa, alla morte di quest'ultima, nel 2132, al momento in cui cominciarono le dinastie umane, questa unione fu rotta e Luhabim restò il solo capo nei confini del condominium in Alto Egitto, dato che Osiris e Seth andarono a risiedere in Nubia. A partire da questo momento, il suo regno fu ancora di 19 anni; ebbe dunque fine nel 2113.


Il primo successore di Nephercheres fu Horus il Giovane. Abbiamo detto che questi, figlio illegittimo di Rê e di Isis, nato nel 2170, era stato adottato da Ludim come erede presunto e dotato di un principato in Basso Egitto. Fin dall'età di 16 anni, ossia verso il 2154, sotto il nome di Ousercheres, che ricorda Osiris, dovette essere associato al trono di Ludim fino all'assassinio di quest'ultimo nel 2115. Si rifugiò allora da Luhabim che lo adottò per erede concorrentemente al proprio figlio. Vi furono dunque accanto al re, in Alto Egitto, a partire dal 2115, due viceré. Alla morte di Luhabim, nel 2113, Horus il Giovane gli succedette come re principale sotto i nomi di Siophès-Sisirès, in cui traspare ancora il nome di Osiris, suo padre putativo. Abbiamo già parlato, nella conferenza precedente, della guerra che il figlio di Isis dichiarò a Seth-Naphtuim, assassino di Osiris, guerra che finì col far attribuire a Horus il Giovane il regno di Osiris; non vi ritorneremo dunque più.

Divenuto re di una parte dell'Alto Egitto contigua alla Bassa Nubia, nel 2115, Siophès-Sisirès stabilì il suo trono a Silsilis, località che costruì e alla quale diede il suo nome di Sisirès mentre il figlio proprio di Luhabim, Chères, suo vassallo, regnava a Coptos. Sisirès morì nel 2106 ucciso dal figlio di Luhabim, il dio coccodrillo, nel corso di una guerra suscitata da quest'ultimo nella quale egli aveva fatto alleanza con Imouthes della 3ª dinastia: da qui è nata la tradizione che fa divorare Horus il Giovane da un coccodrillo.


Chères succede a Horus il Giovane e regna da sovrano dal 2106 al 2086. A suo riguardo, ne La vera storia dell'Egitto Antico, Crombette mostra che l'adesione alla simultaneità delle dinastie fondate dai figli di Misraim permette di risolvere delle difficoltà insormontabili per gli egittologi che non la ammettono e che in più non sanno leggere i geroglifici.


 Alla sua morte, la sovranità ritorna a un faraone di Silsilis chiamato Rathoyrès che regnò 31 anni, dal 2086 al 2055. Per proteggersi dai contraccolpi offensivi venuti dal nord, Rathoyrès edificò un muro fortificato tra Tebe e Ermant; è ciò che riferisce in una delle sue iscrizioni: "Per proteggere le parti da una funesta rivalità tra le potenze, un muro è stato elevato tra i capi delle case supreme".

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In un'altra iscrizione Rathoyrès si dice: "Quello che è veramente molto amato dal capo superiore del gregge, Ånk signore supremo della casa della grande porzione profonda (il Basso Egitto)". Questo Ank è quello che l'Africano chiama Methousouphis, della IVª dinastia, di cui parleremo più tardi. Sulla piramide di Rathoyrès figura un testo che dice: "Quello che ha fatto gettare la rete nelle acque del fiume, più lontano di ogni altro prima"; sarebbe dunque l'inventore della nassa.


Il re seguente fu un re-coccodrillo: Menchères, e giunse alla sovranità alla morte di Rathoyrès avvenuta mentre celebrava un giubileo nel 2055. Si impadronì del potere supremo e portò a termine la cerimonia, come dice anche il suo nome che significa: "Quello che si afferma malgrado l'avversario". Il suo regno senza fatti salienti si concluse nel 2047.


Il suo successore fu Tatcherès il cui nome significa: "quello che tende verso uno scopo: essere capo". Il Papiro di Torino gli attribuisce 28 anni di regno, ossia dal 2047 al 2019. In questo periodo celebrò vari centenari: quelli delle morti di Misraïm e di Meuhè e dell'avvento di Mènes.


L'ultimo re della Vª dinastia, Onnos, è di nuovo un discendente di Horus il Giovane come mostra la lepre osiriana che figura nei suoi scudi. Il suo regno durò 30 anni, dal 2019 al 1989. Ebbe la sua capitale a Ermant e si riconobbe come vassallo della VIª dinastia deltaica. In molte delle sue iscrizioni si definisce: "Quello che ha fatto chiudere la cintura dei giorni dell'anno, che ha completato i giorni ed ha cambiato i tempi per pari". Ciò significa che questo re sostituì sostituì una stagione di 2 mesi con una di 4. L'anno contava allora 12 mesi più i 5 giorni epagomeni di cui abbiamo già parlato nella conferenza sui Fondatori dell'Egitto.



VIª  DINASTIA  DI  ELEFANTINA

Fondata da Ludim, inizialmente re di Peluse, nel Delta, la VIª dinastia fu nondimeno detta di Elefantina da Manetone perché Ludim fu il primo ad essere esiliato dopo il suo peccato e perché i suoi successori vi esercitarono una sorta di sovranità anche quando la VIª dinastia ebbe ritrovato la sua sede in Basso Egitto. Ludim o Othoes regnò 17 anni dopo la morte di sua madre Meuhè ed aveva preso per vicerè Horus il Giovane, chiamato anche Ousercherès che fuggì dopo l'assassinio del primo. Gli egittologi hanno compreso molto male gli inizi di questa dinastia a causa del loro rigetto della Bibbia.


Il vero successore di Othoes fu il suo figlio legittimo Phios; beneficiario dell'assissinio di suo padre, ne fu senza dubbio l'ispiratore. Il suo nome Phios significa: "Quello che è di nascita", cioè legittimo, per opposizione a Ousercherès. Questo è ciò che dicono in una maniera più precisa le sue iscrizioni: "Quello a cui appartiene di essere capo piuttosto che al sopraggiunto". Regnò dal 2115 al 2080. I re in dissidio della Vª dinastia avevano ricorso al suo arbitraggio. Ecco perché egli si gloria di aver coronato, nel 2086, a Denderah, Rathoyrès e Menchérès e di esserene il sovrano. La sede della sua sovranità era a Tebe giacchè Phios si dice: "Il signore supremo della città superiore, capitale suprema delle capitali dove egli è molto amato". Fu un grande costruttore che ha lasciato monumenti in diverse città d'Egitto. Fu anche un guerriero fortunato e condusse una campagna vittoriosa in Libia. 

La durata del regno di Phios fu di 35 anni, ossia dal 2115 al 2080. Nel 2088 si era associato suo figlio, Methousouphis. Il suo nome indica che egli è: "di madre di grande nobiltà, della razza dei celesti". Sotto il suo regno, un certo Hirkhouf fece un viaggio vicino alla Somalia da dove tornò con 300 asini carichi di incenso, ebano, avorio, pelli di rinoceronte, leopardo e di ogni sorta di generi eccellenti.


Il successore di Phios e di Methousouphis, destinato al trono l'anno stesso della sua nascita, salì effettivamente al potere all'età di 6 anni, cioè alla morte del secondo avvenuta nel 2073, e rimase circa 10 anni sotto la tutela della sua intrigante madre. Questo re, chiamato Phiops, celebrò tutti i centenari che era possibile celebrare e tre giubiei trentennali. Hirkhouf proseguì le sue esplorazioni anche sotto il suo regno e gli riportò un pigmeo dalle sorgenti del Nilo Azzurro.


Viene poi Menthesouphis il cui nome si può leggere in vari modi:
- Il rampollo del seno della dama lesa fa la guardia.
- Quello che abbassava la testa, perseguitato, la rialza.
- Quello che abbassava la testa è il più elevato dei re.
- Quello che non ha costruito che la metà di una piramide.
- Scoperti i nemici, quella che egli ha preso per moglie punirà il crimine.
Così, con un solo segno "a cassetti", gli scribi egiziani raccontavano la storia del re: la sua origine reale da una madre anch'essa discendente di re, la sua situazione umiliata, i suoi diritti lesi, le sue speranze, la loro realizzazione, la sua elevazione al trono supremo, il suo matrimonio con Nitocris, il suo assassinio, l'incompiutezza della sua piramide, quella che, come abbiamo visto, si attribuisce a Micerino, infine la terribile vendetta che la regina tenderà agli omicidi.

Nitocris regnò dal 1979 al 1973. Erodoto racconta che, dopo l'assassinio di suo marito, "ella fece costruire un palazzo con una immensa sala sotterranea. Sotto il pretesto di inaugurarlo, diede un grande banchetto ai signori che sapeva aver partecipato all'uccisione di suo marito. Durante la festa, lei fece chiudere le porte e aprire un condotto segreto che portava le acque del Nilo nell'appartamento. Tutti i convitati furono annegati. Temendo la vendetta dei parenti delle sue vittime, Nitocris si gettò in una camera riempita di cenere e fu soffocata". Crombette pensa che Erodoto ha dovuto ingannarsi sul suicidio inverosimile della regina e che ella fu piuttosto assassinata. La sua saggezza doveva essere proverbiale poiché Eratostene la chiama Athénâ Nikèphoros. Ora, Athena personificava l'attività dell'intelligenza. Manetone è d'accordo con Erodoto nel vantare la sua saggezza e la sua bellezza. Athena era figlia di Zeus, come Nitocris era discendente di Thoth da cui è uscito il mito di Zeus. La denominazione è dunque molto giustificata. Così finisce la Vª dinastia.



VIIª  DINASTIA  MENFITA

Alla morte di Nitocris si celebrò un lutto di 70 giorni durante i quali il Consiglio degli Anziani detenne il potere in attesa di designare i re dei differenti nòmi. È questo inter-regno che costituisce la settima dinastia.



VIIIª  DINASTIA  MENFITA

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carta 2

Questa dinastia contò 25 re da ripartire su 5 troni: uno sovrano, a Memphis, comprendente i nòmi 1, 2, 8 e 13; uno a Damanhour, con i nòmi 3, 4, 7, 10 e 19; uno a Xoïs, con i nòmi 5, 6, 12 e 17; uno a Thmuis, con i nòmi 9, 15 e 16, e uno a Tanis, con i nòmi 11, 14, 18 e 20. La carta 2 mostra questa ripartizione. Vediamo che questa dinastia regnò solo sul Delta e durò fino al 1903, data che segna la fine dell'Antico Impero.

Questi 25 re regionali non sono stati tutti menzionati nelle liste. La tavola di Abydos ne nomina 16, di cui 15 sembrano rapportarsi alla celebrazione di giubilei trentennali. Siamo dunque ridotti a ignorarne 9.

La prima serie di re comprende un Menkhères, sovrano a Memphis, un Nepherkères, a Xoïs, un Kainotitainos, prìncipe siriano, a Tanis, un Nemeaïos, a Thmuis, e un Mesokhrinekôros a Damanhour. Quest'ultimo perse la vita nel corso di una rivolta suscitata da Nemeaios, geloso, dopo solo un anno di regno e fu rimpiazzato dal re Nephekekhôros. I parenti di Mesokhrinekôros pensarono di vendicarlo, e, già nel corso del giubileo del 1965, Nemeaïos, l'istigatore del crimine, fu a sua volta assassinato. Il suo nome, del resto, contiene l'idea di vendetta: Némésis. Fu rimpiazzato da un principe fenicio, Toutikeres.

Kainotitainos fu messo alla testa del regno di Tanis solo per il suo valore militare, per difendere questo posto avanzato dalle incursioni dei nomadi. Anche lui era di origine siro-fenicia come una parte della popolazione, ed è qui che bisogna vedere l'origine di re Pastori del Medio Impero, che viene dopo.

Dopo una serie di 5 re non giubilari i cui nomi non ci sono pervenuti, viene il secondo gruppo di re giubilari del 1935 che sono: a Xoïs, Nephôkakeis, "quello per cui una folla di uomini ha un pane delicato"; a Memphis, Nekohieros, "quello che custodisce il luogo sacro dei morti"; a Tanis, il prìncipe palestinese Erheoleôn, "il leone protettore degli agricoltori delle bocche del Nilo"; a Thmuis, Phainôsebasios, "che ha preso per scopo di sostenere la sua casa contro la maniera disonesta di distribuire il territorio del fiume, oltremisura a uno piuttosto che ragionevolmente". Quest'ultimo fu rimpiazzato da Néopenènoukhès il cui nome si traduce: "La porzione più grande ha acconsentito ad attribuire il suo eccedente all'altra deficiente, sforzandosi di dare dei doni, di mettere fine alle paure della moltitudine, di rompere la lotta e di calmare la popolazione".

A Memphis il re Nemôneros, che salì sul trono verso il 1925, dichiarava che, malgrado la cessione del territorio che aveva dovuto autorizzare, egli conservava la sua sovranità, che era puramente nominale. A Xoïs, il re che terminò la linea fu Neoparès, che si gloria di non aver dovuto diminuire la sua parte. L'ultimo re tanita dell'ottava dinastia è Neôphrourakys, "quello che nella sua capitale ammucchia una guarnigione rinforzata". La carta 3 espone graficamente la situazione dell'ottava dinastia.


IXª e Xª  DINASTIE  ERACLEOPOLITANE

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carta 3

Nel sud dell'Egitto non andava meglio che al nord. Le dinastie installate a Tebe, come i loro rappresentanti, dai faraoni della VIª dinastia spiavano l'occasione di aumentare il loro dominio. Alla morte del re di Coptos il dinàsta di Tebe divenne effettivamente il sovrano dei nove primi nòmi dell'Alto Egitto come si vede nella carta 3; contemporaneamente, egli rèsse l'Alta Nubia e poi assorbì la Bassa Nubia. In queste due province, i dinàsti di Tebe avrebbero trovato la riserva di uomini necessari per fare la conquista del resto dell'Egitto.

A nord del dominio tebano, come si vede nella carta 3, la valle fu occupata dalle dinastie IXª e Xª, dette eracleopolitane, sulle quali siamo molto poco informati: la maggior parte delle fonti antiche non indica che un numero di re e una durata totale; ma queste stesse indicazioni sono discordanti ed inoltre alterate, giacché i copisti hanno talvolta preso un 1 (A) per un 4 (Δ) e riportato 409 anni invece di 109. Nondimeno, è possibile estrarre dall'insieme i dati seguenti: per la IXª dinastia, 19 re in 100 o 109 anni-semestri, ossia 50 o 54,5 anni; Xª dinastia, 19 re in 185 o 204 anni-semestri, ossia 92,5 o 102 anni.
Non vi sono fatti salienti durante questi regni e disponiamo di pochissime titolature giacchè i giubilei vi furono mal celebrati a causa delle guerre perpetue. Nel 1903, il dinàsta tebano definitivamente vincitore si annetteva la Bassa Nubia e arrivava alle porte di Memphis: allAntico Impero poliarchico succedeva il Medio Impero quasi monarchico.

CONCLUSIONE

È dunque nel -1903 che ha termine l'Antico Impero, questa grande epoca della storia della nazione egiziana nel corso della quale furono costruite quelle ciclopiche costruzioni che furono il Muro del Principe, i templi solari, le piramidi più grandi; epoca dello sviluppo di un'arte originale, potente nella sua semplicità, perfetta nella sua esecuzione; quella di numerose invenzioni in svariati campi; quella dell'istituzione di un ingegnoso calendario; quella delle gigantesche spedizioni terrestri e marittime, della colonizzazione dell'Africa; del popolamento, dai figli dell'Egitto, di Atlantide e delle Americhe. Ma anche periodo, ahimè!... in cui si installarono l'idolatria e perfino la zoolatria, si sviluppò la magìa; in cui il politeismo fa dimenticare il culto al Vero Dio, in cui i sacrifici umani divengono un'istituzione dello stato; dove l'immoralità dei prìncipi, avendo libero sfogo, semina i germi di lotte intestine che, dopo aver debilitato il paese, fanno il letto al dispotismo e aprono le porte allo straniero.
Abbiamo perso un po' di vista la Storia Sacra che è la parte principale della storia dell'umanità, ma abbiamo potuto renderci conto che è grazie all'insegnamento del Libro della Genesi sui figli di Misraim che F. Crombette ha potuto dare una sintesi dell'Antico Impero cronologicamente in accordo con la Bibbia.


1 - Hanotaux, Histoire de la nation égyptienne, Plon, Parigi, 1931, T. II., pag. 118.
2 - Ebers: L'Égypte; trad. Maspéro, Firmin-Didot, Parigi, T.1; p. 180.